Giochi

  • Tra fiction, internet, giochi e manuali scolastici
                                                                                                             
    Autore: Susy Cavone      

                                                                                                         
    La preistoria è una grande fornitrice dell’immaginario diffuso. Ne abbiamo già parlato in altri interventi su HL (Vedi articoli Un milione d'anni fa, in libreria. La preistoria a fumetti: un percorso tra le immagini, per bambini e no). Ora concentreremo il nostro interesse sui dolmen. Ne vedremo la presenza nei film, in Internet, nei giochi e infine nella produzione libraria.

    Dolmen thriller

    Dalla cinematografia francese ricavo il primo esempio. Risale al 1948 ed è un film poliziesco, Le dolmen tragique, realizzato in  bianco e nero, diretto da Leon Mathot,  che vede come protagonista un detective chiamato a  risolvere un omicidio, nel corso di una seduta spiritica. Nel 2005 viene realizzata una miniserie tv Dolmen. Diventa la serie tv più seguita in Francia; viene poi esportata in Belgio, Svizzera, Portogallo, Polonia e arriva anche in Italia.

                              

    Locandina originale del film Le Dolmen Tragique (1948)              Miniserietelevisiva Dolmen (2005)


     Il dato più interessante di questo film è che la trama si sviluppa non intorno a un dolmen, ma  intorno ad un menhir, che inizia a sanguinare e che scatena una serie di eventi surreali che sconvolgono la tranquilla vita degli isolani (in realtà si tratta della Bretagna) i  quali sono tutti presi da un rituale che rimanderebbe a vecchie leggende celtiche. Le sceneggiatrici di questa produzione,   sono anche le autrici del libro Dolmen del 2003, dal quale è tratto il film.

    Copertina del libro Dolmen di  Marianne Le Pezennec e Nicole Jamet (2003)

     

    Dolmen geomagnetici

    Il libro di Jiro Olcott del 2008 Dolmen  presenta una trama ancora più accattivante: durante una gita a siti rupestri preistorici, sempre in Bretagna, una giovane studentessa incinta sparisce. I detectives della situazione scoprono che il rapimento è legato ad un culto bizzarro, durante il quale si sprigiona energia geomagnetica che si diffonde ai luoghi sacri in Europa, nel tentativo di influenzare i cambiamenti catastrofici in tutto il mondo e che darà loro il potere assoluto mondiale. Anche le carte-gioco di Yu-Gi-Oh, famosissime fra i bambini, sembrano subire il fascino geomagnetico dei dolmen e quindi la Dolmen Gate diventa la carta energetica vitale per contrastare anche gli attacchi più agguerriti.

                              

    Copertina del libro Dolmen (2008)                                   Lacarta Dolmen Gate della serie gioco Yu-Gi-Oh

     

    E' interessante notare come in produzioni così diversificate, il dolmen venga esclusivamente collocato in ambientazioni sceniche alquanto surreali e misteriose, caratterizzate soprattutto da nebbie che si vorrebbero druidiche, e che sia il  luogo ideale per omicidi e  rapimenti.

     

    Dolmen da ridere

    Il dolmen preferito dai media è formato solo da un lastrone orizzontale e due verticali, sulla cui collocazione storica, per giunta, non si va tanto per il sottile. Così può accadere, cercando in Google Immagini, di inciampare in una vignetta divertente (non credo per gli archeologi) dove il dolmen, collocato nella preistoria più remota popolata da uomini-scimmia, diventa la porta di un campo di calcio.
    Nel cartoon dei Flintstones si trovano dolmen sparsi qua e là, che talvolta vengono “sapientemente” utilizzati come garage per le monovolume familiari.

    Dolmen paralleli e multiuso

    In alcuni siti-web il dolmen riveste ancora la funzione di porta, ma questa volta d’accesso a dimensioni parallele. Ma non si disdegnano nemmeno le funzioni d’area sacrificale o di guarigione o di sede di culti divini. E’, ancora, ideale anche per festeggiamenti militari. E, per quanto riguarda la sua funzione reale, quella di monumento funebre, si tende a definire l’interpretazione storica “alquanto semplice”. Insomma, la storia non fa spettacolo.

    Tavole o circuiti?

    Wikipedìa, alla voce Dolmen,  vuole chiarire ogni dubbio. Definisce il dolmen «un tipo di tomba megalitica a camera singola», ma poi aggiunge che «insieme al sito di Stonehenge in Gran Bretagna, costituisce il più noto tra i monumenti megalitici. Nell’attuale stato di degradazione, i dolmen si presentano spesso sotto l'apparenza di semplici tavoli». Inoltre considera necessario aggiungere che «è una credenza bretone quella secondo cui i dolmen si aprano nella notte di Natale, rivelando i tesori di cui essi sono i custodi». La voce poi procede nell’analisi dei dolmen sardi offrendone una lista altamente particolareggiata. Specificando la tipologia planimetrica,  il numero di gallerie, le dimensioni delle celle, la larghezza e lunghezza dei lastroni mentre quelli pugliesi e siciliani vengono elencati in modo sbrigativo, senza particolari.
    Alcuni  manuali scolastici se la cavano peggio. Infatti  descrivono i dolmen come «circuiti di pietre ricoperti da rozzi macigni 1». Oppure dicono che vengono «ricavati da un solo blocco di pietra ».  Anche in una ricostruzione in 3D, presente sul sito di  You Tube,  i dolmen vengono rappresentati come circuiti di pietra.

    Note

    1. Nell’ Età neolitica la lavorazione di questi utensili si fa più raffinata; inoltre si hanno avanzi di abitazioni lacustri e di monumenti funerari. Fra questi ultimi, noti i menhir, pietre isolate, e i dolmen, circuiti di pietre ricoperte da rozzi macigniin D. VANNI , La storia, 1941, p 9.

  • Quando insegniamo una storia “liscia”, senza problemi, di fatti che scorrono, di descrizioni che si leggono e poi si dicono in classe, non facciamo formazione, perché lasciamo il nostro allievo lì dov’era prima. Non lo smuoviamo dal suo stato “a-problematico”. Il sapere storico nasce quando l’allievo comincia a porsi delle domande.

    Questo libro è, in primo luogo, un libro di storia, e delle domande corrette che a essa – in questo caso la preistoria – è utile e corretto rivolgere. Si apre con la sollecitazione a fare pulizia mentale. A liberarsi dagli stereotipi, e per quanto riguarda la preistoria sono piuttosto abbondanti. Questi sono un ostacolo insormontabile, se si vuole accedere a un racconto problematico del passato, che insegni anche a interrogare il presente.

    Piccole storie 1 contiene, inoltre, otto giochi. Non che un insegnante li debba svolgere tutti e tutti siano necessari. Eccedono le necessità di un curricolo solo per permettere al docente di fare la sua scelta. Alcuni possono essere svolti nella scuola dell’infanzia e nei primi anni delle elementari (non necessariamente la preistoria va fatta in terza!). Ogni gioco è dedicato a una questione storica.

    A questi otto giochi fa seguito un capitolo di didattica collaborativa. Inventare i giochi è lo strumento migliore per imparare ad usarli in classe. E scambiarseli è lo strumento con il quale nascono le banche di strumenti per insegnare. Qui, dunque, troverete una decina di proposte.

    Infine, nel capitolo di Preistoria Triviale troverete la risposta al dubbio che state già meditando: e i contenuti quelli tradizionali, la partizione fra paleolitico e neolitico, dove abitava Habilis e dove abitava Neandertal e così via? Eccoli.

    Per Sfogliare...

  • “Credo che la storia, la buona storia, sia così bella e affascinante, così piena di misteri e così aggrovigliata, che è l’ambiente ideale per viverla attraverso i giochi. Penso, perciò, che i giochiziari siano vuoti di senso non perché sono zeppi di parole crociate ma perché si rifanno a una storia inerte, elencativa e vecchia. […] Un gioco storico ha la possibilità di appassionare e, quindi, di divertire, se nasce da un problema storico attraente. Da una storia viva.”

    La casa editrice la meridiana manda in libreria Piccole Storie 1. Giochi e racconti di preistoria per la primaria e la scuola dell’infanzia, del prof. Antonio Brusa, pubblicato nella collana di didattica ludica p come gioco, che spazza via i pregiudizi e rimette ordine nella didattica della storia a partire dalla scuola primaria, il ciclo a cui i nuovi programmi ministeriali affidano in maniera quasi esclusiva lo studio della preistoria.

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