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Autore: Antonio Brusa

Londra, 4 aprile

Vabbene, si tratta del solito museo per accalappiare i turisti, direte. E lo è, ma fino a un certo punto. Ha un suo aplomb, che attira visitatori attenti, silenziosi, che commentano questo o quell'aspetto della battaglia. E un bookshop, con due o tre stigli pieni delle solite carinerie fabbricate in Cina, ma foderato interamente di libri su quella battaglia.

Quello che mi aveva attratto era proprio il manifesto. "Una battaglia per la pace". Insomma, vi morirono 40 mila uomini (mettiamoci anche 10 mila cavalli, che dispiacciono pure quelli), e tu mi classifichi questo evento come "fatto di pace"? Il perché non lo si tarda a scoprire, dal momento che è ripetuto varie volte qua e là. Si veniva da 25 anni di guerra (quindi il conto parte - grosso modo - dalla Rivoluzione francese). Per il dopo, gli allestitori del museo sono un po' incerti. Quelli che hanno curato un piano, sostengono che gli anni di pace furono 40 (quindi si andrebbe, anche qui grosso modo, alla guerra di Crimea). Al piano successivo, tuttavia, gli anni sono diventati 45 (vuoi vedere che gli inglesi ti prendono in considerazione la II Guerra di Indipendenza italiana?). Poi si chiude con il poster finale che svela che 'sta pace finì effettivamente con l'assassinio di Serajevo.

Intuisco, alla fine, che ci si è ispirati - sempre grosso modo - alla tesi che Polanyi illustrò nel suo "La grande Trasformazione" (Qui ne trovate una bella recensione). La pace dei Cento Anni, insomma - dal 1814 al 1914 - , quella che permise all'Europa ottocentesca di espandersi, costruire il suo mercato e lanciarsi alla conquista del mondo (con qualche influenza sulla nascita del fascismo).

Gli inglesi, che sono maestri di merchandising, dunque, hanno ricavato da questo libro uno slogan e un'idea, buona per vendere il museino, costruito dentro l'arco di trionfo di Wellington, in cima al quale era stata piazzata una statua del duca così ridicola, che dopo un po' la tolsero, smontarono l'arco e lo rimontarono con la quadriga della vittoria, che oggi, se non fosse in restauro, i turisti potrebbero ammirare nel suo splendore di ori e di bronzi.

Quando eressero il monumento, ovviamente nessuno pensava che quello - l'Ottocento - fosse un secolo di pace. Come, proprio il secolo nel quale l'Inghilterra fondò il suo impero, i cui protagonisti sono celebrati in quello splendido museo all'aperto che è il centro di Londra, tutti generali e colonnelli, dove campeggia perfino il monumento a un cannone? Altroché. Secolo di guerre e di gloria.

Tornerà ad esserlo, immagino, a tempo debito. Oggi, funziona meglio Polanyi, o le vaghe idee di pace che se ne ricavano. Uso pubblico della storia, certo. Ma anche un periodo, una regione del mondo, e un pubblico presso i quali la parola "pace" fa vendere. Non sarà rivoluzionario (e potrà anche essere ipocrita), ma mi sembra meglio dei posti e dei tempi, dove per vendere o farti pubblicità, devi mostrare delle gole tagliate.

In ogni caso, le 4.70 £ le ho spese io, e ve le ho fatte risparmiare.

A meno che non siate fanatici delle riproduzioni di quadri dell'Ottocento, o moriate dalla voglia di ammirare il servizio da campo (puro argento, cesellato da un orafo portoghese), che Wellington portava con sé, per quanto andasse in battaglia con una crosta di pane in una tasca e due uova sode nell'altra.

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