<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?>
<rss version="2.0" xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom">
	<channel>
		<title>“Insegnare la Storia è un Gioco”? Alcune domande aperte sul modulo FADventure di Indire</title>
		<description>Discussione “Insegnare la Storia è un Gioco”? Alcune domande aperte sul modulo FADventure di Indire</description>
		<link>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html</link>
		<lastBuildDate>Sat, 22 Aug 2026 23:12:10 +0200</lastBuildDate>
		<generator>JComments</generator>
		<atom:link href="https://www.historialudens.it/component/jcomments/feed/com_content/617.html" rel="self" type="application/rss+xml" />
		<item>
			<title>GIUSEPPE LOSAPIO scrivi:</title>
			<link>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html#comment-314</link>
			<description><![CDATA[- non fai titoli perché conosci giochi commerciali e ignori l'altra metà del cielo di giochi nati proprio per la scuola e nella scuola, confrontare i due mondi renderebbe molto più chiara la critica; - ragiono per assurdo: il corso è visto da 100 insegnati, vanno alla ricerca di Soldati per acquistarlo, nel tempo di ricerca 50 si fermano alla prima informazione, 40 comprano per sbaglio l'espansione e 10 dopo tormenti riescono a prenderlo. Che fanno? Come lo portano in classe? Dove sono gli strumenti che il ludologo fornisce al docente per renderlo didattico? Leggiamo le carte dei traumi, li trovo anche sul libro di testo. Il regolamento? Interessante... e dov'è la storia? Quindi l'esperto dell'associazio ne a cosa serve? A farmi gli elenchi dei giochi? E la formazione didattica? - porto in classe un gioco, ci giocano 4-6 massimo 8 persone su 25, che esperienza didattica è questa? Posso avere una referenza di un protocollo didattico che mi valida questo setting? Ma su questo ho una pregiudiziale democratica che ho spiegato nell'articolo. - mi vanno bene tutti i tipi di giochi, ma devono avere degli elementi tali che possano sviluppare le competenze disciplinari e trasversali degli alunni, di tutti, e non tutti i giochi di ambientazione storica trattano di storia, spesso la storia è solo un pretesto, ma questo l'ho spiegato. Es: ho citato Radio Victory, velocemente si rifà a delle fonti, è chiaro il modello storiografico di riferimento, lo porto in classe e permette una rapida autonomia degli studenti nella gestione delle dinamiche (autonomia!!!), il docente poco esperto non si trova affaticato nel gestire il sistema regolistico e può dedicarsi all'osservazion e valutativa e all'elaborazion e dei feedback, per il docente poco esperto c'è un debriefing minimale che lo guida, i più esperti possono costruirsi o espandersi come vogliono. Io qua vedo la didattica ludica della storia.]]></description>
			<dc:creator>GIUSEPPE LOSAPIO</dc:creator>
			<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 16:21:24 +0200</pubDate>
			<guid>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html#comment-314</guid>
		</item>
		<item>
			<title>GIUSEPPE LOSAPIO scrivi:</title>
			<link>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html#comment-313</link>
			<description><![CDATA[- nell'articolo ho evidenziato che a inizio video si dava questa visione subito dopo corretta; - il modello storiografico è centrale e prioritario per un gioco didattico sulla storia, i migliori modelli sono giochi che fai anche un paio di partite e poi non lo usi più perché e poco ripetibile, ma deve essere uno strumento per i debriefing e le attività che vengono dopo, è il primo punto che ci veniva detto durante i seminari di didattica ludica per la storia all'università e che si trova nelle pubblicazioni più aggiornate, nel video è quasi un corollario; - scambi la democrazia per tecnica, come quelli che dicono che in uno stato basta votare per essere in una democrazia, ho spiegato cosa si intende dal punto di vista di pratiche didattiche la democrazia nel testo, per il resto tutto quello che continui a dire è solo teorico e nei video non vengono proposti esempi concreti avvenuti in classe, protocolli validati e strategie; Ps: le immagini dei giochi presenti nei video non avevano nessun riferimento ai giochi, quindi per me potevano essere tutto e il loro contrario.]]></description>
			<dc:creator>GIUSEPPE LOSAPIO</dc:creator>
			<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 15:42:29 +0200</pubDate>
			<guid>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html#comment-313</guid>
		</item>
		<item>
			<title>Glauco Babini scrivi:</title>
			<link>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html#comment-310</link>
			<description><![CDATA[ Bene ha fatto Mengoli a evidenziare i problemi di Ta-Pum! (sarebbe interessante sapere quali), ma di problematiche ne ha sicuramente anche Trincea 1917 o Radio Victory, che andranno benissimo in alcuni casi ma non in altri. Di nuovo, e questo viene detto in più punti, non esiste alcun gioco da utilizzare “a scatola chiusa” in un percorso didattico, tutti devono subire degli adattamenti e anzi è parte del processo didattico discutere con i discenti l’entità e la natura di tali adattamenti. —- Caro Riccardo, come detto anche altrove, sarei interessato a sapere quali siano i problemi che hai riscontrato nell’uso didattico di Radio Victory, che a differenza di tutti gli altri titoli citati qui è stato specificamente progettato (e testato per tre anni con insegnanti e studenti) proprio a questo scopo. Il format ad hoc è stato pensato proprio come strumento da utilizzare “a scatola chiusa” per la didattica ludica della storia: l’insegnante lo può prendere e usare in classe così com’è, anche senza conoscerlo, dato che la prima parte funziona come un tutorial che viene autogestito dai giocatori. Giuseppe e Marco mi pare stiano proprio dicendo che esistono anche giochi progettati per la didattica (come peraltro nella tradizione di questo sito) e non solo quelli che si possono adattare.]]></description>
			<dc:creator>Glauco Babini</dc:creator>
			<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 11:44:03 +0200</pubDate>
			<guid>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html#comment-310</guid>
		</item>
		<item>
			<title>Riccardo Masini scrivi:</title>
			<link>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html#comment-309</link>
			<description><![CDATA[In conclusione, una mia osservazione generale. Non trovo scandaloso che anche dei non docenti forniscano il loro contributo riguardo alla didattica ludica. Non serve essere un militare per insegnare in un’accademia, non è necessario aver diretto un film per tenere una rubrica cinematografica , non è impossibile essere un buon critico musicale senza saper suonare uno strumento. Questo perché non solo il tecnico direttamente coinvolto in un’attività è depositario unico delle specifiche competenze, e anzi visioni critiche, eterodosse, fuori dagli schemi precostituiti e provenienti da competenze esterne di analoga profondità possono risultargli molto utili nel proprio lavoro e nella propria crescita professionale e culturale. Il docente non può sapere tutto sul gioco, né solo il docente che già sa tutto sul gioco può avere accesso alla didattica ludica: molti docenti hanno la volontà, ma non la necessaria conoscenza diretta del mondo del gioco per poter proseguire su questa strada… qui intervengono non solo altri docenti, ma anche figure e realtà terze a loro sostegno in un contesto di proficuo scambio di conoscenze ed esperienze tra più campi attigui L’intenzione specifica di questi tre moduli era quella di aprire il dibattito, fornire prospettive nuove, includere realtà ulteriori e qualificate nel processo didattico, incrociare le competenze di più mondi e aprire spazi di dialogo. Spiace un po’ (ma non sorprende del tutto) vedere che ci sono resistenze a tali tentativi. Io e tutti coloro che, dentro e fuori dal mondo della scuola, credono nell’ampliament o del concetto di didattica ludica continueremo a lavorare per andare oltre tali comprensibili ma superabili resistenze e mantenere il dibattito sull’argomento sempre più aperto negli approcci metodologici ed efficace nelle esperienze pratiche. Chiudo ringraziandoti per l’occasione di confronto che questo articolo ha fornito a tutti, nonché dicendoti che personalmente sarei più che felice di trovare un modo e un’occasione per discuterne con te, magari in un bell’incontro aperto di fronte a un pubblico di persone interessato all’argomento.]]></description>
			<dc:creator>Riccardo Masini</dc:creator>
			<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 19:54:40 +0200</pubDate>
			<guid>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html#comment-309</guid>
		</item>
		<item>
			<title>Riccardo Masini scrivi:</title>
			<link>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html#comment-308</link>
			<description><![CDATA[- Punica. Qui ci sono alcune cose da dire. Il gioco non è facile da trovare, certo, anche se è molto probabile una sua imminente ristampa… ma qui vale il discorso dell’aiuto di gruppi di discussione e associazioni, di cui sopra. Ciò che più rileva è che Punica non viene mai indicato come “gioco da utilizzare in classe” sic et simpliciter. Cito dal testo: “Talvolta, va detto, sono gli stessi produttori a presentare adeguamenti per l’impiego didattico. Lo ha fatto Phalanx Games, suggerendo una variante al suo semplice gioco Punica, originariamente per due giocatori: nella sua versione didattica, Punica, può essere giocato da un gruppo “romano” e da uno “cartaginese”, che seguono semplici procedure decisionali radicalmente diverse per rappresentare le asimmetrie tra i due sistemi di governo a confronto.” Qui si ricorda semplicemente una modalità suggerita dall’editore per usare il gioco come supporto didattico, a titolo esemplificativo di come qualsiasi (sottolineo: qualsiasi) gioco possa essere riadattato per venire incontro alle necessità didattiche. Concetti che vengono immediatamente delineati nel prosieguo del video, anzi affermando che proprio, perché consapevoli delle limitazioni in termini di tempo e materiali tipiche di un contesto didattico formale, l’utilizzo del gioco in classe non deve necessariamente essere legato al giocare partite intere, bensì ad analizzare lo strumento gioco e nello specifico lo strumento gioco di simulazione, anche senza giocarlo ma semplicemente studiandone le regole o dividendo la classe in gruppi di lavoro che analizzino gli errori del modello, proponendo varianti originali. Lo stesso titolo del modulo esorta ad andare “al di là” dell’orario scolastico nell’utilizzo del gioco a fini didattici. - Vengono citati solo titoli commerciali… perché questo era l’oggetto dei miei tre moduli. Di pubblicazioni, ottime e di grande rilievo che propongono giochi originali non commerciali di vario genere ce ne sono tantissime. Io stesso ho collaborato con Erickson per uno di questi testi… forse avrei dovuto qui vincere la mia ritrosia ad autocitarmi. Molto meno numerose invece sono le fonti che trattano specificatament e dell’utilizzo di giochi commerciali come supporti didattici, il che porta al perdurare di fraintendimenti e preconcetti, impedendo la valorizzazione delle potenzialità specifiche di prodotti editoriali comunque reperibili sul mercato, giocabili anche al di fuori del momento scolastico, costantemente sperimentati e ricalibrati, facilmente modificabili e corredati di una grande mole di materiale accessorio. E’ un gran peccato, e un limite operativo grave che a mio parere va superato. (Segue)]]></description>
			<dc:creator>Riccardo Masini</dc:creator>
			<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 19:53:55 +0200</pubDate>
			<guid>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html#comment-308</guid>
		</item>
		<item>
			<title>Riccardo Masini scrivi:</title>
			<link>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html#comment-307</link>
			<description><![CDATA[Chiudiamo con il terzo video: - La prima obiezione sui luoghi a cui i docenti possono rivolgersi per ottenere ulteriori orientamenti viene fatta contro i gruppi di discussione sui social, accusati di essere eccessivamente legati ad una visione prettamente wargamistica. Ed è vero, ce ne sono e anche tanti. Ma ce ne sono anche altri, peraltro regolarmente frequentati da docenti e operatori della didattica che chiedono e ricevono costantemente consigli e supporto fattivo sul campo, che invece propugnano una visione più ampia e variegata del gioco storico, che include anche il wargame ma spazia su qualsiasi tipologia di gioco di simulazione storico. Non voglio portare acqua al “mio” mulino di LudoStoria, ma non posso non ricordare l’esistenza di altri gruppi di discussione, italiani e internazionali, nonché di infinite risorse sul web legate a forum, siti, server Discord in cui si porta avanti un’idea amplia e didatticamente molto interessante di gioco storico. Poi, chiaramente, forse anche la maggioranza dei gruppi si interessa solo di esagoni, tabelle, rapporti di forza e affini… ma non sono gli unici e chiudere il tutto con una generalizzazion e di giocatori poco inclini ad aiutare o di impostazioni prevalentemente chiuse più che una visione legata ad un pregiudizio ahimè imperante sul mondo del gioco storico è, semplicemente, un’osservazione che non rende giustizia alle sue molte anime. - La seconda verte sulle associazioni e il loro - - - coinvolgimento, ambienti in cui (cito) si trovano “appassionati che possono essere poco utili nel fornire titoli adatti e accessibili alle attività didattiche”. Tralascio quanto detto sopra detto riguardo ai gruppi di discussione, ossia che di associazioni di gioco storico che fanno del supporto alla didattica una delle loro missioni prevalenti ce ne sono e veramente tante, in Italia e non solo. Mi voglio qui concentrare invece su di un punto fondamentale, ossia sull’importanza della realtà associativa come forma di sostegno attivo alla didattica in classe. Le associazioni hanno il know how, i materiali, il personale, l’intenzione e perfino il legittimo interesse a supportare tali azioni. Al loro interno troviamo docenti e studiosi con preparazione e competenze estreme, figure ideali per fare da ponte con il corpo docente che voglia includere il gioco all’interno dei suoi percorsi didattici. Perché escluderli a priori, in virtù della presenza di singoli associati “poco utili”? Concentriamoci invece sulle persone “utili” (il termine non mi piace tantissimo, preferisco definirle “volenterose e compenti in materia”), che abbattono ostacoli come l’individuazion e e il reperimento di titoli magari meno accessibili (e rieccoci qui con le osservazioni di cui sopra), spesso sono in contatto con gli stessi autori dei giochi che potrebbero essere interessati a curare degli adattamenti, sono disponibili a fare da tutor/facilitat ori, hanno perfino luoghi e materiali a disposizione… perché, insomma, rinunciare ad un capitale di associazioni ludiche così nutrito come quello del nostro Paese, operante a stretto contatto col territorio e anche spesso in ottimi rapporti con le istituzioni pubbliche? Perché non sono docenti? Eppure, di nuovo, in ogni associazione ludica che io conosco ce ne sono di docenti, eccome, e anzi questo può essere un ottimo modo per conoscerli, instaurare collaborazioni e portare avanti progetti comuni. (Segue)]]></description>
			<dc:creator>Riccardo Masini</dc:creator>
			<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 19:52:44 +0200</pubDate>
			<guid>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html#comment-307</guid>
		</item>
		<item>
			<title>Riccardo Masini scrivi:</title>
			<link>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html#comment-306</link>
			<description><![CDATA[Passiamo al secondo dei miei video: - Si obietta l’eccessiva “teoria” presente nel modulo. Vero è che la prima parte è l’esposizione di concetti fondamentali come la triade “coinvolgimento , conoscenza, consapevolezza” , tuttavia tali princìpi vengono immediatamente declinati nelle loro applicazioni pratiche con un’ampia dissertazione sulle tipologie di gioco di simulazione esistenti per tematiche, singole meccaniche e natura delle interazioni tra i giocatori. Non si è voluto fare esempi di singoli titoli esattamente per evitare l’effetto “catalogo di mercato” che viene obiettato: i suggerimenti sono di natura generale, la loro applicazione nella pratica deriva da quanto viene detto nel mio terzo modulo (e ci arriviamo). - Si ritiene incongruo il suggerimento di utilizzare Soldati / Ta-Pum! sulla base della sua difficile reperibilità. Tralasciando il fatto che, con una buona ricerca, un qualsiasi docente (magari supportato da un’associazione ludica… ma, ancora, ci torneremo tra poco) può facilmente reperirne una se non più copie, sinceramente ho visto proporre da altre fonti giochi ben più complessi da reperire, wargame rigorosamente intesi, prodotti editoriali vecchi di decenni ed esistenti solo in lingua inglese… un gioco edito di recente in italiano da una grande casa come Oliphante in una seconda edizione (con una prima edizione del tutto identica fatta da un’alra casa altrettanto grande e quindi ancor più reperibile) non mi pare porre problemi eccessivi. Di nuovo, però, e questo è il senso dei video in più punti chiaramente espresso, non bisogna prendere i suggerimenti così come sono e calarli dall’alto nelle specifiche realtà didattiche. Bene ha fatto Mengoli a evidenziare i problemi di Ta-Pum! (sarebbe interessante sapere quali), ma di problematiche ne ha sicuramente anche Trincea 1917 o Radio Victory, che andranno benissimo in alcuni casi ma non in altri. Di nuovo, e questo viene detto in più punti, non esiste alcun gioco da utilizzare “a scatola chiusa” in un percorso didattico, tutti devono subire degli adattamenti e anzi è parte del processo didattico discutere con i discenti l’entità e la natura di tali adattamenti. - D’altronde, citi spesso (e a ragione!) Marco Mengoli e le sue ottime esperienze. Nel suo podcast, Marco ha usato e con grande profitto da me sempre riconosciuto e ripetutamente citato titoli come Levée en Masse, Legion of Honor e tanti altri… quasi sempre fuori produzione, non reperibili, esistenti solo in inglese, in alcuni casi puramente wargamistici… insomma, tutti soggiacenti alla maledizione dei giochi di simulazione storici che sono spesso vittime di tirature limitate e distribuzioni inefficienti… eppure esistono, hanno un grande valore didattico-divul gativo e possono essere usati come sostegno alla didattica: certo, magari anche solo per parlarne e per commentarne una partita guidata, e non per averne dieci copie da giocare tutte contemporaneame nte… ma sarebbe poi così utile una sessione di gioco collettiva per due ore e via? Tornando a Marco, si sarebbe forse dovuto astenere dall’utilizzare tali titoli a causa del fatto che sono fuori produzione da tempo ed è difficile trovarli nei negozi? Francamente non credo proprio. (Segue)]]></description>
			<dc:creator>Riccardo Masini</dc:creator>
			<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 19:49:32 +0200</pubDate>
			<guid>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html#comment-306</guid>
		</item>
		<item>
			<title>Riccardo Masini scrivi:</title>
			<link>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html#comment-305</link>
			<description><![CDATA[Caro Giuseppe, sono felice di vedere che i moduli da me realizzati per il progetto di INDIRE siano stati oggetto di una così attenta analisi da parte tua. Mi corre tuttavia l’obbligo di fare alcune precisazioni, nell’interesse della piena comprensione di quanto da me affermato all’interno di tale materiale, anche con citazioni dirette di quanto detto (in questo caso, avere davanti il testo scritto di quanto detto nei video ha i suoi vantaggi). Andiamo con ordine e partiamo dal mio primo video: - Si ritiene contraddittoria l’idea di gioco storico che propugno, partendo da una visione legata alla simulazione militare, alla simulazione economica, alla simulazione politica e geopolitica, in quanto legata a (cito) “un'idea di storia legata soprattutto ai wargame”. E invece nel modulo io asserivo: “Non parliamo neanche di un gioco legato ad una forma specifica ed esclusiva (sia essa wargame, gioco di ruolo, gioco da tavolo, gioco di comitato…), in quanto l’ampiezza della materia storica da un lato impone una grande varietà di temi (militari, economici, politici, sociali, culturali), dall’altro un’altrettanto ampia diversificazion e delle meccaniche utilizzate per rappresentarli (mappe reali o concettuali, giochi competitivi o cooperativi, dinamiche di conflitto o di negoziazione… forme ibride di tutto ciò).” Seguito dall’immagine di Optimates et Populares, gioco ancora adesso facilmente reperibile e realizzabile in print and play, dedicato alla politica e alla società della Roma repubblicana e tutto tranne che “wargamistico”. - Sulla necessità di adottare un modello storiografico preciso, il cenno che io faccio non è “alla fine del video” ma al centro della sua seconda parte, laddove anzi esorto il docente a mostrare ai discenti come il gioco di simulazione crei a tutti gli effetti un modello storiografico, mostrando dunque come tale modello pssa essere analizzato, discusso, modificato e risperimentato dai discenti stessi mediante lo studio della ratio di una certa regola e di come essa possa essere modificata (e con quali conseguenze sull’intero modello). - Si sostiene che per me la democraticità del gioco risiede solo nell’elemento tecnicistico dell’applicazio ne a tutti delle stesse regole. In più punti di tutti e tre i video asserisco invece che la democraticità sta sì nel corpus delle regole paritario e nelle meccaniche del gioco che non fanno sconti a nessuno, ma anche nella loro libera modificabilità da parte dei giocatori stessi su consenso generale, quindi una visione ben più attiva. Sulle possibili difficoltà di coinvolgimento all’interno della stessa classe, numerosi sono i rimandi alla necessità che i docenti non prendano i giochi “a pacchetto” così come sono, bensì li adattino alle specifiche esigenze dei loro discenti. Già nel primo video affermo: “Con tutto il suo forte valore di attività implicitamente democratica ed egualitaria (tutti sono soggetti alle stesse regole, e il dado o la carta o le combinazioni matematiche del modello non fanno favoritismi a chicchessia), il gioco esiste solo fintantoché e nella misura in cui coloro che lo giocano impegnano le proprie energie intellettive, il proprio tempo e il proprio coinvolgimento emotivo a mantenerlo in vita. Soprattutto nel caso di un gioco analogico, in cui il motore dell’intera attività è unicamente devoluto all’azione concreta di chi lo gioca e non al supporto tecnico di un elaboratore elettronico o di un algoritmo autosostentante .”, passando poi ad evidenziare le tante possibili criticità. (Segue)]]></description>
			<dc:creator>Riccardo Masini</dc:creator>
			<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 19:47:51 +0200</pubDate>
			<guid>https://www.historialudens.it/didattica-della-storia/617-insegnare-la-storia-e-un-gioco-alcune-domande-aperte-sul-modulo-fadventure-di-indire.html#comment-305</guid>
		</item>
	</channel>
</rss>
