di Antonio Brusa

Immagine1 Passatempo, 12 marzo 2026

Ho chiesto a un programma di IA di fingere di essere un professore e di mettere un voto a questa frase

“La storia, cioè la conoscenza e il giudizio sul passato, sono divenuti (…)”

L’algoritmo ha obbedito: 4/10. Poi, come un severo professore di altri tempi ha spiegato la mancata concordanza fra soggetto, singolare, e verbo al plurale. E quando ho chiesto se si potesse parlare di una concordanza a senso, ha ribadito che, certo, il significato è chiaro, ma “ciò non cambia il fatto che dal punto di vista grammaticale la frase sia scorretta”. Ora, fermatevi un attimo prima di dar fiato all’ennesima diatriba sull’IA o sul voto numerico, per considerare che questa frase si trova nelle Indicazioni Nazionali per la scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione, a p. 54 della bozza definitiva. E che, perciò, quel sonoro quattro andrebbe assegnato agli estensori di quel testo.

Un refuso, si dirà. Succede a tutti. Forse no, in questo caso. Qualcuno ricorderà che il Consiglio di Stato sospese il parere sulla Bozza, in attesa che la Commissione correggesse le numerose imprecisioni rilevate, fra le quali – tra lo stupore di molti - non pochi errori di sintassi, grammatica, ortografia e punteggiatura. Non è una svista isolata, commenterebbe a questo punto qualsiasi insegnante – non l’AI -, ma il sintomo di una non eccessiva dimestichezza con la lingua italiana. Un quattro meritato.

Questo errore non è stato corretto e lo ritrovate pari pari nella “Gazzetta Ufficiale” del 27 gennaio 2026, a p. 27.

Lo ritrovate in compagnia degli altri abbagli di contenuto, fra i quali quelli enumerati da Francesco Panarelli, presidente della Sismed (la società dei medievisti): undici errori e imprecisioni su 18 argomenti, che rivelano anche una scarsa frequentazione della storia medievale. E, sopra tutti, brilla “l’unificazione del Mediterraneo da parte di Alessandro Magno”, già commentata con gusto da Luigi Cajani su queste pagine. Ora, questi sbagli – grammaticali e storici – sono stati ampiamente sottolineati, pubblicati e, a volte, discussi con gli stessi membri della Commissione. Qualcosina, certo, è stata rivista: per esempio, non si dice più che i Longobardi furono i precursori dell’Unità d’Italia (roba da giornali di estrema destra, come ha notato Giuseppe Sergi). Ma la maggior parte - Alessandro e discordanza grammaticale in primis - fa bella mostra di sé nelle pagine della G.U.

Perché non sono stati corretti? In mancanza di dichiarazioni degli autori, siamo autorizzati a ogni ipotesi. Sbadataggine? Noncuranza? Colpa di oscuri trascrittori ministeriali? Oppure la propensione a considerare i rilievi come frutto dell’avversione ideologica, come più volte ha dichiarato Loredana Perla?

Il particolare curioso è che questa discordanza grammaticale è piaciuta tanto, che la Commissione l’ha ripetuta due volte, con tutto il periodo. Sette righe di testo, riprodotte a distanza di mezza pagina. Potete controllare nella foto della GU, qui riportata. Conosciamo le trappole del copia-incolla. Taglia di qui, inserisci di là. Il confronto fra la prima e la seconda Bozza è una spia degli affanni della Commissione, ma rende anche palese l’intercambiabilità di concetti e ragionamenti, che mette seriamente in dubbio quell’aria di coerenza e di consequenzialità che il testo vorrebbe darsi. Lo sappiamo: succede, quando si smanetta con la tastiera. Ma, poi, il documento si rivede e gli errori tipografici (almeno quelli così macroscopici) si eliminano. Infine, c’è – ci dovrebbe essere in un documento della Repubblica - una redazione. Altrimenti, è inevitabile un’impressione di sciatteria che difficilmente potrà essere attribuita a una malevolenza ideologica.

Ormai il testo è un documento ufficiale. Favorevoli e contrari, ci rappresenta. Le rimostranze, come questa, servono a poco, se non a farsene un giudizio realistico. Però, essendo un documento ufficiale, resterà negli archivi e farà storia. E, in futuro, chiunque studierà la scuola dei nostri giorni non potrà non interrogarsi (come ha suggerito Cajani) sul perché di errori così madornali in un atto della Repubblica, destinato a guidare gli insegnanti nel loro lavoro. Ma che cosa potrà dimostrare questa incuria se non una incerta preparazione della Commissione, la superficialità di una redazione non propriamente professionale e, per finire, una spiacevole mancanza di rispetto verso gli insegnanti, nonostante vengano esaltati, nel documento e in ogni occasione pubblica, al rango di Magistri?

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