di Antonio Brusa
Diario di bordo, 21 gennaio 2026
Oggi partecipo al seminario sul gioco in storia e geografia organizzato dal Cidi. L'annuncio che avevo messo qualche giorno fa su questo profilo ha avuto quasi 64 mila visualizzazioni. Non mi era mai capitato. I motivi degli internauti sono tanti e diversi. Ma due cose probabilmente significa questo numero: che il gioco è diventato un qualcosa di accettato presso il grande pubblico degli insegnanti (e, credetemi, ce n'è voluto); e che il legame fra storia e geografia è “ancora” percepito come fortissimo da molti.
Ancora: perché io l'ho sentito fin dal principio del mio lavoro didattico (e sono più di quarant'anni fa). Per decenni è stata una richiesta ininterrotta dei docenti, alla quale ho cercato di rispondere, spesso con l'aiuto dell'AIIG: penso alla lezione di Andrea Bissanti, con la quale dialogavo costantemente, ma anche ai lavori che ho fatto con Cristiano Giorda e Matteo Puttilli (che ritroverò oggi nel seminario). Condividiamo molto fra storia e geografia. Perché allora, fare le stesse cose due volte e in tempi diversi e separati? Non si possono mettere insieme?
Ancora, ma fino a quando? oggi l'AIIG chiede di separare gli insegnamenti. Fonda le sue ragioni nella scarsa formazione geografica dei docenti. Sono ragioni validissime e condivise anche dagli storici. Anche per noi, due esami non bastano a formare un docente. Ma il terreno dove affrontare questo problema è l'Università. Qui si deve combattere per avere più corsi ed esami.
Separare gli insegnamenti significa scaricare sulla scuola un problema che non si riesce a risolvere altrove. Che cosa si ottiene separando gli insegnamenti? Lo vediamo nelle professionali, dove si consegna al docente di geografia (che ha un’ora la settimana, diciotto corsi e più o meno 450 allievi) insieme con la cattedra, una corda per impiccarsi.
Per giocare, poi, serve tempo. E unire le due ore per fare un gioco che interessa sia la storia che la geografia è un buon modo, in classe, per insegnare bene le due discipline. E, fuori, per proporre ai geografi una collaborazione proficua.
(che pensa il viandante di Friedrich guardando la terra dall’alto? Non lo dice nessuno, ma lui è un prof che sta immaginando come insegnare geostoria ai suoi allievi, magari giocando)