di Elina Quero

WhatsApp Image 2026 01 15 at 172219 Il gioco

L’idea di proporre una versione tematica del gioco “Correva l’anno …” è nata nella 3AL del Liceo “Tito Livio” di Martina Franca, in occasione della “Notte della Scienza”. L’evento organizzato dalla scuola è dedicato alla figura di Ipazia, filosofa e scienziata vissuta nella seconda metà del IV secolo ad Alessandria e brutalmente uccisa da un gruppo di fanatici cristiani. Assieme alle studentesse abbiamo deciso di proporre un gioco: la scelta è caduta su “Correva l’anno …”, proposta didattica che avevo già utilizzato nella versione proposta da Giuseppe Losapio sulla rivista Novecento.org, a cui rimando per la descrizione dettagliata e le regole.

Il gioco è molto semplice: si dispone di un mazzo di carte ognuna delle quali presenta un evento sul fronte e la data corrispondente sul retro, i giocatori (da due a sei, ma in classe si può giocare anche a squadre) si dispongono attorno a un tavolo. Ciascun giocatore o ciascuna squadra riceve da 4 a 6 carte con la data rigorosamente coperta. Il mazzo si pone al centro del tavolo, mentre una carta viene scoperta per dare inizio al gioco. A turno si posiziona una carta con la data coperta prima o dopo quella scoperta. La carta viene girata: se la posizione è corretta resta sul tavolo, altrimenti viene posta sotto il mazzo e il giocatore che ha sbagliato prende un’altra carta. Man mano che si va avanti il gioco si fa più difficile, le carte scoperte che restano sul tavolo aumentano e i giocatori devono tener conto di tutte le date, inserendo le proprie carte correttamente all’interno della linea del tempo che gradualmente si crea. Vince il giocatore o la squadra che finisce prima le carte.

 

L’effetto Matilda

“Correva l’anno …” ci sembrava particolarmente adatto per far conoscere i contributi delle donne in ambito scientifico, con l’intento di contrastare l’effetto Matilda: teorizzato dalla storica della scienza Margaret W. Rossiter in una ricerca del 1993, l’effetto Matilda descrive la tendenza a non riconoscere le scoperte e gli studi delle scienziate, attribuendoli ai colleghi maschi. Questo nome è in onore dell'attivista statunitense per il suffragio femminile Matilda Joslyn Gage: e ad essa è dedicata una delle carte da gioco. L’esigenza iniziale di contrastare il fenomeno in ambito scientifico ha presto lasciato il posto alla consapevolezza che la rimozione del contributo femminile appartenga anche ad altri ambiti disciplinari e, più in generale, a tutta la storia.

Ci è sembrato infatti che alcuni luoghi comuni, come quello secondo il quale la storia è “fatta dagli uomini”, potessero far ipotizzare una sorta di effetto Matilda anche nella storia. Ancora più insidiosa è la goffa correzione a questa visione, condensata nell’affermazione secondo la quale “dietro grandi uomini ci sono grandi donne”, umiliante per entrambi i generi, che relega le donne ad un ruolo ancillare e dipinge gli uomini come privi di autonomia di pensiero. Luoghi comuni, certo, ma, proprio in quanto tali, pericolosi: il presente viene concepito come determinato dal passato e, dunque, come difficilmente modificabile. La “Grande Storia” fatta da “grandi uomini” è spesso usata come strumento ideologico, come patente di legittimità a supporto di visioni conservatrici, identitarie e patriarcali.

 

Giocare la storia per costruire una coscienza critica

Riconoscere che ogni narrazione storica, inclusa quella insegnata a scuola, non è neutrale, costituisce il primo passo per la costruzione di un pensiero realmente critico. Non si possono non citare, a tal proposito, i numerosi studi in cui Antonio Brusa ha ampiamente mostrato quanto illegittimo sia l’uso della storia come disciplina che “trasmette valori”, quanto siano pericolosi e fuorvianti stereotipi e semplificazioni e quanto, al contrario, possa essere utile “giocare” con le numerose competenze che la metodologia e l’impianto epistemologico della disciplina contribuiscono a rafforzare, offrendo alle studentesse e agli studenti gli strumenti per poter costruire criticamente la propria visione del mondo.

In quest’ottica, l’attività ludica e laboratoriale rappresenta un ottimo strumento: mette in moto operazioni cognitive complesse, favorisce lo sviluppo di competenze disciplinari e trasversali e, contemporaneamente, diverte e coinvolge.
Naturalmente non tutti i giochi hanno efficacia didattica. Per chi volesse approfondire quali siano le caratteristiche che le attività ludiche devono avere per essere utilmente inserite nella programmazione, si rimanda all’articolo di Marco Cecalupo e Giuseppe Losapio, Gli ingredienti per un gioco didattico di storia.

Si veda anche l’interessante rassegna di giochi da proporre in classe presentata nel testo di Marco Cecalupo, E Cesare disse: si lanci il dado!, in Chiara Asti (a c. di), Mettere in gioco il passato, Unicopli, 2019. Senza dimenticare un classico per chiunque voglia occuparsi di didattica ludica: il libro di Antonio Brusa, Giochi per imparare la storia, Carocci Faber, 2023.

 

WhatsApp Image 2026 01 15 at 172246 Una cronologia al femminile

Tornando al nostro gioco, queste 56 carte costituiscono una cronologia al femminile: la scelta delle figure e degli eventi non è stata casuale. Alcune carte riportano personaggi ampiamente conosciuti (Cleopatra, Giovanna d’Arco, Elisabetta I, la regina Vittoria, ecc.) in modo da dare la possibilità alle giocatrici e ai giocatori di orientarsi e di piazzare le carte correttamente, evitando la frustrazione che deriverebbe dal non saperne nulla. Gli eventi noti fungono da punti fermi e danno la possibilità di ragionare, ipotizzando la posizione delle altre carte (questo evento è avvenuto prima o dopo rispetto a…? In quale epoca?), e di superare l’abitudine ad affidare alla sola memoria il compito di ricordare le date. Altre carte sono pensate per suscitare sorpresa o per stimolare la curiosità: “prof. cos’è il matrimonio riparatore e il delitto d’onore?”, “davvero esistevano leggi simili?” e poi lo stupore nello scoprire che certe leggi “sono state abolite solo nel 1981!”; ed ancora: “questa carta la piazziamo nell’Ottocento tra le sorelle Brontë e George Sand”, “No! … Davvero nel 1997 c’erano ancora case editrici che chiedevano alle scrittrici di nascondere il fatto di essere donne?”

 

Un gioco per l’educazione civica

Interessante è stata anche la scelta di far costruire il gioco alle studentesse: ciò ha consentito di unire il gioco al laboratorio (ricerca, valutazione dell’attendibilità delle fonti, comparazione e selezione delle informazioni, rielaborazione ed elaborazione grafica, ideazione del titolo, ecc.), L'attività si è così trasformata in un "compito di realtà", un esercizio di educazione civica attiva delle studentesse che trova in questa pubblicazione su Historia Ludens una sua realizzazione.

Far giocare le studentesse e gli studenti con la storia significa invitarli a smontarne meccanismi, a scoprirne omissioni, a rimettere in discussione certezze ereditate e a non assumere un’unica prospettiva. In un'epoca complessa come la nostra, l'urgenza di adottare queste metodologie diventa palese. Giocare contro lo stereotipo è, in fondo, il primo passo per imparare a costruire un futuro più giusto ed equo.

In allegato le carte da stampare … e buon divertimento!

Stampare su cartoncino formato A4 fronte/retro, facendo attenzione ad adattare il file all’area di stampa. Ogni foglio contiene quattro carte da ritagliare.

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