storia di genere

  • Biografie al femminile in rete

    di Antonio Prampolini

    Le biografie in rete

    Con la parola “biografie” Google elenca siti assai eterogenei per contenuti e scopi: siti che propongono liste di persone che hanno svolto (o svolgono tutt’ora) specifiche professioni/attività, che sono state nel passato, recente o lontano, figure di rilievo nei diversi campi della vita sociale, che si sono distinte o sono state vittime nel corso di eventi storici straordinari (come le guerre e i genocidi); siti che si limitano a fornire semplici profili anagrafici ed altri che raccontano in modo dettagliato la vita delle persone; siti che pubblicano biografie con finalità professionali, culturali, memorialistiche, ed altri che se ne servono strumentalmente, come attrattiva, per indirizzare messaggi commerciali agli utenti della rete.

    Tra le fonti di informazioni biografiche online, la lista generata da Google (con la parola “biografie”) segnala il Portale della Treccani, Wikipedia(edizione in lingua italiana) e l’Enciclopedia delle donne.

    Dizionario biografico degli italianiDizionario biografico degli italiani

    Il Portale della Treccani permette di accedere alle voci (redazionali o autoriali) dedicate a personalità che, in Italia e nel mondo, si sono distinte per le loro attività e/o per il loro pensiero, contenute nella Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti (come pure nelle altre opere enciclopediche pubblicate a cura dell’omonimo Istituto: Enciclopedia Biografica Universale, Dizionario di storia, Dizionario di filosofia, Dizionario delle Scienze Fisiche) e nel Dizionario Biografico degli Italiani. Il Dizionario Biografico, in particolare, riunisce le biografie di coloro che, dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente ai giorni nostri, hanno «lasciato un segno nella storia artistica, culturale, politica, religiosa, scientifica e sociale dell’Italia». Il dizionario (DBI), ideato nel 1925 sotto la direzione di Giovanni Gentile e pubblicato a partire dal 1960 (a tutt’oggi non ancora completato: l’ultimo volume – 94 – è relativo alle voci: Stampa-Tarantelli), è diretto da un comitato scientifico che nel corso degli anni ha scelto gli “italiani illustri” da inserire nell’opera assegnando le loro biografie a studiosi affermati. È consultabile online dal 2011 sul portale della Treccani dove, attualmente, è possibile accedere ad oltre 30.000 biografie.

    Nel 2015, Angiolina Arru ha analizzato la “presenza/assenza” delle donne nel Dizionario Biografico degli Italiani (volumi 1-81), riscontrando come le biografie a loro dedicate rappresentano una percentuale assai modesta del totale delle voci (3%). Dato, questo, che accomuna il repertorio italiano alle analoghe pubblicazioni europee come la Neue Deutsche Biographie (5%, percentuale calcolata sul volume 25, anno 2013) e il Oxford Dictionary of National Biography (8%, percentuale calcolata sul volume 55, anno 2000), rivelando la grande difficoltà (refrattarietà) di queste monumentali opere istituzionali nel recepire, nelle loro scelte biografiche, la “rivoluzione” dei ruoli femminili nelle società europee della seconda metà del Novecento, come pure i contributi di ricerca degli women's/gender studies 1. Biografie al femminile - Wikipedia logo

    In Wikipedia, edizione in lingua italiana(così come nelle altre principali edizioni linguistiche), le voci biografiche rappresentano una parte consistente dell’enciclopedia “open access” (su 1.499.637 voci enciclopediche, alla data del 31/01/2019, quelle biografiche sono 364.108, il 24% del totale)2. L’importanza che Wikipedia attribuisce alle biografie è documentata dall’esistenza di uno specifico progetto (Progetto Biografie) e di un portale dedicato (Portale Biografie). Il Progetto Biografie contiene le linee guida che i contributori volontari dovrebbero seguire nella scrittura collettiva e collaborativa delle voci biografiche (che come è noto non sono sottoposte, diversamente da quanto avviene nelle altre enciclopedie, ad alcun controllo/verifica/revisione redazionale). Scopo del progetto è quello di promuovere l’applicazione da parte dei contributori di regole comuni che consentano una migliore individuazione delle personalità da biografare e qualità delle biografie, e che facilitino l’elaborazione automatica delle informazioni. Il Portale Biografie indirizza i lettori/visitatori dell’enciclopedia sia verso le “voci in vetrina” (ossia quelle che, in seguito a segnalazione e giudizio della comunità dei wikipediani, sono state considerate di particolare qualità), che verso “indici biografici”, dove le persone sono raggruppate per: nazionalità, attività, secolo di vita, città collegate, anno di nascita e di morte.

    Biografie al femminile. Progetto Wiki DonneBiografie al femminile. Progetto Wiki Donne

    Sul totale di voci biografiche presenti in Wikipedia, edizione in lingua italiana, solo poco più del 15% sono dedicate a figure femminili. Il dato, pur essendo nettamente superiore a quello riscontrato nel Dizionario Biografico degli Italiani, sottolinea l’esistenza anche nell’enciclopedia open access di un evidente gender gap, le cui cause vanno ricercate, da un lato, nell’esigua partecipazione delle donne alla scrittura delle voci enciclopediche, e, dall’altro, nella scarsa considerazione del loro ruolo sociale e nell’inadeguato (o mancato) riconoscimento del loro apporto alla storia della civiltà da parte dei contributori di sesso maschile, che costituiscono la grande maggioranza dei wikipediani (stimati intorno all’85% del totale)3.

    Nel 2016, alcune donne, che abitualmente collaborano all’edizione italiana di Wikipedia, hanno formato un user group denominato WikiDonne, con lo scopo sia di colmare il forte divario di genere nelle biografie che di estendere e migliorare le voci attinenti il mondo femminile, incentivando una maggiore partecipazione delle donne al progetto enciclopedico. Aggregazioni analoghe per formazione e scopi, collegate dalla comune consapevolezza dell’esistenza di un gender gap non più tollerabile e dalla volontà di porvi rimedio, si sono costituite anche nelle altre principali edizioni linguistiche di Wikipedia4. Nell’edizione inglese dell’enciclopedia open access è attivo dal 2015 un progetto denominato Women in Red (WiR) (dal colore delle voci in attesa di contributori disposti a scriverle), che ha ottenuto un risultato significativo incrementando la percentuale di biografie di donne sul totale di voci biografiche dal 15% (novembre 2014) al 18% circa (gennaio 2019), anche se in valore assoluto il numero delle biografie al femminile (281.486 su 1.578.915) segnala che la strada da percorrere per un’effettiva parità di genere è ancora molto lunga e impegnativa.

    L’Enciclopedia delle donne

    Dall'8 marzo del 2010 è consultabile in rete, su un sito dedicato, l’Enciclopedia delle donne, un progetto culturale nato da un’idea di Rossana Di Fazio e Margherita Marcheselli, due instancabili redattrici, con una lunga e consolidata esperienza professionale nel mondo dell’editoria, che si sono assunte anche l’onere di curarne la realizzazione. Scopo del progetto, basato su un lavoro collettivo e volontario, è quello di «mantenere in rete la memoria delle donne» in una sorta di «lotta contro l’oblio», raccogliendo e pubblicando non solo biografie di donne illustri o di donne un tempo famose e oggi dimenticate, ma anche biografie di donne comuni, in quanto rappresentative, in tempi e luoghi diversi, di una più generale condizione femminile5.

    La scelta del nome “enciclopedia delle donne” per una raccolta di biografie al femminile è certamente impegnativa. Il nome, il cui utilizzo potrebbe richiamare passate esperienze editoriali caratterizzate da finalità opposte a quelle delle ideatrici del progetto6, vuole indicare (rifacendosi, probabilmente, al significato originario del termine enciclopedia quale “cerchio della conoscenza” e “percorso formativo”) come il vero obiettivo sia quello di contribuire, attraverso il racconto di “storie di vita”, ad una conoscenza globale del mondo femminile in tutte le sue sfaccettature e ad una maggiore consapevolezza da parte delle donne (e non solo) dell’importanza del loro ruolo nelle società del passato e, soprattutto, del presente.

    In accordo con questo obiettivo programmatico sono stati creati i "Nuclei operativi dell'Enciclopedia delle donne" (NOE), vale a dire poli di aggregazione coordinati da insegnanti o autogestiti da studentesse e studenti, presso scuole e università (a partire dalla realtà milanese), per sensibilizzare i giovani alle tematiche di genere e stimolarli alla scrittura di voci da editare sul sito web dell’enciclopedia, e sono state avviate tutta una serie di attività collaterali, quali la pubblicazione di libri (saggi e romanzi), in formato cartaceo ed elettronico, dedicati alla storia delle donne e con donne come autrici, l’organizzazione di mostre (La signorina Kores e le altre e Donne e lavoro a Milano,1950-1970), l’informazione mediante una Newsletter periodica sulle novità dell’enciclopedia e un blog (“Specchio delle dame”) sulle iniziative/attività culturali attinenti il mondo femminile (e non solo).

    Enciclopedia delle donne. LogoEnciclopedia delle donne. Logo

    L’Enciclopedia delle donne è un’opera di reference in formato digitale aperta al contributo volontario di tutte le persone che sono interessate a collaborare sia nell’individuazione dei nominativi da biografare che nella scrittura delle voci. Le biografie, dedicate alle donne di qualsiasi epoca e parte del mondo, sono firmate dalle autrici/autori e sottoposte ad una verifica redazionale prima della loro pubblicazione. L’Enciclopedia delle donne, gestita da un’associazione senza scopo di lucro, è un work in progress che si differenzia, perciò, sia dal Dizionario Biografico degli Italiani, dove i nominativi da biografare sono scelti da un comitato scientifico e affidati a studiosi di chiara fama, che da Wikipedia, dove le voci enciclopediche non sono firmate e non esiste una redazione che ne controlla la qualità.

    Le autrici e gli autori dell’Enciclopedia delle donne sono invitati a rispettare alcune regole fondamentali nella stesura delle biografie: innanzitutto la «essenzialità sostanziale» del testo, evitando di cadere in inutili ripetizioni (la voce non deve essere «too long to read», massimo 8000 battute); dare evidenza alle relazioni familiari, sociali, professionali delle donne biografate («l’insieme delle relazioni restituisce il paesaggio in cui la persona si muove e disegna il proprio percorso»); non scrivere «agiografie e santini»; per le donne che si sono distinte nel mondo dell’arte, della letteratura, della scienza, è necessario entrare nel merito delle loro attività per descrivere (e comprendere) i loro contributi nei diversi campi professionali in cui hanno operato; quando è possibile, ridare la “voce” alle persone biografate attraverso le loro parole.

    Alla data del 31 gennaio 2019, le donne biografate sono 969 e 254 i nominativi segnalati come voci in corso di preparazione o in attesa di persone disposte a scrivere le relative biografie7. Le voci, dedicate alle più diverse figure femminili, coprono un arco temporale molto ampio che va dal VII-VI secolo avanti Cristo ai giorni nostri: dalla biografia di Saffo, poetessa dell’amore femminile, a quella di Simba Shani Kamaria Russeau (nata nel 1975), fotoreporter e attivista per i diritti umani di origini afro-caraibiche. Considerando i secoli in cui le donne biografate hanno vissuto la maggior parte della loro vita, prevalgono nettamente le voci relative al secolo XX (612, il 63% del totale), mentre quelle relative al secolo XIX sono 153 (il 16%); a seguire, notevolmente distanziati per numero di biografie, tutti gli altri secoli.

    Le autrici delle voci pubblicate, sempre alla data del 31 gennaio 2019, sono 345 (84% del totale dei contributori: 410, esclusi 5 NOE) mentre gli autori sono 65 (16%). Dalle autopresentazioni dei contributori (donne e uomini) è possibile rilevare come nel progetto enciclopedico sono coinvolte professionalità e competenze indubbiamente qualificate. Gli insegnanti e i docenti universitari (in servizio o in pensione) costituiscono circa il 30% del totale dei contributori; le ricercatrici/ricercatori (professionisti o amatoriali) nelle discipline storiche e scientifiche, circa il 20%; le scrittrici/scrittori, le traduttrici/traduttori, le giornaliste/giornalisti, insieme, rappresentano circa il 16% del totale; le persone impegnate in politica, nelle amministrazioni locali e nel volontariato il 4% circa. Il rimanente 30% è composto da contributori appartenenti alle più diverse categorie professionali e anche da giovani laureandi o che frequentano corsi di specializzazione post laurea, ma tutti animati da un forte interesse e passione per la storia delle donne e per il mondo femminile nei suoi molteplici aspetti.

    L’Enciclopedia delle donne è presente in rete con un sito web essenziale, ma allo stesso tempo completo e accattivante, in cui è agevole la navigazione. Dalla homepage è possibile accedere all’indice alfabetico delle voci biografiche (le ricerche possono essere effettuate anche utilizzando un motore di ricerca interno), all’elenco autrici-autori(anch’esso in ordine alfabetico), ai cataloghi libri ed ebook (che comprendono diverse pubblicazioni di taglio saggistico e narrativo), al blog (con il relativo archivio), e a tutte le informazioni riguardanti il progetto enciclopedico e l’associazione culturale senza scopo di lucro che lo gestisce.

    I contenuti dell’Enciclopedia delle donne sono pubblicati sotto la licenza Creative Commons 4.0 International (Attribution-NonCommercial-ShareAlike): possono cioè essere redistribuiti con una licenza identica a quella originale e soltanto se vengono indicati gli autori e il progetto enciclopedico, e a condizione che non siano utilizzati a scopo commerciale.

    La qualità dei contenuti, le attività collaterali, la particolare organizzazione editoriale basata sul volontariato, e, non ultima, la facilità di consultazione del sito web contraddistinguono, nell’attuale panorama dei repertori biografici online, l’Enciclopedia delle donne; un’opera di reference che offre un contributo importante alla conoscenza della “storia delle donne” come parte irrinunciabile della “storia di tutti”: «Ogni nome e cognome fa una storia, e ogni storia singola va in un paesaggio pieno di storie, e tutto diventa la Storia. Ma senza la storia delle donne – di tutte le donne – non si fa una [vera] Storia».

     

    Note

    1. «[…] i dizionari biografici – non solo quello italiano – [sono] indicatori sensibili dei problemi interni ai dibattiti storiografici, segnalatori delle innovazioni nella ricerca storica, ma soprattutto, come in questo caso, delle difficoltà rispetto a nuovi paradigmi interpretativi. E poiché sappiamo che una delle innovazioni fondamentali degli ultimi decenni del Novecento sono stati gli women’s studies, il Dizionario Biografico degli Italiani è evidentemente uno strumento molto chiaro per capire i tempi lunghi delle istituzioni culturali rispetto alla ricerca e alle proposte di una lettura genderizzata del passato». (Angiolina Arru)

    2. Il totale delle voci biografiche comprende anche abbozzi di voci e semplici profili anagrafici.

    3. Sul “gender gap” in Wikipedia: Antonio Prampolini, Le donne nella storia secondo Wikipedia: un viaggio curioso tra le voci dell’edizione italiana dell’enciclopedia.

    4. Sulle iniziative per colmare il gender gap nelle principali edizioni linguistiche di Wikipedia. Silvia S.G. Palandri, Colmare il gender gap su Wikipedia. Voci alle donne.

    5. Cfr. l’intervistaalle ideatrici della Enciclopedia delle donne in occasione del Festival della Comunicazione di Camogli (2016).

    6. «Negli anni '60 esisteva l'Enciclopedia della donna, che raccoglieva i precetti per diventare una perfetta padrona di casa. Il nostro lavoro ha lo scopo opposto. Vogliamo sottolineare che non esiste un modello di donna, ma tante esperienze lontanissime tra loro» (intervista a Rossana Di Fazio e Margherita Marcheselli del quotidiano la Repubblica del 24/07/2010).

    7. Nella statistica sono state conteggiate le donne biografate e non le voci enciclopediche; alcune voci raccontano la vita di più donne, come ad esempio quella dedicata alle “Sorelle Fontana” o al “Trio Lescano”.

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  • CORREVA L’ANNO … CORREVANO LE DONNE. Un gioco per combattere “l’effetto Matilda”

    di Elina Quero

    WhatsApp Image 2026 01 15 at 172219 Il gioco

    L’idea di proporre una versione tematica del gioco “Correva l’anno …” è nata nella 3AL del Liceo “Tito Livio” di Martina Franca, in occasione della “Notte della Scienza”. L’evento organizzato dalla scuola è dedicato alla figura di Ipazia, filosofa e scienziata vissuta nella seconda metà del IV secolo ad Alessandria e brutalmente uccisa da un gruppo di fanatici cristiani. Assieme alle studentesse abbiamo deciso di proporre un gioco: la scelta è caduta su “Correva l’anno …”, proposta didattica che avevo già utilizzato nella versione proposta da Giuseppe Losapio sulla rivista Novecento.org, a cui rimando per la descrizione dettagliata e le regole.

    Il gioco è molto semplice: si dispone di un mazzo di carte ognuna delle quali presenta un evento sul fronte e la data corrispondente sul retro, i giocatori (da due a sei, ma in classe si può giocare anche a squadre) si dispongono attorno a un tavolo. Ciascun giocatore o ciascuna squadra riceve da 4 a 6 carte con la data rigorosamente coperta. Il mazzo si pone al centro del tavolo, mentre una carta viene scoperta per dare inizio al gioco. A turno si posiziona una carta con la data coperta prima o dopo quella scoperta. La carta viene girata: se la posizione è corretta resta sul tavolo, altrimenti viene posta sotto il mazzo e il giocatore che ha sbagliato prende un’altra carta. Man mano che si va avanti il gioco si fa più difficile, le carte scoperte che restano sul tavolo aumentano e i giocatori devono tener conto di tutte le date, inserendo le proprie carte correttamente all’interno della linea del tempo che gradualmente si crea. Vince il giocatore o la squadra che finisce prima le carte.

     

    L’effetto Matilda

    “Correva l’anno …” ci sembrava particolarmente adatto per far conoscere i contributi delle donne in ambito scientifico, con l’intento di contrastare l’effetto Matilda: teorizzato dalla storica della scienza Margaret W. Rossiter in una ricerca del 1993, l’effetto Matilda descrive la tendenza a non riconoscere le scoperte e gli studi delle scienziate, attribuendoli ai colleghi maschi. Questo nome è in onore dell'attivista statunitense per il suffragio femminile Matilda Joslyn Gage: e ad essa è dedicata una delle carte da gioco. L’esigenza iniziale di contrastare il fenomeno in ambito scientifico ha presto lasciato il posto alla consapevolezza che la rimozione del contributo femminile appartenga anche ad altri ambiti disciplinari e, più in generale, a tutta la storia.

    Ci è sembrato infatti che alcuni luoghi comuni, come quello secondo il quale la storia è “fatta dagli uomini”, potessero far ipotizzare una sorta di effetto Matilda anche nella storia. Ancora più insidiosa è la goffa correzione a questa visione, condensata nell’affermazione secondo la quale “dietro grandi uomini ci sono grandi donne”, umiliante per entrambi i generi, che relega le donne ad un ruolo ancillare e dipinge gli uomini come privi di autonomia di pensiero. Luoghi comuni, certo, ma, proprio in quanto tali, pericolosi: il presente viene concepito come determinato dal passato e, dunque, come difficilmente modificabile. La “Grande Storia” fatta da “grandi uomini” è spesso usata come strumento ideologico, come patente di legittimità a supporto di visioni conservatrici, identitarie e patriarcali.

     

    Giocare la storia per costruire una coscienza critica

    Riconoscere che ogni narrazione storica, inclusa quella insegnata a scuola, non è neutrale, costituisce il primo passo per la costruzione di un pensiero realmente critico. Non si possono non citare, a tal proposito, i numerosi studi in cui Antonio Brusa ha ampiamente mostrato quanto illegittimo sia l’uso della storia come disciplina che “trasmette valori”, quanto siano pericolosi e fuorvianti stereotipi e semplificazioni e quanto, al contrario, possa essere utile “giocare” con le numerose competenze che la metodologia e l’impianto epistemologico della disciplina contribuiscono a rafforzare, offrendo alle studentesse e agli studenti gli strumenti per poter costruire criticamente la propria visione del mondo.

    In quest’ottica, l’attività ludica e laboratoriale rappresenta un ottimo strumento: mette in moto operazioni cognitive complesse, favorisce lo sviluppo di competenze disciplinari e trasversali e, contemporaneamente, diverte e coinvolge.
    Naturalmente non tutti i giochi hanno efficacia didattica. Per chi volesse approfondire quali siano le caratteristiche che le attività ludiche devono avere per essere utilmente inserite nella programmazione, si rimanda all’articolo di Marco Cecalupo e Giuseppe Losapio, Gli ingredienti per un gioco didattico di storia.

    Si veda anche l’interessante rassegna di giochi da proporre in classe presentata nel testo di Marco Cecalupo, E Cesare disse: si lanci il dado!, in Chiara Asti (a c. di), Mettere in gioco il passato, Unicopli, 2019. Senza dimenticare un classico per chiunque voglia occuparsi di didattica ludica: il libro di Antonio Brusa, Giochi per imparare la storia, Carocci Faber, 2023.

     

    WhatsApp Image 2026 01 15 at 172246 Una cronologia al femminile

    Tornando al nostro gioco, queste 56 carte costituiscono una cronologia al femminile: la scelta delle figure e degli eventi non è stata casuale. Alcune carte riportano personaggi ampiamente conosciuti (Cleopatra, Giovanna d’Arco, Elisabetta I, la regina Vittoria, ecc.) in modo da dare la possibilità alle giocatrici e ai giocatori di orientarsi e di piazzare le carte correttamente, evitando la frustrazione che deriverebbe dal non saperne nulla. Gli eventi noti fungono da punti fermi e danno la possibilità di ragionare, ipotizzando la posizione delle altre carte (questo evento è avvenuto prima o dopo rispetto a…? In quale epoca?), e di superare l’abitudine ad affidare alla sola memoria il compito di ricordare le date. Altre carte sono pensate per suscitare sorpresa o per stimolare la curiosità: “prof. cos’è il matrimonio riparatore e il delitto d’onore?”, “davvero esistevano leggi simili?” e poi lo stupore nello scoprire che certe leggi “sono state abolite solo nel 1981!”; ed ancora: “questa carta la piazziamo nell’Ottocento tra le sorelle Brontë e George Sand”, “No! … Davvero nel 1997 c’erano ancora case editrici che chiedevano alle scrittrici di nascondere il fatto di essere donne?”

     

    Un gioco per l’educazione civica

    Interessante è stata anche la scelta di far costruire il gioco alle studentesse: ciò ha consentito di unire il gioco al laboratorio (ricerca, valutazione dell’attendibilità delle fonti, comparazione e selezione delle informazioni, rielaborazione ed elaborazione grafica, ideazione del titolo, ecc.), L'attività si è così trasformata in un "compito di realtà", un esercizio di educazione civica attiva delle studentesse che trova in questa pubblicazione su Historia Ludens una sua realizzazione.

    Far giocare le studentesse e gli studenti con la storia significa invitarli a smontarne meccanismi, a scoprirne omissioni, a rimettere in discussione certezze ereditate e a non assumere un’unica prospettiva. In un'epoca complessa come la nostra, l'urgenza di adottare queste metodologie diventa palese. Giocare contro lo stereotipo è, in fondo, il primo passo per imparare a costruire un futuro più giusto ed equo.

    In allegato le carte da stampare … e buon divertimento!

    Stampare su cartoncino formato A4 fronte/retro, facendo attenzione ad adattare il file all’area di stampa. Ogni foglio contiene quattro carte da ritagliare.

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