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Addio, Alberto!
di Antonio Brusa
In tanti scriveranno della tua bravura come storico, delle tue intuizioni geniali, della tua capacità di affabulazione che ha incantato per anni studenti e colleghi, del tuo impegno politico e sociale, del tuo trascinante umorismo. In tanti, poi, ricorderanno i tuoi studi, da quelli di storia sociale fino alle tue acute ricostruzioni politiche. Qui ti ricordiamo come lo studioso che è riuscito a conciliare, come nessun altro, la ricerca scientifica e la didattica. Era come se sentissi il polso della scuola. Sapevi che tipo di storia raccontare in classe, come illustrare questioni complicate, come disegnare scenari storici, profondi ma comprensibili anche nelle scuole più diseredate. Per te la didattica non è stato il lusso accessorio dello studioso. È…
di Antonio Brusa
Se non siete ancora partiti per le vacanze, segnatevi la data e leggete la locandina sotto. Il tema del quale parleremo non è troppo dibattuto nelle sale dei professori. Purtroppo, perché è uno di quelli vitali per il nostro mestiere. Cambia il programma di storia. Per fare che? Valditara dice perché dobbiamo dare agli allievi un’identità italiana. E cosa c’è di meglio della storia (e un po’ anche della geografia e della letteratura) per raggiungere questo scopo? Non è il solo in Europa. Lo hanno già fatto tutti i paesi dell’Europa orientale e molti di quella occidentale. Tutti, in questo scorcio di XXI secolo, sembra che vogliano rinchiudersi nella comfort-zone della tradizione e della patria. La SiDidaSt ha progettato questo seminario per fare chiarezza, per conoscere…
di Antonio Brusa
Charles è uno degli studiosi di didattica della storia più interessanti nell’area francofona. Molti lo conoscono in Italia, perché vi ha tenuto diverse lezioni, nel suo bell’italiano. Ha insegnato all’Università di Ginevra e ora va in pensione. I suoi colleghi lo festeggiano in un modo toccante. Hanno preso l’ultimo suo lavoro, ancora in corso di pubblicazione, e lo hanno inviato a un gruppo di studiosi, con l’invito a commentarlo. A ognuno hanno assegnato un capitolo. Vi si parla dei rapporti fra l’insegnamento della storia e la decolonizzazione, le donne, gli argomenti sensibili e – lo sottolineo – con la verità. A me è toccato commentare l’introduzione. Charles, alla fine, terrà la sua lezione d’addio (per quanto ho capito, sarà una manifestazione solo in presenza……
di Maurizio Triggiani
Lo chiamano castello svevo, ma, come sempre accade, anche per il Castello di Brindisi la fase legata all’imperatore svevo rappresenta soltanto una porzione della sua storia. È vero che fu Federico II a volerne l’edificazione a ridosso del seno di ponente del porto brindisino tra il 1227 e il 1233, ma la forma attuale del castello si deve all’apporto di ogni dinastia e di ogni potente che ebbe la ventura di dominare sulla città pugliese.
I normanni
Attigua all’edificio voluto da Federico II, esisteva una fortezza normanna della quale leggiamo alcune testimonianze nell’ Historiarum libri VII di Johannes Cinnamus, che parla di una “rocca ben munita” e riporta anche i nomi di tre castellani Rainaldo “de monte Ioi” nel 1135, di Gugliemo “de Mansellera” nel…
di Antonio Brusa
Teresa Vergalli ha novantacinque anni. Da giovane fu una partigiana combattente col nome di battaglia Anuska. Terminati gli studi dopo la fine della guerra, scelse di diventare una maestra elementare. Voleva contribuire alla formazione di cittadini dotati di coscienza sociale e capaci di praticare i valori della solidarietà.
Una finalità che tutti condividiamo, e una vita che ci ricorda che la libertà e la democrazia devono essere perennemente difese.
Il 4 giugno alle 10:30 - nella sala conferenze del Museo della Scuola e dell’Educazione “Mauro Laeng” del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre - sarà presentato il suo libro Una vita partigiana (Mondadori edizioni, 2023).