di Luigi Cajani

1939 Il 24 giugno scorso il ministro Valditara ha annunciato in un’intervista l’imminente trasmissione al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI)1 – per il consueto parere obbligatorio ma non vincolante – della seconda bozza delle Indicazioni nazionali per i Licei, rivista sulla base delle audizioni e consultazione con scuole, associazioni disciplinari e consulte studentesche. La parte riguardante la storia2 (identica per tutti i licei e opera della stessa commissione che ha redatto quella per il primo ciclo3) presenta solo piccole variazioni rispetto alla prima bozza, tranne che per il Medioevo, i cui precedenti contenuti sono stati interamente sostituiti, parola per parola, con quelli presentati dalla Società Italia per la Storia Medievale (SISMED) dopo l’audizione con la commissione, in un documento che comunque, oltre a proporre queste correzioni, esprime critiche di fondo all’impianto generale del programma, caratterizzato dall’esaltazione dell’Occidente, dall’accento sulla storia politica e dalla centralità della storia italiana4.

I primi due paragrafi, Perché studiare la storia e Linee generali e competenze, che illustrano l’impianto ideologico del programma, sono rimasti immutati, e pertanto rimando a quanto ho già scritto in proposito5. Mi soffermerò qui solo sul terzo paragrafo (Obiettivi specifici di apprendimento e conoscenze), che contiene una nuova lista dei contenuti, che può essere considerata quasi definitiva, com’è avvenuto a questo punto dell’iter delle Indicazioni per il primo ciclo. La lista è su due piani: il piano principale è formato da “nuclei tematici” cronologicamente ordinati: quattordici per il primo biennio, quindici per il secondo e quattordici per il quinto anno, che è tutto dedicato alla storia dall’inizio del Novecento a oggi. La loro funzione è formare la struttura della programmazione, come viene precisato: di essi “è opportuno che il docente tenga conto … nella costruzione dei percorsi didattici”. Ogni nucleo tematico è poi articolato in numerosi “punti rilevanti”, che formano il secondo piano e rappresentano lo spazio di autonomia dei docenti, che li “potranno variamente approfondire e integrare in relazione ai diversi percorsi liceali”. Questi punti rilevanti sono un aspetto particolarmente problematico del programma, perché sono spesso articolati senza una chiara gerarchia di rilevanze, con pleonasmi e omissioni, e con giudizi di valore del tutto inappropriati in questo tipo di testo. A questo proposito è illuminante il confronto con il programma per i licei finora vigente, promulgato dalla ministra Maria Stella Gelmini nel 20106, che presenta una struttura coerente ed essenziale. Ne riporto qui a mo’ di esempio la parte riguardante il secondo biennio:

 

Nella costruzione dei percorsi didattici non potranno essere tralasciati i seguenti nuclei tematici: i diversi aspetti della rinascita dell’XI secolo; i poteri universali (Papato e Impero), comuni e monarchie; la Chiesa e i movimenti religiosi; società ed economia nell’Europa basso medievale; la crisi dei poteri universali e l’avvento delle monarchie territoriali e delle Signorie; le scoperte geografiche e le loro conseguenze; la definitiva crisi dell’unità religiosa dell’Europa; la costruzione degli stati moderni e l’assolutismo; lo sviluppo dell’economia fino alla rivoluzione industriale; le rivoluzioni politiche del Sei-Settecento (inglese, americana, francese); l’età napoleonica e la Restaurazione; il problema della nazionalità nell’Ottocento, il Risorgimento italiano e l’Italia unita; l’Occidente degli Stati-Nazione; la questione sociale e il movimento operaio; la seconda rivoluzione industriale; l’imperialismo e il nazionalismo; lo sviluppo dello Stato italiano fino alla fine dell’Ottocento.

 

Vediamo ora il testo della commissione.

 

1899 Preistoria e storia antica

Nel primo nucleo tematico, le origini dell’uomo, troviamo subito un errore: “Paleolitico e neolitico. Dal nomadismo alla sedentarietà; la rivoluzione agricola”. In realtà è proprio con la rivoluzione neolitica che si sviluppa un nomadismo pastorale di vasta portata, che avrà fra l’altro per secoli un grande impatto geopolitico sull’Eurasia (si pensi ai Mongoli). Quindi sarebbe stato corretto parlare di passaggio da un’economia di caccia e raccolta a un’economia agricola e pastorale, mettendo così l’accento sulla nuova gestione delle risorse alimentari. Più avanti si nota un cambiamento nel titolo di un altro nucleo tematico. Mentre nella prima bozza si leggeva: “le civiltà ‘europee’ dall’età del bronzo all’età del ferro”, in questa si legge: “le civiltà dall’età del bronzo all’età del ferro sul suolo europeo”, una definizione certo più precisa. Ancora più avanti, la guerra del Peloponneso perde sobriamente l’aggettivo “mondiale”, con cui era connotata nella prima bozza. Si arriva ora ad Alessandro Magno, su cui gli autori di questo testo continuano a sbizzarrirsi. Già nelle Indicazioni per il primo ciclo gli avevano attribuito una impresa mai compiuta: l’unificazione del mondo Mediterraneo7. Nella prima bozza per i licei gli autori avevano spinto Alessandro addirittura oltre il Mediterraneo. Leggevamo infatti: “Alessandro Magno: le conquiste in Oriente, l’unificazione del mondo conosciuto e la scoperta di un popolo, territori e forme di organizzazione nuovi”. Ma a questo punto il conflitto con la realtà storica deve essere apparso eccessivo agli stessi autori, forse perché colpiti dalle rinnovate critiche8, e, cercando di porvi rimedio, nella nuova bozza si sono spostati sul più duttile piano dell’immaginario: “Alessandro Magno: le conquiste in Oriente, la percezione unitaria del mondo conosciuto e la scoperta di un popolo, territori e forme di organizzazione nuovi”. L’inserimento della percezione (da parte degli intellettuali ellenistici, si può supporre) sana effettivamente il vulnus alla realtà, ma rimane inspiegabilmente ignoto questo popolo, che pure deve avere un ruolo importante. È tutto molto oscuro. Chiara invece l’ultima parte della frase, “territori e forme di organizzazione nuovi”, anche se suona male e ha bisogno di essere sistemata sintatticamente. Ma sarebbe stato più semplice e sufficiente parlare dei regni ellenistici. Comunque questa nuova avventura di Alessandro, fra la realtà inventata (e ormai inemendabile) del primo ciclo e la vaga percezione dei licei, resterà un rebus nelle ricerche di didattica della storia.

Nel nucleo tematico l’età della rivoluzione romana troviamo uno dei tanti casi di ridondanza: “Il conflitto con gli alleati italici e l’estensione della cittadinanza romana: l’affermazione dell’Italia dei municipi”. La seconda parte è del tutto superflua, e comunque il tutto sarebbe stato più che sufficientemente espresso scrivendo: “La guerra sociale”. Sempre in questo nucleo troviamo una nuova formulazione. Nella prima bozza si leggeva: “Lo scontro totale tra i ‘signori della guerra’ e la vittoria di Ottaviano”. Nella seconda bozza scompare la suggestiva espressione ‘signori della guerra’, e più precisamente si parla dello “scontro totale fra Antonio e Ottaviano”.

 

1884   1894 Il Medioevo

La parte sulla storia medievale è stata interamente cambiata, e qui di seguito metto a confronto le due versioni perché se ne possa valutare la differenza. Il testo redatto dalla SISMED, pur dovendo seguire la struttura generale del programma, riformula nuclei tematici e punti rilevanti con un linguaggio rigoroso e storiograficamente aggiornato e li articola in maniera coerente ed essenziale. Sottolineo solo alcuni cambiamenti. Dell’Islam viene messa in luce la dimensione geopolitica (“la sua prima affermazione”) e non quella religiosa, che era invece evidenziata nella prima bozza (“un altro monoteismo”), mettendolo in continuità con gli altri due monoteismi, quello ebraico e quello cristiano. Fra i nuclei tematici della prima bozza sparisce il titolo L’autunno del Medioevo, suggestiva ma superata definizione di Johan Huizinga, sostituito seccamente con gli ultimi secoli del Medioevo. Nella nuova bozza viene anche accentuata la dimensione della storia economica e sociale, e vi viene inoltre inserita la storia delle donne, citando la “riduzione degli spazi femminili” a proposito delle riforme della Chiesa latina, e la presenza femminile nelle corti rinascimentali. Agli autori del programma va invece riconosciuto l’inserimento, alla fine, della distruzione delle civiltà precolombiane, assente nel testo della SISMED. 

 

Prima bozza

Bozza inviata al CSPI

Oriente e Occidente: nuovi scenari. La dissoluzione dell’impero occidentale tra invasioni, perdita di territori provinciali, crisi militare e politica. L’impero di Bisanzio e gli Ostrogoti. I Longobardi in Italia. Un altro monoteismo: l’Islam.

Oriente e Occidente: nuovi scenari. Invasioni barbariche e crisi dell’Impero Romano d’Occidente. Fine dell’urbanesimo antico e mutamenti delle società rurali. Geografia e caratteri dei regni romano-barbarici: Visigoti, Franchi, Ostrogoti, Anglosassoni. L’Impero Romano d’Oriente da Giustiniano a Eraclio. L’Islam e la sua prima affermazione;

L’Italia e l’Europa altomedievali. Tra distruzione e sopravvivenza dell’eredità romana: la guerra greco-gotica e la frammentazione politica della penisola; l’espansionismo islamico; i regni romano-barbarici e i Franchi. Il Sacro Romano Impero e la nascita dell’Europa medievale. Economia, società e cultura nell’alto medioevo.

l’Italia e l’Europa altomedievali. Il regno ostrogoto e la guerra greco-gotica. L’Italia bizantina e il regno longobardo. L’espansione politica dell’islam. Genesi e strutture dell’impero carolingio. La cultura nell’alto medioevo. I regni postcarolingi. L’impero germanico e l’Italia. Caratteri delle società politiche nell’alto medioevo;

La ripresa dell’Europa: dall’economia curtense al mercato. L’anno Mille e l’avvio di un ciclo ascendente dell’economia e della società. La fuoriuscita da un’economia di autoconsumo. Il monachesimo e la valorizzazione del lavoro. La rete dei pellegrinaggi e i cantieri delle cattedrali. Dal romanico al gotico.

la prima crescita economica dell’Europa occidentale. Crescita della popolazione e crescita economica. L’ampliamento delle terre coltivate e il ruolo di chiese e monasteri nel dissodamento. La curtis e la sua evoluzione. Moneta, produzione e scambi fra IX e XI secolo. Castelli e villaggi. L’avvento della signoria rurale;

La città come motore della crescita. L’età comunale e i suoi presupposti: la tendenza della città ad autogovernarsi e le lotte di fazione. Valori fondanti della civiltà urbana: civismo, corporazioni e confraternite. Bottega e protoindustria. La città come culla della rivoluzione commerciale del Medioevo: moltiplicatrice di risorse e stimolo alla mobilità sociale. Rotte, itinerari e traffici intercontinentali: Genova, Venezia, Marco Polo.

rinnovamenti: il mondo urbano, i traffici. Le città medievali, un fenomeno europeo. L’esperienza comunale italiana e il potere imperiale. La crescita economica e sociale: un mondo mobile e con molti protagonisti. L’organizzazione del lavoro e la sua influenza sul governo della città. La cultura comunale: scritture pubbliche, trattatistica politica, cronache cittadine. Le reti mercantili per terra e per mare: itinerari mediterranei ed eurasiatici (Genova, Pisa, Venezia: Marco Polo e l'Oriente);

Il conflitto tra Chiesa e Impero. La Riforma gregoriana. Il Grande Scisma d’Oriente. Barbarossa sconfitto da Comuni e papato. Le crociate: una spinta espansionista della cristianità. Eresie e repressione: l’Inquisizione. Gli Ordini mendicanti: una spiritualità a misura di una società in cambiamento. San Francesco d’Assisi.

riforme della Chiesa, progetti imperiali, proiezione mediterranea. Le riforme della Chiesa latina: vivacità dei laici, disciplinamento del clero, riduzione degli spazi femminili, progressiva rottura con la Chiesa greca, confronto con il potere imperiale. L’espansione occidentale nel Mediterraneo: dalle prime spedizioni marittime alle crociate e alla riapertura dei traffici. Vivacità spirituale tra ortodossia ed eresia: gli Ordini mendicanti (Francesco e Domenico), la repressione dell’eresia, il misticismo (Caterina da Siena);

L’autunno del Medioevo. Le signorie cittadine, la cultura aristocratica e la corte. La fioritura dell’università. La crisi dei poteri universali: Federico II di Svevia. La frantumazione geopolitica dell’Italia. Le monarchie nazionali: Francia, Inghilterra. La Guerra dei Cento Anni. La Spagna della Reconquista. La Peste del 1348-49. La Cattività avignonese e il Grande Scisma d’Occidente: il collasso della civiltà medievale. L’avanzata ottomana nei Balcani e la caduta di Costantinopoli.

gli ultimi secoli del Medioevo. L’età dell’università. Il progetto imperiale di Federico II di Svevia e la sua crisi; gli esiti signorili e oligarchici delle città comunali e i destini divergenti del regno normanno-svevo di Sicilia tra Angiò e Aragona. Il Trecento, crisi e riconfigurazioni: la peste del 1348-9, il consolidamento dei regni europei e le loro guerre, il papato ad Avignone. Il ritorno dei papi a Roma e il Grande Scisma: concili e ripresa del potere papale. La crisi dell’impero bizantino, l’avanzata ottomana in Anatolia e nei Balcani e la caduta di Costantinopoli;

Umanesimo e Rinascimento. Ottimismo antropologico e creatività. Il rigetto del tradizionalismo medievale e il recupero dell’eredità della classicità. Una nuova pedagogia: formazione integrale e dignità dell’uomo. L’Italia laboratorio di innovazione: Firenze e Venezia. Lo Stato della Chiesa e gli Stati regionali italiani, i principi, i condottieri. Le scoperte geografiche, una tappa fondamentale nella storia della globalizzazione.

Umanesimo e Rinascimento. Una cultura condivisa: la rilettura dei classici del mondo latino, la riscoperta del greco, lo sviluppo delle arti. Le corti rinascimentali come centri culturali aperti a uomini e donne (Castiglione e Il Cortegiano). Gli equilibri della penisola: principati, repubbliche, regni. Gli itinerari oceanici: il Portogallo e la circumnavigazione dell’Africa, Colombo e l’arrivo degli europei nelle Americhe, Magellano e la circumnavigazione del mondo. Lo scontro con le civiltà precolombiane e la loro distruzione. La cacciata degli ebrei dalla Spagna.

 

1953 La storia moderna

Per quanto riguarda la storia moderna, risalta una presentazione frammentaria e parziale del colonialismo europeo. Si parla infatti del “colonialismo iberico nel Nuovo Mondo” nel nucleo tematico impero e monarchie, e, due nuclei più avanti (la lotta per l’egemonia mondiale), dell’Inghilterra “padrona dell’India e del Nordamerica”, ignorando il colonialismo olandese e francese (nonché la Guerra dei Sette Anni) e perdendo così la visione dell’insieme del fenomeno. Molto discutibile è la comparazione fra Rivoluzione americana e Rivoluzione francese, presentate solo come “due diverse idee di libertà”, con un approccio molto riduttivo, del tutto politico. Quanto poi alla Rivoluzione francese, ne viene evidenziato solo l’aspetto più violento e certo più controverso, ma anche il meno significativo per quanto riguarda il suo significato epocale e i suoi effetti successivi: “La rivoluzione contro sé stessa: giacobinismo e Terrore”. Mettere in rilievo questa chiave di lettura porta sminuire il valore di quella rivoluzione, secondo un classico approccio ideologico reazionario. 

 

 

 

 

Il Risorgimento italiano è dettagliato in termini del tutto ovvi:  

 

Il Risorgimento italiano. Il dominio austriaco sulla penisola e l’emergere di una coscienza nazionale italiana. L’Italia della carboneria e delle cospirazioni. La novità di Mazzini: la fondazione della “Giovine Italia”. Il fallimento del ’48. Due strategie a confronto: liberali e democratici. Il cattolicesimo liberale. Cavour e la soluzione diplomatico-militare del problema italiano. Garibaldi e la spedizione dei Mille.

 

Nel nucleo tematico successivo, la costruzione dello Stato nazionale in Italia, è stato inserito il tema del Meridione postunitario: “La ‘scoperta’ del Mezzogiorno e il brigantaggio”. In queste virgolette sembra doversi leggere una critica al punto di vista del Nord, forse un’accusa di pregiudizio e incomprensione.

Rispetto all’assoluta centralità della storia politica, affermata nel paragrafo introduttivo del programma, risaltano, sia per l’Ottocento che per il Novecento, due eccezioni. Ampio spazio viene dato all’industrializzazione:

 

La rivoluzione industriale. L’industrializzazione in Inghilterra e la sua diffusione nell’Europa occidentale. Le macchine. La fabbrica e la nascita della classe operaia. La prima meccanizzazione agricola e la crescita della produzione. L’urbanesimo. Le ferrovie e il battello a vapore. L’irrompere della modernità nella vita quotidiana: sistema fognario, acqua corrente, pavimentazione stradale, trasporti, illuminazione a gas. I nuovi mezzi di comunicazione: il telegrafo, il giornale politico, la fotografia.

 

Il mondo di fine Ottocento. … Una seconda rivoluzione industriale: chimica, elettricità, la scoperta dei primi farmaci. Il commercio mondiale dei cereali e la fine delle carestie. Il primo cibo in scatola.

 

Il secolo americano e la società di massa. …. La produzione di massa e la società dei consumi: la Ford T, la radio, gli elettrodomestici

 

verso il nuovo millennio. … La crisi del modello fordista e dell’economia keynesiana. La rivoluzione telematica e la finanziarizzazione dell’economia.

 

Questo insieme, per quanto disorganico e con importanti lacune, come l’aviazione e l’energia nucleare, può delineare un capitolo o un filo rosso sulla modernizzazione industriale.

Lo stesso vale per la storia delle donne, della famiglia e di genere, che qui assume consistenza. Leggiamo infatti:

 

la trasformazione dell’Europa. La protesta romantica e un nuovo sentimento dell’individuo e della natura. Una nuova idea dell’amore e del legame tra i sessi. Verso la famiglia moderna. Nuove personalità e figure femminili (Madame de Staël, le sorelle Brontë, George Sand).

 

il mondo di fine Ottocento. … Nascita del primo movimento femminile.

 

il secolo americano e la società di massa. … Hollywood e i nuovi modelli di genere.

 

Guerra e dopoguerra in Europa. … Le donne tra guerra e dopoguerra;

 

l’Italia democratica. … Il referendum monarchia-repubblica e il voto alle donne.

 

L’Italia dal ‘68 a Mani Pulite. Il ’68 e la critica dei valori ‘borghesi’ e l’avvento di nuovi costumi. Uomini e donne negli anni ’70 tra grandi riforme sociali (divorzio, Statuto dei lavoratori, Servizio sanitario nazionale, nuovo diritto di famiglia) e terrorismo.

 

A proposito di quest’ultimo punto si notano due elementi: le virgolette (a cui gli autori ricorrono spesso allusivamente) all’aggettivo borghesi, che fanno intendere una critica al movimento del ’68; nonché l’affiancare riforme sociali (e di diritti civili, aggiungo) e terrorismo, come se fossero le due facce della stessa medaglia.

 

Il Novecento

La parte del programma relativa al Novecento si apre, a differenza delle altre, con una avvertenza metodologica particolare:

 

Da un punto di vista metodologico, ferma restando l’opportunità che lo studente conosca e sappia discutere criticamente anche i principali eventi contemporanei, è tuttavia necessario che ciò avvenga nella chiara consapevolezza della differenza che sussiste tra storia e cronaca, tra eventi sui quali esiste una storiografia consolidata e altri sui quali invece il dibattito storiografico è ancora aperto.

 

1969 L’ultima affermazione non può certo essere condivisa: il dibattito storiografico è aperto, e continuerà ad esserlo, su tutte le epoche storiche. Si sente qui un’eco del disagio nei confronti dell’insegnamento della storia contemporanea, che ha caratterizzato per decenni intellettuali e politici di destra.

Col Novecento finalmente compaiono come protagonisti Stati non appartenenti all’Occidente. Il primo è il Giappone: “L’emergere del Giappone e la guerra russo-giapponese”. E di nuovo più avanti, nel nucleo tematico il mondo tra le due guerre, troviamo “l’espansionismo giapponese in Asia”. Dopo la Seconda guerra mondiale è la Cina ad affermarsi sulla scena, dapprima con “la vittoria comunista in Cina e la guerra di Corea”, e poi a chiudere il programma con “la svolta cinese, nuovi equilibri geopolitici”. Vengono menzionate anche “la decolonizzazione in Asia e in Africa” e “l’indipendenza dell’India”, nonché il Vietnam e l’Algeria, con un esplicito punto di vista occidentale: “le sconfitte delle potenze occidentali: Indocina (Vietnam) e Algeria”.

  

 

 

 

Fra i nuclei tematici che tracciano il percorso della storia d’Italia nel Novecento troviamo questa narrazione sull’ascesa del Fascismo:  

 

Mussolini alla conquista del potere. Il biennio rosso: disordini sociali e massimalismo socialista. Le elezioni del ’19. La reazione fascista e lo squadrismo agrario. La paralisi parlamentare. L’incapacità repressiva degli apparati statali. L’abilità tattica di Mussolini, la marcia su Roma e la maggioranza liberale-popolare-fascista. La legge Acerbo e la vittoria elettorale del 1924. Il delitto Matteotti e il fallimento dell’Aventino. La svolta autoritaria del 3 gennaio.

 

A parte l’insistenza, ancora una volta, su dettagli ovvi, presenti in ogni narrazione manualistica, si nota la sottolineatura dell’abilità di Mussolini, definizione del tutto superflua e di incerta connotazione.

Alla fine della Seconda guerra mondiale troviamo poi: “Il dramma del confine orientale, le foibe”. È questo l’unico punto del testo in cui compare un sostantivo emotivamente carico per definire un evento storico; non lo si trova neppure a proposito della “sterminio degli ebrei”. Averlo inserito solo in questo caso appare l’influsso dello spirito della legge sul Giorno del Ricordo, che della complessa vicenda del confine orientale ha messo in luce solo i crimini jugoslavi e non anche quelli commessi dagli italiani9.

 

Conclusioni

Questo lista così dettagliata di contenuti fa pensare, come ha notato Antonio Brusa commentando la prima bozza10, all’indice di un manuale, con un deciso intento prescrittivo. È un intento del resto ribadito dalla sottosegretaria Paola Frassinetti il 27 maggio scorso durante un convegno alla Camera promosso dall’Associazione Italiana Editori11. I manuali hanno un ruolo fondamentale, anche se certo non esclusivo, nell’insegnamento, e che gli autori e le case editrici debbano seguire i programmi è ovvio, ma bisogna vedere in che modo lo fanno, sviluppando il loro peculiare approccio storiografico e didattico. In questa lista non c’è nulla di più e di diverso di quanto non ci sia già in un qualsiasi manuale per i licei. Piuttosto, c’è parecchio di meno, perché l’impostazione centrata sull’Occidente e sull’Italia ha tagliato le informazioni sul resto del mondo presenti, seppur in varia misura, nei manuali, anche per impulso del programma precedente, che, pur avendo un approccio eurocentrico, allargava di tanto in tanto l’orizzonte della narrazione:

 

È utile ed auspicabile rivolgere l’attenzione alle civiltà diverse da quella occidentale per tutto l’arco del percorso, dedicando opportuno spazio, per fare qualche esempio, alla civiltà indiana al tempo delle conquiste di Alessandro Magno; alla civiltà cinese al tempo dell’impero romano; alle culture americane precolombiane; ai paesi extraeuropei conquistati dal colonialismo europeo tra Sette e Ottocento, per arrivare alla conoscenza del quadro complessivo delle relazioni tra le diverse civiltà nel Novecento12.

 

Peraltro, se da questo terzo paragrafo del programma, fin qui esaminato, torniamo indietro a leggere il secondo, Linee generali e competenze, troviamo una curiosa contraddizione. Infatti leggiamo:

 

Lo studente dovrà conoscere anzitutto i principali tratti della storia politica, istituzionale e culturale dell’Occidente. Dovrà altresì essere in grado di riconoscere le caratteristiche delle civiltà più significative collocandone i percorsi storici entro un quadro comparativo di lungo periodo.

 

La seconda frase è totalmente smentita dalla lista dei contenuti, che non consentono certo allo studente di formarsi questo “quadro comparativo di lungo periodo” di altre civiltà. La contraddizione si spiega con la necessità di coordinare in qualche modo il programma di storia con uno dei principi basilari dell’intera riforma. Infatti, fra le otto competenze da conseguire al termine del secondo ciclo di istruzione, che sono elencate nella Premessa generale e sono coniate sul modello europeo13, l’ultima, la “competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturali”, prevede un obiettivo, che esplicitamente riguarda il confronto fra la cultura italiana ed europea le culture non europee:

 

Acquisire gli strumenti necessari per confrontare gli aspetti fondamentali della cultura e della tradizione letteraria, artistica, musicale, filosofica, religiosa italiana ed europea - conosciuti attraverso lo studio delle opere, degli autori e delle correnti di pensiero più significativi - con quelli di altre tradizioni e culture.

 

A questo punto la decisione sta nelle mani degli autori e degli editori. Possono seguire pedissequamente la lista dei contenuti e solo quella, oppure tener conto anche delle Linee generali e competenze, e lasciare così quelle parti di storia extra-europea che già ci sono. Insomma, i manuali possono anche restare tali e quali, nel pieno rispetto del dettato ministeriale. Se dunque verrà mantenuta un’apertura sul resto del mondo, auspicabilmente anche maggiore di quella attuale, gli studenti avranno un quadro della storia più ampio, più critico e aggiornato storiograficamente, e non costruiranno sull’ignoranza la propria visione del passato e del presente.

 


Note

1 Alessandra Ricciardi, Valditara: ecco i nuovi Licei, più libri e identità, ItaliaOggi, 24 giugno 2026.

2 Indicazioni per i licei: storia al classico (Testo trasmesso al CSPI)

Ernesto Galli della Loggia, Emerito di Storia contemporanea, Istituto di Scienze Umane, Scuola Normale di Pisa, ha coordinato il gruppo composto dai seguenti esperti: Cinzia Bearzot - P.O. di Storia greca, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; Giovanni Belardelli - già P.O. di Storia delle dottrine politiche, Università degli Studi di Perugia; Silvia Capuani - Docente Istituto di Istruzione Superiore, Roma; Elvira Migliario - P.O. di Storia romana, Università degli Studi di Trento; Marco Pellegrini - P.O. di Storia moderna, Università degli Studi di Bergamo; Federico Poggianti - Ricercatore di Storia contemporanea, Università Telematica Pegaso; Adolfo Scotto di Luzio - P.O. di Storia contemporanea, Università degli Studi di Bergamo.

4 Il testo mi è stato cortesemente comunicato dal presidente della SISMED Francesco Panarelli

5 Luigi Cajani, La storia per i licei secondo la commissione Valditara, ovvero: la forza (e la debolezza) della tradizione, “Historia ludens”, 27 aprile 2026.

6 Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Decreto 7 ottobre 2010, n. 211: Schema di regolamento recante «Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all’articolo 10, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, in relazione all’articolo 2, commi 1 e 3, del medesimo regolamento.», Gazzetta Ufficiale, n. 291, 14 dicembre 2010, Supplemento ordinario n. 275/L.

7 Luigi Cajani, Il "Romanzo di Alessandro" e la Riforma Valditara, “Historia ludens”, 30 dicembre 2025.

8 Antonio Brusa, “Consolidatissima tradizione”. La storia nella bozza delle Indicazioni, in R. Palermo (a cura di), Indicazioni 2026 per i licei: letture critiche, Edizioni Gessetti Colorati, Ivrea, 2026, pp. 57-68, qui p. 66.

9 L. 30 marzo 2004, n. 92: Istituzione del «Giorno del ricordo» in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale e concessione di un riconoscimento ai congiunti degli infoibati, Gazzetta Ufficiale, Serie Generale, n. 86, 13 aprile 2004.

10 Brusa, “Consolidatissima tradizione”, p. 64.

11 Nuove Indicazioni nazionali, Frassinetti: ‘Tempi certi per l’adeguamento dei libri di testo’, “TuttoscuolA.com”, 28 maggio 2026.

12 Vedi nota 6.

13 Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea n. 2018/C 189/01 del 22 maggio 2018 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente, recepita nel Decreto Ministeriale n. 14 del 30 gennaio 2024.

 

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