divulgazione storica

  • Autore: Susy Cavone


    Un ragionamento didattico su quei luoghi comuni e quelle chiusure mentali, che impediscono alla Preistoria di diventare Storia dell’Umanità.

     

    La Preistoria è Storia

    «Se la storia è regolata dal tempo, non sembra possibile - o quanto meno bisogna discuterne - che vi sia un tempo fuori della storia».

    Con queste parole Giancarlo Susini iniziava il suo intervento Preistoria e Storia durante il XIII° Congresso Internazionale delle Scienze Preistoriche e Protostoriche, tenutosi  a Forlì nel 1996*. Mostrava, poi, come la preistoria applicasse gli identici criteri di studio della ricerca archeologica e che la storia adopera per la ricostruzione degli eventi passati. Nonostante ciò, concludeva «la preistoria risulta pressochè pacificamente considerata come anticamera della storia».

    Da studentessa in Lettere e Filosofia  rimasi colpita da quelle parole. Ascoltavo uno studioso che rivendicava alla Preistoria un riconoscimento epistemologico, mentre nei luoghi della mia formazione universitaria gli esami di preistoria (Paletnologia- Preistoria e protostoria europea- Storia delle civiltà preclassiche) non erano contemplati fra gli esami obbligatori di storia da sostenere. Si trovavano  in elenco fra i complementari o quelli a scelta dello studente. Ciò giustificava le lezioni semideserte, frequentate da una decina di “aspiranti archeologi dell'età della pietra” o “preistorici amatoriali”.

    Erano gli anni '90. Venti anni dopo riuscii a laurearmi, con una tesi proprio sull’insegnamento della Preistoria, nella quale ebbi modo di esaminare una grande quantità di libri di testo1. Ne ricavai la consapevolezza che questa contrapposizione fra storia e preistoria dura ancora oggi. Ancora oggi, per molti insegnanti e editori, la Storia, quella “vera”, è quella legittimata dalle fonti scritte. Lo si vede dai manuali scolastici che intitolano i capitoli relativi alla preistoria con affermazioni didatticamente e storicamente discutibili come: «La storia prima della Storia», «L’alba dell’uomo» e così via. Lo si vede nei media, che spesso veicolano immagini e contenuti fortemente stereotipati. Lo si è visto nei programmi Moratti (2003), che separavano la preistoria dalla storia, confinando la prima in una sorta di limbo giocoso in terza elementare, mentre la “vera storia” comincia in quarta: una pratica che continua imperterrita, nonostante i programmi del 2007 e del 2012 abbiano posto rimedio a quello scempio. Lo si vede nei programmi delle Superiori, promulgati da Gelmini (2011), che eliminano la Preistoria dai contenuti imprescindibili. Un consiglio (uno dei pochi) bellamente seguito da molti istituti, che iniziano lo studio della storia con le società del Vicino Oriente.

    Un possibile straordinario laboratorio formativo

    Eppure quelle fonti materiali (dipinti rupestri, utensili in selce, legno, osso,  reperti ceramici e sepolture), spesso considerate accessorie o meramente illustrative dagli insegnanti, sono dei potenti strumenti di apprendimento storico, in quanto aprono il discente verso infinite possibilità logico-cognitive.

    I “cocci o i sassi” dimostrano la loro funzionalità, ma soprattutto la grande fecondità didattica, se vengono opportunamente interrogati attraverso le logiche processuali della ricerca archeologica che si basano sull’analisi visiva dell’oggetto (Cosa vedo?), sulle ipotesi soggettive/oggettive realizzate attraverso l’analisi dei reperti esaminati (Potrebbe rappresentare....  Aveva quella fisionomia, quindi...), sulla collocazione storica (In che periodo può aver vissuto?), sulla contestualizzazione geografico - ambientale (Come viveva? In quale ambiente? Dove è stato ritrovato? Da quale luogo può provenire?) e sugli aspetti di vita quotidiana (Cosa mangiava? Di cosa si occupava?); fino ai più rarefatti aspetti della vita mentale (che cosa poteva rappresentare? Per costruire questo oggetto, quali algoritmi mentali occorre seguire?).

    Un deludente deposito di stereotipi

    In luogo di potenziare questi aspetti formativi, la divulgazione (e la didattica, conseguentemente) sembrano adagiarsi su conoscenze facili e scontate. Quelle che non disturbano le idee preconcette. E perché farlo, dal momento che la Preistoria occupa uno spazio così residuale, in un campo, come quello delle conoscenze umanistiche, che è peraltro sottoposto a diversi attacchi in campo educativo?

    «La scienza progredisce ma la divulgazione fatica a stare al passo2 » - afferma Cinzia del Maso - e questa mancata simbiosi è estremamente evidente nell’ambito della scienza preistorica. Lo dimostra, per esempio, l’immagine tradizionale (Fig.1) di un’unica, lenta e continua linea di discendenza, nonostante la comunità scientifica abbia consolidato l’immagine del “cespuglio”, ovvero un’evoluzione ramificata e complessa, della quale continuamente si scoprono nuove branche, fra le quali si cominciano a ipotizzare incroci un tempo impensabili.

    Fig.1

     

    La nascita e la divulgazione di questi stereotipi è imputabile anche al mancato bilanciamento fra la ricchezza delle informazioni scientifiche, la loro rapida trasformazione e la relativa rigidità dei sistemi di comunicazione scolastica e no.

    I libri di narrativa che trattano la preistoria, per esempio, spesso oppongono un Paleolitico maschile freddo e sanguinario (Fig. 2) in cui i protagonisti sono bambini dai quattro ai nove anni3  (Fig.3) biondi con gli occhi azzurri e cacciatori in erba, ad un Neolitico femminile, caldo e pacifico (Fig. 4) nel quale solo le bambine4  sembrano popolare i villaggi e svolgono la principale attività quotidiana, la lavorazione dell’argilla.

    Fig.2

     

    Fig.3


                      

                                                                

     

     

     

     

     

     

     

    Fig. 4

    Nella comunicazione mediatica le cose non sembrano molto migliori.

    L’uomo preistorico risulta quasi sempre seminudo e muscoloso, talvolta anche lui biondo naturale dagli occhi azzurri (Fig. 5-6) (come nel film 10.000 B.C.5). E’ un impavido cacciatore. Mangia unicamente carne cruda, armato  di clava. Usa armi non propriamente preistoriche, e non di rado convive con dinosauri, dei quali è di volta in volta amico o nemico. La donna è succube dell’uomo e allo stesso tempo l’oggetto dei suoi desideri. Prosperosa (Fig.7) (come nella pellicola cinematografica degli anni '60 One Million Year BC6 ), dalle forme perfette, indossa abiti preistorici prêt-a porter. Le tocca volentieri la sventura di essere rapita, persino nei videogiochi più recenti.

          

    Fig.5

              

    Fig.6

     

    Fig.7

     

    Manuali poco aggiornati

    D’altro canto, l'analisi di diversi manuali scolastici porta a risultati ugualmente sconfortanti. Qui troviamo, in gran quantità, quegli stereotipi “colti” 7 (come li ha definiti Antonio Brusa), che navigano nella manualistica come relitti di concezioni un tempo scontate, ma successivamente gettate nel cestino dalla comunità scientifica. Molti manuali scolastici recenti rivelano un aggiornamento dei testi fermo a qualche decina di anni fa. Un esempio frequente è il modo con il quale viene definito homo habilis.  "Il nome habilis è dovuto alla capacità di questi individui di costruire strumenti rudimentali di pietra, grezzamente lavorata e scheggiata ad angolo vivo (chiamati choppers)". Così scrive un manuale, che evidentemente ignora come la varietà degli  strumenti (punte, bulini, grattatoi e raschiatoi) realizzati dall’homo habilis e rinvenuti nei maggiori siti archeologici dimostri un’accurata e complessa lavorazione della pietra); e, peggio ancora, sembra ignorare il fatto che anche altre specie, come alcune australopitecine, erano capaci di costruire strumenti.

    Altrove, leggo un esempio riferito al Neolitico:"Nel villaggio le case erano tutte dello stesso tipo e della stessa grandezza…."8 .  Eppure: noi conosciamo planimetrie rettangolari o subellellittiche le cui dimensioni oscillavano dai 7x 4,5m ai 15x 8m (Villaggio di Rendina, Balsignano, Catignano, Casal del Dolce), con densità variabile dai 50 agli  80 mq.).

    In altri manuali trovo che l’homo sapiens proviene dal Medio Oriente; che gli artigiani del ferro sono i primi artigiani specializzati della preistoria e le città rappresentano il simbolo della civiltà umana. La caverna rimane per molti l’unità abitativa principale della preistoria. E’ un luogo che intriga gli autori per il suo carattere misterioso, ma soprattutto per gli inattendibili paralleli storico-etnografici fra popolazioni preistoriche  e tribù odierne, tanto cari alla manualistica di inizio secolo e  che ancora impediscono la diffusione di una visione planetaria di una “Storia dell’umanità”. Occorrebbe chiedersi perché in questi manuali  non si legge per esempio di un Paleolitico della Melanesia. Delle pitture rupestri australiane di 22.000 anni fa e della prima colonizzazione umana dell’America dell’homo sapiens prima di Cristoforo Colombo. Di una domesticazione di animali e piante in Cina, in Messico o nelle Ande peruviane. Del villaggio di Ertebölle (Danimarca) che, già durante il Mesolitico, sperimentava le prime tecniche di fabbricazione delle ceramica.

    Arretratezze e chiusure mentali che impediscono agli allievi e ai professori (purtroppo non solo italiani) di entrare nella storia dell’umanità, attraverso quella porta formidabile che è costituita dalla Preistoria.

    *Ci trovavamo a quel convegno, un folto gruppo di studenti di Preistoria e Didattica della Storia dell’Università di Bari, per una relazione sulla Didattica della Preistoria, nella quale sintetizzavamo i risultati dei lavori del gruppo che diventò poi Historia Ludens.

                                 
    NOTE

    * Ci trovavamo a quel convegno, un folto gruppo di studenti di Preistoria e Didattica della Storia dell’Università di Bari, per una relazione sulla Didattica della Preistoria, nella quale sintetizzavamo i risultati dei lavori del gruppo che diventò poi Historia Ludens.

     

    1. CAVONE T., (2012), La didattica della Preistoria, Facoltà di Lettere, Bari.

    2. DAL MASO C., Il problema del bush . Preistoria, comunicazione e senso comune in L. SARTI, M.TARANTINI (a cura di), Evoluzione, preistoria dell’uomo e società contemporanea, Carocci, Roma,2007,p.157.

    3. KURTÉN B. (2002), La danza della tigre, Muzzio, Padova.
    4. GAY M. (2006), Cropetite, Ecole des Loisirs Edition, Paris.
    5. 10.000 A.C  (WARNER HOME VIDEO 2008),  film d’avventura, regista Emerich Roland, protagonisti Steven Strait e Camilla Belle.
    6. One Million Year BC  (HAMMER FILMS, 1966, Gran Bretagna), celebre commedia degli anni’60 con Raquel Welch come protagonista; Regia di Don Chaffey, remake del 1940 di una commedia hollywoodiana.
    7. BRUSA A. (2007),  David e il Neandertal. Gli stereotipi colti sulla preistoria, in L. SARTI, M. TARANTINI (a cura di), Evoluzione, preistoria dell’uomo e società contemporanea, Carocci, Roma,  pp. 45-63.

    8. R.AIROLDI, R.MORGESE, G.MOROTTI,I favolosi quattro, vol 3, 2006, pag.170.                                          

     

    OPERE CITATE

    AA.VV.,  Il tempo e la memoria,  vol.1, 1989,  pag.34.
    A.D’ITOLLO, L’ombra di Argo, vol 1, 2009,  pag.15.
    BRUSA A. (2007),  David e il Neandertal. Gli stereotipi colti sulla preistoria, in L. SARTI, M. TARANTINI (a cura di), Evoluzione, preistoria dell’uomo e società contemporanea, Carocci, Roma, pp. 45-63.
    BRUSA A.,VENTURA V., IANNONE M., DE BELLIS M.P., PALMIERI C., CAVONE T., Fare e capire. Osservazioni didattiche sull’archeologia sperimentale, in “Abstracts. The Sections of the XIII° Congress U.I.S.P.P”, vol.1, A.B.A.C.O., Forlì (8-14 settembre 1996), pp.550-554.
    DAL MASO C., Il problema del bush . Preistoria, comunicazione e senso comune in L. SARTI, M.TARANTINI (a cura di), Evoluzione, preistoria dell’uomo e società contemporanea, Carocci, Roma,2007,p.157.
    GAY M. (2006), Cropetite, Ecole des Loisirs Edition, Paris.
    KURTÉN B. (2002), La danza della tigre, Muzzio, Padova.
    LEROI GOURHAN A.,  Los Cazadores de la Preistoria,  Orvis, Barcelona, 1985, p.15.
    R.AIROLDI, R.MORGESE, G.MOROTTI, I favolosi quattro, vol 3, 2006, pag.170.SUSINI G. (1996),  Preistoria e storia, in AA.VV., Oltre la pietra. Modelli e tecnologie per capire la storia, in Atti XIII° Congresso U.I.S.P.P., vol.3, A.B.A.C.O.,  Forlì (8-14 settembre 1996), pp. 67-73.
    R.AIROLDI, R.MORGESE, G.MOROTTI, I favolosi quattro, vol 3, 2006, pag.170.

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