rimozione statue, razzismo sistemico, memorie contestate, rifunzionalizzazione statue, monumento Colombo

  • di Steven Stegers, Marie-Louise Ryback-Jansen

    Questa settimana, attivisti in tutta Europa e negli Stati Uniti hanno sfregiato statue di personaggi storici perché associate con colonialismo, imperialismo, schiavismo o razzismo. Riusciranno questi atti simbolici a portare i cambiamenti strutturali e sistematici di cui abbiamo bisogno?
    10 giugno 2020, L’Aja/Berlino

    Un enorme movimento ha preso piede in tutto il mondo, innescato dalla morte di Georg Floyd e infiammato dalla pubblica indignazione di fronte a razzismo strutturale e violenza da parte dei corpi di polizia. Statue che, per il pubblico medio, erano semplicemente parte del paesaggio, sono state vandalizzate, ribaltate, calpestate e – nel caso della statua di Colston a Bristol – trascinate per le strade e gettate nelle acque del porto. Sembrerebbe che queste azioni abbiano portato anni di dibattiti su queste statue a una brusca conclusione: le statue devono cadere. Ma è davvero questo il modo più efficace per raggiungere lo scopo delle manifestazioni?

    Eroi o malfattori?

    Appena dopo la rimozione di Colston, un manifestante ha appeso uno striscione alle porte dell’Oriel College, a Oxford. Il messaggio? “Rhodes, sei il prossimo” (Cecil Rhodes è il colonizzatore dell’attuale Zimbambwe). Migliaia di manifestanti stanno chiedendo la sua rimozione mentre scriviamo questo pezzo. La natura transnazionale e l’ampio respiro del messaggio sono chiari. In Virginia, abbiamo visto i manifestanti dare fuoco alla statua di Cristoforo Colombo, per poi buttarla in un lago. Proteste simili hanno raggiunto vari paesi con un passato di razzismo, imperialismo, colonialismo – Cecil Rhodes in Sud Africa, James Cook in Australia, Re Leopoldo II in Belgio, Colombo in Argentina, e monumenti Confederati negli Stati Uniti, solo per fare qualche esempio.

    Molti di questi personaggi storici sono stati onorati con statue e altri monumenti per le loro azioni eroiche, atti filantropici, o altre conquiste, senza tener conto delle violazioni dei diritti umani che hanno commesso per realizzare le loro imprese. Erette per ricordare e glorificare le conquiste e la ricchezza che hanno portato fama ai propri paesi, oltre che a loro stessi, le ingiustizie compiute da questi “eroi” restano spesso taciute, ma non per tutti. Per molti, queste statue rappresentano profonde ingiustizie e disuguaglianze, sistematiche e strutturali, radicate in un passato di schiavismo, colonialismo, ed imperialismo.

    Distruggere è l’unica soluzione?

    Di tutte le misure che si possono mettere in atto per protestare contro statue cosi controverse, la rimozione e la distruzione sono le più estreme. Esistono, in fatti, soluzioni in situ, che facilitano discussioni importanti da un punto di vista educativo e contribuiscono a promuovere la consapevolezza degli errori del passato. L’aggiunta di apposite didascalie o di elementi al complesso monumentale, o la creazione di “contro-monumenti”, possono aiutare a sottolineare il contesto, promuovendo dibattiti o discussioni. La statua di Josephine Bonaparte sull’isola di Martinica, eretta nel 1856 per onorare l’imperatrice Francese nel suo paese natio, è stata decapitata più e più volte negli ultimi decenni a causa delle sue presunte azioni per convincere Napoleone a restaurare lo schiavismo. Ad oggi, la statua rimane senza testa e macchiata di pittura rossa, un simbolo del ruolo e delle colpe della Francia nella tratta degli schiavi. Nel 1956, durante una rivoluzione in Ungheria, più di centomila manifestanti distrussero una famosa statua di Joseph Stalin, lasciando solo due enormi stivali. Nel Memento Statue Park (Parco delle Statue) di Budapest, oggi, è possibile visitare un monumento a questi stivali vuoti, ricordo dell’occupazione sovietica.

    fig1

    Fig. 1 La statua decapitata di Josephine Bonaparte a Fort-de-France, Martinique. (Terrazo, CC BY 2.0)

    In Paraguay, una statua di Alfredo Stroessner, il cui regno del terrore durò dal 1954 al 1989, è stata schiacciata fino a diventare un enorme blocco, con volto e mani visibili. Lasciata nel posto in cui era stata eretta, ricorda i crimini commessi da Stroessner. Altre soluzioni comprendono, per esempio, lo spostare le statue dentro musei, esponendole assieme a cartelli di protesta, immagini, o video, come parte della stessa esibizione.

    Allo stesso tempo, a volte misure di questo tipo non sembrano sufficienti a coloro che sono indignati dalle uccisioni extra-giudiziarie, dalla violenza della polizia, dal razzismo sistematico contro le persone di colore. Che cos’è la distruzione di oggetti di pietra rispetto alla distruzione di vite umane? La rimozione di statue potrebbe sembrare l’unico atto che rende giustizia alla durezza della situazione.

    Alcune soluzioni politiche

    Ci sono anche persone che non sono parte del movimento, e che hanno deciso di rimuovere le statue in maniera preventiva. Violando la legge dello stato dell’Alabama per la protezione dei monumenti commemorativi, le città di Mobile e Birmingham hanno rimosso statue e monumenti Confederati. L’Università dell’Alabama ha rimosso tutte le targhe che onoravano studenti che avevano servito nell’esercito confederato e ha rilasciato una dichiarazione dicendo che queste “verranno messe in una cornice storica più appropriata”. Mentre scriviamo questo articolo, a Richmond, Virginia, il blocco delle aste per gli schiavi (lo Slave Auction Block: una grande pietra dove si svolgevano le aste degli schiavi) e la statua del famigerato Robert E. Lee sono in fase di rimozione.

    Fig2

    Fig. 2 Gli stivali di Stalin nel Memento Park, Budapest, Ungheria (Ben, CC BY-ND 2.0)

    Altri policy makers hanno deciso di non prendere decisioni affrettate, optando per una fase di ricerca e consultazioni su come trattare i monumenti contestati. In questo senso, è da lodare la decisione del sindaco di Londra Sadiq Khan e delle autorità in Inghilterra, Scozia e Galles, che hanno formato una commissione per valutare i monumenti nelle loro città e regioni. Un processo di consultazioni con un chiaro mandato che includa rappresentanti dei gruppi danneggiati può contribuire ad aumentare la coesione sociale.

    Monumenti simbolici e problemi reali

    Nel lungo termine, la domanda rimane: che cosa si ottiene con la rimozione o la cancellazione di una statua o di un monumento? Questo atto non annulla le rimostranze e i torti alla sua base: e sono queste che dividono la società. Senza un cambiamento strutturale dei sistemi di giustizia, polizia, educazione e del tessuto sociale dello stato, la rimozione di una statua resta una vittoria di Pirro, un atto puramente simbolico. Quando la statua non c’è più, come potremo ricordare al pubblico le ingiustizie del passato e le problematiche a loro connesse, che rimangono? In netto contrasto con la parziale rimozione delle statue, ad esempio, non c’è più nulla a ricordare ai visitatori dell’Università di Cape Town delle problematiche sollevate dal movimento #RhodesMustFall (Rhodes deve cadere). Ogni volta che una statua è rimossa, dovremmo chiederci: che cosa mettiamo al suo posto?
    Ci sono più di ottanta casi in Europa, Africa, Asia, Australia, e nelle Americhe di storie contestate in relazione a un passato e un'eredità di colonialismo, imperialismo, schiavismo, e razzismo, e un numero molto simile quando prendiamo in considerazione l’eredità del fascismo e del comunismo, delle violazioni dei diritti umani e dei genocidi, delle violenze settarie e dei regimi autoritari.

    Coloro che hanno sofferto ingiustizie e ineguaglianza e i loro discendenti stanno chiedendo di restaurare la giustizia. Quando le loro voci restano inascoltate, protestano e dirigono il loro dolore verso i simboli dei loro traumi – le figure che abbiamo messo su un piedistallo. Il fatto che, nelle ultime settimane, a questi manifestanti si siano aggiunti alleati al di fuori delle loro comunità ci porta a sperare che sia possibile ottenere un cambiamento più sostenibile, più a lungo termine.

    La scuola: che fare?

    Educatori, membri della società civile, leader delle comunità. Tutti hanno la stessa responsabilità: aumentare la consapevolezza e facilitare una discussione aperta, un dibattito pubblico sulle eredità storiche contestate. In qualità di educatori, noi sappiamo che la storia non è confinata nelle aule. I fatti degli ultimi giorni rappresentano una preziosa opportunità per dimostrare ai nostri studenti che non si tratta di memorizzare date e nomi: la storia e il modo in cui decidiamo di ricordare sono un processo in continua evoluzione, e hanno un impatto sulle nostre vite che è davvero rilevante. Se falliamo nell’insegnare il passato in modo che sia inclusivo, e rappresenti diverse interpretazioni degli eventi, contribuiamo a mettere a tacere voci preziose, a fomentare i disordini, a fare sì che membri emarginati del pubblico sentano che la loro unica opzione sia rimuovere manifestazioni tangibili di una storia che censura alcuni fatti (nel nostro caso quelli del schiavismo, dell’imperialismo e del colonialismo) in favore di altri. Noi possiamo continuare in questo modo.

     

    Marie-Louise Ryback Jansen è Direttrice del progetto Contested Histories Project, Institute for Historical Justice and Reconciliation
    Steven Stegers è Direttore Esecutivo di EuroClio, the European Association of History Educators

    Ringraziamenti

    Questo pezzo é stato scritto grazie al contributo dei membri dello staff (Andreas Holtberget, Alice Modena, and Catherine Savitsky) e del team che lavora sul progetto “Contested Histories” (Lorraine Besnier, Catalina Gaete, Katria Tomko, and Grace Sahota).

    Esempi di statue che sono state sfregiate (“tagged”), ribaltate, e rimosse dopo la morte di George Floyd.
    United States, Richmond: James Ewell Brown Stuart, tagged, 31/05/20
    United States, Chattanooga: Alexander Stewart, tagged, 31/05/20
    United States, Birmingham: Charles Linn, toppled, 01/06/20
    United States, Richmond: Davis Monument, tagged, 03/06/20
    Belgium, Ghent: Leopold II bust, defaced 03/06/20
    United States, Richmond: Jefferson Davis monument, tagged, 06/06/20
    United States, Richmond: Lee memorial, projection of Drawing of Floyd 06/06/20
    United Kingdom, Glasgow: Boer War memorial, tagged, 08/06/20
    United Kingdom, Bristol: Colston removed, 08/06/20
    United States, Richmond: Carter Wickham, toppled, 08/06/20
    United States, Philadelphia: Rizzo removed 08/06/20
    Belgium, Antwerpen: Leopold II, removed 09/06/20
    United Kingdom, Oxford: Rhodes (at risk of being removed) 09/06/20
    The Netherlands, Rotterdam: Pim Fortuyn (tagged as racist), 09/06/20
    United Kingdom, London: Milligan, removed, 10/06/20
    United States, Richmond: Columbus, thrown in lake, 10/06/20

Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per funzionalità quali la condivisione sui social network e/o la visualizzazione di media. Chiudendo questo banner, cliccando in un'area sottostante o accedendo ad un'altra pagina del sito, acconsenti all’uso dei cookie. Se non acconsenti all'utilizzo dei cookie di terze parti, alcune di queste funzionalità potrebbero essere non disponibili.