storia della città

  • Giocare in città e in classe per sentirsi cittadini a Reggio Emilia

     

    Autori: Marco Cecalupo, Lorenza Franzoni, Valeria Zucchi*
        

    Abstract: “Tutta nostra è la città” è un'esperienza di eco-orienteering urbano condotta ogni inizio anno, tra il 2013 e il 2015, dalla scuola secondaria di primo grado Leonardo da Vinci, nel centro storico di Reggio Emilia, con gli studenti delle prime classi. L'attività sollecita competenze di tipo trasversale: esplorare la memoria dei luoghi e delle persone, orientarsi nel tempo e nello spazio, osservare, risolvere problemi, interagire nel gruppo e con gli estranei, praticare forme di cittadinanza. Al ritorno in classe, il materiale e l'esperienza del gioco possono essere utilizzati per percorrere innumerevoli percorsi didattici. Si forniscono alcuni spunti di approfondimento di carattere interdisciplinare e relativi alla storia locale.

       

    Dal 2013, nel mese di ottobre, la nostra scuola si trasferisce per una intera mattinata nel centro storico di Reggio Emilia  per “Tutta nostra è la città”1 .

    fig 1. Reggio Emilia, la mappa del gioco

     

    E' un’uscita giocosa per scoprire insieme il quartiere e imparare a conoscersi. Divisi in piccoli gruppi, centocinquanta alunni e una quindicina di docenti scorrazzano per le vie, sotto i portici, nei cortili, nei palazzi. Parlano con la gente, leggono cartelli e testi, osservano edifici e paesaggi, e intanto ascoltano, ricordano, registrano, scrivono, fotografano. Insomma, la città diventa un’avventura a grandezza naturale.

    fig 2. Si consulta la mappa

     

    La città caleidoscopio
    Il pretesto è un'attività “ludiforme” - come direbbero gli esperti per distinguerla da un vero gioco – che consiste nell'andare a caccia di risposte a quesiti che riguardano la città e la sua storia.

    fig. 3 Tutta nostra la città, settore Nord Est

     

    Si visitano circa quaranta “luoghi sensibili”, alcuni già noti ai cittadini (il Teatro Valli, la Biblioteca Panizzi, i Musei Civici, la Via Emilia, il Palazzo Magnani, Piazza Prampolini, la Ghiara, la Sala del Tricolore), altri che risultano quasi sconosciuti, (L'Istituto Musicale Peri, l'Anagrafe cittadina, il Palazzetto dello Sport Bigi, la Piazza del Popol Giost, il Monumento ai Partigiani, lo Spazio Gerra, l'Isolato San Rocco).

    fig.4  L'Isolato San Rocco

     

    A volte, si tratta in realtà di incontrare persone, con le quali interagire: il negoziante di cappelli o di strumenti musicali, la fotografa nel suo laboratorio, il barista che espone vedute antiche, la Farmacia Comunale, gli appassionati della montagna.

    fig.5. Foto d'epoca in un bar di Piazza Martiri del 7 luglio

     

    Alcuni luoghi sono più nascosti alla vista, fuori dalla portata della memoria, non funzionali o relegabili nella categoria dei “reperti”. Ma permettono di rappresentare la forma e le funzioni urbane del passato e del presente, solo se “osservati”. Si scopre così che via Roma è il decumano di Regium Lepidi; che scorreva un fiume navigabile dove ora c'è Corso Garibaldi e un canale dove c'è Piazza Fontanesi; che la legna dalle montagne arrivava alla porta della città in Piazza XXIV maggio e, dalla parte opposta, la Porta Santa Croce va verso il fiume Po; che la Sinagoga si trovava nel ghetto ebraico e Benedetto e Lina, abitanti in via Emilia san Pietro, sono stati sterminati ad Auschwitz; che c'erano le mura dove ora ci sono i viali ad alto scorrimento del traffico e stanno costruendo un mega parcheggio sotto Piazza Vittoria.

    fig. 6 La Sinagoga

    Dall’uscita si torna con informazioni, esperienze, immagini, idee e riflessioni. Soprattutto si ritorna contenti e consapevoli che la città è un caleidoscopio che non finisce di stupire e che s’imparerà a conoscere sempre meglio ogni giorno, proprio andando a scuola.

        

    La scuola fuori dalla scuola

    Facciamo un passo indietro. La “Leonardo da Vinci” dieci anni fa rischiava la chiusura per ridimensionamento. Situato ai margini del centro storico, nei pressi del quartiere Stazione, dove vivono molti cittadini stranieri (tra le più alte densità in Italia), l'Istituto perdeva gli alunni di origine italiana e andava trasformandosi in una scuola-ghetto. Grazie anche all'intervento dell'amministrazione comunale, ha avviato progetti e sperimentazioni didattiche (tra le più importanti: la multimedialità, l'interlingua e la musica) che hanno richiamato studenti italiani dalle altre aree della città.

    Negli ultimi anni è in continua crescita (gli studenti di origine straniera sono scesi al 40%) e il gradimento delle famiglie, nei questionari di autovalutazione d'Istituto, è confortante. Le visite guidate, che negli ultimi anni abbiamo sempre trasformato in attività di gioco e ricerca (non solo a Reggio, ma anche a Firenze, Lucca2, Verona, e prossimamente a Strasburgo), sono dunque una piccola porzione, ma significativa, di questo patrimonio di esperienza umana e professionale dell'Istituto.

     

    La storia locale

    Torniamo ora all'attività e alle sue implicazioni con la didattica quotidiana. “Tutta nostra è la città”, riservato alla conclusione delle attività di accoglienza per le classi prime della nostra scuola, fornisce un aggancio per approfondire la storia locale nel quadro più generale del contesto storico ricavabile dai manuali.

    Trovare motivazioni allo studio della storia locale può avviare gli alunni a una maggiore partecipazione alla vita della loro comunità e sviluppare competenze di cittadinanza attiva. Infatti, lavorare insieme per ricostruire e rendere fruibile la storia della città (attraverso elaborati da divulgare sul sito della scuola, per esempio) è un buon banco di prova per lo sviluppo di queste competenze. Inoltre, questo genere di approfondimento è importante per creare senso di appartenenza attiva anche in coloro che, di recente immigrazione, non hanno ancora dimestichezza con il paesaggio urbano in cui si trovano.

    Attraverso la scoperta dei luoghi della città che frequentano, che abitano, che vivono, o che fanno solo da sfondo alla loro vita, gli alunni sono condotti a riflettere sulla possibilità di aggiungere alla memoria collettiva della città anche il loro racconto, apportando la loro personale storia, che arricchisce quella di un patrimonio già stratificato nelle varie epoche. Il percorso sulla storia locale apre, quindi, finestre sulla complessità, rende consapevoli gli alunni delle innumerevoli relazioni storiche, politiche culturali che li circondano.

    fig. 7 La ricerca in biblioteca

    fig.8 La memoria dei luoghi

     

    Le città potenziali

    E’ un percorso che, ben lungi da essere campanilistico, fornisce invece l’idea che i luoghi vengano continuamente trasformati e riutilizzati dalle persone che vi soggiornano per lunghi o brevi periodi.

    Dopo l’attività di orienteering, in classe si possono percorrere diverse strade:

    •    Si può partire dall’analisi delle fotografie che maggiormente hanno interessato gli alunni. Successivamente, si organizza una raccolta ulteriore di materiali, visitando la sezione di storia locale di una biblioteca. L’analisi diretta di questi testi stimolerà il confronto tra le testimonianze del passato e il presente.

    •    Le informazioni acquisite possono essere usate per descrivere lo scenario nel quale ambientare racconti legati a un personaggio, che può accompagnare un ipotetico lettore alla scoperta della città.

    •    Il materiale raccolto è organizzato in una “mappa di comunità”, da arricchire anno dopo anno. Questa pratica, diffusa soprattutto per le realtà eco-museali, è molto utile per interpretare un territorio e comprenderlo nella sua molteplicità di relazioni.

    Alla mattinata del gioco, in questi tre anni, hanno fatto seguito anche numerosi approfondimenti di carattere più interdisciplinare, declinati lungo tutto il triennio della scuola secondaria di primo grado. Qui presentiamo alcuni tra questi percorsi, quelli che - nell'a.s. 2014/2015 - hanno coinvolto maggiormente gli insegnamenti di Lettere (Italiano, Storia, Geografia), ma va ricordato che anche docenti di altre discipline (Geometria, Arte, Musica, Motoria) hanno collaborato o hanno creato unità didattiche legate ai temi o alle competenze sviluppate dal gioco.

    La città è un disegno urbano, da percorrere come una lingua densa di simboli e toponimi in cui si può camminare, ma anche uno spazio per progetti e invenzioni, insomma è perfetta per esercitarsi in giochi geografico-letterari. Coinvolgendo più insegnanti di diverse discipline e con i gruppi formati per l’uscita in città sono state fatte proposte di giochi potenziali (cioè che prendono spunto dalla letteratura potenziale), in qualche modo legati alle attività disciplinari che ogni classe stava affrontando, tra grammatica, narrativa, storia e geografia. Se l’ideazione collettiva è stata rapidissima, il lavoro ha avuto evoluzioni diverse nelle classi, secondo l’impegno necessario per realizzare i vari percorsi, alcuni di poche ore, altri più complessi perché serviva la costruzione o la ricerca sui materiali, tutto questo nel solito affollarsi quotidiano degli impegni scolastici. Li abbiamo chiamati “Giochi da città (per ogni città)”, perché si tratta di modelli didattico-operativi facilmente esportabili in altri contesti.

    Ecco una breve illustrazione dei percorsi e delle loro biforcazioni.

     

    Cartoline
    Ogni viaggio merita di essere fotografato e raccontato con cartoline in fila indiana, una dopo l’altra, così non si perdono e, nel soffietto che si è ottenuto, ogni incontro o scoperta sono stati narrati in ordine cronologico e sono diventati memoria, documento e testimonianza ma anche un classico souvenir.

    fig.9 Le Cartoline

    fig.10 Dettaglio
                                 

    Enigmistica
    Le parole della città si possono incrociare con i punti cardinali, le Basiliche e le fonti, sia quelle d’acqua che storiche. Così è stato inventato uno schema enigmistico, una quadrettatura a scacchiera come una pianta di città romana e con le definizioni sono state offerte contemporaneamente indicazioni per la soluzione dello schema e informazioni sulla città. 

    fig.11 La città incrociata

    In quanto agli acrostici, sono stati preparati con lettere disegnate con cura e in grado di ripercorrere diversi stili.

    fig.12 L'acrostico

     

    Legenda tridimensionale
    Non è detto che le legende debbano essere tutte bidimensionali, così sono state costruite leggerissime indicazioni monumentali tridimensionali, molto dettagliate e che possono essere appese alle carte o utilizzate come simboli di quel che c’è da vedere e sapere. 

    fig.13 La legenda tridimensionale

     

    Queste miniature della città possono stare ovunque, anche su un mobile tra la torre di Pisa e quella Eiffel

    fig.14 La città tridimensionale

    Racconti illustrati  
    La città può ispirare molte storie come esercizi di stile. Il gruppo che si è occupato del racconto verosimile, ha narrato l’avventura in bianco e nero di quattro adolescenti, rimasti soli dopo il drammatico bombardamento del gennaio quarantaquattro, e la loro fuga dal collegio Artigianelli per andareAvanti, insieme tra le immagini delle rovine della città, trovate nell’archivio fotografico della biblioteca Panizzi. Ne è uscita una storia emozionante e molto documentata, tra rastrellamenti, fughe, e poi finalmente l’uscita dalla città verso la campagna, alla ricerca di un lontano parente contadino, cibo e libertà.

    fig.15 Il racconto illustrato Avanti insieme

    fig.16 Avanti insieme (dettaglio)

     

    La città dipinta nei quadri e com’era nelle prime fotografie, è diventata invece lo sfondo della delicata fiabaa colori Emilia e Reggio, che ha recuperato le antiche denominazioni delle piazze, atmosfere mestieri, oltre all’abitudine di intervenire con colori pastello sulle prime immagini fotografiche.

    fig.17 La fiaba di Emilia e Reggio

     

    fig.18 Finale della fiaba

     

    Vero/Falso 
    Non bisogna mai dimenticare che ogni città ha una storia che non è lineare, ma si sviluppa verticalmente, stratificandosi sempre nello stesso luogo, dunque sotto una città ce ne sono molte altre, anche immaginarie. L’agenzia turistica Prodavinci ha, infatti, creato un proprio logo e preparato Percorsi Turistici REfasulli ma intriganti.

    fig.19 Invenzioni turistiche

     

    Si tratta di schede storiche completamente inventate sui principali spazi della città e regolarmente documentate con fotografie vere e falsi documenti, tra cui testamenti e rebus ma anche vere proposte architettoniche per il Palazzetto dello Sport.

    fig.20 Il progetto per il palabigi

    Quindi una città inventata, ma anche inventabile e possibile per i posteri.

     

    Guida per studenti della Leonardo da Vinci 
    La guida è stata scritta per gli studenti che verranno. Contiene informazioni, consigli, raccomandazioni ed è completata da una piccola legenda. In questo progetto hanno lavorato alunni di diverse classi prime, ma non sempre contemporaneamente. Inizialmente ogni studente ha disegnato la sua mappa mentale del percorso casa/scuola e l’ha confrontata con la pianta della città

    fig.21  I percorsi casa-scuola

     

    poi in gruppo hanno riunito le informazioni e “raccontato” il percorso, con possibili deviazioni, indicando dove è più sicuro l’attraversamento, cosa s’incontra e anche dove è possibile sentire il profumo dei fiori e vedere il mutarsi delle stagioni o ammirare scorci che agli adulti spesso sfuggono. Sono indicate anche le possibili soste al negozio di profumi con un diffusore esterno, sono segnalati i negozi specializzati in scarpe da ginnastica e vengono fornite indicazioni alimentari per tutti i gusti, perché se la colazione può essere dolce e al bar, la merenda è tassativamente salata e si compra al forno, anzi nei forni, e di ognuno viene indicata la specialità. Poiché la città è vissuta anche nel pomeriggio, non ci si ferma quando si arriva alla casa più lontana ma si continua verso i parchi, le biblioteche, i centri sociali dove qualcuno va a scuola di cinese o le piazzette dove ci si trova a giocare. Così i percorsi s’incrociano, si sovrappongono e appare un disegno dei quartieri a misura di ragazzi che permette di ampliare la mappa mentale di ognuno.

    fig. 22 La guida della città

     

    I tempi lunghi della città
    La città è come un laboratorio di scavo simulato. Può essere letta “a strati”. E così abbiamo provato a creare una presentazione multimediale stratigrafica della città, dall'età antica ad oggi. Ogni luogo è un documento/monumento.

    fig.23 I tempi lunghi della città

     

    Abbiamo osservato con interesse che ciascun luogo racconta una storia di persistenze e di oblii o, più spesso, di mutamenti di funzione e di significato. Proprio per questa ragione, non è stato facile ricostruire il passato di alcuni spazi ed edifici lontani dalla vita quotidiana degli studenti.

    NOTE

    *insegnanti di lettere alla Scuola secondaria di primo grado “Leonardo da Vinci” di Reggio Emilia

    1. Per una descrizione dettagliata dell'attività si veda M. Cecalupo, Tutta nostra è la città. Eco-orienteering urbano per conoscere il centro storico di Reggio Emilia, in Mundus, n 7/8, 2014, pp. 196-203.
    2. Sulle uscite didattiche, puoi leggere su questo sito M. Cecalupo, G. Febbraro, Il paesaggio, palestra per una cittadinanza attiva (2013). Sull'attività nel centro storico di Lucca, M. Cecalupo, Sulle tracce di un monaco in visita a Lucca (2013).

  • di Antonio Brusa

    Si deve al genio di Arnaldo “Bibo” Cecchini l’idea di una rapida enciclopedia sulla città, fatta di video di una decina di minuti: L’ambiente della specie umana. Vi si parla della definizione della città, della sua storia, delle sue ingiustizie, della sostenibilità, della città come luogo di apprendimento e di gioco, o, infine della città come sistema complesso e al tempo stesso fragile. Un’opera che, penso, potrà essere ben utilizzata nella didattica delle materie geo-storico-sociali.

    Il mio video parla di storia della città. Qui ne riporto l’abstract. Sintetizzare in dieci minuti la storia della città è sempre un’impresa pericolosa. Lo si può fare da tanti punti di vista, tutti inevitabilmente parziali. Vorrei che il mio aiutasse ad aprire qualche discussione in classe.

    01Fig.1: Nel cosmo urbano, ben separato dal mondo esterno, si ordinano le diverse attività cittadine  

    Storia rapidissima della città.

     Secondo la ricostruzione di Mario Liverani, le prime città sumere si caratterizzavano come organismi sociali complessi, che ponevano due problemi di fondo: il governo (chi governa e come governa) e il rapporto con il territorio (chi può far parte della città e chi ne deve stare fuori). Le città affrontarono questi due problemi creando uno strumento politico (il re-dio), uno strumento economico-culturale (il governo attraverso la meritocrazia e l'ideologia) e regolando il dissidio fra inclusione ed esclusione con delle ritualità e con un sistema concettuale che usiamo ancora oggi (il cittadino e il villano; il civile e il barbaro).

    Questo prima sistema urbano resse per duemila anni. Nel 1600 a.C, conobbe il suo crollo con la scomparsa di tutte le città sumere. C’era un terzo problema che quelle città dovettero affrontare: con enormi successi nel breve/medio/lungo periodo, ma con una catastrofe nel lunghissimo. Quello dell'ambiente. L'eccessivo sfruttamento dei suoli produsse una lenta salinizzazione che li rese improduttivi. La terra di Sumer diventò una landa impaludata, interrotta dai resti delle antiche città, e abitata da pescatori e zanzare.

    Questa parabola potrebbe essere lo specchio di una parabola più generale, quella dell’intera storia delle città, così come la vediamo guardandola dall’alto del nostro XXI secolo, nel quale la città sembra aver definitivamente vinto, dal momento che oltre la metà della popolazione umana vive in un qualche complesso urbano.

     

    La città dal cosmo ordinato all'universo caotico

    Cercando dall’alto il punto di partenza di questa storia globale, scorgiamo i primi segni sull’ambiente di un insediamento umano: quelli che i primi agricoltori tracciano con il loro lavoro. Questi furono i segni premonitori della città.

     

    02Fig.2: Il modello di Christaller applicato agli Usa, mostra come le città disegnino un reticolo che interconnette i vari centri urbani e, al tempo stesso, organizza il territorio

     

    Secondo Walter Christaller (un geografo tedesco dell’Ottocento) la città si riconosce quando questa modifica diventa ordinata. L’ambiente viene domesticato, disponendosi in cerchi concentrici intorno alla città, subordinati a una logica economica (il costo del trasporto dei frutti della terra) e merceologica (la loro deperibilità). Christaller scopre questa “grammatica del rapporto fra città e territorio”, osservando le città della Baviera a lui contemporanee. Infatti, dalla loro nascita fino all’età moderna, le città non avevano fatto altro che “disciplinare” l’ambiente. Fino all’avvento della globalizzazione, che ha destrutturato quella grammatica, dal momento che – eccetto i gruppi umani acculturati dalle ideologie salutiste – le popolazioni del mondo non mangiano più a chilometro zero.

    Il pianeta terra è diventato l’ambiente unico della città globale, forse caotico, forse organizzato secondo logiche che ci sfuggono.

     

    Apocalissi e speranze urbane

     Il secolo XXI, dunque, secolo dell’apocalissi urbana? Concentriamoci su un altro aspetto delle città, quale ci viene mostrato in particolare dagli insediamenti urbani europei a partire dall’XI secolo. Noi sappiamo perfettamente che erano luoghi pericolosi per la vita umana. Insalubri e poco sicuri. Si vive più a lungo in campagna che in città. E parecchio. Lo sappiamo e – come ci dice tanta letteratura popolare – lo sapevano anche allora. Nonostante ciò, masse di contadini non cessavano di abbandonare i più sicuri luoghi natii per recarsi nelle città. Rischiavano la vita, ma li sorreggeva la speranza di cambiarla. Ce lo racconta bene Carlo Cipolla. La speranza di cambiare è stato uno dei motori principali dello sviluppo spettacolare della civilizzazione europea.

     

    03Fig.3: Ben Ibebe, Urban slum Fonte

     

    Se i paragoni e le parabole valgono qualcosa, potremmo pensare lo stesso degli infernali slums che circondano le immense metropoli africane, americane e cinesi. Un luogo dove l’umanità si riversa, sperando. Così Alberto Salza chiude il suo libro più vero, Niente, un libro di antropologia della povertà estrema (che potrete leggere su Historia Ludens).

     

Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per funzionalità quali la condivisione sui social network e/o la visualizzazione di media. Chiudendo questo banner, cliccando in un'area sottostante o accedendo ad un'altra pagina del sito, acconsenti all’uso dei cookie. Se non acconsenti all'utilizzo dei cookie di terze parti, alcune di queste funzionalità potrebbero essere non disponibili.