25 aprile

  • Il mio 25 aprile

    di Antonio Brusa

    Immagine1 Passatempo, 23 aprile 2026

    Questo è Fiumicello, un piccolo corso d’acqua fra le province di Ancona e Macerata. Scorre tranquillo con le sue acque fangose fra due rive alberate, popolate da folle di uccelli che si stanno dando da fare per allietare questa placida giornata di sole. 80 anni fa, proprio qui infuriava la guerra. Sulla riva sinistra erano schierati gli italiani della Nembo, un reggimento di paracadutisti aggregato al Corpo Italiano di Liberazione; più a valle, dopo la confluenza con il Musone, c’erano le divisioni polacche, comandate dal generale Anders. Di fronte a loro, sulla riva destra, si erano appostati i tedeschi. Era la linea “Albert”, una delle tante che i loro generali avevano tracciato sulla carta della penisola per rallentare l’avanzata degli alleati. Questi, ora, puntavano ad Ancona. Dovevano togliere al nemico la possibilità di ricevere rifornimenti da quel porto. Perciò, lo scontro fu accanito. Durò quasi un mese – fra giugno e luglio del ’44 - e, lungo rive che ora guardo, se ne svolse una parte decisiva. Superato questo fiume, infatti, si apriva la strada per Filottrano e Osimo, i centri di comando tedeschi.

    Come tanti episodi di questa guerra, non ci furono solo combattimenti fra soldati regolari. C’erano i partigiani e c’era la repressione. Le fucilazioni non mancavano. Alcune di rappresaglia, altre apparentemente senza motivo, solo per dare una lezione. Filottrano, un paesino dove si erano asserragliate le truppe tedesche, fu dichiarata “città ribelle”, e trattata dagli occupanti come tale.

    2Fig. 2: Compagnia mortai del reggimento “Nembo” e, accanto, la pianta della battaglia di Filottrano.Il Comune ricorda quegli eventi con un sito dedicato, mentre cippi e lapidi segnalano ai cittadini i luoghi degli eccidi e degli scontri armati. Memoria? Per quello che riesco a capire, dal 2005 ad oggi solo quattro cittadini hanno scaricato qualcosa dal sito della battaglia. Io sarei il quinto. Forse non se ne è parlato nemmeno nelle scuole (gli studenti sono scaricatori seriali, quando serve per fare i compiti).

    Peraltro, molti cittadini si devono essere convinti che sono cose passate, che non contano più nulla, perché hanno eletto un sindaco che non pare aver molto in simpatia quelli che sacrificarono la loro vita per liberare la sua città, quando era “ribelle”.

    Così, guardando il Fiumicello, questo piccolo corso d’acqua ignoto ai più, mi convinco che sia riassuntivo dell’intero paese Italia. Un paese dove solo apparentemente infuriano le battaglie ideologiche, perché il vero lavorio si svolge sottotraccia con le punzecchiature dell’Amministrazione. Qui si tolgono i comandi agli Istituti storici della Resistenza, lì si tagliano i fondi ad associazioni che cercano di tenere viva la memoria di quei fatti. Ora si assolvono quelli che fanno il saluto fascista con la motivazione che sarebbe “un riflesso condizionato”, o si mobilitano i genitori di destra per schedare le scuole che non commemorano a dovere la Giornata del Ricordo, mentre il presidente del Senato dichiara che chi difese il nazismo è equiparabile a chi combatté per eliminarlo. Ora, nessuno – nessuno – protesta perché la legge sull’Educazione civica, promulgata dal governo di centro-destra, sancisce il fatto che la formazione del cittadino non debba aver nulla a che vedere con quei momenti fondativi della Repubblica ai quali Aldo Moro l’aveva legata nel 1958.

    E sembra del tutto normale che a Predappio le associazioni dell’ultra destra organizzino un convegno dedicato alla fine dell’Antifascismo.

    Nessun dibattito vero, ma tante piccole punture di spillo, alle quali il corpo della nazione sembra non reagire, come se fosse anestetizzato.

    E così, guardando questo Fiumicello, penso a come era furioso due anni fa, quando la piena raggiunse quasi la cima degli alberi e, a guardarlo dal ponte dove ho scattato la foto, metteva paura. Non so perché, ma l’incazzatura di questo piccolo e placido corso d’acqua mi piace assai.

    Buon 25 aprile a tutti, amici e no, perché la festa della Liberazione è di tutti.

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