di Mario Prignano
Fig.1: Donald Trump si mostra vestito da papaDi Avignone, negli States, ce ne sono tante, pure troppe. Il problema è che non sono città ma per lo più nomi di quartieri, alcune scuole, tantissime strade e perfino una non meglio precisata “comunità immobiliare” a Cumming, Georgia (per ulteriori lumi chiedere a ChatGPT: l’ho appreso lì). Chissà a cosa pensava allora il solerte funzionario del Pentagono quando, come uno studentello finto-secchione ha agitato sotto il naso del nunzio apostolico negli Stati Uniti, il cardinale Christofe Pierre, la minaccia di una novella “cattività avignonese” se la Chiesa non avesse appoggiato l’America che “con la sua forza militare fa quello che vuole”.
Nell’aldilà, Bonifacio VIII avrà pensato sdegnandosi: non è cambiato niente. Filippo IV si sarà sentito sminuito al paragone con il sovrano di un regno lontano e sconosciuto e quindi, per definizione, popolato da gente barbara e inferiore. L’unico che avrà gioito sarà stato Francesco Petrarca, autore (involontario, per la verità) della infelicissima espressione “cattività avignonese”, destinata a una fama tanto duratura quanto incomprensibile e ingiustificata. Ma torniamo al nostro funzionario: in fondo bisogna capirlo.
Il capo dei suoi capi è quello che (ricordate?) il giorno prima del conclave del 7-8 maggio 2025 si fece ritrarre seduto in trono, vestito di bianco con tanto di papalina in testa. Uno così, di fronte al primo papa (vero) a stelle e strisce della storia cosa volete che si aspetti se non benedizioni, solidarietà e tante belle parole per le sue intemerate in giro per il mondo? Invece no.
Fig.2: “Feudalesimo e Libertà” commemora “Lo schiaffo di Anagni” il 14 maggio 2016.La Chiesa, ostinata, continua a condannare la guerra e chi la fa, senza se e senza ma. Si permette perfino di dire che “chi sgancia le bombe non è cristiano”. Che brutta cosa. E allora, eccoti arrivare la convocazione del nunzio al Pentagono. È successo a gennaio, ma solo ora la stampa americana ne ha avuto conferma. A ricevere il cardinale Pierre è il sottosegretario alla Difesa (che da settembre scorso si chiama “alla Guerra” …) Elbridge Andrew Colby. Con lui ci sono alcuni funzionari, tra cui lo scolaretto saccente. Sicuramente conosce la storia dello schiaffo di Anagni, magari l’avrà appresa perché anni fa è andato lì in vacanza, forse si è imbattuto nel ristorante “Lo Schiaffo” o forse in una guida non autorizzata che, pur di compiacere i turisti di bocca buona, non solo gli ha raccontato l’aggressione fisica a Bonifacio VIII ma pure che è avvenuta in cattedrale davanti a tutti gli abitanti del borgo. Non sa, il nostro, che Sciarra Colonna minacciò e intimidì pesantemente il povero Caetani (che infatti ne morì non molto tempo dopo) ma che non ci fu alcuno schiaffo, men che meno con la mano guantata di ferro.
Sarebbe stato bello, colorito, perfetto per una sceneggiatura hollywoodiana (magari l’avranno anche prodotta). Ma non è andata così. Con buona pace del finto-secchione, anche Avignone tutto fu meno che una “cattività”. Non solo i pontefici ci andarono di propria iniziativa, ma si trattò di un periodo di splendore per il papato, che lì seppe ammodernare e potenziare le proprie strutture interne, soprattutto sul piano amministrativo e finanziario. Lui invece butta tutto questo in faccia al nunzio e pensa, l’ingenuo, che qualcuno, oltre oceano e oltre Tevere, possa spaventarsi. La reazione? Arriva, placida, direttamente dalla Sala stampa vaticana: “La narrativa offerta da alcuni organi di stampa non corrisponde alla verità”. Un gigante come Totò avrebbe detto: bazzecole, quisquilie e pinzellacchere. Vallo a spiegare ai gringos.
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