di Marco Mengoli
B-17 è un gioco da tavolo in solitario print&play (acquistabile in .pdf dal sito Wargamevault per meno di 5 dollari) che vuole simulare in maniera semplice e veloce le principali missioni contro obiettivi militari svolte dalle fortezze volanti alleate dall’agosto 1942 al febbraio 1943.
Il gioco, in inglese, ha una struttura semplicissima: per prima cosa si decide se i membri mobili del proprio equipaggio rimangono all’arma cui sono affidati o si spostano per svolgere i propri compiti addizionali (il “Bombardier” si occupa del mitragliatore frontale ma deve anche andare a innescare le bombe trasportate prima dell’arrivo sull’obiettivo; il “Navigator” può sostituirlo, ma se rimane al mitragliatore non può tracciare la rotta adeguatamente e quindi il tempo di percorrenza si allunga, con conseguente spreco di carburante e soprattutto rischio di essere intercettati dai caccia nemici, e così via); si tira un dado per vedere di quante caselle si avanza lungo il proprio percorso verso l’obiettivo da bombardare, cancellando il carburante consumato.
Fig.1: Il percorso verso la ferrovia presso la ferrovia di Sotteville-les-Rouen del 17 agosto 1942 (indicata dal quadrato nero), e ritorno alla base
Se si entra nell’area di difesa nemica si tira un dado per vedere da dove arrivano i caccia avversari, si decide quanti dadi si tirano per abbatterli (ogni dado consuma una parte delle munizioni presenti, quindi non si può sparare a chiunque con tutto come se si fosse Rambo 2) e poi si vede se la difesa ha successo; in caso qualche caccia sopravviva, questo attacca il nostro B-17, che può rimanere danneggiato o addirittura essere abbattuto.
Svolte queste semplici attività si ricomincia da capo per un nuovo turno di gioco.
Fig.2: La plancia principale del gioco, con le caselle in cui inserire i caccia nemici e la loro posizione, il carburante e le munizioni rimaste e i danni subiti.
Un bombardiere in classe
Il gioco, in classe, è stato presentato durante una-due ore di Educazione Civica. La classe è stata sistemata per riprodurre la posizione dei membri dell’equipaggio presenti sulla plancia di gioco e ogni studente ha ricevuto la propria denominazione insieme a una sintetica descrizione del proprio ruolo e delle proprie scelte. I ruoli disponibili nel gioco sono in tutto 10, ma ho aggiunto anche (per coinvolgere tutti gli studenti delle classi in cui l’ho provato) un “responsabile del carburante”, che tenesse sotto controllo le riserve; un “responsabile del diario di bordo”, che facesse la cronaca degli avvenimenti; un “comandante”, che indicasse le priorità da svolgere ogni turno. Per classi più numerose si può pensare di assegnare lo stesso ruolo a più studenti o, ancor meglio, a fare due differenti B-17 impegnati nella stessa missione.
Fig.3: La disposizione dei banchi: il B-17 attende il proprio equipaggio per decollare.Dopodiché si presenta agli studenti il gioco senza specificare troppe caratteristiche della missione: simuleremo attraverso un wargame una missione di bombardamento da parte di un B-17 durante la Seconda guerra mondiale, si spiegano le regole, magari si proietta alla LIM la plancia di gioco, si danno i ruoli e si dice loro cosa devono decidere e quali dati devono tenere (munizioni rimaste, eventuali danni subiti dalla parte dove si trovano) e si parte.
Il gioco viene praticato usando il primo scenario e la modalità facile, quindi è automatico che la missione riuscirà (ma questo non diteglielo): ci sarà però tensione a ogni tiro dei dadi, il carburante si vedrà scendere piano piano, i nemici compariranno, la scelta su quante munizioni utilizzare, la quantità di munizioni delle aree più impegnate che caleranno sempre di più, quel nemico che non si riesce ad abbattere, che ti danneggia e che si posiziona dalla parte opposta per compiere un nuovo attacco, il tempo che sembra limitatissimo per innescare tutte le bombe a bordo, alla fine il passaggio sull’obiettivo, il calcolo delle bombe che si è riusciti a sganciare, il ritorno alla base.
Ed eccoci: missione compiuta! Entusiasmo, risate, i nostri studenti si sentiranno fichissimi.
E quello sarà il momento di fare la domanda fatale: “Lo sapete cosa avete appena fatto?”
Lo shock (positivo)
Insegnando ad Aprilia, e avendo molte famiglie di studenti provenienti dalla Campania, ho scelto di presentare il bombardamento di Napoli del 4 agosto 1943, quello che distrusse il Monastero di Santa Chiara. Ogni docente potrà andare a cercare, in base al luogo dove insegna, la ferita più grande e sentita del proprio martoriato territorio da presentare ai propri studenti.
Oltre a una prima foto di impatto, è fondamentale andare a cercare altre fonti primarie e secondarie per offrire la descrizione più chiara possibile di cosa abbia significato per i civili quel bombardamento: diari, fotografie, articoli di giornale, notizie di archivio sulle distruzioni e sulle vittime. Gli studenti si erano immedesimati con quelli che erano su quei bombardieri, ora dovranno immedesimarsi su quelli che erano al di sotto degli stessi.
Fig.4: Il Monastero di Santa Chiara di Napoli il 3 agosto 1943.
Fig.5: Santa Chiara il 4 agosto 1943.
Il debriefing
A questo punto il docente è libero di discutere coi propri studenti su quanto vissuto da loro: l’attenzione verso il successo della missione, senza considerarne le conseguenze, prima; l’esito vissuto da chi quelle conseguenze invece le ha subite sulla propria pelle, poi.
Durante questa fase alcuni studenti si sono soffermati per esempio sul concetto di distacco che provava l’aviatore che sfilava a centinaia di metri di altezza rispetto al bersaglio e lo ha confrontato con la guerra contemporanea in cui l’uso dei droni non fa che accentuare ulteriormente lo stesso distacco (se prima stavi comunque sorvolando le persone che stavi uccidendo, oggi puoi farlo da migliaia di chilometri di distanza senza più nemmeno la compresenza sul territorio); in altri casi si è ragionato sul numero di morti causati da un bombardamento (e i nomi Hiroshima e Nagasaki sono emersi naturalmente); uno studente era appena tornato dal museo del bombardamento di Dresda e ci ha descritto la sua esperienza.
Risultati
Sarebbe bello scrivere che tutti gli studenti sono usciti rinnovati e cambiati da questa esperienza, ma ovviamente non è così. La prima volta che questo percorso è stato sperimentato, in due ore consecutive di lezione, qualche studente di simpatie nordiste ha subito festeggiato alla notizia di avere bombardato Napoli, distruggendo quella tensione emotiva che si era comunque formata in alcuni loro compagni, e il debriefing è servito in questo caso particolarmente per ricontestualizzare la lezione a un concetto generale (non Napoli, quindi, ma la guerra contemporanea) e passare poi agli esempi che la cronaca continua purtroppo a porci.
Le soddisfazioni maggiori me le ha date invece la classe con cui ho fatto il secondo tentativo, questa volta della durata di un’ora soltanto. Il tempo minore mi ha forse obbligato a tenere un ritmo maggiore sia durante lo svolgimento del gioco che nell’impatto della consapevolezza successivo, fatto sta che, alla maturità svolta pochi mesi dopo, addirittura cinque studenti su dodici di quella classe hanno scelto di portare questa esperienza come testimonianza di Educazione Civica che li ha colpiti maggiorrmente, e soprattutto hanno mostrato come questa attività non li abbia portati a riflettere esclusivamente su quanto avviene durante una guerra ma addirittura a concentrarsi sulle conseguenze che possono avere le proprie azioni senza che noi ce ne accorgiamo, se non ci soffermiamo a pensarci, portando quindi l’esperienza a un livello di coscienza che trascende le materie scolastiche da cui partiva per arrivare a un arricchimento personale.
Invito i colleghi a provare questo percorso in modo da confrontarci sullo stesso nei commenti qui sotto: non è nemmeno necessario partire dal gioco commerciale in inglese da cui sono partito io (anche se il suggerimento per tutti gli anglofoni è di usarlo...), si può produrre un proprio semplice regolamento partendo dagli spunti proposti sopra (metteteci tanti tiri di dado, mi raccomando) e poi vedere come il “colpo di scena” possa diventare un sistema didattico efficace (a patto di non ripeterlo eccessivamente).
Si ringraziano le classi 5 A e 5 B INF 2025/26 della Scuola “Carlo e Nello Rosselli”, fondamentali per la creazione e lo svolgimento di questo percorso, e il prof. Salvatore Adorno dell’Università di Catania che, con il suo invito a preparare un intervento per il corso di educazione alla pace dell’Accademia dei Lincei, mi ha spinto a ragionare su come si possa utilizzare un “gioco di guerra” per la pace.{jcomments off}