intervista impossibile

  • L’intervista impossibile a Ramesse II

    di Marco Mengoli

     

    1Figura 1: il logo del Gruppo Archeologico Bolognese disegnato dal fumettista Giuseppe Camuncoli ispirandosi alla decorazione della cosiddetta “Situla della Certosa”.Le interviste impossibili

    Le Interviste impossibili uscirono come programma radiofonico su Radio 2 in due stagioni, nel 1974 e nel 1975, e raccolsero 84 interviste a personaggi storici scritte da alcuni dei più importanti autori dell’epoca, come Giorgio Manganelli, Umberto Eco, Andrea Camilleri, Guido Ceronetti, Edoardo Sanguineti e Italo Calvino, che fungevano spesso anche da intervistatori, a personaggi interpretati da attori del calibro di Carmelo Bene, Adriana Asti, Milena Vukotic, Romolo Valli e Paolo Poli.

    La prima puntata, l’Attila di Guido Ceronetti interpretato da Carmelo Bene, andò in onda il 1 luglio 1974; per tutta l’estate si susseguirono interviste quotidiane durante i giorni feriali fino al Montezuma di Italo Calvino (anch’esso interpretato da Carmelo Bene) del 6 settembre: L’anno successivo, la seconda stagione iniziò il 1 marzo 1975 con lo Stesicoro di Andrea Camilleri interpretato da Pino Caruso per poi proseguire, con tre puntate alla settimana, fino a maggio 1975. L’intervista a Maria Sofia di Napoli scritta da Leonardo Sciascia venne preparata ma non registrata e venne incisa soltanto 24 anni dopo con Andrea Camilleri come intervistatore e Adriana Asti come ultima Regina del Regno delle Due Sicilie.

    2Figura 2: il termine dell’Intervista impossibile a Vel Kaikna andata in scena al Museo Archeologico di Marzabotto (BO) il 26 aprile 2015.L’editore Bompiani ne fece uscire due raccolte negli anni successivi mentre le puntate vengono ancora oggi replicate e possono essere recuperate attraverso il sito o l’app RaiPlaySound, mentre alcune delle più famose e importanti si possono trovare anche su YouTube.

    Nel 2010 Giuseppe Mantovani, dirigente del Gruppo Archeologico Bolognese, associazione per il volontariato culturale affiliato ai Gruppi Archeologici d’Italia, pensò di recuperare quei testi per trasformarli in uno spettacolo di lettura teatrale che è andato in scena presso musei archeologici come il Civico di Bologna, il Nazionale Etrusco Pompeo Aria di Marzabotto, il Luigi Donini di San Lazzaro di Savena o l’Archeologico di Chianciano Terme, o in manifestazioni ed eventi culturali in Emilia-Romagna. Il successo ottenuto fu tale che vennero prodotte opere originali scritte da Giuseppe Mantovani stesso, come l’intervista a Vel Kaikna, il proprietario della stele funeraria etrusca del Museo di Bologna che presenta l’immagine di una grande nave da guerra, e quella ad Howard Carter, lo scopritore della tomba di Tutankhamon.

    All’interno di questo percorso provai a mia volta a scriverne una anch’io, dedicata a Ramesse II, che è stata messa in scena soltanto una volta, il 27 febbraio 2016 presso il Museo Archeologico di Chianciano Terme. Al suo interno ho inserito alcuni eventi storici del protagonista, come la notissima battaglia di Qadesh o il trasferimento della mummia a Parigi nel 1976 per curarla da un’infezione fungina; il tentativo di rispondere ai principali errori/orrori relativi alla cultura egizia presenti ancora oggi in alcuni testi scolastici e un parallelismo con un importante politico allora in auge. Spero che vi piaccia, vengono da un tempo in cui le Interviste impossibili non erano ancora fatte con le IA (che vanno comunque allenate e preparate adeguatamente per evitare l’effetto “Gladiatore di Ridley Scott”) ma solo con tanta passione, studio e un pizzico di follia.

    Alcune delle messe in scena curate dal Gruppo Archeologico Bolognese possono essere recuperate dal canale YouTube.

    Per un esempio di intervista impossibile prodotta con l’IA.

     

    3Figura 3: il profilo della mummia di Ramesse II fotografato nel 1889, poco dopo la sua scoperta.L’intervista impossibile a Ramesse II

    RAMESSE: Buonasera, state pure comodi, non occorre che vi prostriate. Non ancora... Mi hanno detto di essere qui puntuale, ed eccomi... solo che non vedo quello che dovrebbe intervistarmi.
    Come dite? Chi sono? È possibile che qualcuno non sappia chi sono? Ah, volete sapere bene come chiamarmi... ah, ecco, per venirvi incontro ho tradotto il mio nome nella vostra lingua – anche se suona molto peggio che nella mia, ma cosa volete, sono un sovrano attento al suo popolo, non voglio farvi tagliare naso e orecchie per un errore di pronuncia...
    Dunque, per voi sono “Toro possente amato da Maat; Colui che protegge l'Egitto e sottomette i paesi stranieri; Ricco di anni grande di vittorie; Re del Sud e del Nord Usermaatra, Potente è la Maat del Sole; Setepenra, Scelto dal Sole, Ramses.”Bene, tutto chiaro?
    Proviamo: “Salute a te, o potente...” (gioca col pubblico, cerca di fare loro dire tutto, anche mimando) “Toro possente amato...”

    INTERVISTATORE: (arriva trafelato) Eccomi, eccomi... (ansima). Scusate il ritardo, signor Ram...

    R: “Toro possente amato da Maat; Colui che protegge l'Egitt...”

    I: (sempre ansimando) Posso chiamarla solo Ramses?

    R: La troverei una mancanza di rispetto, in fondo non ho nemmeno preteso che aggiungesse “Amato da Amon, Ramessu”.

    I: (che si sta ricomponendo) Ecco, lo prenderò per un sì. Dunque, Faraone, è pronto per l'intervista?

    R: Ma naturalmente mio suddito, non sarei qui altrimenti.

    I: Veramente io non sono un suo suddito, sono italiano!

    R: (ride) Ma caro suddito, noi Dei non siamo interessati a queste quisquilie su luoghi di nascita o stati e staterelli. Essendo infiniti e infallibili tutti sono nostri sudditi.

    I: E poi cos'è questa storia del “suddito”? La mia nazione ha votato per l'abolizione della monarchia più di settant'anni or sono!

    R: Con risultati straordinari a quanto mi dicono...

    I: E poi cosa vuole saperne lei? Ha vissuto soltanto in Egitto e nei paesi vicini!

    R: Non proprio, mio irrispettoso suddito. Giusto una cinquantina di anni or sono venni invitato, con tutti gli onori, per essere curato a Parigi. Mi fecero un apposito passaporto, mi trasportarono con tutti i comfort su un aereo privato militare e, all'arrivo, la Francia mi onorò come sa onorare tutti i sovrani stranieri in visita: parate militari e schiera di ministri. Fortunatamente non mi onorò come figlio degli dei. A quanto mi dicono, sono un popolo abituato a mozzare il capo a quel tipo di persone.

    I: I francesi vi accolsero in quel modo perché eravate una mummia. I loro princìpi sono libertà, uguaglianza, fraternità. Non accetterebbero più un potere assoluto come quello di cui godeva ai suoi tempi. Posso farvi una domanda?

    R: Tornare dai morti per sentirmi dare dell' “antico” non è proprio rispettoso nei miei confronti; comunque, dimmi pure mio suddito, sono un faraone operaio e posso sopportare le tue mancanze di rispetto.

    4Figura 4: schiavi ebrei al lavoro per il faraone Ramesse II, dal film “I dieci comandamenti” di C.B. De Mille (1956).I: Ecco, gli operai, lei è accusato di avere schiavizzato i poveri Ebrei per fare costruire la sua città, Pi-Ramesse, sul ramo nord-orientale del Delta!

    R: Ebrei, Ebrei… A parte che si trattava di “migranti cananei” e poi, ancora con questa storia degli Egizi, che fanno migliaia di schiavi, che ci fanno fare le piramidi, le città, costringono i clandestini illegali, eppur sopportati, cui avevamo dato un lavoro sicuro a spalancare un mare per fuggire e tutto... Dimmi: chi ha costruito le piramidi?

    I: Gli schiavi.

    R: Sicuro?

    I: Ma certo! Me l'hanno insegnato a scuola: la piramide sociale, il primo gradino formato da un mare di schiavi, lo sfruttamento.

    R: E quando hanno fatto queste piramidi?

    I: Anche questo me l'hanno spiegato a scuola: all'inizio del terzo millennio avanti Cristo ma, secondo alcuni, in realtà molto prima!!!!

    R: E come facevano, gli Egizi, a quei tempi, ad avere tanti schiavi?

    I: Ma non so, non ci avevo mai pensato,... vincendo le guerre?

    R: E con chi le avranno fatte queste guerre, benedetto suddito, cinquemila anni fa, isolati su due lati da un deserto infernale, dove tutti quelli che giravano per il Mediterraneo al massimo costeggiavano su chiatte le coste e dove a sud nessuno era in grado di attraversare le giungle tropicali o le vorticose cateratte? Con gli alieni?

    I: Effettivamente, c'è chi dice anche questo, ma io non ci credo, abbiamo la scienza noi, non crediamo a queste favole. E poi lei cosa vuole, a quel che mi risulta, ai suoi tempi, erano già passati più di millecinquecento anni dalla loro costruzione, come fa a sapere queste cose, eh?

    R: (pausa) Io... ragiono, evidentemente un'attività che non vi hanno spiegato, a scuola... Noi, egizi, facemmo le piramidi, una tomba maestosa per il re-dio.

    I: Cambiamo discorso... Voi siete noto per essere stato, come diremmo oggi, un “tombeur de femmes”, con più di ottanta tra grandi spose reali, spose minori e concubine, più di cento figli...

    R: (pausa) Mi duole sapere che... le mie doti amatorie siano state drasticamente ridotte, al livello di un vostro calciatore, quasi...

    I: Ma come?! Di più?

    R: Ma erano – come dite voi? - altri tempi... Ti sentivi triste, andavi nell'harem, e subito la vita ti sorrideva. Erano tutte brave ragazze, sa? Spesso, non ci fossi stato io, sarebbero state condannate a una vita di indigenza. E poi cosa credi? Che passassi la vita a far solo quello? Spesso mi bastava guardarle, sapere che stavano lì, sognarle…

    I: Ma, ha addirittura sposato le sue figlie, avuto figli da loro...

    R: Ma cosa vuoi da me? Avevo così tanti tra figli e figlie che, tra affari di Stato e impegni di rappresentanza era già molto se li vedevo alla festa di Sothis, poi il tempo passava, ti trovavi davanti questi bei bocconcini e non è che stavi a chiedere di chi fosse figlia o quanti anni avesse...

    I: Ma… Ma!

    R: Guarda che le ho amate, tutte: le mie grandi spose reali, Nefertari e Isisneferet, e poi Bintanath, le principesse ittite, Maathor Neferura, Henutmire, tutte quante, anche le concubine che possedetti soltanto in sogno, le ho amate, come solo un Dio può fare. E ho amato i miei figli, Amonherkhepshef, Khaemwaset, Ramesse, Rehirkepeshef, Mentuhirkepeshef, Nebenhurru, Meryamun, Sety, Setepenra, Meryra, Horhirwenemef, Meriatum, Simentu, Setherkhepeshef...

    I: Va bene, Faraone, abbiamo capito.

    R: Cosa hai capito, suddito? Hai capito l'orgoglio nel vederli crescere belli e forti, pronti a sfidare il mondo? Hai capito il pensiero che corre al futuro, al vederli dei, re, generali? Hai capito il dolore, straziante, del padre che sopravvive alla morte del proprio figlio? I miei fratelli divini mi hanno concesso una lunghissima vita, ma me l'hanno fatta pagare con il costo più grande. Soltanto Merenptah, tra tutti i miei figli, mi sopravvisse e poté divenire Faraone, dopo di me. Potei onorare gli altri soltanto con una splendida sepoltura: la più grande, la più bella, della Valle dei Re...

    I: Non volevo intristirla, Toro possente, mi parli delle sue grandi imprese.

    R: Non posso intristirmi, certi sentimenti umani non si addicono a una divinità. Ma, volendo accontentarti, ti parlerò della mia più grande vittoria: Kadesh! Tutto l'esercito mi aveva lasciato solo, con me erano rimasti soltanto i mei due cavalli che tiravano il mio carro: “Vittoria in Tebe” e “Mut è soddisfatta”. Noi soli, e mio padre Amon, contro l'intero esercito ittita, eppure vincemmo, stravincemmo!

    I: Veramente gli Ittiti dicono di avere vinto loro.

    R: Indegni mentitori anatolici, come possono discutere la parola di un Dio?

    I: E, per stare sicuro, lei, quella parola, l'ha scritta in un bel po' di posti: i templi di Abu Simbel, Luxor, Abido, Karnak, il Ramesseum. I nostri storici, grazie a quello che ci ha lasciato, sono riusciti a ricostruirla in buona parte...

    5Figura 5: Ramesse II nella battaglia di Kadesh, dal tempio di Abu Simbel.R: Allora i vostri storici avranno letto e descritto la mia grandezza e il mio coraggio sul campo di battaglia!

    I: Veramente i nostri storici affermano che lei ha rischiato di combinare un disastro, che credere ciecamente a due contadini che affermavano che i nemici erano lontani centinaia di miglia tremolanti come gelatine di fronte alla sua potenza sia stata una mossa incauta e poco lungimirante.

    R: Tu dici? Eppure gli Ittiti gridanti “Aiuto, mamma!” al solo sentire il mio nome mi parevano una descrizione estremamente realistica... Comunque, andata come sia andata, cioé che abbiamo stravinto, quella battaglia è divenuta una delle più note e ammirate della storia.

    I: Infatti, usando termini moderni, potremmo dire che lei ebbe un ottimo Ufficio Stampa, capace di trasformare una quasi disfatta, a essere eufemistici un pareggio stentato, in una grande vittoria che la legittimò al governo dell'Egitto.

    R: IO ero il mio Ufficio Stampa, chi altri avrebbe potuto farlo?

    I: E pensi che il trattato successivo, tra lei e gli Ittiti, è considerato il primo trattato di pace del mondo: una copia si trova a New York, alle Nazioni Unite!

    R: Peccato sia la versione scritta in lingua Ittita, vabbé, non si può avere tutto...

    I: Faraone, la nostra intervista è quasi finita, e io ho un dubbio che non riesco a togliermi...

    R: Io posso tutto, incluso dire la verità.

    I: Ecco, mi sto chiedendo: perché lei è così famoso? Ha commesso atti che i suoi transfughi ebrei non oserebbero definire che “impuri”; ha quasi subito, per superficialità, una sconfitta epocale che avrebbe condannato il suo popolo e lo ha trasformato in una vittoria storica; tutto quello che sembra aver fatto per la sua lunghissima vita è stato lusso e autocompiacimento eppure lei, dopo Tutankhamon...

    R: Quel bambinetto che ha avuto il culo di farsi trovare con tutta la tomba!

    I: Ecco sì, so che lo avevate anche cancellato dalle liste reali.

    R: Certo, non era un Faraone vero, divino, come il terzo Amenhotep, come me...

    I: Ecco, stavo dicendo, a parte lui, voi siete considerato IL Faraone per eccellenza, al punto che altri nove faraoni, dopo di lei, vollero prendere il suo nome, per essere grandi come lei, per superarla.

    6Figura 6: trattato egizio-ittita conservato al Museo Archeologico di Istanbul, considerato il primo trattato di pace della storia, una sua copia è conservata presso la sede dell’ONU a New York.R: E nessuno ci riuscì!

    I: Ebbene, lei non ha vinto tante battaglie quanto Thotmes III, non ha eretto costruzioni magnifiche e innovative come i vari Amenhotep, si potrebbe quasi dire che lei non ha fatto nulla se non costruirsi da solo la sua immagine di grande faraone-dio. Eppure...

    R: Non ho fatto nulla, dici? Ho gioito, ho amato, ho sofferto, cosa di più umano si può chiedere, a un Dio?

    I: (esitante) Ma, i fatti...

    R: I fatti mi dici? Vediamo i fatti. Tu stesso nominasti quel trattato che composi di persona insieme al re ittita Hattusili e che campeggia nella vostra capitale del mondo. Quel trattato che portava la pace in quel lembo di terra e su quelle città che ai miei tempi erano chiamate Askalon, Gezer, Megiddo, Qadesh, e che oggi si chiamano Gaza, Gerusalemme, Damasco, Sidone, Beirut. Quel trattato, e il mio regno saggio e florido, portarono a oltre cinquant'anni di pace in quell'area, più di tremila e duecento anni fa. Quando più è successo, dopo, nella vostra storia?

    I: Ecco, io... non è successo mai più, Faraone...

    R: I fatti...

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  • L’Intervista impossibile: Ottaviano Augusto. L’intelligenza artificiale come strumento per apprendere la storia antica.

    di Elisabetta Buono

    1 N  Se Ottaviano potesse parlare, cosa ci racconterebbe?
    In un contesto in cui ci si chiede se l’Intelligenza Artificiale sia utile o dannosa per la scuola, se sia da condannare, vietare, bandire, o sia piuttosto da integrare nelle lezioni come utile supporto, insomma, nell’attuale dibattito tra detrattori e sostenitori, puristi della scuola senza tecnologie ed entusiasti delle ultime novità nel campo del machine learning, in due classi del biennio di un Liceo Artistico in provincia di Cagliari – il liceo “Brotzu” di Quartu S. Elena - abbiamo provato a coglierne sia le potenzialità che i limiti: e questo attraverso la trattazione di contenuti disciplinari che ci hanno consentito di raggiungere, anche, obiettivi didattici perfettamente in linea con un curricolo scolastico tradizionale.
    Il nostro istituto è una piccola scuola di studenti a forte rischio di abbandono scolastico e con un elevatissimo numero di studenti con bisogni educativi speciali, più del 50% in ogni classe. Credo che questa nota possa aiutare il lettore a valutare questo percorso di studio dell’antico, fra scoperta delle fonti, interviste impossibili, e mondo reale e virtuale.

     

    La lezione partecipata e ChatGPT

    ChatGPT è un modello di linguaggio naturale basato sull'architettura GPT-3.5, addestrato da OpenAI per generare testo in modo autonomo. È progettato per comprendere e rispondere alle domande e alle richieste degli utenti in modo naturale e coerente, utilizzando una vasta conoscenza del linguaggio naturale e di diversi argomenti. ChatGPT è in grado di svolgere molte funzioni, come la generazione di testo creativo, la traduzione, la correzione grammaticale e molto altro ancora.

    Per chi non l’avesse intuito, questa definizione viene proprio dalla chatbot (simulatore di conversazione umana). Si noti la proprietà di linguaggio (la chat si esprime nella lingua con cui viene formulata la domanda), la chiarezza, la coerenza e la capacità di sintesi.

    Quello dell’AI e delle sue straordinarie potenzialità, è argomento di grande attualità. Ma come la utilizzano i nostri studenti? Sappiamo che i più scaltri sanno come trovare le risposte di un compito, come farsi fare riassunti, temi, ricerche, risolvere problemi. Possiamo provare, come insegnanti, a suggerire ai nostri studenti un diverso utilizzo, magari più costruttivo, di questa straordinaria tecnologia? Questa attività è stata proposta a due classi seconde con l’obiettivo di:

    • conoscere l’argomento “Ottaviano Augusto”;
    • ragionare sulle fonti (e su quelle in rete in particolare);
    • introdurre come argomento trasversale quello dell’Intelligenza Artificiale;
    • utilizzare l’editor grafico Canva1 per realizzare un prodotto multimediale;
    • conoscere come è impaginato e strutturato un quotidiano.
    • E, infine, quello di realizzare un prodotto: “La Gazzetta dell’antica Roma”.

    Nella prima fase, che definiremo di discussione guidata e “innesco”, l'insegnante ha introdotto l’argomento, utilizzando il manuale in dotazione. Questa fase preliminare è durata una decina di minuti durante i quali si è cercato di collocare Augusto nel suo contesto, seguendo i vari paragrafi e linee del tempo, con riferimenti, però, anche alla sua vita privata e alla sua personalità. Lo scopo era quello di incuriosire studentesse e studenti lasciando aperte questioni ed eventuali piste di approfondimento.

     

    Interrogare ChatGPT

    A questo punto è entrata in gioco l’Intelligenza Artificiale attraverso la nota applicazione Chat GPT2. Come detto, è questo un risponditore virtuale (GPT sta per Generative Pre-trained Transformer: Trasformatore Pre-addestrato Generativo). È un chatbot ideato per generare testo automatico ad imitazione di quello umano. Il modello di rete neurale (modello linguistico ampio) è stato addestrato su un enorme database di testo, tanto che può rispondere a qualsiasi domanda, o quasi. La conversazione può essere, per così dire, personalizzata, ed è ciò che è stato fatto. Il prompt, cioè l’istruzione iniziale per generare risposte è stato: “Facciamo un gioco: immagina di essere Ottaviano Augusto e rispondi alla domanda…”.

    L’insegnante, dunque, lancia l’applicazione alla LIM e invita gli studenti a porre le domande a Ottaviano Augusto.

    Inutile dire che gli studenti si sono sbizzarriti, proponendo le più svariate questioni: dalle scelte politiche o culturali dell’Imperatore, alla vita privata; domande insolite, inaspettate (cosa pensi della Sardegna? ami i cavalli? quanto pesi?), il tutto condito da una forte curiosità e da un coinvolgimento attivo, visto che era il grande Ottaviano “in persona” a rispondere.

     

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    Verificare ChatGPT: la vera figlia di Augusto

    Dopo questa fase, in cui gli alunni, selezionando un certo numero di domande e risposte, confezionano l’intervista, viene rivolta loro la fatidica domanda: Chat GPT dice la verità?

    Insinuato il dubbio, si chiede ai ragazzi e alle ragazze di verificare le risposte, formulando domande più precise e consultando autorevoli fonti in rete. Si scopre che non tutto ciò che è ChatGPT ha dichiarato è vero. In alcuni casi, il risponditore automatico confonde gli imperatori, si contraddice e, quanto più strana, insolita o inconsueta è la domanda, tanto più “inventa”, senza mai ammettere che non sa rispondere.

     

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    Compito dell’insegnante diventa, quindi, quello di smontare l’oracolo, aiutare gli studenti a individuare fonti certe, testimonianze, prima di tutto in rete, ad avere un atteggiamento critico e accettare l’idea che in alcuni casi rimarranno dei dubbi dal momento che non sempre è possibile rispondere con assoluta certezza oppure vi sono opinioni discordanti tra gli stessi storici. Si citano autorevoli studiosi come Canfora3 e Traina4, si leggono stralci dal Res gestae divi Augusti a cura di Nicola Guarino, leggibile online5. Insomma, approfondiamo in classe l’argomento come piccoli indagatori del passato.

     

    Ma Cagliari fu fondata dai Romani?

    ChatGPT ha affermato che Cagliari è stata fondata da Ottaviano. Sarà proprio così? La risposta ci dà l’occasione per aprire una parentesi sulla storia del capoluogo sardo. Wikipedia riporta che uno scrittore latino del III secolo, Gaio Giulio Solino, nella sua opera De Mirabilibus Mundi, afferma che la città di Caralis venne fondata dall'eroe greco Aristeo, giunto in Sardegna dalla Beozia. Una breve ricerca, e troviamo il documento in latino nel sito: https://www.thelatinlibrary.com/. Qui è riportato il capitolo sulla Sardegna (il quarto): Sardinia. In ea de solifuga, et herba Sardonia. Vi leggiamo: (…) Mox Aristæum regnando his proximum in urbe Caralis…6. Si fa, poi, cenno alla pubblicazione di Sergio Atzeni sulle vicende storiche di Cagliari7 e agli studi di Francesco Cesare Casula8. Si ragiona sul fatto che vi è una differenza sostanziale tra il concetto di “fondare” e quello di “conquistare” o “dominare”.

     

    Il finto Augusto si attribuisce il Circo Massimo

     

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    Ottaviano ha costruito il Circo Massimo? Altra ricerca e altra precisazione: le prime installazioni risalirebbero addirittura all’epoca di Tarquinio Prisco. Giulio Cesare realizzò il circo in muratura. Augusto si limitò a restaurarlo dopo un incendio, facendovi aggiungere l'obelisco flaminio, ora collocato in Piazza del Popolo. In questo caso l’informazione viene presa dal sito della Sovrintendenza Capitolina ai beni culturali9.

     

    ChatGPt colto in flagrante

    Una veloce puntata su un altro risponditore automatico integrato nel motore di ricerca della Microsoft, Bing, ha portato in classe momenti di ilarità. Alla domanda: “che fonti storiche utilizzi per rispondere come fossi Ottaviano Augusto?”, il bot ammette:

     

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    L’ilarità con la quale gli studenti accolgono questa dichiarazione è una buona prova del fatto che hanno capito quanto sia importante affidarsi a fonti autorevoli, quando si parla di passato.

     

    Quotidiano romano Frau Eleonora  Il prodotto multimediale Augusto Ottaviano Mazzella Chiara 2A

    Ci si trasferisce nell’aula informatica. Dopo aver esaminato con l’insegnante alcuni modelli di quotidiani e la loro impaginazione, i ragazzi sono invitati a inventare una “gazzetta dell’antica Roma” (per un’analisi dettagliata di questo modello didattico si veda: Cristina Bonelli, Il laboratorio come didattica del prodotto, in Bernardi, Monducci (a cura di), Insegnare storia, Utet 2012). L'insegnante guida gli allievi nelle scelte grafiche, nell’impianto, nella contestualizzazione e nella selezione dei contenuti. A questa fase vengono dedicate due ore, una alla settimana, in due settimane successive, nelle quali studenti e studentesse hanno avuto il tempo di effettuare ricerche individuali e completare il progetto anche in autonomia.

    Anche questa fase ha riservato all’insegnante delle piacevoli sorprese: ragazze e ragazzi si sono documentati, per esempio, sul carattere tipografico da utilizzare. Per quanto il prodotto da realizzare fosse ovviamente un modello di pura fantasia, pure si è cercato di renderlo verosimile, credibile, contestualizzato. Gli studenti scoprono che a Roma esisteva una scrittura corsiva, la capitale corsiva latina, maiuscola e minuscola. Uno studente indaga sul colore da utilizzare e scopre che i romani utilizzavano inchiostro nero, ricavato dalla pece, e rosso, ottenuto da un minerale. Un’altra studentessa, volendo inserire nella sua pagina una pubblicità, va alla ricerca delle bambole utilizzate dai bimbi nell’antica Roma. Gli esempi da riportare sarebbero tanti. Tutti testimoniano la piacevole sensazione della curiosità, della voglia di conoscere e di ampliare le proprie conoscenze andando oltre il manuale, basandosi, stavolta, sulla comparazione di fonti e sulla loro selezione.

    Insomma, un atteggiamento da esploratori che ha reso la storia viva con quel giusto approccio critico e ragionato che era, in definitiva, il principale obiettivo di questa attività.

     

    Valutazione:

    La valutazione è stata sia di processo che di prodotto: gli indicatori (esplicitati e selezionati insieme ai ragazzi prima dell’inizio dell’attività), sono stati:

    • partecipazione attiva;
    • selezione dei contenuti;
    • rielaborazione delle risposte ottenute e verifica della loro veridicità;
    • capacità collaborativa (in classe si sono aiutati);
    • realizzazione del progetto grafico (immagini contestualizzate, libere; aspetto grafico; creatività).

    Questa attività ha consentito a tutti gli studenti coinvolti di raggiungere risultati ben al di sopra della sufficienza. Non ci sono stati progetti superficiali, trascurati o poco curati.

     

    Considerazioni finali

    L’argomento è stato analizzato, approfondito e studenti e studentesse non lo dimenticheranno facilmente.

    Attraverso le domande e le risposte, dagli stessi ragazzi è nata l’esigenza di spaziare, effettuare collegamenti e relazioni con altri personaggi, eventi e vicende della Roma imperiale (difficilmente sarebbe accaduto con una lezione frontale).
    L’uso combinato delle fonti in rete (dalle immagini libere da diritti d'autore, alle fonti ritrovate in rete, all’analisi dell’attendibilità delle risposte di ChatGPT) e della letteratura in cartaceo, ha fatto nascere un atteggiamento consapevole, attento nei confronti delle informazioni ricevute: gli studenti ora sanno che non tutto ciò che si trova sul web, per quanto ammantato di autorevolezza, è vero o corretto.

    Tutti nelle due classi sono stati coinvolti e si sono divertiti, anche coloro che in genere hanno un atteggiamento tiepido nei confronti degli argomenti di Storia che si affrontano del biennio. Inoltre, anche chi era stato assente in alcune fasi del percorso, ha voluto concludere il progetto, segno che i metodi dell’imparare facendo e della scoperta attraverso l’errore sono stati vincenti.
    L’attività di interrogazione della Chatbot ha “rubato” in tutto poco più di 4 ore di lezione. Troppe per un solo imperatore romano? Forse. Ad ogni modo gli obiettivi raggiunti sono stati veramente tanti, da quelli nozionistici relativi a fatti ed eventi storici, alle competenze disciplinari sul pensiero storico, alle competenze trasversali, digitali, metodologiche, di cittadinanza attiva, di ricerca e approccio ragionato ai contenuti di conoscenza.

    Per chiudere, ecco una selezione delle “Gazzette” inventate dagli allievi.

     

     Cliccare sull'immagine per ingrandirla

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    Gli elaborati sono stati poi messi in mostra nel Metaverso al seguente LINK.


    Note

    1 Canva è un noto editor grafico online, molto utilizzato nelle scuole grazie all’opportunità di avere gratuitamente la versione pro. Si trova all’indirizzo: https://www.canva.com/

    2 https://openai.com/blog/chatgpt

    3 Canfora L., Augusto figlio di Dio, Edizioni Laterza, Roma, 2015.

    4 Traina G., La storia speciale. Perché non possiamo fare a meno degli antichi romani, Edizioni Laterza, Roma 2020.

    5 https://www.antonioguarino.it/wp-content/uploads/2016/08/Res-gestae-divi-augusti-1968.pdf.

    6 https://www.thelatinlibrary.com/solinus1.html.

    7 Atzeni S., Cagliari. Storia di una città millenaria, youcanprint, 2015.

    8 Casula F. C., Breve storia di Sardegna, Carlo Delfino Editore, Sassari, 2017.

    9 https://sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/roma_antica/monumenti/circo_massimo.

     

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