di Antonio Brusa
Al Museo Egizio di Torino (ME) ammirerete piramide e piramidion di ogni foggia, ma se vi soffermerete nel reparto libri del Bookshop, vi sorprenderà una piramide meravigliosa, perché inesistente. Per me è stato uno shock. Dopo quarant’anni di lotta, condotta con Giuseppe Sergi (e tanti medievisti) contro la piramide medievale, ecco che mi imbatto nella “piramide sociale egizia”. Ci deve essere una sorta di virus piramidogeno, che si è diffuso ben oltre il Medioevo. Ecco gli dei greco-romani, ben piramidati, con Giove/Zeus installato al vertice e dei, semidei, ninfe e fauni distribuiti a scalare in ordine di importanza, come, qualche secolo dopo, toccherà a vassalli, valvassori e valvassini. Disposizione piramidale che seguono, a volte, anche gli dei egizi (ma qui non si capisce mai chi deve occupare la punta della piramide, se Ra, Knum o Amun). E, per finire, il virus ha infettato anche i membri della Commissione Valditara, che hanno inserito nelle Indicazioni Nazionali per le superiori “il sistema piramidale e burocratizzato del mondo tardoantico”, adeguando anche quei tempi (che pure avevano i loro problemi) alla immarcescibile immagine della società feudale pre-blochiana.
Fig.1: disegno di Roberto Lauciello, in P. Cantatore, A. Vincenzi, Antico Egitto. Bugie, bufale & falsi miti smascherati dalla Banda delle Bende, Museo Egizio e F.C. Panini, Modena 2022, p. 62.Dal bel libro scritto da Paola Cantatore e Alessandro Vincenzi, con la consulenza di Federica Facchetti, archeologa e curatrice del ME, si apprende, dunque, che c’è anche la piramide sociale egizia, nella quale troneggia il faraone, e, a scalare, i sacerdoti, gli scribi, i soldati, gli artigiani, i contadini fino agli immancabili schiavi che trascinano altrettanto immancabili macigni. Uno stereotipo, esattamente come la piramide feudale. La società egizia (si spiega bene nel libro) era organizzata in modo molto diverso. Se si dovesse proprio scegliere una figura geometrica a rappresentarla, questa potrebbe essere un cerchio, scrivono gli autori. Al suo interno Maat tiene le cose del mondo in ordine, ben disposte in colonne monumentali, quasi come nei templi che ammiriamo a Luxor. Al centro, il Faraone e i Sacerdoti contrattano con gli dei - quotidianamente, ma anche in vicendevole competizione - la salvezza di questo ordine dal caos che circonda la terra sacra d’Egitto. Ma questo non è compito soltanto loro, perché tutti, anche nel loro piccolo devono contribuire a che Maat ne preservi l’armonia.
Uno schema è uno schema. Non ci troveremo mai tutta la complessità di una società, ma il senso che comunica la piramide sociale è ben diverso da quello del cerchio governato da Maat. Ahimè, la piramide è facile da capire (chi comanda e chi obbedisce); il cerchio di Maat, invece, ha bisogno di qualche ragionamento in più. Temo che, giudicato “troppo difficile”, sia destinato a perdere contro l’adamantina piramide feudale egizio-medievale.
Scorrendo il volume, gradevolissimo anche per i disegni di Roberto Lauciello e per i personaggi che lo animano (divertente quello “Schiapp”, omaggio al grande Ernesto Schiaparelli), se ne scoprono tanti, di stereotipi e false conoscenze, da rivaleggiare quasi con quelle Medievali. Ci sono le bufale pseudoscientifiche, come quella degli alieni che costruiscono le piramidi, millanta anni fa, o quella che fossero delle mappe stellari, che paragonerei alle fantastiche – e altrettanto infarcite di pseudoscienza – ricostruzioni medievali di Anatoly Fomenko, così ben descritte da Marina Gazzini; quelle misticheggianti, come le tante relative al culto dei morti, e qui il Medioevo col suo Santo Graal ne avrebbe cose da dire; le interpretazione para-razionaliste delle immagini, come quella secondo la quale gli “egiziani sapevano disegnare solo di profilo”: ma gli autori sono troppo giovani per ricordare una parodia del Quartetto Cetra nella quale gli egiziani “Hanno un occhio di fronte, ma il naso di profilo/E camminano tutti come sul filo!". Vi sono le favole ritenute verissime, come la maledizione di Tutankhamon o le piramidi piene di trappole; e non mancano gli stereotipi colti, come quello che vuole che le piramidi fossero antichi granai (inventato proprio nel medioevo!), che la sfinge di Cheope avesse la fissa degli enigmi (una palmare confusione con la sfinge greca) e il naso deturpato dalle cannonate di Napoleone.
Fig.3: Frederick Lewis Norden disegna la sfinge nel 1735, più di sessant’anni prima dell’avventura di Napoleone.Riusciranno i nostri eroi a sconfiggere questa folla di stereotipie e misconoscenze? Ce lo auguriamo, per quanto i quarant’anni di lotta estenuante contro la piramide feudale ci lascino qualche dubbio. Ma l’antico Egitto ha un’arma infallibile: la dea Sekhmet, che – infuriata da queste fandonie – potrebbe scendere sulla terra e fare piazza pulita degli umani. A meno che non abbia ragione Ra che, manifestando la sua fiducia proprio negli autori del libro, placa l’ira degli dei. Temo solo per il momento. Solo se il libro si dimostrerà efficace e gli umani la smetteranno con le facili scemenze e accetteranno la fatica della storia. Altrimenti, Sekhmet.{jcomments off}