Una lezione chiara e ineludibile di Salvatore Adorno
di Antonio Brusa
La lezione che Salvo Adorno ha tenuto per i Lincei/scuoladovrebbe far parte obbligatoria dei corsi di formazione didattica universitaria ed è, per chi è già insegnante, un testo con il quale rinfrescare periodicamente la propria professionalità.
Adorno spiega con chiarezza e dettagliatamente che in che cosa consista il “pensare storicamente”. In primo luogo stabilisce che non si tratta di congetture pedagogiche, filosofiche o nate dall’esperienza personale di qualche bravo docente. O pensamenti della domenica, che l’opinionista di turno pubblica sulle terze pagine dei quotidiani.
Nasce da ricerche empiriche, avviate in Inghilterra al principio degli anni ’70 del secolo scorso, che mostrano con l’evidenza dei dati (il progetto Chata (Concepts of History and Teaching Approaches), guidato da Peter Lee e da altri colleghi) che l’insegnamento che noi chiamiamo tradizionale, basato sull’accumulo delle conoscenze storiche, funziona poco.
Va sostituito da teorie e pratiche che si basano sulla distinzione della conoscenza storica in due grandi campi. Nel primo, si situano i concetti del primo ordine (i fatti, le categorie, i concetti, i personaggi, le date). Possono essere paragonati ai “mattoni” con i quali si costruisce il discorso storico.
I concetti del secondo ordine sono paragonabili alla “malta” con i quali i mattoni vengono montati ad arte, per costruire qualcosa. Questi concetti sono i “nessi”. Legano i concetti del primo ordine: concetti causali, modali, temporali, esplicativi, relazioni con i documenti. La padronanza dell’uso di questi concetti nel linguaggio pedagogico successivo è conosciuta con un termine notissimo e abusato: “competenze”.
Quindi: accumulare i mattoni non serve a nulla, esattamente come accumulare secchiate di malta. Ciò che serve è montare i mattoni con le quantità giuste di malta. La ricerca didattica, fin dagli anni ’70 del secolo scorso, ha mostrato la falsità teorica e pratica della famosa opposizione fra competenze e conoscenze. Il fatto che, a distanza di oltre mezzo secolo ci ammorbi ancora con le sue inesauribili controversie è la dimostrazione lampante del disastro causato dall’ignoranza diffusa delle acquisizioni della ricerca storico-didattica.
Adorno spiega analiticamente le ricerche di Peter Lee e fa degli esempi sul concetto di causa molto concreti e chiari, che aiuteranno il docente a inquadrare i modi con il quale i ragazzi raccontano, ad esempio, “le cause della prima guerra mondiale”; elenca e spiega poi come valutare la conoscenza storica dei propri allievi.
Poi, Adorno passa a spiegare il lavoro di Sam Winebourg, che ha analizzato come i ragazzi (e noi) indaghiamo sul passato “un paese a noi straniero”, e quindi, come si apprendono i codici culturali per entrare in quel mondo, spogliarci del nostro modo di pensare per “catturare l’alterità”. Un modo di pensare che non è normale. È “innaturale”, dice Winebourg, e perciò va insegnato. Lo studioso americano non si è limitato alla delineazione teorica dei meccanismi cognitivi della storia, ma ha ideato delle procedure concrete, da applicare in classe. Strumenti utilissimi per muoversi criticamente in un mondo infestato di fake news.
Se questi sono i due rappresentanti più noti dell’approccio cognitivista anglosassone, Jörn Rüsen è il più noto autore della didattica storica tedesca, più attenta ai suoi risvolti filosofici. A lui si devono gli studi più profondi sulla coscienza storica: un concetto fondamentale per inquadrare didatticamente le giornate della memoria, il rapporto fra storia e politica e la funzione civica dell’insegnamento della storia.
Peter Seixas è lo studioso canadese che ha cercato di sintetizzare queste teorie diverse con la sua proposta dei Big Six, i sei concetti base che costruiscono la conoscenza storica: la rilevanza storica (cioè ciò che rende significativo un fatto), l’uso delle fonti, i concetti di continuità e cambiamento, di causa e conseguenza, e la dimensione etica della storia, e cioè come questa incide sulle nostre responsabilità nel presente sulle questioni di giustizia sociale, memoria storica o risarcimenti per i torti passati.
Questa lezione fa parte delle conferenze offerte dai Lincei alle scuole. L’elenco completo delle lezioni di didattica della storia è questo:
2026
12 ottobre: Nicola Labanca, Insegnare la storia della guerra a scuola
20 ottobre: Antonio Brusa, Insegnare insieme storia e geografia
27 ottobre: Salvatore Adorno, Insegnare storia dell’ambiente
3 novembre: Arturo Marzano, Insegnare a scuola la storia del conflitto siro-palestinese
18 novembre: Arianna Arisi Rota, Insegnare la storia della pace a scuola
30 novembre: Andrea Micciché, Insegnare la storia della mafia e dell’antimafia
2027
11 gennaio: Paola di Nicola Travaglini, La violenza di genere
14 gennaio: Salvatore Santuccio, Insegnare la storia del Risorgimento italiano
21 gennaio: Enrica Asquer, Insegnare la storia di genere a scuola.
INFO QUI
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