Virilio

  • I droni e la nuova estetica della guerra: i concetti chiave. Una sintesi a uso didattico

    di Antonio Prampolini

     

    Indice

    Introduzione

    1. La “logistica della percezione” (Paul Virilio)

    2. Le “immagini operative” (Harun Farocki)

    3. La “virtualizzazione della guerra” (Jean Baudrillard)

    Galleria: la guerra russo-ucraina

     

    Introduzione

    L’impiego crescente dei droni nei conflitti contemporanei (come in Ucraina e in Medio Oriente) non solo ha rivoluzionato le tattiche e le strategie militari ma ha generato una nuova estetica della guerra1. Un’estetica caratterizzata da codici visivi, profondamente diversi da quelli dei tradizionali reportage fotografici novecenteschi, che hanno cambiato il modo di documentare e raccontare la guerra2. Si è diffusa una visualità dall’alto, a bassa quota, in cui lo strumento del vedere (il drone dotato di apparati ottici per la ripresa delle immagini) è al tempo stesso lo strumento dell'uccidere/distruggere (i “droni killer” muniti di razzi o i “droni kamikase” con cariche esplosive). La convergenza tra immagini (fotografie e video) e letalità ha dato vita a quella che viene definita la drone visuality. Il conflitto non è più solo un evento narrato ex post ma è diventato un flusso costante, digitalizzato e geometrico di immagini riprese dall'alto e trasmesse su uno schermo in tempo reale3.

    In particolare, i droni hanno eliminato la segretezza delle operazioni belliche rendendo i movimenti delle forze in campo visibili a chilometri di distanza sugli schermi degli operatori e trasformando l'osservazione in decisioni immediate. La tecnologia dei droni permette di monitorare ogni metro quadrato delle zone di guerra, mentre l'atto di uccidere è diventato così astratto e distante che colui che “preme il grilletto” (con l’aiuto dell’intelligenza artificiale) è fisicamente invisibile e separato dagli effetti delle proprie azioni.

    La contraddizione tra la ipervisibilità delle zone di guerra e l'invisibilità dei decisori della vita o della morte del nemico (militare o civile), della distruzione delle sue abitazioni, città e fabbriche rappresenta uno dei paradossi dei conflitti contemporanei4. Se i conflitti del passato si svolgevano nella “nebbia” (fog of war) dei campi di battaglia, dove gli eserciti si affrontavano senza avere una chiara visione dei combattimenti, i conflitti odierni sono invece saturi di immagini, proiettate su schermi e piattaforme digitali, che documentano in tempo reale gli eventi bellici permettendo di intervenire con opportune azioni sul loro andamento ed esito5.

    Alle riprese dei droni ricorrono massicciamente i media, sia analogici che digitali, spesso in modo superficiale e acritico, dimenticando che queste fonti visive (selezionate a fini propagandistici da chi le fornisce), mentre esaltano nella loro spettacolarità la tecnologia, nascondono di fatto i “danni collaterali” sulla popolazione civile (quando non rappresenta essa stessa l’obiettivo principale delle azioni belliche) e la tragedia umana che caratterizza in generale i conflitti; tragedia che viene invece testimoniata e raccontata dai giornalisti, fotografi e cineoperatori che a rischio della propria vita operano nelle zone di guerra6.

    La complessità del tema che qui si vuole analizzare (la nuova estetica della guerra generata dai droni) impone di fare riferimento ad un quadro teorico multiprospettico. Quadro alla cui elaborazione hanno contribuito in particolare: Paul Virilio, con gli studi sulla “logistica della percezione”, Harun Farocki, con quelli sulle “immagini operative” e Jean Baudrillard, con gli studi sulla “virtualizzazione della guerra”.

    Nei capitoli che seguono una sintesi delle loro tesi finalizzata ad un uso didattico.

     

    1. Paul Virilio e la “logistica della percezione”

    La “logistica della percezione” è una delle riflessioni più note del filosofo e urbanista francese Paul Virilio7. È stata sviluppata da lui nel saggio Guerre et cinéma: La logistique de la perception, pubblicato nel 19848. In questo saggio Virilio sostiene che la guerra moderna e i media visivi (fotografia, cinema, televisione, sistemi di visualizzazione elettronica) sono indissolubilmente legati. La guerra, oltre e più che di armi e rifornimenti materiali, si serve di immagini e informazioni. La tesi è stata successivamente approfondita dallo stesso autore nel saggio La Machine de vision, pubblicato nel 19889.

    La "logistica della percezione" si fonda su alcune considerazioni che possono essere riassunte nei punti che seguono:

     

    a. L’evoluzione parallela dell'occhio e dell'arma

    Virilio sottolinea come la fotografia e la cinematografia si siano sviluppate di pari passo con le tecnologie militari. Ne sono un esempio nella Prima guerra mondiale le foto-mitragliatrici montate sui biplani, dove premere il grilletto significava scattare fotografie. Nelle guerre moderne la tecnologia non serve più solo a lanciare proiettili, ma a produrre e gestire immagini funzionali alle attività belliche. Le riprese (foto e video) dei satelliti e dei droni sono diventate una risorsa decisiva per la conduzione e l’esito delle guerre.

     

    b. Dalla visione diretta a quella remota

    Nelle guerre tradizionali, il combattimento si basava sulla percezione visiva diretta (sia pure incompleta) del nemico e sul confronto corpo a corpo. Nelle guerre moderne il soldato non guarda più il nemico a distanza ravvicinata con i propri occhi, ma, fisicamente lontano e in un luogo protetto, lo osserva su uno schermo per poi decidere (con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, o affidandosi interamente ad essa) se e come colpirlo. Grazie alla trasmissione di immagini elettroniche in tempo reale la distanza geografica diventa irrilevante. Lo spazio fisico conta meno della capacità di controllo visivo delle operazioni belliche.

     

    c. La massimizzazione della velocità

    Per Virilio il progresso (sia nel campo civile che militare) coincide con la massimizzazione della velocità, considerata come forza motrice della storia umana. Nella “logistica della percezione” l'accelerazione dei media visivi fino a velocità prossime o pari a quella della luce porta alla sostituzione dell’occhio umano con "machines de vision" in grado di vedere e interpretare la realtà in modo autonomo.

     

    d. La guerra come evento mediatico

    Le operazioni militari sono concepite per essere riprese sugli schermi, per avere un impatto psicologico su chi le osserva. Virilio descrive questo fenomeno come una “estetica della scomparsa”, in cui la realtà fisica si ritira dietro la rappresentazione mediatica. Chi controlla la produzione, il montaggio e la distribuzione delle immagini controlla la percezione della guerra e, di conseguenza, influisce sul suo esito.

    La “logistica della percezione” fornisce il quadro teorico fondamentale per comprendere la nuova estetica della guerra generata dai droni.

    Di seguito, una scheda di sintesi della relazione tra la logistica della percezione e la drone visuality in ambito militare:

     

    Logistica della percezione

    Drone visuality

    L’occhio e l’arma si fondono

    Il campo di battaglia è ripreso integralmente da telecamere e tecnologie di ricognizione. Le armi "vedono" prima di colpire.

    L'arma con telecamera

    La prospettiva dell'arma è identica a quella dell’operatore sul suo schermo (la guerra come una diretta streaming). Nei “droni kamikase” l'impatto con l’obiettivo segna simultaneamente la fine del flusso di immagini.

    La logica della velocità (dromologia)

    Chiunque sia in grado di attraversare lo spazio nel modo più rapito ne acquisisce il controllo. E questo vale anche per la ricognizione visiva del territorio.

    La guerra in tempo reale

    I dronieliminano il ritardo tra la ricognizione, l'acquisizione del bersaglio e la sua distruzione.

    L’astrazione

    La realtà fisica della guerra viene nascosta. Il nemico diventa un semplice segnale su uno schermo.

    L'estetica dei videogiochi

    I soldati controllano, lontani dalla prima linea, gli attacchi letali tramite interfacce, joystick e visori per la realtà virtuale. La morte è digitalizzata e appare priva di sangue sullo schermo.

    La guerra cinematografica

    La guerra necessita di messe in scena in grado di creare un forte impatto psicologico sulla gente.

    La guerra sui social media

    I video girati con i droni vengono condivisi con la musica su piattaforme come Telegram o TikTok. Le immagini della guerra diventano un autentico spettacolo di massa.

    L'“incidente” della tecnologia

    Ogni nuova tecnologia crea la sua specifica catastrofe. La velocità dei media elettronici causa la perdita di controllo sulla realtà e sulla nostra capacità di percepirla.

    L’uso dell’intelligenza artificiale

    L’acquisizione di bersagli in tempo reale tramite l'intelligenza artificiale, senza alcun intervento umano, è spesso la causa di gravi incidenti.

     

    2. Harun Farocki e le “immagini operative”

    Le “immagini operative” (Operative Bilder) sono un concetto elaborato dal regista e teorico dei media tedesco Harun Farocki10. Si riferisce a immagini che non si limitano a rappresentare una determinata realtà ma fanno parte di processi e di attività pratiche sia civili che militari. Sono prodotte da macchine (sensori, radar, telecamere) ed elaborate digitalmente da altre macchine e sistemi automatici per scopi di calcolo, automazione, sorveglianza o attacco bellico.

    Di seguito le opere e le installazioni più significative in cui Harun Farocki ha analizzato l’uso delle “immagini operative” in ambito militare:

     

    a. Immagini del mondo e iscrizione della guerra (Bilder der Welt und Inschrift des Krieges, 1988)

    In questo film-saggio innovativo (precedente la definizione di "immagini operative"), Farocki pone le basi per la sua riflessione sulla visione della macchina militare. Il film si concentra sulle fotografie aeree scattate dalle forze alleate nel 1944. I piloti dei bombardieri fotografarono gli stabilimenti industriali della IG Farben, ma gli analisti ignorarono completamente il fatto che il campo di concentramento di Auschwitz fosse ripreso con precisione proprio accanto agli stabilimenti. Solo decenni dopo venne compresa l'importanza di quei documenti fotografici.

    Farocki esplora la differenza cruciale tra "vedere" e "conoscere". Sostiene che si debba diffidare delle immagini, così come delle parole, poiché esse esistono sempre all'interno di contesti di significato che devono essere sempre interpretati. Mette in discussione la sovrapproduzione di fotografie tecniche da parte dell'esercito che strutturalmente superano la capacità di valutazione dell'occhio umano e rendono necessario lo sviluppo di sistemi informatici di rilevamento automatico.

     

    b. La trilogia Occhio/Macchina (Auge/Maschine I-III, 2001-2003)

    In questa video-installazione suddivisa in tre parti, Farocki concretizza appieno il concetto di “immagini operative” (Operative Bilder). Incorpora filmati della Guerra del Golfo del 1991, in particolare le registrazioni delle cosiddette "bombe intelligenti". Vengono mostrate immagini riprese dalle telecamere montate direttamente sugli ordigni (le cosiddette "telecamere suicide") mentre si dirigono verso un bersaglio. La tesi centrale del ciclo è che l'occhio umano diventa sempre più superfluo nella guerra moderna, poiché il software di elaborazione delle immagini delle armi interpreta le forme e la geometria del campo visivo per poter agire in modo autonomo.

     

    c. Riconoscere e tracciare (Erkennen und Verfolgen, 2003)

    In quest'opera cinematografica (nota in campo internazionale anche come War at a Distance). Farocki, riprendendo i temi della trilogia Occhio/Macchina, approfondisce l'estetica della guerra "pulita", così come viene diffusa dai media. Dimostra come le armi a lungo raggio, attraverso tecniche di imaging, creino una separazione artificiale tra l'operazione tecnologica e le reali e distruttive conseguenze sul campo.

     

    d. I Serious Games (Ernste Spiele I–IV, 2009–2010)
    Si tratta di un’installazioni video suddivisa in quattro parti, in cui Farocki indaga lo stretto legame che unisce la tecnologia digitale, la cultura videoludica e la guerra moderna, mostrando come l'esercito degli Stati Uniti utilizzi la realtà virtuale sia per l'addestramento dei soldati prima del conflitto che per la cura dei veterani affetti da disturbi psicologici provocati dalla violenza dei combattimenti.

    Il concetto di “immagini operative” di Harun Farocki si presta ad essere applicato in particolare alla visualizzazione della guerra moderna generata dai droni11.

    Nella scheda che segue una sintesi della relazione tra le “immagini operative” e la “drone visuality” in ambito militare:

     

    Immagini operative

    Drone visuality

    L'immagine non è una rappresentazione della realtà fine a sé stessa, ma una parte di un processo tecnico che ha come obiettivo lo svolgimento di una determinata attività.

    L'immagine ripresa dalla telecamera serve per la ricognizione, l'acquisizione del bersaglio e la sua distruzione.

    Gli esseri umani sono relegati alla periferia del processo visivo; le macchine generano immagini per altre macchine o processi automatizzati.

    Il “pilota” remoto del drone funge spesso solo da interfaccia. Gli algoritmi dell’intelligenza artificiale analizzano automaticamente il flusso di immagini.

    Visualizzazioni puramente funzionali, spesso schematiche o matematico-grafiche.

    Immagini termiche e flussi di dati provenienti da sensori che traducono una realtà complessa in coordinate di bersaglio precise.

    L'immagine non documenta un'azione, ma è essa stessa l'azione.

    La ripresa di un oggetto sullo schermo degli operatori coincide con la sua distruzione fisica (vedere significa distruggere).

    Disumanizzazione dello sguardo e distanziamento algoritmico dall'evento.

    Effetto videoludico (gamification) e distacco emotivo dovuto alla separazione spaziale.

     

    3. Jean Baudrillard e la “virtualizzazione della guerra”

    La "virtualizzazione della guerra" è uno dei concetti più noti di Jean Baudrillard12. Il filosofo e sociologo francese lo aveva sviluppato all’inizio degli anni ‘90, in concomitanza con la Guerra del Golfo, in una serie di articoli pubblicati sul quotidiano Libération e successivamente raccolti in un libro dal titolo volutamente provocatorio di “La guerra del Golfo non ha avuto luogo” (La Guerre du Golfe n'a pas eu lieu13). Ciò che a prima vista sembrava una cinica negazione delle sofferenze e delle distruzioni provocate dal conflitto era in realtà una profonda analisi dei moderni media e delle tecnologie della comunicazione.

    I fondamenti della "virtualizzazione della guerra" di Jean Baudrillard si possono così sintetizzare:

     

    a. L'illusione della realtà

    I media non mostrano la guerra reale ma una sua rappresentazione (simulacro). Ciò che le persone vedono sui loro schermi sembra "più reale" della realtà stessa (iperrealtà). La guerra diventa un evento mediatico che opera secondo la logica dell'intrattenimento e degli indici d'ascolto.

     

    b. La guerra “pulita” nel cyberspazio

    Grazie all'impiego di armi di precisione, immagini satellitari, telecamere a infrarossi e trasmissioni in diretta dalla prospettiva delle bombe (le cosiddette bombe intelligenti), la guerra si sta trasformando in un'astrazione tecnologica, in una sorta di videogioco in cui scompaiano la sofferenza fisica, il sangue e la morte. La guerra è rappresentata come un'operazione chirurgica, pulita, incruenta, in cui il nemico esiste solo come un punto digitale su uno schermo.

     

    c. L’ambiente virtuale unisce attori e spettatori

    Nei centri di comando, le autorità militari che dirigono la guerra tramite schermi si trovano immersi nello stesso ambiente virtuale degli spettatori, con la differenza che sono loro a premere i pulsanti. La guerra diventa un puro flusso di informazioni. Il conflitto reale scompare dietro la sua messa in scena digitale.

     

    d. Dissuasione preventiva

    La guerra serve principalmente a dimostrare la superiorità tecnologica e informativa dei contendenti. Non si tratta più di eroici combattimenti sul campo di battaglia, ma di un controllo totale sull'informazione e sulla comunicazione. La guerra si vince o si perde ancor prima di iniziarla fisicamente, poiché la semplice esibizione della forza (reale o simulata) è già un deterrente.

    Di seguito, una scheda di sintesi della relazione tra la "virtualizzazione della guerra" di Jean Baudrillard e la “drone visuality”:

     

    Virtualizzazione della guerra

    Drone visuality

    La guerra come spettacolo. I media mostrano immagini pulite e censurate che nascondono o minimizzano la violenza fisica sulle persone. La guerra reale viene sostituita dalla sua rappresentazione mediatica (simulacro).

    Immagini a infrarossi, mirini ed esplosioni di pixel. L'estetica è funzionale, tecnocratica e distaccata. Il nemico diventa un punto sullo schermo che deve essere cancellato.

    La guerra si svolge "altrove". Proiettata sugli schermi, a notevole distanza dai campi di battaglia, la guerra è sempre più uno spettacolo sia per i comandi militari, nei centri decisionali, che per il pubblico.

    L’operatore guida il drone con l’aiuto dell’intelligenza artificiale da una postazione protetta, distante dagli obiettivi da distruggere, senza essere coinvolto emotivamente.

    L'illusione della precisione. Le “bombe intelligenti” suggeriscono operazioni chirurgiche, una guerra pulita senza “danni collaterali” (danni che invece sono la regola nella realtà del conflitto).

    Le immagini trasmesse dai droni sono simili a quelle dei videogiochi di guerra dove il nemico è un obiettivo circoscritto, un bersaglio generato dal software senza possibilità di errore.

    Nella guerra contemporanea il grande flusso di dati/informazioni ha finito per cancellare e sostituire l'esperienza umana della realtà tragica del conflitto sul campo.

    I droni osservano i loro bersagli dall’alto, anche per giorni, e inviano agli operatori, lontani dalle zone di guerra, un continuo flusso di dati da analizzare con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.

     

    La combinazione del pensiero di Paul Virilio, Harun Farocki e Jean Baudrillard è fondamentale per analizzare la nuova estetica della guerra generata dai droni. Nelle guerre asimmetriche di oggi, i droni non hanno solo cambiato il modo di combattere, ma hanno radicalmente trasformato la nostra percezione della realtà, dello spazio e dell'etica. In un contesto didattico, i concetti di “logistica della percezione”, “immagini operative” e “virtualizzazione della guerra” forniscono agli studenti gli strumenti indispensabili per comprendere la natura e il ruolo delle immagini nei conflitti contemporanei.

     

    Galleria: la guerra russo-ucraina

    prampolini droni immagine 1Fig. 1: drone ucraino utilizzato nel conflitto con la Russia Fonte

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    prampolini droni immagine 2Fig. 2: soldati russi si esercitano all’uso dei droni Fonte

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    prampolini droni immagine 3Fig. 3: drone russo colpisce soldati ucraini rifugiatisi in un edificio Fonte

     

     

     

     

     

     

     

     

    prampolini droni immagine 4Fig. 4: soldati ucraini “pilotano” droni contro le postazioni russe Fonte

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    prampolini droni immagine 5Fig. 5: war room ucraina per il pilotaggio dei droni Fonte

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    prampolini droni immagine 6Fig. 6: droni ucraini colpiscono una raffineria in Russia a 1300 chilometri dal fronte Fonte

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     


    Note

    1 L’uso dei droni ha trasformato profondamente le guerre moderne cambiando il modo in cui il nemico viene osservato e il combattimento viene condotto, e ridefinendo il rapporto tra costi ed efficacia distruttiva dei mezzi. Sull’argomento: Grégoire Chamayou, Théorie du drone, La Fabrique, 2013; Derek Gregory, Drone Geographies, 2014; Anne-Katrin Weber, Le dispositif du drone, in «A contrario», 2019/2 n° 29; Paul Lowe, Nuove immagini: intersezioni tra fotografia e videogame. La guerra reale (non) è un gioco, 04/11/2022; Gonzalo Arana, Javier Romero, Drone Warfare in Today’s World, december, 2024; Julien Grymonprez, Cyril de Villardi de Montlaur, IA et drones militaires: revolution technologique, 28/05/2025; Damiano Palano, I droni e la guerra del futuro>, 31/05/2026; Sandor Fabian, The Drone Revolution That Isn’t, 07/07/2026; Alessandra Garosi, Guerra dei droni: la rivoluzione in corso nei conflitti armati, 08/07/2026; Joe Coles, Drone Warfare in the 21st Century - military technology, 04/09/2026; Stefano Rizzo, La guerra dei droni, 12/06/2026.
    Nel 2026 la casa editrice indipendente 550BC di Amsterdam ha pubblicato un’interessante libro di fotografie sull’uso dei droni nella guerra russo-ucraina e sulla “gamification” della violenza dal titolo Kill for Points. Il libro esamina come i combattimenti vengano trasformati in performance con l'assegnazione di punteggi.

    2 I codici visivi della fotografia con droni si distinguono fondamentalmente da quelli dei reportage fotografici del XX secolo per un cambiamento di prospettiva, distanza e sguardo tecnologico. Mentre la fotografia di reportage classica si concentrava sulla prossimità umana e sulla cattura dell'attimo fuggente ("momento decisivo"), la fotografia con droni stabilisce una visione distaccata, artificiale, spesso geometrica, da una prospettiva a volo d'uccello, priva del coinvolgimento emotivo tipico degli scatti dei fotografi del Novecento.
    Sull’argomento: Maurizio Guerri, a cura di, Le immagini delle guerre contemporanee, e, in particolare, dello stesso curatore il saggio, Il drone e il kamikaze. Due immagini della guerra contemporanea, pp.365-389, Meltemi, Milano, 2018; Gioacchino Toni, Guerrevisioni. Corpi, droni e kamikaze nelle guerre contemporanee, 23/09/2018; dello stesso autore, Guerrevisioni. Il sangue oltre gli schermi. Uccidere così, come in un videogioco, 22/04/2021, e, Guerra contemporanea, sviluppo tecnologico-comunicativo e immaginario visuale, 31/03/2023; l’articolo redazionale La guerra in diretta: immagini, media e percezione del conflitto, 03/02/2026.

    3 La drone visuality si riferisce a uno specifico regime visivo, estetico ed etico prodotto dall'uso di apparecchi fotografici e telecamere montate su velivoli senza pilota. È stata studiata nella teoria dei media, nei visual studies e nella geopolitica. Non si limita al semplice atto di fotografare o filmare dall'alto, ma comprende il modo in cui questa tecnologia trasforma profondamente la nostra percezione dello spazio, del potere e delle relazioni umane.
    Sull’argomento: Anna Jackman, Lauren Alex O’Hagan, Elisa Serafinelli, Drones in Visual Culture, 22/11/2021; Elisa Serafinelli, Lauren Alex O’Hagan, Drone views: a multimodal ethnographic perspective, 16/05/2022;

    4 L’impiego dei droni nelle guerre contemporanee ha introdotto una delle più profonde asimmetrie tecnologiche ed etiche della storia militare: la contraddizione tra la ipervisibilità del campo di battaglia e la invisibilità dei decisori politici e militari. Questo fenomeno trasforma radicalmente la natura del conflitto, la percezione del nemico e l'attribuzione della responsabilità morale e legale.

    5 Il termine “nebbia della guerra” (in tedesco Nebel des Krieges) è stato coniato dal teorico della strategia militare Carl von Clausewitz nel suo trattato Della guerra, pubblicato in più volumi tra il 1832 e il 1837.

    6 Sull’importanza del giornalismo di guerra, sulla necessità di andare oltre alle immagini: Paolo Giordano, a cura di, Da vicino. Raccontare la guerra oggi, Einaudi, Torino, 2026.

    7 Per informazioni bio-bibliografiche su Paul Virilio: la voce relativa in Wikipedia edizione in lingua italiana e in lingua francese. Sulla “logistica della percezione” e sulla guerra moderna: Peter Bürger, Bildermaschine für den Krieg. Das Kino und die Militarisierung der Weltgesellschaft, 2007; John Armitage, Paul Virilio as Twentieth-Century Military Strategist: War, Cinema, and the Logistics of Perception, March 2012; Claus Gunti, L’image automatisée entre drones et appropriation, 2014; Sébastien Lefait, «Tu n’as rien vu [en Irak]»: Logistique de l’aperception dans Generation Kill, 2016; Anne Zeitz, Visualités, virtualités et trauma. Temporalités de la guerre à distance, 2016; Vanni Codeluppi, La macchina che vede di Paul Virilio, 2021; Gioacchino Toni, Guerra contemporanea, sviluppo tecnologico-comunicativo e immaginario visuale, 2023; Philippe Petit, Paul Virilio: l’état de guerre permanent, 11/07/2024; Shayan Sardarizadeh, By the Machine for the Machine: Virilio’s Logistics of Perception in the Age of Generative AI, 22/06/2025.

    8 L’edizione italiana: Paul Virilio, Guerra e cinema. Logistica della percezione, Lindau, Torino 1996.

    9 L’edizione italiana: Paul Virilio, La Macchina che vede, SugarCo, Milano, 1989.

    10 Per informazioni bio-bibliografiche su Harun Farocki: le voci relative dell’edizione tedesca e dell’edizione inglese di Wikipedia; la voce dell’enciclopedia Britannica, Harun Farocki. German filmmaker, video artist and writer, curata da Naomi Blumberg; Elio Grazioli, Dal cinema all'arte / Harun Farocki. Pensare con gli occhi, 07/04/2018; Lina Sahne, Harun Farocki: L'ascesa trionfale dell'occhio acuto, 21/03/2025.
    Sulle “immagini operative” e in particolare sul loro uso in ambito militare: Maurizio Guerri, Le immagini operative e le guerre contemporanee in Harun Farocki, in Luisella Farinotti, Barbara Grespi, Federica Villa (a cura di), Harun Farocki. Pensare con gli occhi, Mimesis Edizioni, Milano, 2017; Maurizio Guerri, Serious games. L’asimmetria delle immagini in Harun Farocki, <pianob.unibo.it>, 2021; Jan Distelmeyer, Which Operativity? On Political Aspects of Operational Images and Sounds, <harun-farocki-institut.org>, 25/05/2023.

    11 Tim Holert, Felix Koltermann, Bilder im Zeitalter des Drohnenkriegs, 2014; Olivier Zuchuat, Operational Images and Images of Operations. The Use of Drones and “Action Cameras” on the Ukrainian-Russian Front, 14/10/2025.

    12 Per informazioni bio-bibliografiche su Jean Baudrillard: le voci delle edizioni francese e inglesedi Wikipedia; la voce della Stanford Encyclopedia of Philosophy; Jean Baudrillard: Livres – Bibliographie. Sulla "virtualizzazione della guerra" e sugli articoli/libro “La guerra del Golfo non ha avuto luogo”: Dominique Crozat, Violence en espaces hyper réels, 2009; Guy Thuillier, Entre fiction, simulacre et réalité: les avatars de l'espace virtuel, 2011; Anne Zeitz, Visualités, virtualités et trauma. Temporalités de la guerre à distance, 27/07/2016; Pierre-Ulysse Barranque, Du «virtuel» à «l’hyperréalité». Une lecture d’«Écran total» de Jean Baudrillard, <lestempsquirestent.org>, 26/05/2025.

    13 Jean Baudrillard, La guerre du Golfe n'a pas eu lieu, Editions Galilée, Paris, 1991.

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