vita quotidiana

  • L'Italia rurale tra le due guerre mondiali. Iconografie a confronto

    di Antonio Prampolini

    Indice

    1. La politica agraria del regime fascista e il ruralismo
    2. I filmati dell'Istituto Luce
    3. Scheuermeier e le fotografie dei contadini italiani
    4. Due diverse iconografie dell'Italia rurale
    5. Appendice: la coltivazione del grano nel Bauernwerk

     

    1. La politica agraria del regime fascista

    Nell'Italia tra le due guerre mondiali la politica agraria del fascismo era stata caratterizzata da un forte interventismo statale finalizzato principalmente a raggiungere l'autosufficienza alimentare, a mantenere l'ordine sociale nelle campagne, eliminando ogni forma di dissenso, a radicare la popolazione rurale sul territorio, limitando l’inurbamento. Obiettivi, questi, considerati dal fascismo fondamentali per assicurare stabilità politica al nuovo regime dittatoriale e totalitario1.

     

    La "battaglia del grano"

    Nell'estate del 1925, Mussolini annunciò la "battaglia del grano" che comportò l’applicazione di tariffe doganali protezionistiche sulle importazioni di cereali. Lo scopo principale era quello di aumentare la produzione nazionale di frumento (ampliando la superficie coltivata e incrementando le rese per ettaro) in modo da soddisfare il fabbisogno nazionale senza dover ricorrere alle importazioni2.

    La "battaglia del grano" era stata accompagnata da un'intensa attività propagandistica. Mussolini si faceva spesso ritrarre mentre falciava o trebbiava il grano per sottolineare la sua vicinanza al mondo contadino ed esaltare l'ideale dell'uomo rurale, laborioso, legato alla terra, rispettoso delle gerarchie sociali e dell'ordine costituito.

    In questo lavoro, dopo aver delineato i tratti essenziali dell’iconografia ufficiale fascista, li confronterò con l’iconografia indipendente di un etnografo svizzero, Paul Scheuermeier, studioso del mondo agrario. Penso che questa operazione possa essere utile in classe per capire i punti di vista diversi a partire dai quali si guarda e registra il medesimo evento.

     

    La bonifica integrale

    Nel 1928 venne approvata la legge sulla "bonifica integrale", nota come "Legge Mussolini"3. Redatta dall'economista Arrigo Serpieri4, la legge segnava il passaggio da una bonifica prevalentemente idraulica ad una "integrale" che aveva come finalità la trasformazione dei terreni incolti (le zone paludose) o scarsamente produttivi (il latifondo) in aree agricole destinate ad essere colonizzate con l’insediamento di famiglie contadine.

    Un progetto, concettualmente corretto, ma che, per la complessità degli interventi necessari, sia dal punto di vista tecnico che gestionale, per l'enorme impegno finanziario da parte dello Stato, per il rifiuto dei grandi proprietari terrieri ad eseguire le opere di bonifica previste a loro carico, ed infine per gli effetti depressivi della Grande Crisi del 1929, era destinato a fallire nella sua concreta realizzazione estesa all'intero territorio italiano5.

    Come la "battaglia del grano", anche la bonifica era stata oggetto di una martellante campagna propagandistica che celebrava i risultati ottenuti dal regime fascista, in particolare nell'Agro Pontino, con la fondazione delle "città" di Littoria (Latina) nel 1932, Sabaudia nel 1934, Pontinia nel 1935, Aprilia nel 1936 e Pomezia nel 19386.

     

    Il ruralismo

    Il "ruralismo", ovvero l'esaltazione dei valori tradizionali del mondo contadino in contrapposizione a quello industriale e urbano, è stato uno dei pilastri ideologici del fascismo7. Ha accompagnato i principali interventi di politica agraria del regime mascherando le reali condizioni delle masse rurali italiane8. Per effetto della perdurante crisi economica del settore primario (dalla rivalutazione monetaria - "quota novanta" - del 1926 alle conseguenze della Grande crisi del 1929) e della mancanza di una reale tutela sindacale (il sindacato fascista privò i contadini di qualsiasi strumento di contrattazione collettiva), i loro redditi erano diminuiti e la povertà era aumentata nelle campagne.

    La propaganda "ruralista" considerava il piccolo proprietario coltivatore e il mezzadro le figure ideali tra i lavoratori della terra, che, diversamente dal bracciante, erano legati al territorio e alle sue tradizioni9. Le donne, in particolare, venivano esaltate come "madri della nazione" con il compito di sostenere la famiglia (numerosa e patriarcale), la produzione agricola e la crescita demografica10.

    Nel celebrare il “mondo contadino” la propaganda fascista ignorava (o fingeva di ignorare) il fatto che proprio quel mondo rappresentava il principale ostacolo al processo di modernizzazione e di sviluppo economico-sociale dell'agricoltura italiana11. Il settore primario veniva mitizzato dal regime fascista negli stessi anni in cui l'industria conquistava definitivamente il ruolo di guida dell'economia e della politica nazionale e le città attraevano la popolazione rurale alimentando un inevitabile inurbamento12.

     

    2. I filmati dell'Istituto Luce

    Numerosi erano i filmati sulla politica rurale del fascismo realizzati dall’Istituto Luce, il principale strumento d'informazione e propaganda visiva dell’Italia mussoliniana13.

     

    La "battaglia del grano" e Mussolini contadino

    Nel 1925, la “battaglia del grano” veniva presentata agli italiani con un filmato che illustrava il problema dell’insufficiente produzione nazionale e gli interventi per risolverlo. Le scene campestri erano introdotte da didascalie che sintetizzavano le tecniche colturali e gli obiettivi del regime. Centrale era la figura di Mussolini quale promotore e testimone attivo della “battaglia” [codice filmato: M011603]. In un altro filmato, realizzato negli anni trenta, venivano mostrati i progressi della coltura cerealicola ottenuti grazie alla politica agraria del regime: "L'oro dei campi" [codice filmato: D064103].

    I cinegiornali (Giornale Luce) insistevano ripetutamente sulla “battaglia del grano” dando risalto all'operosità del duce che, instancabile e onnipresente, trebbiava il frumento nelle aie e premiava i contadini vincitori del Concorso nazionale del grano14. Tra questi segnaliamo: il Giornale Luce del dicembre 1932, “Mussolini premia i vincitori del IX Concorso nazionale per la vittoria del grano e del III Concorso nazionale del grano tra parroci e sacerdoti” [codice filmato: B017406]; il Giornale Luce del 3 luglio 1935, “Mussolini si cimenta a Sabaudia nella trebbiatura del grano” [codice filmato: B070701]; il Giornale Luce del 25 gennaio 1939, “Discorso di Mussolini ai vincitori del Concorso del grano”, dove il duce illustrava la politica agraria del fascismo [codice filmato: B144907]. Il Giornale Luce datato 8 luglio 1940 informava gli italiani con immagini rassicuranti che, nonostante l’entrata in guerra del paese, la “battaglia del grano” continuava grazie al lavoro delle donne e alla meccanizzazione dell'agricoltura. Una evidente messa in scena dove a guidare i trattori e le macchine agricole erano giovani donne che, a giudicare dal loro aspetto, non appartenevano di certo al mondo rurale italiano [codice filmato: C005502].

     

    La bonifica integrale

    Anche sulla bonifica integrale l’Istituto Luce realizzò diversi cinegiornali a scopo propagandistico. Tra questi segnaliamo: il Giornale Luce del 29 aprile 1936, “Bonifica dell’Agro Pontino. Il duce traccia il solco e posa la prima pietra di Aprilia” [codice filmato: B087706]; il Giornale Luce datato 8 febbraio 1939, “La bonifica del Tavoliere delle Puglie” [codice filmato: B145901]; il Giornale Luce del 6 ottobre 1939, “La bonifica integrale in Sardegna. La città di Mussolinia” [codice filmato: B157806]. Il Giornale Luce datato 15 marzo 1940, intitolato "Inizio dell'appoderamento del latifondo siciliano", pochi mesi prima dell’entrata in guerra dell’Italia, mostrava l'avvio dei lavori di bonifica. Una bonifica che, nonostante la retorica del filmato, non si concretizzerà sia per l'opposizione dei proprietari dei latifondi che per la mancanza delle necessarie risorse finanziarie ed umane dirottate verso l’economia di guerra [codice filmato: B168906].

     

    I contadini

    I contadini erano rappresentati nei filmati dell'Istituto Luce da immagini propagandistiche che evidenziavano il loro legame con la terra e le tradizioni, e che davano risalto alla loro adesione al fascismo.

    Nella "battaglia del grano" le inquadrature insistevano sui momenti collettivi del lavoro, come la trebbiatura, trasformata in una coreografia in cui la fatica era nobilitata da un fine patriottico; mentre nella "bonifica integrale" venivano spesso riprese le macchine agricole (in particolare l'impiego dei trattori nelle attività di aratura) per dimostrare il progresso delle tecniche di coltivazione, merito del regime fascista.

    I cinegiornali mostravano i contadini nelle numerose manifestazioni pubbliche che si svolgevano nella capitale. Non erano più portatori di rivendicazioni economiche e sociali, ma "camerati rurali" educati ai "valori della nazione" (di cui il fascismo si considerava l'unico e vero interprete). Sfilavano disciplinati e acclamavano il duce o il re15. Ne sono un esempio: il Giornale Luce del novembre 1928, "Adunata dei rurali a Roma" [codice filmato: A021401]; il Giornale Luce del giugno 1933, "L'Italia rurale, entusiasta e devota acclama il Duce restauratore dell'agricoltura italiana" [codice filmato: B027506]; il Giornale Luce del 09/06/1937, "Gli agricoltori e i lavoratori dei campi rendono omaggio a Vittorio Emanuele III" [codice filmato: B110907].

     

    3. Scheuermeier e le fotografie dei contadini italiani

    Paul Scheuermeier (1888 - 1973) è stato un linguista e un etnografo svizzero che a partire dal 1919 ha collaborato per diversi anni, come ricercatore sul campo, alla realizzazione dell'Atlante linguistico ed etnografico dell'Italia e della Svizzera meridionale (AIS)16. Diretto da Karl Jaberg e Jakob Jud, l'Atlante aveva come oggetto di studio le parlate dialettali collegate alla cultura materiale del mondo rurale nei diversi territori. Le immagini (fotografie e disegni), associate ai nomi degli attrezzi e delle attività agricole, erano considerate fondamentali dai direttori dell'Atlante i quali erano convinti che la storia delle parole fosse inseparabile dalla storia delle cose.

    L'Atlante, pubblicato in otto volumi tra il 1928 e il 1940, è stato digitalizzato ed è oggi accessibile in rete sul sito dell'Istituto di Lingua e Letteratura italiana dell'Università di Berna: Archivio AIS. L'archivio conserva circa 4500 fotografie scattate da Scheuermeier (soprattutto nell'Italia settentrionale e centrale), da Gerhard Rohlfs (nell'Italia meridionale) e da Max Leopold Wagner (in Sardegna), oltre ai diari di Scheuermeier e ai disegni di Paul Boesch. Dalla home page si accede alla Banca datidove è possibile effettuare ricerche per Immagini, Temi, Luoghi e visualizzare la vasta produzione fotografica di Paul Scheuermeier (una delle più importanti documentazioni visive dell'Italia rurale della prima metà del Novecento).

     

    Il lavoro dei contadini

    Per favorire una divulgazione dei contenuti dell'Atlante, e per evidenziare gli aspetti etnografici, Scheuermeier aveva realizzato una selezione di testi ed immagini (integrati dalla documentazione frutto di ulteriori indagini) in due volumi dal titolo Bauernwerk in Italien, der italienischen und rätoromanischen Schweiz (il primo pubblicato nel 1943 e il secondo nel 1956)17. L'opera è stata poi tradotta in italiano nel 1980 a cura di Michele Dean e Giorgio Pedrocco con il titolo di Il lavoro dei contadini18. Nell'edizione italiana è stato dato ampio risalto alle fotografie (873) scattate negli anni tra le due guerre mondiali. Le fotografie ritraevano gli aratri, i carri, gli attrezzi, i manufatti legati alla vita domestica, le abitazioni, le attività agricole, come l'aratura dei campi, la mietitura e la trebbiatura del grano19. Nel Bauernwerk, le fotografie, con le relative didascalie (che segnalano il luogo e l'anno a cui si riferiscono) sono state suddivise in base ai lavori agricoli o domestici e agli attrezzi/oggetti utilizzati dai contadini. Esse ci offrono (come affermava Scheuermeier nell'introduzione al secondo volume del Bauernwerk) un quadro autentico di ciò che «era ancora vivo per la gente e veniva usato o si poteva trovare ancora come il prolungamento di un tempo del quale persisteva la memoria»20. Un quadro che cambierà radicalmente nel secondo dopoguerra.

     

    4. Due diverse iconografie dell'Italia rurale

    Le fotografie di Scheuermeier non avevano finalità artistiche ma documentaristiche. Il suo approccio al mondo contadino non era "pittorialista" ma "antropologico", con una particolare attenzione al contesto storico e culturale; un approccio che, privo di idealizzazioni romantiche e scopi propagandistici, era del tutto estraneo al "ruralismo" dell'Italia fascista.

    Come ha osservato acutamente Giorgio Pedrocco: «Gli anni Trenta, che dovrebbero anche rappresentare, secondo la politica fascista, il trionfo della ruralità, pilastro insostituibile dello spirito nazionale, vengono restituiti [dal Bauernwerk] come i tempi della crisi e del malessere. [...] le stesse immagini fotografiche, pur nella loro freddezza documentaria, sono una testimonianza delle grandi fatiche e delle difficili condizioni di vita ai margini della miseria delle masse contadine italiane»21.

    Quella che Scheuermeier descriveva era infatti un'Italia rurale in cui i contadini erano costretti a lavorare duramente, senza potersi alimentare in modo adeguato, e a vivere spesso in abitazioni fatiscenti e malsane.

    Per quanto attiene alla meccanizzazione, il Bauernwerk evidenziava la permanenza di un forte dislivello tra il nord padano, relativamente sviluppato, e la diffusa arretratezza di gran parte dell'agricoltura italiana nei territori di montagna, nell'area mezzadrile delle regioni dell'Italia centrale, e soprattutto nel latifondo meridionale22.

    Nel Bauernwerk, Scheuermeier non denunciava apertamente l'arretratezza e il malessere sociale del mondo contadino, ma affidava alle immagini e alle informazioni raccolte il compito di documentare quale fosse la vera realtà dell'Italia rurale, ben diversa da quella oggetto della propaganda dell'Istituto Luce23.

     

    Il confronto fra le due iconografie

    Nella tabella che segue una sintesi delle differenze principali tra le fotografie di Scheuermeier e i filmati dell'Istituto Luce nella rappresentazione visiva dell'Italia rurale.

     

    Fotografie di Scheuermeier

    Filmati dell'Istituto Luce

    Finalità

    La conoscenza scientifica e la conservazione della memoria del mondo contadino

    La propaganda della politica rurale del fascismo per costruire e mantenere il consenso interno al regime

    Rappresentazione

    Realismo delle immagini

    Falsificazione della realtà

    Soggetto / protagonista

    Il contadino portatore di una specifica cultura materiale

    Il contadino simbolo e artefice dei valori dello Stato fascista

     

    In rete circolano, spesso in modo indistinto, senza citare la fonte, numerose immagini dell'Italia rurale negli anni tra le due guerre mondiali, tratte sia dal Bauernwerk di Scheuermeier che dai filmati dell'Istituto Luce. È perciò importante per una loro corretta interpretazione, soprattutto a fini didattici, contestualizzarle avendo presente le profonde differenze che contraddistinguono le due iconografie.

     

    5. Appendice: la coltivazione del grano nel Bauernwerk

    Nel Bauernwerk, Scheuermeier documentava, con dovizia di informazioni e immagini, la coltivazione del grano quale fulcro dell'agricoltura italiana tra le due guerre mondiali; una coltivazione che si inseriva nel contesto di una economia contadina pre-meccanizzata (o in fase di prima meccanizzazione) dove l'utilizzo di attrezzi in legno o in ferro battuto, prodotti artigianalmente, era ancora diffuso.

    Nell'atlante fotografico del Bauernwerk sono pertanto raffigurate le fasi principali della coltivazione del grano: Aratura (il terreno veniva lavorato, per la semina autunnale/primaverile in rotazione con le leguminose o il maggese, utilizzando aratri in legno o in ferro e la trazione animale); Mietitura - Raccolta (manuale con l'uso di diversi tipi di falci e il trasporto dal campo all'aia dei covoni sulle spalle dei contadini, a dorso di muli o con carri trainati da buoi); Trebbiatura (a mano con l'uso di bastoni, con attrezzi rudimentali movimentati da animali, solo raramente con l'impiego di moderne trebbiatrici meccaniche azionate da motori).

    Di seguito una piccola galleria di immagini:

    MONDO CONTADINO FOTOGRAFIE 1Fig.1: Sicilia, San Biagio Platani. Aratura con aratri di legno trainati da cavalli, asini o muli. Fonte: Paul Scheuermeier, Bauernwerk in Italien, der italienischen und rätoromanischen Schweiz, Eugen Rentsch Verlag, Erlenbach-Zürich, band I, 1943. 

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    MONDO CONTADINO FOTOGRAFIE 2Fig.2: Calabria, Condofuri. Aratura con aratro di legno trainato da due buoi. Il contadino di lingua greca tiene con la mano sinistra la stegola e con la destra il pungolo. Fonte: Paul Scheuermeier, Bauernwerk in Italien, der italienischen und rätoromanischen Schweiz, Eugen Rentsch Verlag, Erlenbach-Zürich, band I, 1943.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    MONDO CONTADINO FOTOGRAFIE 3Fig.3: Puglie, Carovigno. Contadino che ara sotto gli olivi con l'aratro pugliese meridionale, con ceppo biforcato, trainato da un cavallo con collare. Fonte: Paul Scheuermeier, Bauernwerk in Italien, der italienischen und rätoromanischen Schweiz, Eugen Rentsch Verlag, Erlenbach-Zürich, band I, 1943.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     MONDO CONTADINO FOTOGRAFIE 4Fig.4: Lazio, Palestrina. Aratura con l'aratro tradizionale a due ruote trainato da buoi. Paul Scheuermeier, Bauernwerk in Italien, der italienischen und rätoromanischen Schweiz, Eugen Rentsch Verlag, Erlenbach-Zürich, band I, 1943.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     MONDO CONTADINO FOTOGRAFIE 5FIg.5: Romagna, Ravenna. Buoi mentre arano col moderno aratro di ferro nella pianura di Classe. Fonte: Paul Scheuermeier, Bauernwerk in Italien, der italienischen und rätoromanischen Schweiz, Eugen Rentsch Verlag, Erlenbach-Zürich, band I, 1943.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    MONDO CONTADINO FOTOGRAFIE 6Fig.6: Piemonte, Rochemolles. L'aratro tradizionale di legno è stato adattato per essere tirato da un cavallo o mulo. Fonte: Paul Scheuermeier, Bauernwerk in Italien, der italienischen und rätoromanischen Schweiz, Eugen Rentsch Verlag, Erlenbach-Zürich, band I, 1943.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    MONDO CONTADINO FOTOGRAFIE 7Fig.7: Lucania / Basilicata, Castelmezzano. Mietitore dell'Italia meridionale con falce da grano e protezioni. Fonte: Paul Scheuermeier, Bauernwerk in Italien, der italienischen und rätoromanischen Schweiz, Eugen Rentsch Verlag, Erlenbach-Zürich, band I, 1943.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    MONDO CONTADINO FOTOGRAFIE 8Fig.8: Sicilia, Catenanuova. Carri trainati da buoi che trasportano covoni di grano nella pianura di Catania. Fonte: Paul Scheuermeier, Bauernwerk in Italien, der italienischen und rätoromanischen Schweiz, Eugen Rentsch Verlag, Erlenbach-Zürich, band I, 1943.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    MONDO CONTADINO FOTOGRAFIE 9Fig.9: Calabria, Acquaformosa. Donne albanesi che portano i fasci di covoni sulle spalle. Fonte: Paul Scheuermeier, Bauernwerk in Italien, der italienischen und rätoromanischen Schweiz, Eugen Rentsch Verlag, Erlenbach-Zürich, band I, 1943.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    MONDO CONTADINO FOTOGRAFIE 10Fig.10: Toscana, Radda in Chianti. I covoni di grano vengono portati dal campo all'aia su un carro trainato da buoi e ammassati in grandi mucchi di forma ovale. Fonte: Paul Scheuermeier, Bauernwerk in Italien, der italienischen und rätoromanischen Schweiz, Eugen Rentsch Verlag, Erlenbach-Zürich, band I, 1943.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    MONDO CONTADINO FOTOGRAFIE 11Fig.11: Piemonte, Pietraporzio. Nell'aia chiusa i covoni vengono dapprima battuti su una panca a forma di grondaia cava, appoggiata obliquamente su due gambe; poi vengono battuti con un bastone apposito su una panca bassa e inclinata. Fonte: Paul Scheuermeier, Bauernwerk in Italien, der italienischen und rätoromanischen Schweiz, Eugen Rentsch Verlag, Erlenbach-Zürich, band I, 1943.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    MONDO CONTADINO FOTOGRAFIE 12Fig.12: Abruzzo, Castelli. Il grano viene calpestato da vacche fatte girare sull'aia. Fonte: Paul Scheuermeier, Bauernwerk in Italien, der italienischen und rätoromanischen Schweiz, Eugen Rentsch Verlag, Erlenbach-Zürich, band I, 1943.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    MONDO CONTADINO FOTOGRAFIE 13Fig.13: Piemonte, Castelnuovo d'Asti. Antico rullo per trebbiare trainato da un cavallo. Fonte: Paul Scheuermeier, Bauernwerk in Italien, der italienischen und rätoromanischen Schweiz, Eugen Rentsch Verlag, Erlenbach-Zürich, band I, 1943.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    MONDO CONTADINO FOTOGRAFIE 14Fig.14: Piemonte, Castelnuovo d'Asti. Trebbiatrice moderna azionata da motore elettrico. Fonte: Paul Scheuermeier, Bauernwerk in Italien, der italienischen und rätoromanischen Schweiz, Eugen Rentsch Verlag, Erlenbach-Zürich, band I, 1943.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     


    Note

    1 Sull'economia e la politica agraria dell'Italia fascista: Valerio Castronovo, La storia economica, in «Storia d'Italia», in particolare la parte terza, Potere economico e fascismo - Dalla battaglia del grano alla bonifica integrale, pp. 276-284, Einaudi, Torino, 1975; Ester Fano, Problemi e vicende dell'agricoltura italiana tra le due guerre, «Quaderni storici», n. 29-30, 1975, pp. 468-497; Pier Paolo D’Attorre, Conservatorismo agrario e fascismo negli anni venti: linee di ricerca sull’area padana, «Italia contemporanea», settembre 1983, fascicoli 151/152; Pier Paolo D'Attorre e Alberto De Bernardi, Il lungo addio: una proposta interpretativa, in particolare il cap. 5, Tra le due guerre: stagnazione e modernizzazione, pp. XXXVII - XLV, in Studi sull'agricoltura italiana. Società rurale e modernizzazione, Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, Annali, anno Ventinovesimo, Milano 1994; Silvia Salvatici, Un mondo in affanno: famiglie agricole nell’Italia fascista, «Passato e presente», 1995, n. 36 pp. 93-115; Nicolò Mignemi, Nel regno della fame. Il mondo contadino italiano fra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, Aracne, Roma, 2010.

    2 Sebbene la produzione totale di grano aumentò sensibilmente fino a sfiorare l'autosufficienza negli anni '30, la campagna ebbe effetti collaterali negativi, come il sacrificio di colture pregiate (l’ortofrutta) e di attività più redditizie (l’allevamento), oltre all'innalzamento dei prezzi del pane per i consumatori. Per un approfondimento sulla «battaglia del grano»: Luciano Segre, La «battaglia del grano». Depressione economica e politica cerealicola fascista, CUEM, Milano, 2017.

    3 Legge 24 dicembre 1928, n. 3134. Successivamente, i contenuti di questa legge furono integrati e riordinati nel Regio Decreto 13 febbraio 1933, n. 215, meglio conosciuto come "Seconda legge Serpieri", che costituisce ancora oggi la base normativa per i Consorzi di Bonifica in Italia ("Prima legge Serpieri": RDL 30 dicembre 1923, n. 3256, Testo Unico delle leggi sulle bonificazioni, successivamente abrogato con il RDL n. 215).

    4 Su Arrigo Serpieri economista agrario e legislatore rurale: Simone Misiani, Serpieri Arrigo, «Dizionario Biografico degli Italiani», Vol. 92 (2018), Treccani; Antonio Prampolini, La formazione di Arrigo Serpieri e i problemi dell’agricoltura lombarda, «Studi storici», 1976, n. 2, pp. 171-206; Carlo Fumian, Modernizzazione, tecnocrazia, ruralismo: Arrigo Serpieri, «Italia contemporanea», 1979, n. 137, pp. 3-34; Leandra D’Antone, Politica e cultura agraria: Arrigo Serpieri, «Studi storici», 1979, n. 3, pp. 609-642.

    Sulla "bonifica integrale": Mauro Stampacchia, Ruralizzare l'Italia! Agricoltura e bonifiche tra Mussolini e Serpieri (1928-1943), Franco Angeli, Milano, 2000; Sandro Rogari, L'agricoltura e le bonifiche durante il fascismo, «Nuova Antologia», 2013, a. 148, n. 2267, pp. 244-256. Arrigo Serpieri, ritornando criticamente sull'esperienza della bonifica fascista, si esprimeva in questi termini nell'immediato secondo dopoguerra: «Una legislazione [quella della bonifica integrale] ancora frammentata; la direzione unificata al vertice nel Sottosegretariato [presso il Ministero dell'Agricoltura], costretto tuttavia a servirsi di personale appartenente a diversi ministeri e a lasciar fuori di ogni ingerenza e controllo il principale ente di colonizzazione (l'Opera Nazionale Combattenti), che infatti spesso e volentieri agiva in perfetto contrasto con le direttive del Sottosegretariato; organi alla periferia, salvo che in alcune regioni settentrionali, ancora in iniziale formazione, spesso improvvisati, con personale in gran parte inadatto, impreparato; Consorzi di bonifica nati non di rado più che per fare la bonifica per sbarrare la via ad altre possibili iniziative temute dai proprietari. Come se tutto ciò non bastasse, quelli furono gli anni della Grande crisi mondiale [...]. Si trattava infine di una esperienza che in misura limitatissima poté avvalersi di quelle concezioni [integrali] sulla bonifica, poiché queste maturarono e si tradussero in norme ed organi praticamente operanti appena prima che iniziasse il più aspro periodo di guerre fino al conflitto mondiale che comportò l'arresto di ogni attività bonificatrice» (Relazione presentata al Congresso regionale bonifiche venete, S. Donà del Piave, 6-7 giugno 1947, pubblicata successivamente nella raccolta serpieriana Scritti di economia agraria, Le Monnier, Firenze, 1957, pp. 25-27).

    6 Dorothea Deschermeier, Le città di fondazione dell'Agro Pontino, «Storia della civiltà Europea», a cura di Umberto Eco, 2014; Archivio Centrale dello Stato, La bonifica dell’Agro Pontino e l’opera dell’ONC, 2024.

    7 Sul "ruralismo": Antonio Prampolini, Il «ritorno alla terra» e la crisi del capitalismo negli anni Trenta: note introduttive, «Società e storia», n.3, 1978, pp. 581-594; Andrea Di Michele, I diversi volti del ruralismo fascista, «Italia contemporanea», giugno 1995, n.199, pp. 243-267.

    «La reale politica sociale ed economica del fascismo portò ad una irregimentazione della vita delle campagne, attuata attraverso lo smantellamento progressivo delle conquiste sindacali e il ritorno a forme di rapporti compartecipativi che diminuirono i guadagni e le possibilità rivendicative dei ceti contadini» (Andrea Di Michele, op.cit).

    9 Una delle direttrici della politica agraria del fascismo, collegata in particolare alle bonifiche, è stata la "sbracciantizzazione/contadinizzazione", ovvero la sostituzione/trasformazione dei lavoratori a giornata (privi di un legame stabile con la terra) con/in mezzadri/compartecipanti o piccoli proprietari/affittuari coltivatori.

    10 Con lo scopo di indottrinare le donne contadine, valorizzando il loro lavoro domestico e agricolo come servizio alla patria, nel 1933 venne creata la Federazione nazionale fascista delle massaie rurali, una delle maggiori (per numero di iscritti) organizzazioni di massa del regime. Per un approfondimento: Perry R. Willson, Contadine e politica nel ventennio. La Sezione Massaie rurali dei Fasci femminili, «Italia contemporanea», marzo 2000, n. 218, pp. 31-47.

    11 Nell'ideologia ruralista era evidente la contraddizione di fondo della politica agraria del fascismo che voleva far coesistere la conservazione dei rapporti sociali precapitalistici (la difesa della mezzadria), con lo sviluppo di una moderna agricoltura intensiva basata sulla meccanizzazione e sul progresso agronomico.

    12 Giuseppe Tattara e Gianni Toniolo, Lo sviluppo industriale italiano tra le due guerre, «Quaderni storici», vol. 10, n. 29/30, 1975, pp. 377-437; Anna Treves, Le migrazioni interne nell'Italia fascista, Einaudi, Torino, 1997.

    13 Sull’Istituto Luce, fondato nel 1924 e promosso a ente pubblico nel 1925: Gian Piero Brunetta, Istituto Nazionale L.U.C.E, in «Enciclopedia del Cinema», 2003; Fiamma Lussana, Cinema educatore. L’Istituto Luce dal fascismo alla liberazione (1924-1945), Carocci, Roma, 2019.

    14 Sui cinegiornali dell’Istituto Luce: Serafino Murri, Cinegiornale, in «Enciclopedia del Cinema», 2003; Antonio Prampolini, Le immagini della Guerra civile spagnola nell’Italia fascista: i cinegiornali dell’Istituto Luce. Informazione e propaganda di regime, «Historia Ludens», 01/04/2025.

    15 Nelle manifestazioni pubbliche erano spesso presenti anche le donne facenti parte dell'organizzazione "Massaie Rurali" del Partito Nazionale Fascita (PNF). Sfilavano nei loro costumi tradizionali, relegate ad un ruolo puramente folkloristico. Sulle "Massaie Rurali": Perry R. Willson, Contadine e politica nel ventennio. La Sezione Massaie rurali dei Fasci femminili, op.cit..

    16 Su Paul Scheuermeier: la biografiain Wikipedia edizione italiana e la biografiapubblicata sul sito dell' Istituto di Lingua e Letteratura italiana dell'Università di Berna. Sull'Atlante linguistico ed etnografico dell'Italia e della Svizzera meridionale (Sprach- und Sachatlas Italiens und der Südschweiz): la voce relativa in Wikipedia edizione in lingua italiana.

    17 «Questo lavoro fu concepito sulla scia dello Sprach- und Sachatlas e rientra nell'ambito del nostro progetto iniziale; ma rispetto al "volume illustrativo" previsto in origine si è concretizzato qualcosa di diverso: molto più autonoma, un'opera in due volumi che si riferisce pur sempre all'Atlante, ma può tuttavia prescinderne, si propone ora allo studioso del folklore, della geografia umana, dell'archeologia» (dalla Prefazione di Karl Jaberg al secondo volume del Bauernwerk).

    18 Paul Scheuermeier, Il lavoro dei contadini. Cultura materiale e artigianato rurale in Italia e nella Svizzera italiana e retoromanza, 2 volumi, Longanesi, Milano, 1980. Negli anni successivi, in Italia, sono state pubblicate numerose selezioni dell'opera principale limitate a singole regioni o territori circoscritti: Paul Scheuermeier, Il Trentino dei contadini 1921-1931, a cura di Giovanni Kezich; saggi di Carla Gentili et al., Museo degli usi e costumi della gente trentina, Trento, 1995; Paul Scheuermeier, L'Appennino Reggiano nelle immagini di Paul Scheuermeier: Sologno, AGE editore, 1995; Paul Scheuermeier, Lombardia orientale, le province di Brescia e Bergamo, in La Lombardia dei contadini. 1920-1932, a cura di Giovanni Bonfadini, Fabrizio Caltagirone, Italo Sordi, saggi di Giovanni Bonfadini et al., Grafo, Brescia, 2001; Paul Scheuermeier, Lombardia orientale, le province di Cremona e Mantova, in La Lombardia dei contadini. 1920-1932, a cura di Giovanni Bonfadini, Fabrizio Caltagirone, Italo Sordi, saggi di Giovanni Bonfadini, Fabrizio Caltagirone, Italo Sordi, Grafo, Brescia, 2002; Paul Scheuermeier, Lombardia occidentale, in La Lombardia dei contadini. 1920-1932, a cura di Fabrizio Caltagirone, Glauco Sanga, Italo Sordi, saggi di Fabrizio Caltagirone et al., Grafo, Brescia, 2007; Paul Scheuermeier, Il Piemonte dei contadini (1921-1932): rappresentazioni del mondo rurale subalpino nelle fotografie del grande ricercatore svizzero, a cura di Sabina Canobbio e Tullio Telmon, due volumi, Priuli & Verlucca editori, Ivrea, 2007-2008; Paul Scheuermeier, Il Veneto dei contadini. 1921-1932, a cura di Daniela Perco, Glauco Sanga, Maria Teresa Vigolo, Editore Angelo Colla, Vicenza, 2011; Paul Scheuermeier, La Romagna dei contadini. 1923-1931, a cura di Mario Turci, con testi di Federica Foschi, Laura Iuliano, Davide Pioggia, Paolo Pracucci, La Mandragora, Imola, 2013; Paul Scheuermeier, Contadini del bolognese (1923-1928), a cura di Claudia Giacometti, Giorgio Pedrocco e Massimo Tozzi Fontana, CLUEB casa editrice, Bologna, 2022; Gerhard Rohlfs, Paul Scheuermeier, Il basso Lazio dei contadini, a cura di Alessandra Pelagalli, edizione ampliata, Edizioni Vulcaniche, Napoli, 2025.

    19 Per meglio illustrare le diverse fasi nell'uso degli oggetti/strumenti e nelle pratiche di coltivazione, come pure il contesto, le fotografie venivano spesso scattate in sequenza (nei luoghi di lavoro o di abitazione) ed erano integrate da annotazioni e disegni. Per ottenere immagini con un elevato dettaglio, Scheuermeier utilizzava una macchina fotografica tradizionale a soffietto che impiegava lastre a vetro. Prima di fotografare, era solito parlare a lungo con i contadini creando così un rapporto empatico con loro, funzionale alla buona riuscita delle riprese e alla raccolta dei dati. Per un approfondimento sulle conoscenze e tecniche fotografiche di Scheuermeier: Pierangelo Cavanna, Di un viaggio in Italia passando dal Piemonte, in Paul Scheuermeier, il Piemonte dei contadini (1921-1932), volume II, pp. 319-331, op.cit..

    20 Paul Scheuermeier, Il lavoro dei contadini, Introduzione, secondo volume, op.cit..

    21 Giorgio Pedrocco, Il lavoro dei contadini, Presentazione dell'edizione italiana, volume primo, pag. XV, op.cit..

    22 Sulla meccanizzazione dell'agricoltura italiana: Giuseppe Pellizzi, Sull'evoluzione della meccanizzazione agricola in Italia nel XX Secolo, in «Rivista di Storia dell'agricoltura», anno XL, n. 1, giugno 2000, pp. 53-86.

    23 «Le immagini di Paul Scheuermeier sono ben lontane da quella ruralità fascista tutta indirizzata ad esaltare il contadino spina dorsale del Paese, ma descrivono, senza fronzoli, un settore rurale povero e precario nel quale dominano i segni della marginalità più che quelli del protagonismo di cui erano colmi i messaggi propagandistici del regime. Produzione agricola, trasformazione dei prodotti tramite l’artigianato rurale, consumo e mercato, appaiono come elementi di un unico ciclo tradizionale, estraneo ad ogni qualsivoglia processo di modernizzazione» (Roberto Lorenzetti, La Sabina di Paul Scheuermeier, 2016). {jcomments off}

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