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"Il film recentemente presentato a Venezia, "Austerlitz" di Sergei Loznitsa – in cui il regista in una calda giornata estiva piazza la macchina da presa ad altezza d’uomo all’ingresso del campo di concentramento di Sachsenhausen (a Orianenburg, 35 km. a nord di Berlino) e la lascia lì, dritta e frontale, a riprendere i gruppi di turisti che passeggiano per il campo oppure li ritrae che stanno facendosi i selfie nei crematori e nelle camere a gas, mettendosi in posa per la foto sul palo delle esecuzioni, passeggiando allegramente fra i viali delimitati da dormitori, baracche e celle di detenzione e mangiando il pranzo al sacco seduti sul lastricato che separa la strada dalle fosse comuni – è la prova definitiva di una vera deriva di senso delle attività memoriali, di uno scollamento tra la tragica fattualità storica e l’effimera smania consumistica che ne dissipa i significati".

Così Francesca Romana Recchia Luciani, nel suo articolo sull'immaginario genocidiario, che pubblichiamo in "Novecento.org", in un dossier sul Gulag e Shoah, che si annuncia ricco di interventi e di concrete proposte didattiche. Lo anticipo, questo pezzo, perché - giustamente - "La Stampa" sottopone alla nostra attenzione (e alla nostra costernazione) i comportamenti abnormi di "turisti dell'orrore", giovani e vecchi (non c'è ahimé distinzione in questo scollamento fra la tragedia di settant'anni fa e ciò che la "gente" pensa di quei fatti).

http://www.lastampa.it/…/shock-sui-social-selfi…/pagina.html

Shahak Shapira ha scandalizzato tutti con il suo progetto "Yolocaust" (www.yolocaust.de), nel quale monta questi scatti (non sempre sono autoscatti) sugli sfondi reali. Come se, al posto di quelle lunghe case, ormai musealizzate, ci fossero quelle vere, con i corpi sofferenti dei prigionieri, con le cataste dei morti. E, davanti, persone sorridenti che fanno il segno della vittoria, sono in posa di danza, festeggiano non si sa che cosa. Lo scandalo di Shapira è quello di sbattere la realtà in faccia a persone alle quali farsi un selfie sul luogo dell'orrore era sembrata una cosa simpatica e originale.

E noi lavoriamo, nella prossima Giornata della Memoria, perché lo scandalo e l'indignazione siano di tutti.

http://www.wired.it/…/2017/01/20/selfie-olocausto-yolocaust/

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