di Antonio Brusa

Senza titoloIl ponte dell’amicizia a Livenka, sfregiato dalle truppe russe Fonte La votazione sulla Giornata nazionale della memoria e del sacrificio alpino, da celebrarsi il 26 Gennaio, ha visto il Parlamento italiano esibirsi in una rara e festante unanimità. Non credo che sia il segno del dilagare del revisionismo storico. Certo, qualche revisionista ci sarà pure, in questa massa di votanti, come si vedrà subito, spensierati. Ma non lo saranno tanti altri, ai quali forse riesce nuovo lo stesso concetto storiografico. Più giusto definire questi episodi come segno di analfabetismo funzionale storico e di sciatteria. Una sciatteria che, per quanto riguarda la giornata degli alpini, ha come conseguenza la dolorosa perdita di una buona occasione.

Analfabetismo funzionale storico

Il relatore, gli intervenuti (anche quelli di sinistra) e i votanti sanno bene che gli alpini combatterono all’interno delle forze dell’Asse. Lo si trova scritto nella relazione dell’onorevole Paolo Ferrari (Lega), alla commissione Difesa, del 21 febbraio 2021  e lo si dice in altri interventi. Analfabetismo funzionale storico significa conoscere un evento, ma non capire che cosa significa. Quello significa: invasione nazifascista dell’Ucraina. Il 26 gennaio del 1943, a Nikolaievka (oggi Livenka) gli alpini impedirono all’Armata rossa di accerchiare definitivamente le truppe italiane e rumene, permettendo il loro sganciamento. Una vicenda passata che l’anno scorso era già calda e da prendere con le pinze, ma che oggi è diventata bollente. Possibile che a nessuno sia venuto in mente, dei tanti senatori e deputati, degli uffici studi che lavorano alle loro dipendenze, dei tanti personaggi subalterni, incaricati di “fare ricerche”? E così, con un tempismo che ha dell’incredibile, nel bel mezzo dell’invasione russa dell’Ucraina, il parlamento italiano va a celebrare una battaglia, certo straordinariamente eroica, combattuta da truppe che settant’anni fa hanno fatto la stessa cosa, e cioè invadere quella nazione. E, per giunta, nell’articolo 4 della legge istitutiva, invitano le scuole a celebrare quell’evento per i prossimi anni.

Come la sciatteria ti fa perdere una buona occasione

Il bello è che questa battaglia era salita agli onori della cronaca da un pezzo. Nel 2018, Marta Giansanti, dalle colonne di “Brescia Oggi” ci faceva conoscere un episodio, questo sì, straordinario. A Livenka si inaugurava il “Ponte dell’Amicizia”, costruito dagli Alpini in segno di riconciliazione con quelle popolazioni. E, con questo ponte, veniva eretto un piccolo monumento, anch’esso di ricomposizione e di chiusura di quell’evento tragico, perché, metteva insieme il cappello degli alpini e il berretto con la stella dell’Armata rossa. La targa è semplice e bella: “Da un tragico passato un presente di amicizia per un futuro di fraterna collaborazione”. Questo evento probabilmente non era ignoto al relatore, non solo perché lombardo, ma perché, in fine del discorso citava genericamente le operazioni benefiche fatte dagli alpini in Russia. Non è riuscito a fare 2+2, cosa tipica dell’analfabetismo funzionale, non ne ha tenuto conto per sciatteria o, forse, non aveva idea che, oltre alle battaglie, si potessero commemorare le Riconciliazioni? In ogni caso, si è persa l’occasione magnifica di proporre una Giornata della Riconciliazione, intestata meritoriamente al corpo degli Alpini.

Questo ponte, col monumento relativo, è tornato alla ribalta perché le truppe russe lo hanno sfregiato, come “monumento nazista”. Il 4 aprile, l’ANA, l’associazione degli Alpini ha protestato contro l’oltraggio. Non è mancata la risposta russa (evidentemente da quelle parte sono molto più attenti dei nostri parlamentari), che ha accusato gli italiani di “cercare vendetta”, e ha ricordato loro di essere fascisti che finirono come “soldati sparsi sulla neve col cielo azzurro italiano smaltato negli occhi morti”.

Questo articolo russo è di oggi, 8 aprile. Domani ci saranno le risposte piccate, e quelli ci daranno dentro con la denazificazione dell’Italia. Quanto a noi, ci siamo tolti la possibilità di rispondere con l’augurio che anche a loro possa capitare in futuro la fortuna fare un ponte di riconciliazione con l’Ucraina.

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