Risorgimento

  • Come si fa l’Italia. Una proposta di Edu-Larp, un gioco di ruolo dal vivo. Pronto per essere provato in classe.

    di Barbara Fini

    Indice
    1. Cos’è un Edu-Larp
    2. Il gioco
    3. I materiali

     

    1. Cos’è un Edu-Larp

    Il larp (live action role-playing – gioco di ruolo dal vivo) è un metodo ludico che può essere utilizzato come strumento educativo: in questa funzione prende il nome di edu-larp.

    Si tratta di una modalità didattica di affermazione relativamente recente, la cui sperimentazione è partita dai paesi nordici, in particolare in Danimarca, e che in Italia ha cominciato ad emergere dal 2015, con i primi convegni specificamente dedicati all’argomento.

    Non mi soffermerò sulle definizioni di cosa sia un larp e quanto si differenzi o si avvicini ad altre attività confinanti come il gioco di ruolo al tavolo o l’improvvisazione teatrale, né affronterò le diverse modalità con cui l’edu-larp viene usato in contesti formativi, ma metterò la lente d’ingrandimento sulla mia personale esperienza di docente di scuola secondaria di primo grado che utilizza questo metodo in classe.

    Nella tipica attività di edu-larp ai ragazzi viene presentato un contesto (ad esempio una situazione storica, come una riunione di una società segreta risorgimentale, oppure una situazione sociale come un’assemblea di classe per discutere un caso di bullismo) e gli vengono assegnati dei personaggi da interpretare, in un sistema molto simile ai giochi dei bambini che cominciano con la frase “Facciamo che io sono…”. Gli studenti devono calarsi nella situazione che gli è stata data e interagire normalmente, creando una discussione e arrivando a prendere decisioni come se fossero quei personaggi.

    Per guidare l’improvvisazione a ciascuno di loro viene assegnata una “scheda del personaggio”, ovvero un documento scritto che gli dà indicazioni su chi il personaggio sia e dei consigli su come recitarlo. Tale documento può essere brevissimo o più complesso a seconda del tipo di edu-larp: in alcuni miei scenari la scheda prevede un background (termine usato nei giochi di ruolo per indicare una biografia fittizia) che serve a dare al personaggio delle motivazioni e permettere al giocatore di empatizzare con lui, in altri vi sono liste di suggerimenti per stimolare il dibattito e aiutare il ragazzo ad argomentare il proprio punto di vista.

     

    A cosa serve

    L’uso dell’edu-larp nell'insegnamento si rivela particolarmente adatto allo sviluppo di tre tipi di competenze: quelle strettamente sociali ed emotive (empatia, assertività, comunicazione efficace), quelle legate alla capacità di argomentare (in modo affine, anche se meno strutturato, ad altre avanguardie educative come il Debate) e quelle di problem solving. Il suo scopo è trasmettere l’idea che la storia non è solo un susseguirsi di vicende, ma è fatta da persone come gli allievi, che sono state influenzate da eventi biografici, aspirazioni ed emozioni.

    L’acquisizione di conoscenze in senso stretto non è, di fatto, un obiettivo dell’edu-larp, per quanto lo strumento si riveli molto utile per consolidare un argomento affrontato durante la didattica curricolare oppure per approfondirlo. Mi è capitato, talvolta, di usare il metodo anche per introdurre un argomento nuovo, ma ho trovato questi esperimenti meno efficaci in quanto la conoscenza del contesto è spesso funzionale a rendere il gioco animato e quindi, di conseguenza, più divertente.

    Già, perché il divertimento, in un edu-larp, è e deve rimanere la componente fondamentale: se gli studenti non si divertono e non stanno vivendo l’esperienza come un vero e proprio gioco, allora il metodo ha già fallito. Questa è anche la ragione per cui, quando utilizzo l’edu-larp in classe, preciso subito che non ci saranno valutazioni né alcun altro tipo di giudizio: non è necessario dimostrare di “aver studiato”, né essere bravi a recitare, né avere buona logica, buona memoria e buon linguaggio (tra parentesi, i timidi spesso brillano in questi giochi): starà semmai all’insegnante attribuire i ruoli correttamente a seconda degli studenti che ha di fronte. La comprensione del contesto e la lettura della scheda del personaggio devono essere funzionali solo al trascorrere dei momenti piacevoli insieme, rivedendo in chiave più leggera argomenti svolti in classe: l’edu-larp non è un’esibizione né una prova di verifica.

     

    figura 1Fig.1: Il contributo delle donne agli eventi del Risorgimento, come quello della Contessa di Castiglione, cugina e collaboratrice di Cavour, è rappresentato nel gioco dalla presenza di ben cinque ruoli femminili.2. Il gioco

    “Come si fa l’Italia”: un esempio di edu-larp storico

    Tra gli edu-larp che ho scritto per le mie classi, uno dei più sperimentati è stato “Come si fa l’Italia”, in quanto ho avuto occasione di presentarlo a gruppi di alunni che non erano miei studenti, in contesti come i laboratori organizzati da Modena Play, e di avere un feedback anche da altri docenti che lo hanno utilizzato.

    Il contesto è il seguente: corre l’anno 1850, la Prima Guerra d’Indipendenza è appena finita, e, per tutti coloro che avevano sperato in un cambiamento, si è risolta in un nulla di fatto. Nei vari stati della penisola è scattata la repressione e quasi tutte le costituzioni che erano state concesse prima del 1848 sono state revocate. I protagonisti del gioco sono patrioti, ex combattenti, filosofi, liberi pensatori che desiderano l’Unità. Per questo hanno fondato una società segreta che abbia lo scopo di creare prima di tutto una concordanza d’intenti, superando le divergenze ideologiche e cominciando a immaginare su quali principi dovrebbe fondarsi l’Italia unita.

     

     

     

     figura 2Fig.2: Nel 1850 Garibaldi è in fuga, ma il suo messaggio viene trasmesso dai personaggi Lorenzo Gigli e Sara Monti.Ciascuno studente riceve una scheda del personaggio che gli dà due diverse informazioni: qual è la sua posizione politica nel contesto dell’Italia del tempo (repubblicano, monarchico, federalista, seguace delle idee di Mazzini, di Garibaldi, di Cavour, ecc.) e quali sono le vicende umane che lo portano a sostenere una determinata parte, come l’aver combattuto in un moto, il legame con qualcuno o il contesto in cui è cresciuto.

     

    Un gioco con una sola consegna!

    Ai ragazzi viene data un’unica consegna: tutti i personaggi concordano che lo scopo della società segreta sia unificare l’Italia cacciando gli austriaci e tutti si considerano alleati, dunque è loro interesse collaborare e venirsi incontro per decidere come sarà questa Italia. Sarà una repubblica? Sarà una monarchia costituzionale? Quanta libertà di stampa e pensiero saranno concesse? Il diritto di voto sarà per tutti o per pochi? Che ruolo avranno le donne? Che peso avrà la chiesa cattolica?

    A queste domande gli studenti risponderanno in gioco, attraverso il dibattito, partendo dalle posizioni politiche date loro in scheda, ma nell’assoluta libertà di cambiare il proprio parere ed abbracciare quello del compagno, oppure - perché no? - proporre un’idea completamente nuova. In genere è utile che il gruppo nomini una figura che “tiene il verbale” della riunione, in modo da produrre, alla fine, un documento scritto (didatticamente ho spesso usato la strategia di proporre io per questo ruolo gli studenti che hanno più difficoltà a mantenere i tempi di attenzione, per stimolare la motivazione e dar loro un obiettivo concreto).

    È sempre molto interessante osservare le strategie di problem solving che i ragazzi mettono in campo per arrivare a prendere una decisione, con risultati tutt’altro che scontati. In alcune occasioni il gruppo decide per un Italia repubblicana e con ampie libertà civili, rimanendo nella propria comfort zone, ma in altre ha prevalso la soluzione monarchica, in base ad una tattica basata sulle pubbliche relazioni (i ragazzi hanno ritenuto che servirsi del nome “Savoia” fosse importante a livello diplomatico per avere maggior sostegno dai paesi esteri), mentre in un’ulteriore occasione il ruolo di “supervisore” del processo di unificazione è stato attribuito al Papa in quanto figura rispettata da tutti.

    Ho notato che i ragazzi sono tendenzialmente capaci di calarsi nel contesto storico, rimanendo fedeli alle informazioni date in scheda, ma ci sono un paio di questioni per le quali è per loro difficilissimo allontanarsi dalla mentalità contemporanea: parlo in particolare della libertà di pensiero e del diritto di voto per le donne, che sono stati sempre inclusi nella proposta finale. Più controverse, invece, sono state tematiche come la libertà di stampa, la pena di morte e il sistema di governo.

    Domande: per quanti giocatori è pensato il gioco? È possibile che un personaggio sia interpretato da due o tre ragazzi?

     

    figura 3Fig.3: Il federalismo cattolico di Vincenzo Gioberti è sostenuto dal personaggio di Alberto Romoli.Struttura e tempi del gioco

    L’allestimento di “Come si fa l’Italia” ha una struttura in quattro parti, condivisa con altri edu-larp simili.

    Briefing (30 minuti)

    I ragazzi vengono fatti sedere in cerchio e viene introdotta loro l’attività. È utile, soprattutto con classi che non sono abituate a questo tipo di didattica, fare alcuni esercizi di riscaldamento per vincere l’imbarazzo. Se una classe non è abituata a lavorare in cerchio e non conosce le regole dell’ascolto attivo e della sospensione del giudizio è necessario soffermarsi prima su questo aspetto: lo ritengo imprescindibile per la buona resa del gioco.

    Poi viene loro spiegata l’ambientazione. È preferibile che i ragazzi abbiano già affrontato l’argomento in storia: se non lo hanno fatto, o non lo ricordano perché magari lo hanno affrontato l’anno precedente (come accade in situazioni come le fiere del gioco) è meglio presentare loro una premessa scritta e assicurarsi che abbiano chiari almeno alcuni punti fermi.

    Assegnazione dei ruoli (15-20 minuti)

    Ai ragazzi vengono distribuite le schede dei personaggi: il gioco è pensato per 11 partecipanti, quindi in una classe di scuola media, in genere, per far vivere l’esperienza a tutti, il gruppo viene diviso in due parti e l’edularp viene svolto due volte. Si possono coinvolgere così fino a 22 studenti, con la possibilità dell’inserimento di un ruolo opzionale di moderatore di assemblea. Oppure si può assegnare un personaggio a due/tre studenti.

    I personaggi da interpretare sono:
    Lorenzo Gigli, garibaldino
    Sara Monti, garibaldina
    Riccardo Roca, mazziniano
    Giorgia Zanetti, mazziniana
    Maria L. Cecchinelli, repubblicana romana
    Anna Trevisan, repubblicana veneziana
    Francesca Monti, monarchica sabauda
    Giovanni Rocca, cavouriano
    Stefano Barni, seguace di Cattaneo
    Alberto Romoli, giobertiano
    Alessio Mantia, patriota siciliano

    In genere è il docente che assegna i personaggi in base alla conoscenza che ha della classe. Quando mi è capitato di lavorare con classi non mie, mi sono accuratamente informata su come fosse meglio distribuire i ruoli in modo equilibrato. Non è opportuno, ad esempio, sottolineare caratteristiche degli alunni per somiglianza, perché è come andare a confermare un’etichetta che spesso gli adolescenti riconoscono e si attribuiscono già a vicenda: un ragazzo aggressivo non dovrà interpretare il personaggio dell’attaccabrighe, quello bravissimo a scuola non dovrà interpretare l’intellettuale. Nemmeno il contrasto assoluto, però, è produttivo: non attribuirei, ad esempio, al più timido della classe un ruolo che lo porti a dover tenere la leadership, a meno che non sia quella persona a chiederlo.

    Meglio cercare di dare a ciascuno un ruolo abbastanza lontano dalla propria quotidianità ma che non crei imbarazzo.

    Una volta distribuiti i personaggi, ogni ragazzo ha un po’ di tempo per leggere la scheda, capire e fare eventuali domande, oltre a riconoscere chi sono i compagni che interpretano personaggi che sono in relazione con lui (se due personaggi, per esempio, sono amici di vecchia data, i due ragazzi che li interpretano possono parlare brevemente tra loro di questo rapporto).

    La scheda può essere consultata durante il gioco in caso di necessità ma non deve essere tenuta sotto gli occhi tutto il tempo.
    Quando tutti hanno chiaro il personaggio, verrà fatto un piccolo gioco per memorizzare i nomi, per quanto spesso sia utile avere anche un’etichetta per tenerli attaccati in posizione visibile.

    Discussione (30-45 minuti)

    Viene stabilito un segnale che dia il via al gioco: da quel momento i giocatori non possono uscire dal personaggio e devono parlare in prima persona come se si trovassero davvero ad una riunione di una società segreta nel 1850. Si possono curare eventuali dettagli (abbassare le luci, usare oggetti simbolici) che aiutino a entrare in atmosfera. La durata della discussione dipende da quanto tempo il gruppo impiegherà per arrivare ad una decisione condivisa, ma in ogni caso dopo i 45 minuti il conduttore di gioco introduce un pretesto per chiudere il dibattito (spesso, come docente, ho interrotto la scena dicendo “ed ora sentite un rumore… potrebbero avervi scoperto”). Protrarre la discussione oltre i 45 minuti è deleterio per i tempi di attenzione, anzi, ho notato, negli ultimi anni, che i tempi di attenzione si vanno sempre più riducendo ed è improbabile spingersi oltre la mezz’ora di dibattito.

    Debriefing (15-20 minuti)

    I ragazzi vengono messi di nuovo in cerchio: si chiede a tutti di dire come si sentono, poi si raccolgono opinioni e ognuno può dire, se vuole, se è soddisfatto o meno della decisione che è stata presa e perché.

     

    figura 4Fig.4: C'è spazio anche per il federalismo repubblicano di Carlo Cattaneo, grazie al personaggio di Stefano Barni.Alcune domande frequenti

    Le prime volte che mi è capitato di animare un edu-larp in contesti esterni alla mia classe o di parlarne in pubblico, mi sono state poste delle domande alle quali anche io, in principio, non avevo la risposta. Dopo dieci anni di esperienza nella didattica ludica credo invece di essermi fatta un’idea abbastanza chiara.

    L’edu-larp può sostituire la lezione tradizionale? Assolutamente no. Prima o dopo il gioco è fondamentale che i ragazzi affrontino l’argomento col loro docente, attraverso la lezione frontale partecipata, la ricerca, i libri di testo: in caso contrario c’è il rischio che l’esperienza resti fine a se stessa e diventi solo un gioco di improvvisazione teatrale.

    Si può affrontare il programma disciplinare attraverso l’edu-larp? No. L’edu-larp è un metodo tra i metodi e, come tutti i buoni metodi, se viene usato in maniera esclusiva priva i ragazzi di una risorsa preziosa, ovvero divenire consapevoli che gli strumenti per apprendere sono tantissimi, così come sono tante e diverse le persone che incontreranno nel proprio percorso di studi, ciascuno di loro con un diverso modo di porsi e di insegnare. Va inoltre tenuto conto che per organizzare un edu-larp fatto bene è necessario molto tempo e sono auspicabili la compresenza ed uno spazio dedicato, come un’aula di laboratorio teatrale o un’aula predisposta per il circle time.

    L’edu-larp porta i ragazzi ad essere più preparati? Dipende da cosa si vuole ottenere. I risultati raggiunti nella stessa verifica, posta a chi aveva affrontato l’argomento con o senza l’edu-larp, sono simili, solo che, nel primo caso, c’è maggiore possibilità che l’argomento entri a fare parte della memoria a lungo termine, anche solo perché associato ad un’esperienza vissuta come diversa. Inoltre l’utilizzo dell’edu-larp in classe sviluppa la capacità di argomentare e di parlare in pubblico.

     

    Misurabilità? No grazie.

    Mi è stato spesso chiesto se l’efficacia del metodo possa essere “misurabile”. Odio cordialmente questa parola e tutto ciò che implica, soprattutto quando si parla di ragazzi. In un sistema dove la “misurazione” è diventata un’ossessione, dove le scuole si riempiono di questionari di gradimento e di autovalutazione, dove si dibatte sull’abolizione dei voti numerici ma poi cataloghiamo gli alunni con decine di indicatori e selezioniamo i metodi di insegnamento in base ad altrettanti indicatori, io credo che la parola “gioco” debba essere ancora usata come tale.

    Non si misura un gioco: se ci è piaciuto, bene. Se ci siamo annoiati, alla prossima occasione ne proviamo uno diverso. Non tutte le esperienze si riveleranno positive, ed è bene e bello che sia così. Personalmente il sentir dire “Ganzo, prof! Lo rifacciamo?” è la sola misurazione che penso serva.

    I ragazzi, oggi, hanno bisogno di leggerezza, ed hanno bisogno di non confondere la leggerezza con la superficialità: in questo, il gioco di ruolo - e l’edu-larp nello specifico - possono “giocare” una parte fondamentale.

    Per informarsi più a fondo sugli Edu-Larp, il sito del collettivo di Edu-Larp e Andrea Maragliano (a cura di), Edu-Larp. Game design per giochi di ruolo educativi, Franco Angeli Editore, Milano 2020.

     

    3. I materiali

    A. Attività introduttive e regole

    Contestualizzazione

    Il docente introduce il gioco: “Siamo durante il Risorgimento. In tutta Europa, sono molto sentiti i concetti di “nazione” e di “patria”. L’Italia non è ancora uno stato unitario, ma è suddiviso in numerosi stati più piccoli.

    Veneto e Lombardia appartengono all’impero austriaco.

    Ciascuno di questi stati ha leggi molto rigide per quel che riguarda la libertà di pensiero e di stampa. Nessuno di essi ha una Costituzione.

    Negli anni dal 1820 al 1848, gruppi di persone si uniscono in società segrete per organizzare rivolte con lo scopo, prima di tutto, di cacciare gli austriaci dal suolo italiano, e poi di unificare la penisola sotto un solo governo. Nel 1848, scoppia la Prima Guerra d’Indipendenza, che noi immaginiamo si svolga subito prima del nostro gioco”.

    I personaggi più famosi tra quelli che guidano questi movimenti sono Giuseppe Garibaldi, Giuseppe Mazzini, Camillo Benso conte di Cavour, Carlo Cattaneo. Di questi viene fornita ai giocatori una scheda riassuntiva.

     

    Che cosa è appena successo?

    L’insegnante continua la sua introduzione:

    “La prima Guerra d’Indipendenza è fallita”.

    L’Austria ha vinto contro i Savoia, quindi Carlo Alberto non ha saputo liberare la Lombardia. Per il disonore, ha abdicato, lasciando il trono a suo figlio.

    Le rivolte scoppiate a Milano (le Cinque Giornate) e a Venezia sono finite malissimo: gli austriaci hanno vinto e hanno condannato centinaia di rivoluzionari.

    A Roma i patrioti hanno cacciato il Papa e creato una repubblica, ma i francesi, alleati del Papa, sono intervenuti e hanno vinto: la Repubblica Romana non esiste più.

    Insomma, le battaglie sono finite male per coloro che speravano di cambiare le sorti dell’Italia, e le cose sono tornate esattamente come erano PRIMA DEL 1848. Inoltre i sovrani dei vari stati, spaventati dalle rivolte del 1848, ora sono diventati ancora più severi e lasciano meno libertà.

    Com’è la situazione ora:

    È l’anno 1850. La prima Guerra d’Indipendenza è appena finita, e, per i patrioti, è finita male. In tutti gli stati che avevano partecipato alla guerra è scattata la repressione, e le forze di polizia sorvegliano i cittadini perché non ci siano nuovi tentativi di rivolta.

    Quasi tutte le costituzioni che erano state date prima del 1848 sono state tolte.
    Esprimere le proprie idee in pubblico è quasi impossibile”.

     

    Il compito dei giocatori

    L’insegnante spiega il gioco:

    “Tutti voi siete patrioti che desiderano l’unità d’Italia, e vi siete riuniti in una società segreta.

    Siete tutti d’accordo su due punti, che sono lo scopo della vostra società segreta:

    • unire l’Italia
    • cacciare gli austriaci dal Lombardo-Veneto

    Però ciascuno di voi ha avuto esperienze diverse e maestri diversi, perciò non avere tutti la stessa idea su come dovrebbe essere l’Italia una volta unificata e liberata dagli stranieri.

    Il primo compito della vostra società segreta, quindi, è decidere che tipo di nazione volete:

    Sarà una monarchia costituzionale?
    Sarà una repubblica?
    Sarà una federazione di regioni?
    Voteranno tutti o solo alcuni?
    Quanta libertà ci sarà?
    Quanto potere avranno il Papa e la Chiesa?
    Ci sarà o no la pena di morte?

    Siccome ciascuno di voi ha risposte diverse a queste domande, oggi vi siete riuniti per scrivere la bozza di una Costituzione”.

     

    Regole per giocare bene (da stampare e fornire ai giocatori)

    1. Difendi l’idea del tuo personaggio e spiega agli altri le tue motivazioni.
    2. Condividi con gli altri la vita e le esperienze del tuo personaggio: questo aiuterà gli altri a capire le tue idee.
    3. Ascolta gli altri: non essere troppo rigido nelle tue posizioni, ma sii disposto a ascoltare il parere dei tuoi amici e a modificare la tua opinione se le loro motivazioni sono convincenti.
    4. Cerca di non “parlare sopra” agli altri e cerca di dare la parola a quelli che parlano meno.
    5. Rispetta le idee degli altri: state tutti correndo un grosso rischio e, anche se avete posizioni diverse, siete amici ed alleati e non siete qui per litigare. 

     

    Scheda sulla situazione italiana (da stampare e fornire ai giocatori)

    Naturalmente la situazione è diversa a seconda di dove stai:

    • Nello Stato della Chiesa (circa Lazio + parte dell’Emilia-Romagna, Marche e Abruzzo, sotto il governo del Papa) il Papa è ritornato dopo essere stato cacciato dai patrioti che avevano creato la Repubblica Romana: è offeso e si sente tradito dal suo popolo, quindi, se prima si era mostrato pieno di idee liberali, adesso non vuole più saperne nulla della politica e lascia tutto il potere nelle mani di tre cardinali severissimi che puniscono crudelmente tutti quelli che hanno partecipato alla rivolta.
    • Nel Regno delle due Sicilie (tutta l’Italia del sud, governata dai Borboni) il re Ferdinando II di Borbone ha ritirato la costituzione che aveva dato e ha fatto arrestare tutti quelli che hanno partecipato alla prima Guerra di Indipendenza: nelle carceri dei Borboni si vive in condizioni pessime e spesso si muore molto prima di poterne uscire.
    • Nel Granducato di Toscana il granduca Pietro Leopoldo, che prima era stato il più moderno, è diventato severissimo. Anche lui ha tolto la costituzione, ma non è arrivato agli eccessi di altri sovrani: i rivoluzionari sono stati perdonati e quelli considerati più pericolosi sono stati mandati in esilio.
    • Nel Lombardo-Veneto (ancora controllato dagli Austriaci) la situazione è terribile: gli austriaci vogliono vendicarsi sui veneziani e sui milanesi che si sono rivoltati: in un solo anno sono state condannate a morte 961 persone.
    • Il Regno di Sardegna (che comprende Piemonte, Liguria e Sardegna ed è sotto il governo dei Savoia) è lo stato dove si sta meglio: Vittorio Emanuele II, il nuovo re, decide di non togliere la costituzione e chiama come ministro Camillo Benso conte di Cavour, un liberale del gruppo più moderato che ci tiene molto a unire l’Italia perché tutti possano commerciare liberamente.

     

    B. Le schede dei giocatori (da stampare e fornire ai singoli giocatori)

    Ogni scheda descrive la posizione politica del personaggio, la sua vita, i rapporti con gli altri giocatori, ha uno spazio libero dove inventare particolari della propria vita coerenti con il personaggio e un approfondimento del personaggio storico di riferimento.

     

    LORENZO GIGLI

    Posizione politica: garibaldino

    Che Italia desideri:

    • Vuoi l’Italia unita e libera.
    • Vuoi cacciare gli austriaci dal Lombardo-Veneto.
    • La forma di governo che vorresti è la repubblica, perché per te è la forma di governo più democratica, e vorresti dare il voto a tutti i cittadini maschi.

    Però, dopo molte battaglie, hai capito che per avere un’Italia unita bisogna essere disposti a scendere a patti con gli altri: perciò tu sei disposto a rinunciare all’idea di repubblica e ad accettare una monarchia costituzionale, dove il re governa insieme ad un parlamento eletto dai cittadini.

    • Hai sentito molti patrioti parlare del fatto che gli italiani delle varie zone, avendo sempre vissuto in stati diversi e sotto leggi diverse, e parlando tutti dialetti diversi, non riuscirebbero a stare insieme, e quindi secondo loro è meglio, per il momento, accontentarsi non di un’Italia unita, ma di una federazione di regioni (che avranno alcune leggi comuni a tutti, ma molte altre diverse regione per regione). Tu non sei d’accordo: secondo te gli italiani hanno tutti una cultura comune e sono pronti ad essere uniti. Inoltre l’unione bisogna anche saperla creare: bisogna impegnarsi per stare bene insieme, non arrendersi subito di fronte alle prime difficoltà.

    La tua vita:

    Sei un patriota che ha avuto molte esperienze ed avventure, e sei uno dei più anziani del gruppo: hai 39 anni.

    Sei nato a Livorno, nel granducato di Toscana. Tra i vari stati italiani, il tuo era il più tollerante: in Toscana si rifugiavano molti patrioti che erano perseguitati nelle altre regioni. Da ragazzo hai sempre sognato di navigare, infatti sei diventato molto presto marinaio. È così che hai conosciuto il Capitano Garibaldi, anche lui marinaio, e ti sei appassionato alle sue idee. Siete rimasti in contatto via lettera, e un giorno lui ti ha convinto a partecipare ad una rivolta che doveva scoppiare nel Regno di Sardegna: era il 1834. Tu eri molto giovane, avevi poco più di vent’anni, ma Garibaldi per te era un mito, ed hai voluto seguirlo. Purtroppo la polizia dei Savoia scoprì la rivolta, e voi siete dovuti scappare.

    Garibaldi venne condannato, e per questo dovette scappare all’estero.

    Tu non fosti condannato, perché la polizia non sapeva il tuo nome...però non hai osato abbandonare Garibaldi, ed hai deciso di partire con lui per andare a lottare per la libertà dei popoli del Sud America.

    È sulla nave di Garibaldi che hai conosciuto Alessandro, di origini veneziane, e siete diventati amici inseparabili.

    Sei un grande combattente: nessuno ha una mira infallibile come la tua. Hai combattuto nella prima guerra d’Indipendenza con Garibaldi, ricoprendoti d’onore. Purtroppo, però, la guerra è andata male… ma siccome Roma e Venezia resistevano ancora hai deciso di andare a Roma ad aiutare i patrioti. Invece Alessandro ha deciso di andare ad aiutare i veneziani. Vi siete salutati promettendovi che vi sarete rivisti presto… ma purtroppo non è andata così: Alessandro, infatti, non è sopravvissuto.

    Se sei in questa società segreta non è solo perché credi nelle idee di Garibaldi e nell’Italia unita, ma anche perché vuoi con tutto il cuore farla pagare agli austriaci, che hanno ucciso il tuo amico.

    Rapporti con gli altri personaggi:

    SARA MONTI – È una tua carissima amica. Anche lei è una garibaldina come te, avete combattuto insieme nella prima guerra d’Indipendenza: le hai insegnato molte cose e l’hai sempre difesa.

    ANNA TREVISAN – La conosci poco… ma purtroppo conosci bene la sua storia. Il suo fidanzato, Alessandro, era il tuo migliore amico. Era anche lui un garibaldino e, durante la prima Guerra d’Indipendenza, lui è andato a combattere a Venezia mentre tu sei rimasto a difendere la repubblica romana. Ma purtroppo Alessandro è stato catturato e in seguito fucilato dagli austriaci. Tu soffri ancora molto per la sua morte, ed è per questo che odi gli austriaci.

    ALESSIO MANTIA – È un patriota siciliano che ha fatto parte di molte società segrete e che tu ammiri. È l’unico ad avere più esperienza di te e ad aver combattuto più battaglie. Vi siete conosciuti a Livorno, perché lui era ricercato a causa di una rivolta, e si era nascosto in Toscana, dove c’era più tolleranza. Siete amici ed andate d’accordo.

    Inventa tu:

    aggiungi pure eventi ed avventure alla vita del tuo personaggio, basta che tu sia COERENTE con la storia:


     

    Scheda di approfondimento: GARIBALDI

    Garibaldi nacque nel 1807, ed è chiamato “eroe dei due mondi” perché combatté per la libertà sia dell’Italia che dell’America Latina.

    Fin da piccolo amava il mare, ed infatti intraprese la carriera di marinaio.

    Si appassionò alle idee di Mazzini e infatti, nel 1834, si unì a lui per guidare una rivolta a Genova. Si arruolò nella marina di guerra solo per fare propaganda tra gli equipaggi. Ma la rivolta andò male, perché in realtà non trovò alleati e rimase solo. Garibaldi fuggì, ma venne condannato a morte “in contumacia” (ovvero, lo condannarono in sua assenza, decidendo che lo avrebbero giustiziato non appena catturato), perciò decide di lasciare l’Italia ed andare in America del Sud, dove erano in corso delle rivolte per la libertà. Aiutò a combattere per la propria indipendenza gli abitanti del Rio Grande, che erano sottomessi al Brasile, e poi quelli della Repubblica dell’Uruguay, sottomessi all’Argentina. Qui incontrò una ragazza, Anita, di cui si innamorò. Anita decise di partire con lui, e combatté sempre al suo fianco, battendosi come e meglio degli uomini.

    Quando però, nel 1848, Garibaldi scoprì che l’esercito dei Savoia aveva attaccato l’Austria per liberare il Lombardo-Veneto, tornò di fretta in Italia: voleva collaborare alla liberazione. Anche se avrebbe preferito la repubblica, aveva capito che i Savoia erano i soli ad avere un esercito abbastanza forte da sconfiggere l’Austria, quindi era disposto a collaborare con loro per il bene dell’Italia.

    Combatté insieme ad un gruppo di volontari che aveva radunato per difendere Milano, e quando Milano fu sconfitta, corse a dare il suo aiuto a Roma, dove si era formata la Repubblica Romana. Lì ottenne il comando dell’esercito che doveva tenere i francesi fuori dalla città, ma purtroppo non aveva abbastanza armi rispetto a quelle dei suoi nemici. Nonostante questo, all’inizio riuscì a tenere testa ai francesi sconfiggendoli. In seguito i francesi chiesero rinforzi dalla madrepatria, e attaccarono di sorpresa, riuscendo ad entrare a Roma: fu in questa battaglia che morì Goffredo Mameli, l’autore dell’Inno d’Italia.

    Garibaldi a quel punto voleva andare a portare il suo aiuto all’unica città che resisteva ancora: Venezia. Purtroppo a San Marino il suo percorso fu bloccato: gli austriaci sorvegliavano ogni passaggio possibile, e Garibaldi disse ai suoi uomini di tornare a casa. Rimasto solo con alcuni fedeli compagni, decise di correre ugualmente il rischio di raggiungere Venezia via mare, ma non ce la fece perché sua moglie Anita si ammalò gravemente. Si fermarono vicino a Ravenna dove purtroppo, poco tempo dopo, lei morì.

     

    SARA MONTI

    Posizione politica: garibaldina

    Che Italia desideri:

    • Vuoi l’Italia unita e libera.
    • Vuoi cacciare gli austriaci dal Lombardo-Veneto.
    • La forma di governo che vorresti è la repubblica, perché per te è la forma di governo più democratica, e vorresti dare il voto a tutti i cittadini, maschi e femmine, perché le donne hanno combattuto valorosamente quanto gli uomini per l’Italia.

    Però, dopo molte battaglie, hai capito che per avere un’Italia unita bisogna essere disposti a scendere a patti con gli altri: perciò tu sei disposta a rinunciare all’idea di repubblica e ad accettare una monarchia costituzionale, dove il re governa insieme ad un parlamento eletto dai cittadini.

    • Come insegna il tuo leader Garibaldi, vuoi uno stato laico, in cui la Chiesa non abbia poteri politici e ci sia libertà di religione.

    La tua vita:

    Sei una ragazza di 27 anni, e sei “un maschiaccio”. Sei nata a Torino, e la tua famiglia è nobile, ma tu non sei mai riuscita a comportarti come le ragazze del tuo stesso rango. A te piace cavalcare e lottare, non sopporti che gli uomini mettano i piedi in testa alle donne e non ti piace essere ricca, perché vorresti che le persone fossero tutte uguali.

    Così, quando è scoppiata la prima Guerra d’Indipendenza, sei scappata di casa, ti sei travestita da uomo e sei andata a combattere insieme a Garibaldi. Lì hai incontrato Lorenzo, un seguace di Garibaldi con molta esperienza, che ti ha insegnato a combattere e ti ha difesa in molte situazioni.

    Sei una parente alla lontana del Conte di Cavour, il ministro dei Savoia, ma non lo stimi, perché lui è un monarchico, mentre tu sei una repubblicana. Tuttavia, se fosse necessario per unire l’Italia, sei disposta anche a sostenere Cavour e la sua idea di monarchia costituzionale.

    Rapporti con gli altri personaggi:

    LORENZO GIGLI – È un tuo carissimo amico. Anche lui è un garibaldino come te, avete combattuto insieme sotto il comando di Garibaldi nella prima Guerra d’Indipendenza, ed è stato lui ad insegnarti a combattere.

    FRANCESCA MONTI – Siete cugine e siete cresciute insieme, ma da adulte avete sviluppato idee completamente diverse. Tu segui Garibaldi, e sogni un’Italia democratica, dove tutti possono partecipare alla vita politica. Tua cugina invece è molto legata alle sue origini nobili, e crede nella monarchia. Secondo te è una snob, che non rispetta i poveri e vuole che il potere resti nelle mani di pochi ricchi.

    Inventa tu:

    aggiungi pure eventi ed avventure alla vita del tuo personaggio, basta che tu sia COERENTE con la storia:


     

    Scheda di approfondimento: GARIBALDI

    Garibaldi nacque nel 1807, ed è chiamato “eroe dei due mondi” perché combatté per la libertà sia dell’Italia che dell’America Latina.

    Fin da piccolo amava il mare, ed infatti intraprese la carriera di marinaio.

    Si appassionò alle idee di Mazzini e infatti, nel 1834, si unì a lui per guidare una rivolta a Genova. Si arruolò nella marina di guerra solo per fare propaganda tra gli equipaggi. Ma la rivolta andò male, perché in realtà non trovò alleati e rimase solo. Garibaldi fuggì, ma venne condannato a morte “in contumacia” (ovvero, lo condannarono in sua assenza, decidendo che lo avrebbero giustiziato non appena catturato), perciò decide di lasciare l’Italia ed andare in America del Sud, dove erano in corso delle rivolte per la libertà. Aiutò a combattere per la propria indipendenza gli abitanti del Rio Grande, che erano sottomessi al Brasile, e poi quelli della Repubblica dell’Uruguay, sottomessi all’Argentina. Qui incontrò una ragazza, Anita, di cui si innamorò. Anita decise di partire con lui, e combatté sempre al suo fianco, battendosi come e meglio degli uomini.

    Quando però, nel 1848, Garibaldi scoprì che l’esercito dei Savoia aveva attaccato l’Austria per liberare il Lombardo-Veneto, tornò di fretta in Italia: voleva collaborare alla liberazione. Anche se avrebbe preferito la repubblica, aveva capito che i Savoia erano i soli ad avere un esercito abbastanza forte da sconfiggere l’Austria, quindi era disposto a collaborare con loro per il bene dell’Italia.

    Combatté insieme ad un gruppo di volontari che aveva radunato per difendere Milano, e quando Milano fu sconfitta, corse a dare il suo aiuto a Roma, dove si era formata la Repubblica Romana. Lì ottenne il comando dell’esercito che doveva tenere i francesi fuori dalla città, ma purtroppo non aveva abbastanza armi rispetto a quelle dei suoi nemici. Nonostante questo, all’inizio riuscì a tenere testa ai francesi sconfiggendoli. In seguito i francesi chiesero rinforzi dalla madrepatria, e attaccarono di sorpresa, riuscendo ad entrare a Roma: fu in questa battaglia che morì Goffredo Mameli, l’autore dell’Inno d’Italia.

    Garibaldi a quel punto voleva andare a portare il suo aiuto all’unica città che resisteva ancora: Venezia. Purtroppo a San Marino il suo percorso fu bloccato: gli austriaci sorvegliavano ogni passaggio possibile, e Garibaldi disse ai suoi uomini di tornare a casa. Rimasto solo con alcuni fedeli compagni, decise di correre ugualmente il rischio di raggiungere Venezia via mare, ma non ce la fece perché sua moglie Anita si ammalò gravemente. Si fermarono vicino a Ravenna dove purtroppo, poco tempo dopo, lei morì.

     

    RICCARDO ROCCA

    posizione politica: mazziniano

    Che Italia desideri:

    • Il tuo motto è: ITALIA UNITA, LIBERA E REPUBBLICANA. Per te la repubblica è l’unica forma di governo possibile, disprezzi la monarchia. Lo stato appartiene ai cittadini, non al re.
    • Vuoi liberare il Lombardo-Veneto dagli austriaci.
    • Vuoi far votare tutti, tranne i contadini, perché ancora sono troppo ignoranti: prima vuoi farli studiare, e solo dopo potranno votare.

    La tua vita:

    Sei nato a Genova (regno di Sardegna, governato dai Savoia) ed hai 27 anni. Eri un membro della Giovane Italia di Mazzini. Mazzini è il tuo maestro ed è anche un tuo grande amico.
    Hai partecipato con lui a molte azioni di propaganda, diffondendo volantini rivoluzionari e partecipando anche ad alcune rivolte. Sei entrato nell’esercito dei Savoia per poter ottenere informazioni segrete per la Giovane Italia. L’ultima volta, però, mentre cercavi di far avere a Mazzini delle informazioni, sei stato scoperto. Per fortuna sei riuscito a scappare, ma in questo momento sei ricercato dalla polizia. Tuo fratello ti sta aiutando a nasconderti.

    Rapporti con gli altri personaggi:

    GIORGIA ZANETTI – Siete amici fin da ragazzi e lottate per le stesse idee. Eravate giovanissimi quando Mazzini vi ha fatto entrare nella “Giovane Italia”. Da allora siete sempre stati insieme: entrambi adorate Mazzini, lo considerate il vostro maestro e non tradireste mai le sue idee. Tra di voi c’è un giuramento: vi sosterrete sempre a vicenda, difendendovi l’un l’altro.

    GIOVANNI ROCCA – È tuo fratello maggiore, ma non andate d’accordo. Avete sempre avuto idee diverse: tu vuoi la Repubblica, lui vuole la monarchia. Per questo spesso litigate. Inoltre avete caratteri opposti: tu sei impulsivo, vivace e ti piace rischiare. Lui è calmo e prudente. Ora è arrabbiato con te perché ti sei messo nei guai, ma tu l’hai fatto per il bene dell’Italia. Giovanni è il segretario del conte di Cavour.

    Inventa tu:

    aggiungi pure eventi ed avventure alla vita del tuo personaggio, basta che tu sia COERENTE con la storia:


     

    Scheda di approfondimento:MAZZINI

    Nato a Genova nel 1805 e laureato giovanissimo in giurisprudenza, desiderava profondamente l’Unità d’Italia e per questo si unì alla Carboneria. Partecipò a una rivolta che andò male e fu condannato a morte “in contumacia”, ovvero lo condannarono anche se non lo avevano catturato: appena lo avessero trovato, lo avrebbero ucciso.

    Lui scappò andando in esilio in Francia. Qui capì perché i moti dei carbonari fallivano sempre: non c’era comunicazione con il popolo. La carboneria era una società “troppo segreta”, e non coinvolgeva la gente. Secondo lui il vero rivoluzionario deve fare “pubblicità” per coinvolgere le persone. Le uniche che non voleva coinvolgere erano i contadini, perché secondo lui erano troppo poco istruiti per capire le motivazione di una rivoluzione.

    Fondò un gruppo, la GIOVANE ITALIA, e il suo motto era: “Italia: una, libera e repubblicana”.

    Voleva l’Italia UNITA perché questo la rendeva più forte.

    Voleva l’Italia LIBERA perché non sopportava lo sfruttamento degli austriaci sul Lombardo-Veneto.

    Voleva l’Italia REPUBBLICANA perché credeva nella democrazia e non accettava l’idea che il potere fosse nelle mani di un re che riceveva il potere per eredità e non era stato eletto dai cittadini.

    Purtroppo molte delle rivolte che lui organizzò andarono male, e lui tutte le volte soffriva perché si rendeva conto che molti giovani perdevano la vita inutilmente. Il più terribile dei suoi fallimenti fu quando due ragazzi giovanissimi, i fratelli Bandiera, per seguire le sue idee cercarono di sollevare una rivolta in Calabria, ma morirono entrambi insieme a tutti i loro amici.

    Mazzini si sentì così in colpa che andò in crisi: voleva abbandonare tutto, e smettere di lottare per l’Italia! Era sempre triste per tutte le giovani vite perse nelle rivolte andate male e vestiva sempre di nero perché diceva di essere in lutto per tutti i patrioti italiani morti.
    Però poi nel 1848 scoppiò la prima Guerra di Indipendenza: a Roma, i romani cacciarono il Papa per fondare una Repubblica, e la persona che vollero come capo fu proprio Mazzini.

    Mazzini fece scrivere una bellissima costituzione, la più moderna d’Europa per quei tempi… ma purtroppo l’esercito francese, chiamato in aiuto dal Papa, sconfisse i romani prima ancora che la nuova costituzione potesse entrare in vigore. Nemmeno l’aiuto di Garibaldi riuscì a salvare la Repubblica Romana: i francesi infatti erano troppi, e attaccarono di sorpresa. In questa battaglia morì anche il giovane Goffredo Mameli, autore dell’Inno d’Italia.

     

    GIORGIA ZANETTI

    Posizione politica: mazziniana

    Che Italia desideri:

    • Il tuo motto è: ITALIA UNITA, LIBERA E REPUBBLICANA. Per te la repubblica è l’unica forma di governo possibile, disprezzi la monarchia. Lo stato appartiene ai cittadini, non al re.
    • Vuoi liberare il Lombardo-Veneto dagli austriaci.
    • Vuoi un’Italia dove ci sia libertà di pensiero e di opinione: sei contro ogni tipo di censura.
    • Vuoi il voto per tutti, sia uomini che donne, perché pensi che tutti gli esseri umani siano uguali in dignità e diritti.
    • Non vuoi la pena di morte.
    • Hai sentito molti patrioti parlare del fatto che gli italiani delle varie zone, avendo sempre vissuto in stati diversi e sotto leggi diverse, e parlando tutti dialetti diversi, non riuscirebbero a stare insieme, e quindi secondo loro è meglio, per il momento, accontentarsi non di un’Italia unita, ma di una federazione di regioni (che avranno alcune leggi comuni a tutti, ma molte altre diverse regione per regione). Tu non sei d’accordo: se si lascia troppa indipendenza alle regioni, si rischia che ad un certo punto alcune vogliano staccarsi e diventare autonome, e questo distruggerebbe tutto il lavoro fatto per unire l’Italia. Non solo: se ad ogni regione lasciamo il proprio dialetto e le proprie usanze, non ci sarà mai una vera unione degli italiani.

    La tua vita:

    Hai 25 anni e sei nata a Milano, occupata dagli austriaci. La tua vita è stata segnata da un evento drammatico: tuo padre scriveva su un giornale ed un giorno pubblicò un articolo in cui si lamentava delle troppe tasse che l’Austria stava mettendo sui prodotti milanesi. Il giorno dopo, la polizia entrò in casa tua, prese tuo padre e picchiò tua madre che stava cercando di difenderlo. Lo portarono via e lo rinchiusero allo Spielberg… ogni tanto vi manda delle lettere, ma l’ultima l’avete ricevuta l’anno scorso, quindi non sai nemmeno se è ancora vivo. Tutti sanno che quel carcere è spaventoso e spesso si muore per il trattamento terribile che si riceve.Per

    portare avanti gli ideali di libertà di tuo padre, sei entrata nella Giovane Italia di Mazzini. Inoltre Mazzini è un uomo che ti ricorda molto tuo padre, e per te è un punto di riferimento.

    Rapporti con gli altri personaggi:

    ANNA TREVISAN – È una tua grande amica, perché avete una cosa in comune: entrambe detestate gli austriaci per quello che vi hanno fatto. A te hanno portato via il babbo, ma a lei è successo anche di peggio: durante la battaglia per difendere la repubblica di Venezia, gli austriaci hanno catturato Alessandro, il suo fidanzato, e lo hanno fucilato. Tu e Anna avete idee simili: entrambe credete nella Repubblica e detestate la pena di morte.

    RICCARDO ROCCA – Siete amici fin da ragazzi e lottate per le stesse idee. Eravate giovanissimi quando Mazzini vi ha fatto entrare nella “Giovane Italia”. Da allora siete sempre stati insieme: entrambi adorate Mazzini, lo considerate il vostro maestro e non tradireste mai le sue idee. Tra di voi c’è un giuramento: vi sosterrete sempre a vicenda, difendendovi l’un l’altro. Qualche diversità la avete, perché lui non vuole coinvolgere i contadini nella vita politica mentre tu sì: vorresti convincerlo a pensarla come te, ma anche se non ci riuscirai non importa: l’amicizia che vi lega conta molto di più delle piccole differenze.

    Inventa tu:

    aggiungi pure eventi ed avventure alla vita del tuo personaggio, basta che tu sia COERENTE con la storia:


     

    Scheda di approfondimento: MAZZINI

    Nato a Genova nel 1805 e laureato giovanissimo in giurisprudenza, desiderava profondamente l’Unità d’Italia e per questo si unì alla Carboneria. Partecipò a una rivolta che andò male e fu condannato a morte “in contumacia”, ovvero lo condannarono anche se non lo avevano catturato: appena lo avessero trovato, lo avrebbero ucciso.

    Lui scappò andando in esilio in Francia. Qui capì perché i moti dei carbonari fallivano sempre: non c’era comunicazione con il popolo. La carboneria era una società “troppo segreta”, e non coinvolgeva la gente. Secondo lui il vero rivoluzionario deve fare “pubblicità” per coinvolgere le persone. Le uniche che non voleva coinvolgere erano i contadini, perché secondo lui erano troppo poco istruiti per capire le motivazione di una rivoluzione.

    Fondò un gruppo, la GIOVANE ITALIA, e il suo motto era: “Italia: una, libera e repubblicana”.

    Voleva l’Italia UNITA perché questo la rendeva più forte.

    Voleva l’Italia LIBERA perché non sopportava lo sfruttamento degli austriaci sul Lombardo-Veneto.

    Voleva l’Italia REPUBBLICANA perché credeva nella democrazia e non accettava l’idea che il potere fosse nelle mani di un re che riceveva il potere per eredità e non era stato eletto dai cittadini.

    Purtroppo molte delle rivolte che lui organizzò andarono male, e lui tutte le volte soffriva perché si rendeva conto che molti giovani perdevano la vita inutilmente. Il più terribile dei suoi fallimenti fu quando due ragazzi giovanissimi, i fratelli Bandiera, per seguire le sue idee cercarono di sollevare una rivolta in Calabria, ma morirono entrambi insieme a tutti i loro amici.

    Mazzini si sentì così in colpa che andò in crisi: voleva abbandonare tutto, e smettere di lottare per l’Italia! Era sempre triste per tutte le giovani vite perse nelle rivolte andate male e vestiva sempre di nero perché diceva di essere in lutto per tutti i patrioti italiani morti.

    Però poi nel 1848 scoppiò la prima Guerra di Indipendenza: a Roma, i romani cacciarono il Papa per fondare una Repubblica, e la persona che vollero come capo fu proprio Mazzini.

    Mazzini fece scrivere una bellissima costituzione, la più moderna d’Europa per quei tempi… ma purtroppo l’esercito francese, chiamato in aiuto dal Papa, sconfisse i romani prima ancora che la nuova costituzione potesse entrare in vigore. Nemmeno l’aiuto di Garibaldi riuscì a salvare la Repubblica Romana: i francesi infatti erano troppi, e attaccarono di sorpresa. In questa battaglia morì anche il giovane Goffredo Mameli, autore dell’Inno d’Italia.

     

    MARIA LUISA CECCHINELLI

    Posizione politica: patriota della Repubblica Romana

    Che Italia desideri:

    • Vuoi un’Italia unita, libera e repubblicana. Per te la repubblica è l’unica forma di governo possibile, disprezzi la monarchia. Lo stato appartiene ai cittadini, non al re.
    • Vuoi liberare il Lombardo-Veneto dagli austriaci.
    • Vuoi la libertà di pensiero, di opinione, e soprattutto la libertà di pubblicare opere senza essere condannati.
    • Vuoi il voto per tutti, sia uomini che donne, perché pensi che tutti gli esseri umani siano uguali in dignità e diritti.
    • Vuoi uno stato laico, in cui la chiesa non abbia poteri politici e ci sia libertà di religione.
    • Vuoi uno stato dove non ci siano torture e pena di morte.

    La tua vita:

    Hai 23 anni e sei nata a Milano (occupata dagli austriaci), da una famiglia borghese. Sei una poetessa ed eri la direttrice di una rivista letteraria che avevi fondato tu insieme al tuo amico Stefano. Purtroppo la polizia austriaca vi ha scoperti e voi siete scappati per non farvi arrestare. Vi siete rifugiati a Roma da un amico di Stefano, Alberto, che vi ha ospitati a casa sua.

    A Roma, però, nel 1848 è iniziata la rivolta: il popolo ha cacciato il Papa ed è nata la Repubblica. Mazzini è diventato il leader della nuova Repubblica Romana ed insieme ad altri patrioti ha cominciato a scrivere la nuova costituzione: anche tu, essendo una scrittrice, sei stata chiamata a partecipare.

    Stavate scrivendo una bellissima costituzione, che dava uguali diritti ai cittadini, libertà di stampa e di pensiero, libertà di religione ed aboliva la pena di morte.

    Ma presto il Papa con il suo esercito e i francesi, alleati del Papa, vi hanno attaccati. Tu hai combattuto valorosamente, dimostrando di saper usare le armi meglio di tanti uomini… ma purtroppo, nonostante ci fosse anche Garibaldi a combattere con voi, non ce l’avete fatta, e la Repubblica Romana è stata distrutta.

    Rapporti con gli altri personaggi:

    STEFANO BARNI – Vivevate a Milano e frequentavate la stessa scuola. Avevate fondato insieme una rivista letteraria. In questa rivista non parlavate solo di letteratura e poesia, ma qualche volta anche di politica. Un giorno la polizia è venuta nel luogo dove vi radunavate ed ha arrestato tutti. Per fortuna in quel momento tu e Stefano eravate andati alla tipografia per stampare il nuovo numero, e non vi hanno trovati… ma da allora siete stati ricercati dalla polizia e siete dovuti scappare entrambi a Roma. Poi nel 1848 lui è tornato a Milano a combattere: tu, invece, hai preferito restare a combattere per la Repubblica Romana, perché credevi davvero tanto negli ideali di questa repubblica.
    Adesso vi siete finalmente ritrovati. A causa della vostra brutta esperienza, entrambi tenete molto ad una cosa: la libertà di pensiero e di stampa.

    ALBERTO ROMOLI – È un amico di Stefano e vi ha aiutato quando siete scappati a Roma, perciò ti sta simpatico. Però non lo apprezzi dal punto di vista politico, perché lui, pur essendo romano, non ha combattuto per la Repubblica Romana. Pensa che non si debba fare niente che vada contro il Papa, e questo per te è stupido perché il Papa non deve avere a che fare con la politica, dovrebbe pensare solo alla religione.

    Inventa tu:

    aggiungi pure eventi ed avventure alla vita del tuo personaggio, basta che tu sia COERENTE con la storia:


     

    Scheda di approfondimento: LA REPUBBLICA ROMANA

    A Roma aveva sempre comandato il Papa e nello Stato della Chiesa non c’era mai stata nessuna libertà. Ma nel 1846 il papa Pio IX aveva cominciato a cambiare qualcosa: aveva liberato tutti i liberali che erano finiti in prigione e aveva concesso un po’ di libertà di stampa. Aveva concesso anche una piccola costituzione. Quando però scoppiò la prima Guerra d’Indipendenza, il Papa si tirò indietro, perché, anche se desiderava veramente più libertà per i cittadini, non voleva arrivare all’Unità d’Italia: se l’Italia fosse stata unita, infatti, lui avrebbe perso tutto il suo potere. Così i cittadini di Roma si ribellarono e lo costrinsero a scappare dalla città e, al posto del potere del Papa, fondarono una repubblica: la Repubblica Romana. Affidarono il governo a tre uomini, di cui il più importante era Mazzini.

    Mazzini e i suoi collaboratori scrissero una bellissima costituzione per la Repubblica Romana, che era la costituzione più moderna che fosse mai stata scritta. In questo documento infatti si diceva che:

    • il potere è nelle mani del popolo, e quindi non deve appartenere né al Papa (che deve occuparsi di religione, non di politica) né ad un re;
    • tutti gli uomini sono uguali e fratelli;
    • tutti i cittadini dai 21 anni in su votano (non si parla solo di uomini, anche se poi, nella realtà dei fatti, votavano solo loro);
    • tutte le nazionalità sono degne dello stesso rispetto;
    • tutte le religioni sono libere;
    • la stampa e il pensiero sono liberi;
    • la pena di morte è proibita.

    Il Papa, per riprendersi il potere, chiese aiuto ai francesi, che da sempre erano i suoi alleati. Per difendersi, i cittadini romani diedero il comando dell’esercito a Garibaldi. Ma purtroppo Garibaldi non aveva abbastanza armi rispetto a quelle dei suoi nemici. Nonostante questo, all’inizio riuscì a tenere testa ai francesi sconfiggendoli. In seguito però i francesi chiesero rinforzi dalla madrepatria, e attaccarono di sorpresa, riuscendo a entrare a Roma: fu in questa battaglia che morì Goffredo Mameli (autore dell’Inno d’Italia). La Repubblica Romana cadde, il Papa tornò, e la costituzione non entrò mai in vigore.

     

    ANNA TREVISAN

    Posizione politica: patriota della Repubblica di Venezia

    Che Italia desideri:

    • Vuoi l’Italia unita e libera.
    • Vuoi liberare il Lombardo-Veneto dagli austriaci.
    • Vorresti un’Italia repubblicana, ma combattendo per la repubblica di Venezia, ed assistendo alla terribile sconfitta che ha subito, hai capito che i repubblicani, da soli, non possono farcela perché non hanno un esercito. L’unico che possiede un esercito abbastanza forte da vincere è il Re di Savoia, quindi, per avere un’Italia libera, sei disposta ad rinunciare al tuo ideale repubblicano e ad accettare una monarchia costituzionale, in cui il re governi insieme ad un parlamento eletto dal popolo.
    • Vuoi il voto per tutti, uomini e donne, perché le donne hanno combattuto valorosamente quanto gli uomini per l’Italia.
    • Vuoi uno stato in cui sia proibita la pena di morte.

    La tua vita:

    Sei nata a Venezia ed hai 25 anni. Anche se Venezia era sottomessa agli austriaci, tu stavi bene perché la tua famiglia era nobile. Ma tutto è cambiato quando hai conosciuto Alessandro, un ragazzo di dieci anni più grande di te, ma bellissimo, intelligente e affascinante. Lui era un seguace di Garibaldi, un patriota che voleva liberare Venezia dagli austriaci e rendere l’Italia uno stato unito e libero. Ti sei innamorata di lui e lui di te, e vi siete fidanzati. Lui, purtroppo, spesso era lontano per seguire Garibaldi, ma tornava da te tutte le volte che poteva. Tornando dall’ultimo viaggio, ti aveva portato un anello e ti aveva chiesto di sposarlo, e tu avevi detto sì.

    Poco dopo è iniziata la prima Guerra d’Indipendenza, e Venezia si è ribellata agli austriaci. Lui è accorso subito per unirsi ai rivoluzionari, ma, in una battaglia, gli austriaci lo hanno catturato e ucciso. Tu sei distrutta dal dolore, ed hai deciso di vendicarlo ad ogni costo: per questo ti sei unita a questa società segreta.

    Rapporti con gli altri personaggi:

    LORENZO GIGLI – Non lo conosci bene, ma lo stimi perché era il migliore amico del tuo fidanzato.

    GIORGIA ZANETTI – È una tua grande amica, perché avete una cosa in comune: entrambe detestate gli austriaci per quello che vi hanno fatto. Tu hai perso il fidanzato, e lei ha perso il padre: gli austriaci lo hanno rinchiuso allo Spielberg e forse lo hanno già ucciso… ma anche se non fosse morto e un giorno uscisse, non sarebbe più lo stesso. Da quel carcere terribile nessuno esce sano e salvo. Tu e Giorgia avete idee simili: entrambe credete nella Repubblica e detestate la pena di morte.

    Inventa tu:

    aggiungi pure eventi ed avventure alla vita del tuo personaggio, basta che tu sia COERENTE con la storia:


    Scheda di approfondimento: LA REPUBBLICA DI VENEZIA

    Venezia fu la città che diede il via alla prima Guerra di Indipendenza. I veneziani, stufi delle prepotenze dell’Austria, erano venuti a sapere che in tutta Europa stavano scoppiando delle rivolte: così, il 17 marzo 1848, la popolazione insorse e attaccò le carceri. Furono liberati tutti i prigionieri che erano stati incarcerati solo per essere dei liberali o per aver espresso opinioni contro gli austriaci. Dopo questa vittoria, la battaglia continuò e la popolazione in pochi giorni cacciò gli austriaci dalla città.

    Purtroppo i Veneziani sapevano di non potercela fare da soli e chiesero aiuto al re di Sardegna, Carlo Alberto di Savoia.

    Carlo Alberto intervenne, ma perse, e i Veneziani rimasero soli a resistere contro l’Austria. Le condizioni erano terribili: in città era scoppiata un’epidemia di colera e gli austriaci avevano distrutto, bombardandola coi cannoni, la sola fortezza che Venezia aveva sulla terraferma: il forte di Marghera. Molti patrioti corsero in aiuto di Venezia. I veneziani speravano anche nell’aiuto di Garibaldi, ma lui non riuscì ad arrivare perché bloccato a Ravenna dove sua moglie Anita stava morendo. Nonostante questo, i veneziani resistettero con onore, tanto che alla fine gli stessi austriaci decisero di premiare il loro valore non condannando nessuno a morte (mandarono in esilio i capi della rivolta, ma concessero il perdono a tutti gli altri combattenti).

     

    FRANCESCA MONTI
    Posizione politica: sostenitrice della monarchia dei Savoia

    Che Italia desideri:

    • Vuoi liberare il Lombardo-Veneto dagli austriaci.
    • Vuoi un’Italia unita sotto una monarchia costituzionale, e siccome sei una parente del conte di Cavour, ministro dei Savoia, vorresti i Savoia sul trono.
    • Pensi che per governare bene uno stato appena nato ci vogliano l’autorità di un re e un esercito che lo difenda dal pericolo di invasioni straniere. Per questo credi nei Savoia: sono una casata antica e stimata e hanno un buon esercito.
    • Hai sentito molti patrioti parlare del fatto che gli italiani delle varie zone, avendo sempre vissuto in stati diversi e sotto leggi diverse, e parlando tutti dialetti diversi, non riuscirebbero a stare insieme, e quindi forse è meglio, per il momento, accontentarsi non di un’Italia unita, ma di una federazione di regioni (che avranno alcune leggi comuni a tutti, ma molte altre diverse regione per regione). Tu non sei d’accordo: se si lascia troppa indipendenza alle regioni, si rischia che ognuno faccia come vuole, e questo renderebbe l’Italia uno stato debole: tutti gli stranieri cercherebbero di invaderla.

    La tua vita:

    Sei nata a Torino, e la tua famiglia è nobile. Hai 26 anni, e sei stata educata come una vera signora: sei elegante, conosci tutte le buone maniere dell’alta società, e vieni spesso invitata ai balli alla corte dei Savoia. Questo perché sei una parente del ministro Cavour. Sei entrata in questa società segreta perché credi nei Savoia: sei sicura che saprebbero essere ottimi re per l’Italia.

    Rapporti con gli altri personaggi:

    SARA MONTI – Siete cugine e siete cresciute insieme, ma da adulte avete sviluppato idee completamente diverse. Tu sei fedele alla tua famiglia, infatti segui le idee di Cavour, che, anche se alla lontana, è comunque un tuo parente. Lei, invece, è una rivoluzionaria che ha tradito le sue origini nobili andando dietro a quel pirata di nome Garibaldi. Non ha rispetto per il re e vorrebbe dare il potere al popolo, ma non capisce che il popolo è ignorante, e senza una guida farebbe solo pasticci.

    ALBERTO ROMOLI – Non sei d’accordo con le sue idee: lui, infatti, vorrebbe creare in Italia una federazione guidata dal Papa, ma tu segui le idee di Cavour, e Cavour ritiene che il Papa non debba avere nessun potere politico.

    GIOVANNI ROCCA – Lo conosci: è il segretario del conte di Cavour. Non sapevi che avrebbe partecipato anche lui a questa riunione.

    Inventa tu:
    aggiungi pure eventi ed avventure alla vita del tuo personaggio, basta che tu sia COERENTE con la storia:


    Scheda di approfondimento: CAVOUR E I SAVOIA

    Il conte Camillo Benso di Cavour nacque nel 1810. Aveva idee liberali di tipo moderato, ovvero voleva per l’Italia una monarchia di tipo costituzionale, dove, però, il popolo avesse un’ampia partecipazione. Fondò un giornale, chiamato “Il Risorgimento”, dove esprimeva le sue idee.

    Cavour sognava di unire almeno tutto il nord d’Italia, perché con tutti i confini che c’erano non si potevano sviluppare i commerci (ad ogni confine, se volevi vendere una merce, dovevi pagare tasse) e non si potevano costruire ferrovie lunghe.

    Cavour contava molto sull’aiuto dei Savoia, a cui era molto legato (nel 1852 infatti verrà nominato Primo Ministro e rimarrà tale per ben dieci anni): i Savoia erano, per lui, gli unici re che potevano realizzare l’unità d’Italia, e gli unici ad avere un esercito abbastanza forte da cacciare l’Austria.

    Il regno dei Savoia comprendeva: Sardegna, Piemonte, Liguria e alcune terre al confine con la Francia.

    I Savoia erano dei sovrani molto rigidi e non concedevano libertà ai cittadini, finché non salì al trono Carlo Alberto. Lui era stato amico di alcuni liberali, ed aveva capito che, alleandosi con loro, poteva cacciare gli austriaci dal Veneto e dalla Lombardia e ingrandire il suo regno.

    Così, per mantenere l’amicizia coi liberali, concesse una costituzione: lo Statuto Albertino.

    Nella prima guerra di Indipendenza (1848) Carlo Alberto perse, ma suo figlio, Vittorio Emanuele, decise di portare avanti il progetto di suo padre. Infatti un giorno (ma in un tempo futuro rispetto a quello in cui si sta svolgendo questo gioco) sarà proprio lui a realizzare l’unità d’Italia, nominando Cavour come suo Primo Ministro e incoraggiando Garibaldi a fare l’impresa dei Mille.

    Cavour è famoso per il suo pensiero nei confronti della Chiesa: lui sosteneva che la Chiesa debba occuparsi non di politica ma solo di faccende spirituali, e quindi che il Papa non dovrebbe governare su dei territori, perché questo è compito dello stato.
    Il suo motto è: “Libera Chiesa in libero Stato”.

     

    GIOVANNI ROCCA

    Posizione politica: seguace di Cavour

    Che Italia desideri:

    • Vuoi liberare il Lombardo-Veneto dagli austriaci.
    • Vuoi un’Italia unita sotto una monarchia costituzionale, e pensi che la migliore sia quella dei Savoia, perché hanno l’esercito più forte, e per liberare l’Italia l’esercito vi serve.
    • Vuoi un’Italia unita dove ci sia molta libertà di commercio e non esistano più dogane, perché pensi che solo tanti scambi commerciali possano arricchire il paese. Non solo: commerciando tra loro le persone di regioni diverse si conosceranno meglio e saranno sempre più unite.
    • Vuoi uno stato laico, cioè dove la Chiesa non interferisca con la politica: segui il motto di Cavour, il tuo maestro: “libera Chiesa in libero Stato”.
    • Hai sentito molti patrioti parlare del fatto che gli italiani delle varie zone, avendo sempre vissuto in stati diversi e sotto leggi diverse, e parlando tutti dialetti diversi, non riuscirebbero a stare insieme, e quindi forse è meglio, per il momento, accontentarsi non di un’Italia unita, ma di una federazione di regioni (che avranno alcune leggi comuni a tutti, ma molte altre diverse regione per regione). Tu pensi che se l’Italia fosse unita sotto un solo re sarebbe meglio, ma per cominciare ti va bene anche la federazione.

    La tua vita:

    Sei nato a Genova (regno di Sardegna, governato dai Savoia) ed hai 29 anni. Sei stato membro di una società segreta legata alle idee di Mazzini, ma i vostri moti rivoluzionari sono sempre andati male ed hanno solo portato delle vittime: nella vostra ultima azione rivoluzionaria, hai rischiato di morire: ti avevano catturato, ma il tuo amico Alessio è riuscito a liberarti.

    I vostri compagni, però, purtroppo sono tutti morti.

    Così ti sei convinto che è inutile fare rivolte se non hai un alleato forte con un buon esercito: si rischia solo di far morire per niente degli innocenti.

    Hai capito che la strada migliore per l’Italia è la monarchia, perché, con l’aiuto dei Savoia e dei loro soldati, si potranno scacciare gli austriaci dall’Italia.

    Così hai deciso di abbracciare le idee di Cavour, ovvero la monarchia costituzionale. Ora stai lavorando con Cavour facendogli da segretario, e sei sicuro che i suoi piani per liberare l’Italia siano i migliori e quelli che porteranno a fare meno vittime innocenti. Peccato che quel disgraziato di tuo fratello, che è ancora un seguace di Mazzini, si sia cacciato in un pasticcio a causa dei suoi stupidi ideali, e adesso sta rischiando la vita…

    Rapporti con gli altri personaggi:

    RICCARDO ROCCA – È tuo fratello, ma non andate d’accordo. Avete sempre avuto idee diverse: tu vuoi la monarchia, lui vuole la repubblica. Inoltre siete diversi: tu sei calmo e prudente, lui impulsivo e avventato. Gli vuoi bene, e vuoi proteggerlo come deve fare un bravo fratello maggiore, ma sei arrabbiatissimo con lui: si è fatto beccare dalla polizia per portare a Mazzini delle informazioni segrete, e adesso è ricercato. Tu lo stai aiutando a nascondersi, ma sei anche infuriato per la sua incoscienza.

    FRANCESCA MONTI – L’hai vista altre volte, ma non ti aspettavi di incontrarla qui. È una giovane nobile imparentata col conte di Cavour.

    ALESSIO MANTIA – Hai un debito con lui: ti ha salvato la vita. Facevate parte di un’altra società segreta insieme: durante un’azione rivoluzionaria ti hanno catturato, ma lui ti ha liberato, salvandoti la vita.

    Inventa tu:

    aggiungi pure eventi ed avventure alla vita del tuo personaggio, basta che tu sia COERENTE con la storia:


     

    Scheda di approfondimento: CAVOUR E IL LIBERISMO ECONOMICO

    Il conte Camillo Benso di Cavour nacque nel 1810. Aveva idee liberali di tipo moderato, ovvero voleva per l’Italia una monarchia di tipo costituzionale, dove, però, il popolo avesse un’ampia partecipazione. Fondò un giornale, chiamato “Il Risorgimento”, dove esprimeva le sue idee.

    Per lui l’unità d’Italia era necessaria per motivi economici: infatti era uno studioso di economia, ed era stato in Inghilterra, dove aveva ammirato come si era diffusa bene la rivoluzione industriale. Questo in Italia non era accaduto, e, secondo lui, era a causa della condizione politica italiana: in Inghilterra infatti il governo aveva una grande partecipazione di borghesi, che venivano eletti in parlamento, e che erano i più interessati allo sviluppo dell’industria. In questo modo il parlamento inglese proponeva spesso leggi che incoraggiassero la costruzione di fabbriche e ferrovie e favorissero il commercio.

    In Italia, invece, la borghesia partecipava pochissimo al governo, perché non c’era un sistema costituzionale e non esistevano dei parlamenti: ai nobili e ai re interessava poco dell’industria e quindi non proponevano le leggi giuste. Non solo: essendo tutta divisa, in Italia era impossibile costruire ferrovie lunghe, e per commerciare tra sud e nord c’erano enormi tasse.

    Cavour pensava che l’unità d’Italia avrebbe aiutato il nostro paese ad avere una vera rivoluzione industriale e quindi a mettersi al pari di stati potenti come l’Inghilterra.

    Cavour contava molto sull’aiuto dei Savoia, a cui era molto legato (nel 1852 infatti verrà nominato Primo Ministro e rimarrà tale per ben dieci anni): i Savoia erano, per lui, gli unici re che potevano realizzare l’unità d’Italia, e gli unici ad avere un esercito abbastanza forte da cacciare l’Austria.

    All’inizio, però, non sperava davvero nell’unità: si sarebbe accontentato di unire tutto il nord.

    Cavour si preoccupava anche del benessere dei cittadini: infatti, quando era ministro, aveva fatto leggi per imporre tasse dirette (cioè tasse alte a chi aveva soldi e tasse basse a chi non ne aveva) e togliere quelle indirette (uguali per ricchi e per poveri).

    Cavour è famoso per il suo pensiero nei confronti della Chiesa: lui sosteneva che la Chiesa debba occuparsi non di politica ma solo di faccende spirituali, e quindi che il Papa non dovrebbe governare su dei territori, perché questo è compito dello stato.
    Il suo motto è: “Libera Chiesa in libero Stato”.

     

    STEFANO BARNI

    Posizione politica: federalista, seguace di Cattaneo

    Che Italia desideri:

    • Vuoi liberare il Lombardo-Veneto dagli austriaci.
    • Pensi che gli italiani delle varie zone, avendo sempre vissuto in stati diversi e sotto leggi diverse, e parlando tutti dialetti diversi, non riuscirebbero a stare insieme, e quindi secondo te è meglio, invece di unire l’Italia, fare una federazione di regioni (che avranno alcune leggi comuni a tutti, ma molte altre diverse regione per regione). Questa federazione dovrebbe essere una repubblica (non vorresti un re, perché vuoi che il potere sia dei cittadini).
    • Vuoi che tutti commercino liberamente e che si tolgano tutte le dogane, perché pensi che solo tanti scambi commerciali possano arricchire il paese. Non solo: commerciando tra loro le persone di regioni diverse si conosceranno meglio e saranno sempre più unite.
    • Vuoi la libertà di pensiero, di opinione, e soprattutto la libertà di pubblicare opere senza essere condannati.

    La tua vita

    Sei nato a Milano (sotto il controllo degli austriaci) e sei sempre stato bravissimo nello studio, soprattutto nella scrittura; infatti il tuo sogno era scrivere un romanzo bello come i Promessi Sposi di Manzoni, uno scrittore della tua città che ammiri molto e che hai anche conosciuto. Insieme alla tua amica Maria Luisa, che è una poetessa, avete fondato una rivista. Tu scrivevi sulla rivista perché ti piaceva scrivere… all’inizio non ti interessava la politica, ma poi hai cominciato a capire che, per il bene di Milano, gli austriaci se ne dovevano andare, e così hai cominciato a scrivere anche articoli contro la loro dominazione. Purtroppo gli austriaci hanno cercato di arrestarvi, ma tu sei riuscito a scappare insieme a Maria Luisa e sei andato a Roma, dove vive il tuo migliore amico, Alberto, che ti ha ospitato a casa sua. Quando è scoppiata la rivolta del 1848 sei tornato a Milano a combattere.

    Ti sei appassionato alle idee di Cattaneo, un milanese come te che ha guidato le “Cinque giornate di Milano”: lui ti ha convinto che bisogna liberare l’Italia, ma non possiamo renderla subito uno stato unito, perché le culture delle varie regioni sono troppo diverse, e le persone si sentirebbero costrette a cambiare la loro lingua e le loro abitudini e così non amerebbero il nuovo stato. Bisogna fare un’unione di molte regioni, che siano alleate contro gli stranieri ed abbiano alcune leggi uguali per tutte, ma ognuna deve avere un po’ di indipendenza.

    Rapporti con gli altri personaggi

    MARIA LUISA CECCHINELLI Frequentavate la stessa scuola. Avevate fondato insieme una rivista letteraria. In questa rivista non parlavate solo di letteratura e poesia, ma qualche volta anche di politica. Un giorno la polizia è venuta nel luogo dove vi radunavate ed ha arrestato tutti. Per fortuna in quel momento tu e Maria Luisa eravate andati alla tipografia per stampare il nuovo numero, e non vi hanno trovati… ma da allora siete stati ricercati dalla polizia e siete dovuti scappare entrambi a Roma. Poi tu sei tornato a Milano, mentre lei è rimasta a Roma per combattere per la Repubblica romana. Adesso vi siete finalmente ritrovati. A causa della vostra brutta esperienza, entrambi tenete molto ad una cosa: la libertà di pensiero e di stampa.

    ALBERTO ROMOLI Da bambini siete cresciuti insieme, abitavate uno di fronte all’altro, e per te era come un fratello. Eravate davvero amici per la pelle. Poi lui, a 15 anni, è andato a vivere nello Stato della Chiesa, vicino a Roma, perché suo zio è diventato un importante cardinale. Non vi siete più visti, ma vi siete sempre scritti. Quando sei dovuto scappare a Roma insieme a Maria Luisa, lui vi ha ospitato ed hai scoperto che è rimasto l’ottimo amico di un tempo. Avete un’idea simile di come dovrebbe essere l’Italia: entrambi pensate che sia troppo presto per diventare uno stato unito, e pensate che sia meglio una federazione. Solo che lui, che ha una forte religiosità, crede che la guida giusta di questo stato sia il Papa, mentre tu pensi che in uno stato giusto non ci debbano essere né papi né re al comando, ma solo i cittadini.

    Inventa tu:

    aggiungi pure eventi ed avventure alla vita del tuo personaggio, basta che tu sia COERENTE con la storia:


     

    Scheda di approfondimento: I FEDERALISTI
    I federalisti sono coloro che pensano ad un’Italia come una “federazione” di regioni, non come ad uno stato unitario. In questa federazione, le singole regioni dovrebbero avere molta autonomia ed anche delle leggi diverse stato per stato, ma dovrebbero avere libertà di commerci tra loro ed essere coordinati da una guida comune (per esempio, ogni regione può avere delle leggi diverse, ma se si deve fare una guerra contro un altro stato, si deve tutti combattere nello stesso esercito).

    I federalisti propongono questa idea perché temono che l’Italia, dove si parlano decine di dialetti diversi e le varie zone hanno culture diverse, sarebbe uno stato troppo disunito: inoltre nessuno vorrebbe rinunciare ai propri usi e alla propria cultura.

    La loro preoccupazione sta nel fatto che l’Italia è stata divisa in tanti staterelli per troppi secoli, ed unificarla all’improvviso potrebbe portare dei danni.

    I federalisti sono di due tipi: moderati e democratici.

    • Il principale federalista moderato è Vincenzo Gioberti.
    Gioberti è un uomo mite, contrario alle rivolte. Vuole che le cose si cambino attraverso accordi e riforme, senza usare la forza.
    È convinto che l’Italia debba avere due punti di riferimento: il primo, ed il più importante, è il Papa, perché gli italiani sono cattolici, e quindi è giusto che sia il Papa a guidare la federazione italiana. Il secondo sono i Savoia, perché si sono dimostrati, fino ad ora, i sovrani migliori e quelli con un esercito meglio organizzato.
    Lui vorrebbe una collaborazione tra il Papa e i Savoia, ma con il Papa al comando.
    • Il principale federalista democratico è Carlo Cattaneo.
    Lui vuole una federazione di repubbliche, perché è un seguace di due idee illuministe: 1) gli uomini sono tutti uguali (quindi non è giusto che ci sia un re); e 2) il potere deve stare nelle mani del popolo (quindi tutti devono votare).
    Anche lui è contrario alla violenza, ma se dovesse essere necessaria per cacciare gli austriaci è disposto ad accettarla (infatti nel 1848 combatte per difendere Milano durante le famose “cinque giornate”).

     

    ALBERTO ROMOLI
    Posizione politica: federalista, seguace di Gioberti

    Che Italia desideri:

    • Vuoi liberare il Lombardo-Veneto dagli austriaci.
    • Pensi che gli italiani delle varie zone, avendo sempre vissuto in stati diversi e sotto leggi diverse, e parlando tutti dialetti diversi, non riuscirebbero a stare insieme, e quindi secondo te è meglio, invece di unire l’Italia, fare una federazione di regioni (che avranno alcune leggi comuni a tutti, ma molte altre diverse regione per regione). Questa federazione dovrebbe essere guidata dal Papa, perché gli italiani sono quasi tutti cattolici, e quindi amano il Papa, e gli obbedirebbero più volentieri.
    • Vorresti dare anche una parte del potere al re Savoia, perché è quello con l’esercito più forte e difenderebbe l’Italia dagli stranieri.

    La tua vita

    Sei nato a Milano, ma quando avevi 15 anni sei andato a vivere a Roma, perché tuo zio è diventato un importante cardinale. La tua famiglia è molto religiosa, ed anche tu sei molto credente. Per questo sei un appassionato di Manzoni, l’autore dei Promessi Sposi, che è un patriota ma anche un vero cristiano. Condividevi questa passione per Manzoni col tuo vicino di casa e migliore amico, Stefano (leggevate sempre il suo libro insieme). Purtroppo quando sei partito vi siete dovuti separare.

    Sei un seguace delle idee di un pensatore italiano cattolico, Vincenzo Gioberti: condividi con lui ciò che dice dell’Italia. Lui infatti ha scritto che l’Italia, anche se in questo momento sembra debole e sottomessa, è lo stato dove ci sono le persone dall’animo più grande, e questo è dovuto alla grande cultura degli italiani e al fatto che il papato ha sempre avuto sede in Italia, ed ha guidato gli italiani sulla giusta strada.

    Rapporti con gli altri personaggi

    STEFANO BARNI Da bambini siete cresciuti insieme: abitavate a Milano, uno di fronte all’altro, e per te era come un fratello. Eravate davvero amici per la pelle. Poi tu, a 15 anni, sei andato a vivere nello Stato della Chiesa, vicino a Roma. Non vi siete più visti, ma vi siete sempre scritti. Un giorno lui è arrivato all’improvviso a Roma dicendoti che era in pericolo! Aveva pubblicato una rivista che andava contro gli austriaci, ed era ricercato insieme alla sua collaboratrice, Maria Luisa. Gli hai detto di rimanere a casa tua, e li hai ospitati e nascosti tutti e due. Sei stato felice di rivederlo: è sempre il grande amico di una volta! Avete un’idea simile di come dovrebbe essere l’Italia: entrambi pensate che sia troppo presto per diventare uno stato unito, e pensate che sia meglio una federazione. Lui, però, vorrebbe una repubblica, mentre tu sei convinto che gli italiani siano ancora troppo immaturi per governarsi da soli, ed abbiano bisogno di un punto di riferimento. Per te quel punto di riferimento è il Papa.

    MARIA LUISA CECCHINELLI È la ragazza che ha pubblicato la rivista insieme a Stefano. È una donna molto intelligente, ma secondo te esagera: vorrebbe il voto per tutti, sia uomini che donne, mentre tu pensi che il compito delle donne sia stare in casa a badare ai figli, non fare politica.

    Inoltre vuole uno stato laico, in cui il Papa non interferisca con le faccende politiche, e secondo te questo è sbagliato, perché il Papa, dopotutto, possiede uno stato da tempi antichissimi ed ha sempre dimostrato di saperlo amministrare bene.

    Inventa tu:

    aggiungi pure eventi ed avventure alla vita del tuo personaggio, basta che tu sia COERENTE con la storia:


     

    Scheda di approfondimento: I FEDERALISTI

    I federalisti sono coloro che pensano ad un’Italia come una “federazione” di regioni, non come ad uno stato unitario. In questa federazione, le singole regioni dovrebbero avere molta autonomia ed anche delle leggi diverse stato per stato, ma dovrebbero avere libertà di commerci tra loro ed essere coordinati da una guida comune (per esempio, ogni regione può avere delle leggi diverse, ma se si deve fare una guerra contro un altro stato, si deve tutti combattere nello stesso esercito).

    I federalisti propongono questa idea perché temono che l’Italia, dove si parlano decine di dialetti diversi e le varie zone hanno culture diverse, sarebbe uno stato troppo disunito: inoltre nessuno vorrebbe rinunciare ai propri usi e alla propria cultura.

    La loro preoccupazione sta nel fatto che l’Italia è stata divisa in tanti staterelli per troppi secoli, ed unificarla all’improvviso potrebbe portare dei danni.

    I federalisti sono di due tipi: moderati e democratici.

    • Il principale federalista moderato è Vincenzo Gioberti.
    Gioberti è un uomo mite, contrario alle rivolte. Vuole che le cose si cambino attraverso accordi e riforme, senza usare la forza.
    È convinto che l’Italia debba avere due punti di riferimento: il primo, ed il più importante, è il Papa, perché gli italiani sono cattolici, e quindi è giusto che sia il Papa a guidare la federazione italiana. Il secondo sono i Savoia, perché si sono dimostrati, fino ad ora, i sovrani migliori e quelli con un esercito meglio organizzato.
    Lui vorrebbe una collaborazione tra il Papa e i Savoia, ma con il Papa al comando.
    • Il principale federalista democratico è Carlo Cattaneo.
    Lui vuole una federazione di repubbliche, perché è un seguace di due idee illuministe: 1) gli uomini sono tutti uguali (quindi non è giusto che ci sia un re); e 2) il potere deve stare nelle mani del popolo (quindi tutti devono votare).
    Anche lui è contrario alla violenza, ma se dovesse essere necessaria per cacciare gli austriaci è disposto ad accettarla (infatti nel 1848 combatte per difendere Milano durante le famose “cinque giornate”).

     

    ALESSIO MANTIA

    Posizione politica: patriota siciliano che ha combattuto nei moti del ’20-’21

    Che Italia desideri:

    • Vuoi un’Italia unita e libera dagli stranieri, ma non ti importa se sarà monarchia o repubblica.
    • L’unica cosa che ti importa è che il nuovo stato rispetti i contadini. Sei cresciuto in Sicilia ed hai visto che spesso chi comanda ha preso in giro i contadini: tutti gli hanno promesso di dargli delle terre, e invece poi non lo hanno fatto. In Sicilia le terre sono tutte in mano ai nobili: i contadini devono lavorare per loro, e non possono avere un pezzetto di terra per sé. Tu vuoi uno stato che dia le terre ai contadini.

    La tua vita

    Sei nato a Palermo. Hai 44 anni e sei il membro più anziano di questa società segreta, e sei sicuro di conoscere molte più cose dei tuoi compagni. Tu, infatti, hai partecipato a tutti i moti italiani, anche a quelli finiti male: quando eri solo un ragazzino di 14 anni hai combattuto nei moti del ’20-’21 ed hai rischiato la vita per liberare la Sicilia dai Borboni.

    Hai già partecipato ad altre società segrete che sono state scoperte e distrutte.

    Sei il combattente più esperto in questo gruppo.

    Però, in tante battaglie, hai capito una cosa: è inutile parlare di Unità d’Italia quando i contadini soffrono e il popolo muore di fame. In Sicilia i contadini non hanno neppure un pezzo di terra per loro: devono lavorare come schiavi per un nobile che non gli lascia mai quasi niente del loro raccolto.

    Tu pensi che non importa se l’Italia avrà un re o una repubblica: la sola cosa che importa è che la gente stia bene, che i contadini abbiano delle terre e non ci siano più così tanti poveri che muoiono di fame.

    Rapporti con gli altri personaggi

    GIOVANNI ROCCA Ha un debito con te: gli hai salvato la vita. Facevate parte di un’altra società segreta (di tipo mazziniano), ma, durante un’azione rivoluzionaria, vi hanno catturati. Tu sei stato l’unico a non farsi prendere, ma sei tornato indietro ed hai rischiato la vita per far scappare anche Giovanni. I vostri compagni sono stati tutti uccisi, e Giovanni è vivo grazie a te. Adesso, però, è il momento che ripaghi il debito: gli chiederai di aiutarti a difendere le tue idee e a scriverle nello statuto della vostra nuova società segreta.

    LORENZO GIGLI È un garibaldino che hai conosciuto in Toscana: tu ti eri rifugiato lì mentre la polizia ti cercava dopo una rivolta a cui avevi partecipato. Eri andato a Livorno, perché i toscani hanno un governo molto più tollerante. Tu e Lorenzo siete amici: dopo di te, pensi che in questa società segreta sia la persona più esperta. Stimi tanto lui anche se, in realtà, non stimi tanto Garibaldi: sei convinto che, alla fine, a Garibaldi interessi solo la gloria, e non certo il benessere della gente.

    Inventa tu:

    aggiungi pure eventi ed avventure alla vita del tuo personaggio, basta che tu sia COERENTE con la storia:


     

    Scheda di approfondimento: La Sicilia e il problema delle terre

    La Sicilia appartiene al “Regno delle Sue Sicilie”, un regno che comprende tutto il sud d’Italia ed è comandato dalla famiglia reale dei Borboni. In Sicilia la condizione delle campagne è arretrata: i nobili proprietari di terre (chiamati “i baroni”) hanno immense distese di terreno, che danno da lavorare ai contadini. I contadini possono tenere solo una piccola parte del raccolto, che spesso non gli basta per vivere. Devono anche svolgere moltissimi lavori gratuiti per i baroni.

    Inoltre ai baroni non importa migliorare le condizioni delle loro terre, per esempio inserendo modi di coltivare nuovi come la rotazione quadriennale, perché quello che la loro terra produce gli basta e avanza per essere ricchi.

    I contadini non capiscono quali siano gli ideali dei liberali, a loro non interessa l’Unità d’Italia. Quello che sperano è che, se il regno dei Borboni cade, le terre che appartenevano allo stato e ai nobili siano date ai contadini.

    In verità questo non è mai accaduto, perché i liberali non si interessano veramente della condizione dei contadini (Mazzini li considerava così ignoranti che non voleva nemmeno farli partecipare alle rivolte) ma spesso li sfruttano per creare rivolte più numerose. Li inducono a rivoltarsi promettendogli che avranno le terre, ma poi le terre non arrivano mai e loro muoiono per niente.

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  • Facciamo l’Italia!

    Autore: Laura Gussago

    Gioco sul Risorgimento

    Introduzione

    Bezzecca, scuola media. Forse non c’era luogo più adatto, per inventare questo gioco, che nasce da un adattamento de “Gli imperatori sfigati” (che troverete su HL) e riguarda le teorie politiche alla vigilia del Risorgimento. E’ un gioco realizzato con informazioni fornite dal manuale in adozione. Perciò, lo considero una bella dimostrazione di “didattica povera”. I materiali che si hanno, due ore in classe, un po’ di tecnica ludica, e il gioco è fatto.

    Le fasi dell’attività sono quelle descritte su HL. Qui le richiamo brevemente. Si scelgono – segretamente - i ragazzi e le ragazze che devono impersonare i protagonisti (sono cinque: Gioberti, Balbo, D’Azeglio, Cattaneo e Mazzini). Si passano loro le biografie che reciteranno. Basta farlo il giorno prima (a me è capitato di farlo anche un quarto d’ora prima). Non le devono imparare a memoria. Possono recitare guardando il testo. Devono solo metterci un po’ di passione intepretativa. E, ovviamente, non dovranno parlarne coi compagni.

    Il gioco viene introdotto dal prof, che sceglierà per sé la parte dello storico, del cronista o dell’intervistatore (quella che gli viene meglio). Una presentazione rapida (Oggi non siete la seconda A, siete un gruppo di simpatizzanti dell’Unità d’Italia, vi siete incontrati di nascosto in una villa di campagna. E’ un momento decisivo, perché dovete decidere come si farà l’Unità d’Italia). I ragazzi-attori sono mescolati nel pubblico. Nessuno sa chi siano. Perciò, quando voi chiederete  se c’è qualcuno che vuole parlare, si alzerà per primo Vincenzo Gioberti. Gli altri si alzeranno nell’ordine che avrete concordato in precedenza, suscitando un po’ di sopresa nella classe.

    Il ragazzo, o la ragazza si presenta e fa la sua proposta. Se si inceppa, voi lo indirizzate con domande o integrazioni (“mi hanno detto che”, “mi conferma quello che ho sentito”, “ho letto che”, “i suoi nemici sostengono”, “il governo austriaco ha fatto sapere”). E’ importante dare del “lei” e usare un tono formale. Quando l’allievo ha finito, sollecitate qualcun altro a intervenire. Si alzerà Cesare Balbo e via di seguito gli altri.

    Alla fine si apre la discussione. Può essere semplicemente una dichiarazione individuale di voto. Oppure, si può chiedere alla classe di dividersi in gruppi, di concordare una dichiarazione e di leggerla. Un semplice lavoro di sintesi (una tabella, per esempio) può chiudere l’unità di lavoro. Sarà, infine, il caso di prendere nota dei termini che vi sembreranno meritevoli di una spiegazione successiva, come confederazione, federazione,  ecc.

    Di seguito troverete le biografie da consegnare agli allievi, e un piccolo identikit di caratteri, ai quali l’attore o l’attrice potrebbero ispirarsi. E’ solo un suggerimento, ma potrebbe servire a dare un pizzico di humor alla rappresentazione. Per i più esperti, potrà anche essere un momento per concordare, con gli allievi, il carattere del personaggio, e modificarlo a piacimento. Nella realizzazione, poi, consiglio di dare uno sguardo al proprio manuale, e modificare i testi, in modo da far interagire il gioco con  ciò che dovranno studiare. E dove scopriranno come sono andate effettivamente le cose.Ovviamente, non sono  necessari travestimenti e parrucche, ma se un allievo o un’allieva tirassero fuori all’ultimo momento un paio di lunettes, o si mettesse un paio di baffi, farebbe il suo effetto. (HL)

     

    I materiali del gioco

     

    1.    Vincenzo Gioberti

    Veramente, sono un prete, non un politico. Ma amo troppo l’Italia e voglio dare una  mano per costruirla. Mi chiamo Vincenzo Gioberti. Ecco quello che ho pensato: noi italiani siamo deboli, perché siamo spezzettati in tanti stati. Siamo molto diversi uno dall’altro: la lingua, le usanze, le città, i governanti. Solo una cosa è comune: la fede!

    Basta con le lotte, vi dico. Possiamo creare l’Unità d’Italia in modo pacifico. Facciamo una Confederazione, nella quale ogni Stato conserverà il suo governo. Ognuno resterà al suo posto, così sarà contento. Ma a capo ci sarà il Papa. Lui sarà la nostra guida. Solo il Pontefice può tenere insieme tanti popoli, così diversi e litigiosi. Ma se volete saperne di più, allora leggetevi il mio libro Del Primato morale e civile degli italiani, e vi convincerete.

     

    2.    Cesare Balbo

    Io sono Cesare Balbo. Uno storico e un nobile. Anch’io ho scritto un libro. Si chiama Le speranze degli Italiani. E vi consiglio i non essere così ingenui, come sostiene Gioberti. Solo un prete può pensare che l’Austria acconsentirebbe alla creazione di una Confederazione guidata dal papa. Lascerebbe i suoi possedimenti così, senza dire E SENZA FARE nulla?

    Statemi a sentire bene. Ci sono solo due possibilità: o l’Austria accetta di entrare nella Confederazione, e allora continuerebbe a spadroneggiare come prima; oppure decide di restarne fuori. Ma allora, senza il Lombardo- Veneto, che sono le regioni che ora essa possiede, che Italia unita sarebbe?

    Cari miei, svegliatevi! L’Austria non se ne andrà mai, se non con la forza. E, per piacere, basta con questi “moti” che non servono a nulla. Qui ci vuole la guerra. E chi ha un esercito per combatterla? Solo i Savoia! Carlo Alberto, il re di Sardegna e del Piemonte: lui solo può essere il promotore di questa Confederazione.

     

    3.    Massimo D’Azeglio

    Sono perfettamente d’accordo! Ci vuole la guerra contro l’Austria e la sua arroganza. Io sono un artista. Sono Massimo d’Azeglio, scrivo libri e dipingo quadri. E’ vero che sono torinese. Ma questa cosa l’hanno capita tutti ormai: Il Piemonte è l’unica forza militare in grado di scacciare l’Austria!

    Vi dico chiaramente: ci vuole una Confederazione, ma deve essere governata da un re vero, non da un papa. L’Italia deve essere uno stato solo. Basta con le divisioni. Viva l’Italia unita e monarchica!

     

    4.    Carlo Cattaneo

    Parlate di eserciti, di sovrani, di papi: ma il popolo? Dove mettete il popolo?

    Anche il popolo deve partecipare! Non può essere lasciato fuori!

    Voi pensate che l’unificazione italiana sia un opera da affidare alla buona volontà dei sovrani? Non è così. La lotta contro i dominatori stranieri deve essere condotta da tutto il popolo! Ma come può il popolo ribellarsi, se vive nella miseria più nera?

    Deve avere un grande obiettivo. La repubblica. Così, il popolo sarà libero e avrà il potere nelle sue mani. Ascoltatemi:  l’Italia non deve essere governata da un re, ma deve essere repubblicana!

    Sono Carlo Cattaneo, professore e rivoluzionario. E so che Giuseppe Mazzini sarà d’accordo con me!

     

    5.    Giuseppe Mazzini

    Voi mi conoscete. Sono un politico, uno di quelli che faceva “i moti”, che d’Azeglio dice che sono inutili. Sono Giuseppe Mazzini. Ho fatto il carbonaro, poi ho fondato la Giovane Italia, perché credo che il programma politico non deve essere segreto (come dicevano i carbonari) ma deve essere conosciuto da tutti.
    Contadini, operai e artigiani capiranno tutti che la lotta politica significa anche la rivoluzione per migliorare le condizioni di vita. Non è solo conquista della libertà e dell’Unità.

    Il re non è il padrone dello Stato. Io voglio una Repubblica, perché questa è la sola forma di governo nella quale tutti sono uguali. Ma anche la borghesia e i ricchi saranno d’accordo! Perché solo l’unificazione italiana può garantire la possibilità di far circolare le merci su tutta la penisola, senza pagare dazi, ogni volta che si entra in un nuovo staterello.

    Tutti, dunque, devono essere d’accordo: i poveri, perché la Repubblica considera tutti uguali, e i ricchi, perché lo stato unitario permetterà agli imprenditori di accrescere le proprie ricchezze.

     

    Identikit (suggerimenti)

    A.    Sorride sempre mentre parla. Un tono dolce, insinuante. Non alza la voce. Tiene gli occhi bassi e le  mani al petto
    B.    Impettito. Voce stentorea. Pieno di sé. Si guarda intorno mentre parla. Pause a effetto.
    C.    Gentile. Magari con la r arrotata. Agita la mano come se fosse un ventaglio. Un po’ snob.
    D.    Serio e deciso. Sa quello che vuole. Non alza la voce. Guarda negli occhi le persone.
    E.    Parla come un profeta. Tono appassionato. Voce alta. Agita le braccia e guarda spesso in alto.

  • La storia alla radio: i podcast di storia della Rai. Da Napoleone al Muro di Berlino

    di Antonio Prampolini

    La storia non solo possiamo “leggerla” sui libri, le riviste e i giornali (in formato cartaceo o digitale), “guardarla” al cinema, alla televisione o sui video, che circolano numerosi in Internet, ma possiamo anche “ascoltarla” nelle registrazioni audio.

    Nei podcast, come ha osservato acutamente Enrica Salvatori, sottolineandone le potenzialità, «la narrazione storica viene “recitata”, riportata alla dimensione uditiva, che in quanto tale ha stili, effetti speciali, pause e ritmi suoi propri» funzionali ad una comunicazione più partecipata e coinvolgente dei contenuti.

  • La storia contemporanea nella Biblioteca digitale della Fondazione Feltrinelli

    di Antonio Prampolini

    Una biblioteca per tutti

    Biblioteca della Fondazione Feltrinelli1. Biblioteca della Fondazione Feltrinelli (Fonte)

    La digitalizzazione del patrimonio archivistico e bibliografico è un processo in forte crescita, che da anni coinvolge anche in Italia sia istituzioni pubbliche che private, la cui indubbia utilità al fine di una più agevole fruizione è stata evidenziata dalle recenti misure di lock down.

    La Fondazione Giangiacomo Feltrinelli è in prima fila in questo processo di digitalizzazione, e sul proprio sito, <https://fondazionefeltrinelli.it/>, offre agli utenti della rete, e in particolare agli insegnanti e agli studenti delle scuole italiane, una ricca documentazione sulla storia contemporanea, di grande interesse sia dal punto di vista divulgativo che didattico.

    Con la Biblioteca digitale la Fondazione permette di accedere a porzioni crescenti del proprio vasto patrimonio, proponendo percorsi di lettura collegati a specifici progetti di ricerca; ad oggi:

    Il Risorgimento e la costruzione dell’Italia

    La storia del Risorgimento italiano viene affrontata attraverso cinque percorsi di lettura:

    Camillo Benso di Cavour2. Camillo Benso di Cavour (1810-1861) – ritratto di Francesco Hayez (Fonte) Carlo Cattaneo3. Carlo Cattaneo (1801-1869) - xilografia (Fonte)

    Al centro del primo percorso, Diventare nazione (I linguaggi dell’identità nazionale), la nascita e la definizione dell’identità nazionale tra fine Settecento e gli anni Settanta dell’Ottocento nei diversi scenari politici e sociali del Risorgimento italiano, per evidenziare la specificità dei loro linguaggi: la comunicazione pubblica, la cultura popolare, la Chiesa cattolica e i sostenitori del suo primato, l’esperienza dell’esilio, la cultura politica di Cavour e quella di Felice Cavallotti. Il percorso propone in formato pdf la scansione di 85 documenti a stampa, tra cui: Silvio Pellico, Dei doveri degli uomini,1834; Vincenzo Gioberti, Il gesuita moderno, 1846-1847; Massimo D’Azeglio, Proposta d’un programma per l’opinione nazionale italiana, 1847; Giuseppe Mazzini, La rivoluzione italiana, 1851 e La questione italiana e i repubblicani, 1861; Cavour, Discorsi alla Camera dei deputati e al Senato del regno, 1860-1861; Felice Cavallotti, Opere,1881-1885.

    Tema del secondo percorso, Costruire la nazione (Gli economisti nell’Italia Risorgimentale), è il “modello di sviluppo” indagato attraverso testi in cui il dibattito sul progetto politico e la discussione sulle questioni economiche s’intrecciano in un’unica riflessione. Tra i 55 testi digitalizzati, segnaliamo: Antonio Scialoja, I principi dell’economia sociale, 1840 e Carestia e governo, 1853; Nicolò Tommaseo, Delle nuove speranze d’Italia: presentimenti,1848; Stefano Jacini, Gli interessi cremonesi e lombardi nella questione delle strade ferrate, 1856; Cavour, Ouvrages politiques-economiques, 1858; Francesco Ferrara, La tassa sul macinato: dev’ella abolirsi, mantenersi o riformarsi? Considerazioni, 1871; Quintino Sella, Sulla discussione del progetto di legge per modificazioni della legge sulla tassa del macinato, 1878; Carlo Cattaneo, Proemi e considerazioni, in Scritti politici ed epistolario, 1892 – 1901.

    Stefano Jacini4. Stefano Jacini (1826-1891) - ritratto (Fonte) Luigi Luzzatti5. Luigi Luzzatti (1841-1927) - foto (Fonte)

    Nei documenti (187) del terzo percorso, Essere italiani (Conoscenza e sviluppo economico), ritorna la riflessione sull’organizzazione dell’economia, sulla conoscenza del territorio, sulla costruzione del mercato nazionale. Tra questi segnaliamo: Melchiorre Gioia, Nuovo prospetto delle scienze economiche, 1815-17; Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi, Histoire des républiques italiennes du Moyen-âge, 1818; Cosimo Ridolfi, D'alcune osservazioni economico agrarie relative all'Italia superiore, 1829 e Considerazioni sull'industria e specialmente sull'agricoltura, 1834; Gino Capponi, Sui vantaggi e svantaggi sì morali che economici del sistema di mezzeria, 1833; Carlo Cattaneo, Sismondo de' Sismondi, 1842; Marco Minghetti, Della proprietà rurale e dei patti fra il padrone ed il lavoratore, 1842-44; Carlo Berti Pichat, Della inopportunità di un codice agrario, 1847-48; Angelo Marescotti, Sugli economisti italiani del nostro secolo, 1853; Stefano Jacini, La proprietà fondiaria e le popolazioni agricole in Lombardia : studj economici, 1856 e Sulle opere pubbliche d'Italia nel loro rapporto collo stato, 1869.

    Anna Maria Mozzoni6. Anna Maria Mozzoni (1837-1920) - foto (Fonte)

    Il quarto percorso, Fare gli italiani (Politica e società da Garibaldi al mutualismo), è dedicato ai nodi strutturali della società civile in Italia: i processi di auto-organizzazione, di tutela e di mutualismo, che riguardano il mondo del lavoro, l’emergere della questione meridionale. I documenti sono 113; tra questi: Ottavio Gigli, Scuole per il povero fondate e mantenute dalla famiglia Borghese: relazione, 1845; Leone Carpi, Del credito agrario e fondiario e delle casse di risparmio, lavoro e sussidi, 1854; Ignazio Cantù, Uno per tutti e tutti per uno: mutualità e cooperazione: libro pel popolo, 1871; Gustavo Strafforello, La quistione sociale ovvero capitale e lavoro: ammaestramenti e consigli agli operai, 1872; Giustino Fortunato, Le società cooperative di credito, 1877; Luigi Luzzatti, Previdenza libera e previdenza legale: studi, 1882; Francesco De Luca, I fasci e la questione siciliana, 1894; Sebastiano Cammareri Scurti, Il problema agrario Siciliano e la nazionalizzazione della terra. Volume 1, La lotta di classe in Sicilia, 1896.

    Nel quinto percorso, Gli “altri italiani” (Anarchici, socialisti, cattolici e cultura popolare), sono inclusi cinque documenti: Anna Maria Mozzoni, La questione della emancipazione della donna, 1871 e Del voto politico delle donne, 1877; Associazione internazionale dei lavoratori: Federazione italiana, Programma e regolamento della Federazione italiana della Associazione internazionale dei lavoratori, 1872; Tito Zanardelli, Discorso pronunziato al Secondo Congresso regionale italiano dell'Associazione internazionale dei lavoratori, 1873; Francesco Ivrea, Il Comune e la sua funzione sociale, 1902.

    La Grande Guerra

    Sulla storia della Grande Guerra (La Grande Trasformazione 1914-1918) il sito propone otto percorsi di lettura per indagare, con l’accesso diretto alle fonti, le premesse e le conseguenze politiche, economiche e sociali, ideologiche e culturali di quel tragico evento epocale che segna l’avvio del “secolo breve”:

    Cesare Battisti7. Cesare Battisti (1875-1916) - foto (Fonte) Woodrow Wilson8. Woodrow Wilson (1856-1924) - foto (Fonte)

    Il primo percorso, Patria (Identità, confini, nazioni), vuole indagare l’intreccio tra patriottismo e nazionalismo attraverso opere di scrittori e artisti, economisti e giuristi, geografi, giornalisti, politici e militari all’inizio e nel corso della Prima guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi. Le opere sono 89, e tra queste segnaliamo: Alfredo Rocco, Che cosa è il nazionalismo e cosa vogliono i nazionalisti, 1914; Filippo Carli, Le basi economiche della guerra, 1914; Cesare Battisti, Al parlamento austriaco e al popolo italiano, 1915; Luigi Einaudi, Preparazione morale e preparazione finanziaria, 1915; Maffeo Pantaleoni, Tra le incognite. Problemi suggeriti dalla guerra, 1917; Gabriele D’Annunzio, La riscossa, 1918 e Lettera ai Dalmati, 1919; Scipio Slataper, Il mio Carso, 1920; Benito Mussolini, Il mio diario di guerra (1915-1917), 1923; Filippo Tommaso Marinetti, Futurismo e fascismo, 1924.

    Tema del secondo percorso, Cittadini del mondo (Tra le nazioni e l’Europa), è il Vecchio Continente come sistema politico, come spazio intellettuale, come luogo del diritto, al centro delle grandi trasformazioni della modernità. Tra i 62 documenti che formano il percorso: Norman Angell, La grande illusione. Studio sulla potenza militare in rapporto alla prosperità delle nazioni, 1913 e La guerra e la natura umana, 1916; Arcangelo Ghisleri, La guerra e il diritto delle genti secondo la tradizione italiana, 1913; Romain Rolland, Al di sopra della mischia, 1916; Guglielmo Ferrero, La vecchia Europa e la nuova, 1918; Woodrow Wilson, La nuova libertà. Invito di liberazione alle generose forze di un popolo, 1919; Curzio Malaparte, L’Europa vivente, 1923.

    Antonio Salandra9. Antonio Salandra (1853-1931) - foto (Fonte) Cantieri navali Orlando10. Cantieri navali Orlando (Livorno), 1917 - foto (Fonte)

    I testi (72) del terzo percorso, Mobilitazione (Tutti in guerra, nessuno escluso), aiutano a ricomporre, nei suoi molteplici aspetti, il complesso quadro della mobilitazione totale. Tra questi: Benito Mussolini, La guerra per la libertà e per la fine della guerra. Lettera ai socialisti d'Italia, 1914; Antonio Salandra, "La nostra guerra è santa", 1915; Ugo Ojetti, L'Italia e la civiltà tedesca, 1915; Gaetano Salvemini, Guerra o neutralità?, 1915; Sidney Sonnino, Discorsi per la guerra, 1922; Luigi Einaudi, La condotta economica e gli effetti sociali della guerra italiana, 1933.

    Il quarto percorso, Industria (Produrre per la Grande Guerra), approfondisce gli aspetti economico-finanziari della guerra e, in particolare, il ruolo determinante dell’industria come “fabbrica della modernità”. I documenti che ne fanno parte sono 58; tra questi: Federico Chessa, Costo economico e costo finanziario della guerra, 1920; Felice Vinci, Come migliorare l'organizzazione del lavoro nelle nostre industrie, 1920; Umberto Ricci, Il fallimento della politica annonaria, 1925; Vincenzo Nitti, Saggio di scienza della produzione industriale, 1926.

    Le delegazioni degli stati belligeranti riunite a Versailles11. L’Asino, 1915 – copertina del periodico (Fonte) L’Asino, 1915 – copertina del periodico12. Le delegazioni degli stati belligeranti riunite a Versailles per la firma dei Trattati di Pace (28/06/1919) (Fonte)

    Nel quinto percorso, Periodici (La guerra di carta), vengono proposti alcuni seriali italiani ed europei, a cavallo tra la Grande guerra e il primo dopoguerra, che hanno influito sulla formazione dell’opinione pubblica. Tra questi, segnaliamo: L’Asino, 1912-1916; La Voce, 1914-1916; Il Secolo XX, 1915-1918; Guerra alla guerra, 1913-1918; Critica sociale, 1911-1926; Der Kampf, 1909-1918; Die Gesellschaft, 1924-1933; Europe, 1923-1936.

    Il sesto percorso, Movimenti politici (I partiti nella Grande Guerra), e il settimo, Musica (Le note della Grande Guerra), rinviano rispettivamente ai documenti messi a disposizione sui loro siti dalla Fondazione Gramsci e dalla Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

    L’ottavo percorso, Guerra senza fine (Le ferite del primo dopoguerra), è dedicato alle grandi trasformazioni prodotte o accelerate dalla guerra e dalla pace di Versailles. Tra i 67 documenti del percorso segnaliamo: Augusto Graziani, La guerra e le leggi economiche, 1916; Luciano De Feo, La lotta economica del dopoguerra, 1917; Antonio De Viti De Marco, Problemi del dopo guerra, 1919; Umberto Zanotti-Bianco e Andrea Caffi, La pace di Versailles: note e documenti, 1919; Luigi Einaudi, Il problema della finanza post-bellica, 1919; John Maynard Keynes, Le conseguenze economiche della pace, 1920.

    La Rivoluzione d’Ottobre

    In occasione del centenario della Rivoluzione d’Ottobre (1917-2017), la Fondazione Feltrinelli ha pubblicato sul proprio sito una selezione della sua nutrita collezione di documenti (monografie e manifesti) sulla storia della Russia sovietica, Oltre il confine (La Rivoluzione d’Ottobre). Tre sono i percorsi tematici proposti:

    Vladimir Ilʹič Lenin13. Vladimir Ilʹič Lenin, ottobre 2018 - foto (Fonte) Costruzione della centrale idroelettrica14. Costruzione della centrale idroelettrica Dnieper nel 1931 - foto (Fonte)

    Nel primo percorso, Idee (L’innesco della Rivoluzione), figurano testi che ruotano attorno alle idee alla base dell’evento rivoluzionario e manifesti che raffigurano il popolo insorto contro l’oppressione zarista e le strutture sociali tradizionali.

    Tra le monografie del percorso segnaliamo: Romain Rolland, Al di sopra della mischia, 1916; Vladimir Ilʹič Lenin, Documenti storici della rivoluzione, 1918 e L'opera di ricostruzione dei Soviet, 1919; Rosa Luxemburg, La rivoluzione russa, 1922; John Reed, Dieci giorni che sconvolsero il mondo, 1930; Aleksandr Kerenskij, La rivoluzione russa, 1932.

    Il secondo percorso tematico (Economia (Modernizzazione dall’alto)) è dedicato al processo di edificazione di un nuovo sistema economico: una industrializzazione forzata dagli alti costi sociali. I testi del percorso documentano la profonda trasformazione della società sovietica; tra questi: L'opera economica, politica e sociale dei Soviet di Russia, 1919; Ettore Lo Gatto, URSS 1931: vita quotidiana, piano quinquennale, 1932; Rita Montagnana, Che cosa è il Kolcos?, 1945; Ja. Lugantsev, La pianificazione dell'Unione Sovietica, 1962.

    Manifesto di propaganda15. Manifesto di propaganda di Denisovskij N. (Fonte)

    Tema del terzo percorso (Propaganda (Educare la collettività) è l’utilizzo della propaganda come strumento per promuovere l’ideologia comunista e “moralizzare” le masse. Tra le monografie: Gustave Le Bon, Psicologia delle folle, 1927; Lenin and Stalin on propaganda, 1942; Angelo Tasca, Politica russa e propaganda comunista, 1957.

    Le opere qui segnalate sono solo una parte delle numerose risorse offerte dalla Biblioteca digitale della Fondazione Feltrinelli sui temi del Risorgimento, della Prima guerra mondiale e della Rivoluzione russa del 1917. Scopo della presente sitografia è quello di informare gli utenti della rete, e in particolare gli insegnanti e gli studenti, dell’esistenza di tali risorse, invitandoli ad accedere direttamente al sito della fondazione.

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