Riflessioni sull'invasione dell'Ucraina.

di Giovanni Gozzini

 

L'Europa e la guerra

01Fig.1: Nel 1957 vengono firmati i Trattati di Roma, che danno il via alla prima comunità europea, che diventò UE col trattato di Maastricht del 1992. La promozione della pace e della sicurezza e il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali sono tra i valori fondanti dell’Unione Europea Noi nasciamo come Unione Europea contro la guerra. Siamo la parte del pianeta che ha combattuto più guerre negli ultimi cento anni, se non vogliamo scomodare i secoli sanguinosi dell’età moderna. Nasciamo sull’idea che la guerra è inutile, e che i problemi si possono risolvere con la diplomazia e i negoziati. Questo lo dobbiamo dire ai Catalani, così come agli Ucraini. Noi dobbiamo rappresentare questo modo di essere al mondo anche per i cittadini russi. Siamo quelli che propongono un’alternativa alla risoluzione violenta dei conflitti.

Dobbiamo tenere i nervi saldi. Non cedere alle provocazioni muscolari che Putin farà, per coinvolgerci sul terreno della guerra. Questo accadde dopo l’attentato delle Torri gemelle. Oggi, invece, dobbiamo essere capaci di esercitare una capacità egemonica che si fonda su quello che siamo, sul nostro stile di vita, sulle nostre idee, sulla difesa dei diritti.

Se c’è questo, nel medio-lungo periodo vinceremo. Perché questa nostra posizione solleciterà la formazione delle opposizioni, come accadde in Sud Africa. Putin credo che lo sappia. Le sue scelte tendono ad allontanare indefinitamente una resa dei conti che mostrerà quanto debole sia un sistema autoritario.

Ma saremo capaci di essere attendisti?

Non ci piace la guerra, non andiamo in guerra anche perché abbiamo abbandonato l’idea che uno stile di vita vada difeso con le armi. Ci siamo adagiati. Siamo diventati un po’ pigri. Questo è il lato oscuro della faccenda. Il lato positivo è proprio nel modello di risoluzione dei conflitti che proponiamo. Le sanzioni. Cioè: l’isolamento completo del colpevole. La sua riduzione a “paria dell’umanità”, come ha detto Biden, perché si è macchiato del delitto più grave, l’uccisione degli innocenti.

Se si riesce a stare saldi – come ci hanno insegnato Gandhi e Martin Luther King – e si riesce a stare uniti, si vince. Certo, pagheremo di più, ma è questo che ci garantirà che non ci succeda quello che sta accadendo agli ucraini.

Non è facile. Ci vuole molta politica. Molta Europa. Molta capacità di leadership. Dobbiamo saper guardare oltre il nostro naso, perché stiamo difendendo qualcosa di molto più importante del costo del gas: la nostra storia e la nostra identità europea. Non è facile, soprattutto per un paese, come il nostro, nel quale i politici si orientano con i like dei social. Ma le emergenze cambiano la politica. E l’Italia ha dimostrato che, nelle situazioni difficili, riesce a dare il meglio di sé.

La civiltà occidentale è contagiosa

Dalla nostra parte c’è il fatto che questo nostro modo di essere al mondo è contagioso. Sono tanti i motivi che hanno spinto Putin a fare la guerra. Ma non è sbagliato pensare che uno dei più importanti sia stata la scelta filooccidentale della maggioranza del popolo ucraino. Non solo per l’Ucraina, ma anche per la Russia: Putin teme che il contagio si diffonda anche in Russia.

A molti è sfuggito il dettaglio di gran lunga più inquietante di questa guerra in Ucraina. Qualche giorno fa Putin ha lanciato un appello ai militari ucraini, invitandoli a ribellarsi al loro governo di "drogati e nazisti". Nei decenni passati quando l'Unione Sovietica invadeva un paese straniero (la lista è lunga: Ungheria 1956, Cecoslovacchia 1968, Polonia 1981 - anche se allora il generale polacco Jaruzelski fa un'auto-colpo di stato per evitare l'invasione - Afghanistan 1979) aveva sempre pronta la soluzione alternativa: cittadini dei paesi invasi pronti a collaborare con le forze di invasione.

Questi si facevano avanti, dicevano che i governi in carica nei loro paesi erano illegittimi e che i russi-sovietici avevano ragione. L'Armata Rossa dava loro in mano il governo. Stavolta no. Putin non ha in mano l'alternativa. O se l'aveva, qualcuno gliel'ha tolta (il presidente ucraino Zelenski ha fatto qualche velato accenno in proposito, parlando di arresti di spie). Dal punto di vista di Putin ciò complica molto le cose e forse contribuisce a spiegare il rallentamento di operazioni militari che i russi avevano pensato più rapide. Se non c'è un governo civile alternativo, l'esercito russo sarà costretto a presidiare un paese molto grande per lungo tempo. Si profila uno scenario simile a quello che la Russia ha sperimentato in Afghanistan e Cecenia: stillicidio di attentati terroristici in tutto il paese, morti tra i soldati russi, malcontento crescente nel paese. Un cocktail che rischia di diventare micidiale.

Ma l'Europa e l'Occidente hanno perso un'occasione

02Fig.2 e Fig.3: Fondata nel 1949, con il Patto atlantico, la Nato riunisce attualmente 30 paesi, dei quali 14 appartenevano al mondo comunista (Russa e Balcani). Fondato nel 1946, come risposta al piano Marshall, il Comecon riuniva i paesi dell’area sovietica in un patto di mutuo soccorso. Sciolto nel 1991. Nel 1955 venne siglato il patto di Varsavia, che stabiliva una cooperazione militare parallela alla Nato. Nel 2004, tutti i paesi del patto di Varsavia, esclusa la Russia, erano entrati nella Nato. Anastasia Buscicchio, Cosa resta del Patto di Varsavia

Qualche volta il senno di poi può servire a evitare errori in futuro. O almeno in teoria questo dovrebbe essere lo scopo della storia. La guerra di oggi forse poteva essere evitata e il cammino di Putin verso la guerra non sarebbe stato così scontato.

Tra 1989 e 1991 abbiamo commesso un errore capitale. Persa la guerra fredda, la Russia, sorta dalle ceneri dell’Unione Sovietica, finisce nelle mani di un governante abbastanza incapace come El'cin. L'economia diventa preda di una privatizzazione selvaggia che apre la strada ai famosi oligarchi. Chi sono questi oligarchi di cui si parla tanto? Un buon esempio è Roman Abramovic, (ex) padrone della squadra di calcio londinese del Chelsea. Negli anni Novanta fa soldi a palate acquistando azioni delle compagnie petrolifere di stato a prezzi bassissimi con denaro prestato dalle banche occidentali (El’cin ha un disperato bisogno di soldi freschi). Poi rivende a peso d’oro quelle stesse azioni alla Gazprom, la nuova società per l’energia nazionalizzata da Putin, e scappa all’estero. In quel momento potevamo e dovevamo fare qualcosa di più.

03 2Fig. 4 e Fig. 5: Helmut Schmidt, Cancelliere della Repubblica Federale tedesca, Erich Honecker, primo segretario del Partito Socialista Unificato della Germania Orientale, Gerald Ford, Presidente degli Usa, Bruno Kreisky, cancelliere austriaco, firmano il trattato di Helsinki, 1 Agosto 1975. (Bundesarchiv/Horst Sturm) Nata nei primi anni della distensione fra Usa e Urss, all’inizio degli anni ’70, la Csce divenne OSCE nel 1994. Con 57 Stati partecipanti del Nord America, dell’Europa e dell’Asia, l’OSCE è la più grande organizzazione regionale per la sicurezza al mondo impegnata a garantire la pace, la democrazia e la stabilità a oltre un miliardo di persone.

Invece di allargare egoisticamente la NATO verso est, potevamo ritenere chiusa quella alleanza (insieme alla guerra fredda che l'aveva originata) e aprire una nuova alleanza aperta anche all'ex nemico sovietico. C'era già un vecchio formato disponibile: la Conferenza per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa definita dagli accordi di Helsinki (1975) che includeva URSS, USA e tutti i paesi europei. Uno degli articoli di base era l'inviolabilità delle frontiere del tempo: cooperazione economica nella sicurezza reciproca, senza guerre. Si poteva applicare questo format alle nuove frontiere uscite dalla dissoluzione dell'URSS. El'cin avrebbe accettato. Noi siamo stati egoisti e abbiamo voluto stravincere.

L'Occidente deve imparare come si fanno le paci

Non è un vizio nuovo di noi europei, purtroppo. Siamo un po' specializzati nel fare paci che preparano nuove guerre per l'egoismo dei vincitori.

Nel 1919 a Versailles facemmo una pace per chiudere la Grande Guerra che dava tutte le colpe alla Germania e le imponeva di pagare 230 miliardi marchi in riparazioni. La Germania, piegata dalla guerra e dalla sconfitta, cominciò a stampare cartamoneta e in breve il marco (la moneta tedesca) non ebbe più valore: un francobollo costava un miliardo di marchi. Così un omino coi baffi chiamato Hitler cominciò la sua propaganda per la rinascita di una grande Germania, dando la colpa della sconfitta e dell’aumento dei prezzi agli ebrei.

Nel 1945 – uguale - anche se gli egoisti allora furono soprattutto gli USA, con la bomba atomica in mano (mentre l'URSS ancora non l'aveva). E via con la guerra fredda, invece di coinvolgere e includere l'URSS in un nuovo governo mondiale paritetico delle due superpotenze.

Oggi come allora, riconoscere i confini reciproci è la prima condizione per fare accordi e trattati di pace. Ed è proprio quello che oggi Putin nega all'Ucraina. Ma se nel 1991 l'avessimo fatto noi, oggi la storia sarebbe diversa. E anche la Russia, probabilmente.

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