America

  • L'America della Grande Crisi e del New Deal nelle fotografie della collezione FSA della Library of Congress*

    *Su queste fonti HL propone a breve un laboratorio per le scuole superiori di primo e secondo grado

    di Antonio Prampolini

     

    Indice 

    1. La "fotografia documentaria" e il movimento per le riforme sociali

    2. Il progetto fotografico di Roy Stryker e la Farm Security Administration
    (FSA)

    3. La collezione FSA della Library of Congress e la piattaforma digitale
    per l'uso didattico delle fotografie

     

    NEW DEAL ARTICOLO HL IMMAGINE 1Fig.1: famiglia boema impegnata nella produzione di sigarette in un quartiere di NewYork - fotografia di Jacob Riis (1890). Fonte1. La "fotografia documentaria" e il movimento per le riforme sociali

    In America (Stati Uniti), già prima degli Anni Trenta e del New Deal roosveltiano, la "fotografia documentaria" (Documentary Photography) aveva affrontato, a cavallo tra '800 e '900, tematiche sociali contribuendo a promuovere interventi normativi a favore delle classi più disagiate1.

    La rapida industrializzazione dell'economia americana, accompagnata da una immigrazione di massa e da una crescente urbanizzazione, aveva prodotto nelle fabbriche un allungamento degli orari di lavoro e salari infimi, e nelle città aveva costretto gli immigrati a vivere in abitazioni sovraffollate e malsane2. Il conseguente disagio sociale aveva favorito la nascita e la diffusione di un movimento riformatore e progressista che chiedeva alla politica locale e nazionale interventi normativi3.

    La "fotografia documentaria" (unitamente alle moderne tecnologie di stampa) fornì a questo movimento un potente linguaggio visivo che, con prove tangibili, fece conoscere all'opinione pubblica i gravi problemi che affliggevano la società americana in un'epoca di grande sviluppo economico e di iniqua concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi.

    Nell'ambito del movimento riformatore e progressista, Jacob Riis e Lewis W. Hine si servirono della fotografia per documentare il malessere sociale nell'America opulenta tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento.

     

    NEW DEAL ARTICOLO HL IMMAGINE 2Fig.2: bambini al lavoro in un cotonificio a Newton NC - fotografia di Lewis W. Hine (1908). FonteJacob Riis e Lewis W. Hine

    Jacob Riis (1849 - 1914) indagò in particolare le condizioni abitative degli immigrati a New York4. L'uso del flash negli scatti fotografici gli permise di catturare immagini realistiche e drammatiche degli interni dei tuguri dove vivevano con le loro famiglie. Fotografò i bambini delle baraccopoli, costretti a lavorare in ambienti malsani per lunghe ore, e i senza tetto, verso i quali egli si sentiva solidale avendo sperimentato come immigrato la loro condizione.

    Riis svolse un'intensa attività informativo-propagandistica per proporre soluzioni pratiche e normative ai problemi sociali oggetto delle sue indagini. Organizzò conferenze, pubblicò articoli e libri dove le immagini fotografiche rendevano più incisive le sue parole di denuncia5.

    Lewis W. Hine (1874-1940) era un sociologo e pedagogista che credeva nella "fotografia documentaria" come mezzo per promuovere le riforme sociali in una America che sfruttava gli immigrati e i più deboli6. Partecipò come fotografo allo studio sociologico sulle condizioni di lavoro e di vita degli operai delle acciaierie di Pittsburgh (The Pittsburgh Survey, 1907-1908)7.

    Per conto del "National Child Labor Committee" Hine svolse un'indagine sul lavoro minorile nell'industria americana (nelle fabbriche tessili in particolare). Fotografò diverse realtà dove i bambini e le bambine lavoravano in condizioni inaccettabili8.
    Le sue fotografie contribuirono alla formazione di una opinione pubblica favorevole all'approvazione di una legislazione sociale per la tutela dei minori9.

    Per Hine, la "fotografia documentaria" non era solo un metodo scientifico di indagine, ma anche, e soprattutto, un mezzo per comunicare in modo nuovo ed efficace i problemi della società. Non doveva limitarsi alla semplice registrazione-informazione di fatti/eventi, ma creare una relazione empatica con la gente in grado di coinvolgerla emotivamente.

    Tra i periodici del movimento riformista, "The Survey" (una rivista incentrata sulle questioni sociali e civiche della Charity Organization Society di New York10) si distinse all'inizio Novecento per un uso sistematico della fotografia documentaria.

    Il primo numero uscì nel 1909 e, a partire dal 1921, la rivista fu arricchita da un supplemento mensile "Survey Graphic" che dava maggiore importanza alla combinazione di testo e immagini per affrontare gli argomenti trattati11.

    Sotto la direzione di Paul U. Kellogg12, la rivista utilizzò fotografie di grande impatto, per promuovere cambiamenti in senso progressista della società, avvalendosi in particolare della collaborazione di Lewis Hine. Negli anni Trenta la rivista pubblicherà molte delle fotografie della Farm Security Administration (FSA) sulla povertà del mondo rurale americano e sulla politica sociale del New Deal13.

     

    NEW DEAL ARTICOLO HL IMMAGINE 3Fig. 3: Roy Striker (a destra) insieme ai fotografi della Farm Security Administration (FSA). Fonte2. Il progetto fotografico di Roy Stryker e la Farm Security Administration (FSA)

    Roy Emerson Stryker (1893–1975) era un docente di economia alla Columbia University quando, nel 1935, accettò l'offerta di Rexford Guy Tugwell, sottosegretario all'Agricoltura e membro del "Brain Trust" del presidente Franklin Delano Roosvelt, di dirigere la sezione fotografica (Historical Section) della Resettlement Administration (RA)14.

    La RA era una agenzia governativa del "New Deal" creata per aiutare le famiglie rurali impoverite a causa della crisi economica e climatica ("Dust Bowl", tempeste di polvere) e spesso costrette ad abbandonare le loro terre e le loro case15. L'aiuto consisteva nel trasferimento-reinsediamento (resettlement) degli agricoltori in zone agricole più fertili e produttive di quelle di provenienza (colpite dalla siccità e da un eccessivo sfruttamento dei terreni), nell'assistenza tecnica e finanziaria alle loro imprese, nella realizzazione di progetti di conservazione del territorio.

     NEW DEAL ARTICOLO HL IMMAGINE 4Fig. 4: Dorothea Lange, autoritratto, febbraio 1936 (California). FonteStryker era un convinto sostenitore dell'utilità della "fotografia documentaria" negli studi e nelle indagini economico-sociali. Come i pionieri Jacob Riis e Lewis Hine, credeva nella capacità della fotografia di influire sull'opinione pubblica e sulla classe politica per realizzare riforme. Dal 1935 al 1937 lavorò intensamente all'organizzazione e poi alla gestione della sezione fotografica della Resettlement Administration; sezione che, sempre sotto la sua direzione, continuò ad operare dal 1937 al 1942, ampliando e potenziando la sua attività di documentazione (non limitata solo alle zone agricole ma estesa anche ai centri urbani), nella Farm Security Administration (FSA). La FSA aveva ereditato le finalità della Resettlement Administration dedicandosi in particolare all'erogazione di prestiti, per consentire ai contadini privi di mezzi economici l'acquisto di piccole proprietà produttive, di macchinari agricoli e di bestiame per l'allevamento, e all'assistenza socio-sanitaria delle famiglie rurali16.

    Stryker selezionò i fotografi scegliendo, tra i professionisti americani, quelli che erano dotati di una particolare sensibilità verso i temi sociali. Era solito organizzare periodiche riunioni in cui forniva ai fotografi dettagliate informazioni geografiche e storiche sui territori da visitare, insieme a "sceneggiature di ripresa" in cui delineava il tipo di immagini che riteneva potessero essere più significative per rappresentare una determinata realtà.

    Alla realizzazione di quello che è doveroso chiamare "progetto Stryker" parteciparono fotografi della statura professionale di Dorothea Lange, Arthur Rothstein, Walker Evans.

     

    NEW DEAL ARTICOLO HL IMMAGINE 5Fig. 5: Arthur Rothstein, autoritratto, 1938. FonteDorothea Lange, Arthur Rothstein e Walker Evans

    Dorothea Lange svolse un ruolo importante nel documentare le condizioni di vita dei contadini che avevano perso la proprietà delle loro terre e delle loro case e dei braccianti, costretti ad emigrare da uno stato all'altro dell'Unione alla disperata ricerca di un lavoro e di un ricovero17. Una sua fotografia, Migrant Mother, che ritraeva una povera bracciante in un accampamento di fortuna con i suoi figli a Nipomo in California, divenne una icona della Grande Crisi18.

    Primo fotografo assunto da Stryker, Arthur Rothstein aveva fotografato dal 1935 al 1940 gli effetti devastanti della perdurante siccità che aveva colpito in particolare le "Great Plains". A lui si devono immagini iconiche come le due fotografie scattate nel 1936: "In fuga da una tempesta di polvere" (Fleeing a Dust Storm) , che ritraeva un contadino e i suoi due figli mentre correvano in cerca di un riparo durante una tempesta di polvere nella contea di Cimarron in Oklahoma, e "Teschio di bue" (Steer Skull), che simboleggiava la siccità nelle Badlands del South Dakota19.

    Walker Evans si distinse dagli altri fotografi per un approccio documentario "poetico", meno drammatico e allo stesso tempo meticoloso nel ritrarre soggetti concreti20. Nutriva un particolare interesse per la "architettura vernacolare" nei territori che visitava. Le sue fotografie sui fittavoli dell'Alabama furono utilizzate dallo scrittore James Agee nel libro Let Us Now Praise Famous Men pubblicato nel 194121.

    NEW DEAL ARTICOLO HL IMMAGINE 6Fig. 6: Walker Evans, autoritratto, 1937. Fonte.I fotografi diretti da Stryker nelle due agenzie governative (Resettlement Administration e Farm Security Administration) scattarono tra il 1935 e il 1942 migliaia di fotografie che andarono a formare una grande collezione di immagini utilizzata per scopi sia informativi che propagandistici: documentare, da un lato, il malessere e la povertà degli agricoltori (piccoli proprietari, fittavoli e braccianti) negli anni della Grande Crisi e, dall'altro, mostrare gli interventi economico-sociali del governo federale per affrontare il problema22. Le fotografie, diffuse attraverso i giornali, le riviste, le mostre itineranti, contribuirono a creare un'opinione pubblica favorevole alle politiche del New Deal roosveltiano23.

    Stryker organizzò le fotografie in un archivio e, consapevole della sua importanza anche a fini storici, si impegnò perché fosse trasferito presso la Library of Congress24.

     

    NEW DEAL ARTICOLO HL IMMAGINE 7Fig. 7: Cataloghi della collezione fotografica FSA della Library of Congress (1941). Fonte3. La collezione FSA della Library of Congress e la piattaforma digitale per l'uso didattico delle fotografie

    La Library of Congress ha provveduto a scansionare il patrimonio fotografico della Farm Security Administration - FSA (1935-1942), a cui era stato aggiunto anche quello dell'Office of War Information - OWI (1942-1944)25, creando una vasta collezione digitale di circa 175.000 immagini che ritraggono l'America dagli anni della Grande Crisi e del New Deal a quelli della Seconda Guerra Mondiale26.

    Il sito web della Library of Congress permette di accedere liberamente alla Collezione FSA/OWI.

    Con lo scopo di agevolare la ricerca delle fotografie della collezione e, soprattutto, il loro utilizzo didattico per lo studio della storia americana, è stata creata la piattaforma web Photogrammar27. Gestita dal Digital Scholarship Lab e dal Distant Viewing Lab dell'Università di Richmond, la piattaforma permette di visualizzare le immagini mediante mappe geografiche e tematiche interattive e di esplorare la collezione per data o per singolo fotografo, fornendo accesso a biografie e storie orali. Dalla homepage gli utenti possono attivare le diverse funzioni offerte dalla piattaforma: Themes(The Land, Work, People,...); Maps: Counties; Maps: Cities & Towns; Photographers. È sempre possibile effettuare ricerche con parole chiave. La funzione Search propone un campo di testo assistito da liste (Fotografi, Stati/Contee, Temi).

    La piattaforma è collegata a un atlante della storia degli Stati Uniti, American Panorama, che propone innovative tecniche di mappatura interattiva.

    Grazie a Photogrammar gli insegnati, gli studenti e tutti gli interessati alla storia americana possono oggi esplorare e utilizzare in modo agevole e proficuo la collezione FSA/OWI, frutto del più grande e importante progetto di "fotografia documentaria" del Novecento (il progetto diretto da Roy Stryker). Un ricco patrimonio visivo che, data la sua dimensione e complessità, era destinato ad essere consultato solo dagli specialisti.

     


    Note

    1 Sulla fotografia documentaria: Documentary Photography; Paiva Susana, Documentary Photography; Szto Peter (2008), Documentary Photography in American Social Welfare History: 1897-1943, in «The Journal of Sociology & Social Welfare», Vol. 35, Iss. 2, Article 6.

    2 Sull'economia e sulla società in America a cavallo tra Ottocento e Novecento: le schede riassuntive con le relative risorse didattiche della Library of Congress: Rise of Industrial America, 1876-1900; Progressive Era to New Era, 1900-1929.

    Sul movimento riformatore e progressista in America tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento: Progressivism. Political and Social-Reform Movemente The Progressive Era Key Facts.

    4 Su Jacob Riis e le sue fotografie: Jacob Riis. Danish-American Photographer; Halpern Rick (2021), The Birth of Documentary Photography: Jacob Riis and Lewis Hine; la voce Riis Jacob nell'enciclopedia online https://www.encyclopedia.com/ e la voce dell'edizione inglese di Wikipedia, Jacob Riis; le fotografie in Wikimedia Commons: Category: Jacob Riis.

    5 Tra le pubblicazioni di Jacob Riis segnaliamo, digitalizzate dal Progetto Gutemberg EBook: How the Other Half Lives (1890) e The Children of the Poor (1892); The Battle with the Slums (1902). È sempre possibile tradurre automaticamente i testi in lingua italiana con Google Translate.

    6 Per un approfondimento sulla vita e la produzione fotografica di Lewis W. Hine: la voce dell'edizione inglese di Wikipedia Lewis Wickes Hine e la voce Hine Lewis dell'enciclopedia online encyclopedia.com; la biografia, corredata da numerose fotografie, Lewis Wickes Hine, University of Illinois; le fotografie in Wikimedia Commons: Category:Photographs by Lewis Hine.

    Cfr. The Pittsburgh Survey; The Pittsburgh Survey.

    8 Cfr. Teaching With Documents: Photographs of Lewis Hine: Documentation of Child Labor.

    9 Schuman Michael (2017), History of child labor in the United States - part 1: little children working e part 2: the reform movement, in «Monthly Labor Review», U.S. Bureau of Labor Statistics, January 2017.

    10 Cfr. Charity Organization Society of New York City: A Brief History.

    11 Cfr. The Survey. Archives 1909-1952.

    12 Cfr. Paul U. Kellogg (1879-1958) — Journalist, Editor, and Social Reformer.

    13 Finnegan Cara (2000), Social Engineering, Visual Politics and the New Deal: FSA Photography in Survey Graphic, in «Rhetoric & Public Affairs», Vol. 3, No. 3, pp. 333-362.

    14 Per informazioni biografiche su Roy Emerson Stryker: The Photographers: Roy E. Stryker; Roy Stryker; Roy Stryker and the photographers of the New Deal. Su Rexford Guy Tugwell: la voce relativa in Wikipedia edizione in lingua inglese.

    15 Sull'attività della Resettlement Administration (RA): la voce relativa in Wikipedia edizione in lingua inglese. Per un quadro sintetico della Grande Crisi, dei suoi effetti sull'agricoltura americana e delle politiche assistenziali del New Deal: le voci dell'Enciclopedia Britannica: Great Depression e New Deal; le voci On The Farm e Farm Relief 1929-1941. Sul fenomeno delle tempeste di polvere che avevano colpito negli anni Trenta le "Great Plains" meridionali degli Stati Uniti, rendendo incoltivabili vaste aree agricole: la voce Dust Bowl 1931-1939.

    16 Sulla Farm Security Adminstration (FSA): le voci relative in Wikipedia edizione in lingua inglese.

    17 Su Dorothea Lange (1895-1965) e le sue fotografie: la voce relativa di Wikipedia edizione in lingua inglese; Guide to the Lange (Dorothea) Collection 1919-1965, Online Archive of California (OAC). Lo scrittore John Steinbeck utilizzò le fotografie della Lange per illustrare i suoi articoli sui lavoratori migranti nella Central Valley della California, pubblicati nell'ottobre del 1936 dal The San Francisco News (The Harvest Gypsies). Nel 1939 Dorothea Lange realizzò, con la collaborazione dell'economista Schuster Taylor, un importante libro fotografico sui movimenti migratori nell'America rurale degli anni '30: An American exodus: a record of human erosion (Reynal & Hitchcock, 1939, New York).

    18 Sulla fotografia "Migrant Mother": la voce relativa in Wikipedia edizione in lingua inglese; Dorothea Lange's "Migrant Mother" Photographs in the Farm Security Administration Collection, Library of Congress

    19 Su Arthur Rothstein (1915-1985) e la sua produzione fotografica: la voce relativa in Wikipedia edizione in lingua inglese e le immagini in Wikimedia Commons (in particolare. Farmer and Sons Walking in the Face of a Dust Storm e The bleached skull of a steer on the dry sun-baked earth of the South Dakota Badlands).

    20 Su Walker Evans (1903–1975) e la voce relativa in Wikipedia edizione in lingua inglese.

    21  Cfr. Let Us Now Praise Famous Men ("Sia lode ora a uomini di fama"); Walker Evans: photographs from the let us now praise famous men project.

    22 Meyer Chris (2009), The FSA Photographs: Information, or Propaganda?, Boston University; Carlebach Michael L. (1988), Documentary and Propaganda: The Photographs of the Farm Security Administration, in «The Journal of Decorative and Propaganda Arts»; Szto Peter (2008), Documentary Photography in American Social Welfare History: 1897-1943, cit., in particolare i capitoli "The New Deal and the Documentary Approach" e "The Documentary Approach: Propaganda or Persuasion?" pp. 103-108.

    23 Le fotografie venivano pubblicate da quotidiani come il New York Times, da riviste di scienze sociali come Survey Graphic e da riviste illustrate come Life. Apparvero persino alla Esposizione Universale del 1939 a New York.

    24 Sull'organizzazione e classificazione delle fotografie dell'archivio FSA: Sears Elisabetta (2014), American Iconography: Assessing FSA Photographs, 1945, in «Visual Resources» 30/3, pp. 239-254.

    25 Anche la sezione fotografica dell'Office of War Information era stata organizzata e diretta da Roy Stryker.

    26 Digitizing the Collection.

    27 «Perché "Photogrammar"? Il nome unisce due parole, fotografia e grammatica, per indicare come il progetto offra nuovi modi di leggere, vedere e osservare la fotografia. Il nome è stato ispirato da opere come quelle di Roland Barthes, noto per la semiotica e la teorizzazione della fotografia, insieme a quelle di Jacque Bertrand e Leland Wilkinson, noti per aver sviluppato un linguaggio che spiega come la visualizzazione dei dati crea significato, spesso definito "grammatica della grafica". Il nome sottolinea la combinazione di teoria della fotografia e visualizzazione dei dati».

     

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  • Una fonte per conoscere l’America e la Germania fra le due guerre mondiali: i reportage fotografici di Emil Otto Hoppé.

    di Antonio Prampolini

     

    Indice

    1. Emil Otto Hoppé: uno sguardo sul mondo

    2. L’America degli Anni Venti

    3. La Germania dalla Repubblica di Weimar al Reich hitleriano

    4. L’archivio ritrovato: il sito eohoppe.com

     

    1. Emil Otto Hoppé: uno sguardo sul mondo

    Emil Otto Hoppé (1878-1972) è stato uno dei più importanti fotografi della prima metà del Novecento. Nato a Monaco di Baviera in una famiglia della ricca borghesia, si era trasferito a Londra nel 1900 dove aveva iniziato l’attività di fotografo (prima a livello amatoriale e poi professionale) affermandosi come ritrattista di personalità di spicco della società del tempo (aristocratici, politici, uomini d’affari, artisti e scienziati).1

    Tra le due guerre mondiali Hoppé viaggiò in molti paesi e continenti alla ricerca di nuovi soggetti e paesaggi, animato dal desiderio di documentare ambienti diversi, cogliendone i caratteri distintivi. Visitò, oltre all’Europa, gli Stati Uniti, l'Africa, l’Australia e la Nuova Zelanda, l’India e l’Indonesia.2 Le sue fotografie furono esposte in mostre, pubblicate su riviste illustrate e in libri-reportage, conferendogli una grande notorietà.3

    In giro per il mondo, Hoppé aveva colto le differenze profonde tra le civiltà tribali che aveva incontrato in Africa, Asia e Oceania, con le loro tradizioni e modi di vivere immutati nel tempo, e la civiltà moderna, in continua trasformazione, basata sull’industria e sull’urbanizzazione crescente della popolazione. Una civiltà che dominava, con le sue grandi capacità produttive e le continue innovazioni della scienza e della tecnica, nell’Europa nord-occidentale e negli Stati Uniti, e che estendeva la sua influenza sui paesi che facevano parte degli imperi coloniali delle potenze europee (imperi al tramonto negli anni tra le due guerre mondiali), appropriandosi delle loro risorse naturali e umane.

    Hoppé era attratto sia dalla natura, dal mondo rurale che dalle città e dall’industria. Una doppia attrazione che si rifletteva nella complessità e contraddittorietà della sua produzione fotografica dove coesistevano il fascino per la modernità e la nostalgia romantica per il passato, per stili di vita più vicini alla natura, meno artificiali, in via di estinzione.4 Come ha osservato lo storico Brian Stokoe: «la fotografia di Hoppé esprime una sorta di mutevolezza visiva, come se potesse essere l’opera di due fotografi diversi, con modi persino antitetici di vedere il mondo [… ] che rivelano le tensioni e le contraddizioni insite nell’esperienza stessa della modernità».5 E lo storico dell’arte Ian Jeffrey ha definito Hoppé: «un vittoriano nei tempi moderni [...] capace di presentare il nuovo in termini tradizionali».6

    Negli anni Venti e Trenta, Hoppé fotografò le grandi fabbriche nella consapevolezza che la rivoluzione industriale novecentesca aveva cambiato radicalmente il modo di lavorare, e che la fotografia doveva immortalare, nel gigantismo dei nuovi processi produttivi, l’incontro tra la tecnologia e l’arte.7 In un articolo del maggio 1928 intitolato Il romanzo dell'acciaio e del cemento (“The Romance of Steel and Cement”), pubblicato sulla rivista «Engineering Progress», sostenne convintamente che tra il mezzo fotografico e il mondo industriale esisteva una «relazione simbiotica».8

     

    2. L’America degli Anni Venti

    Il decennio compreso tra la fine della Prima guerra mondiale e la Grande crisi del 1929 è stato per l’America (Stati Uniti) un periodo di notevole crescita economica e sviluppo tecnologico, accompagnato da importanti cambiamenti sociali-culturali e da un forte inurbamento della popolazione. Le innovazioni come l’elettricità e l’automobile avevano trasformato sia la produzione industriale che gli stili di vita della gente; il cinema e la radio si erano affermati quali potenti mezzi di comunicazione di massa. 

    Gli “Anni Venti” furono però caratterizzati anche da profonde disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza (concentrata nelle mani di pochi, con vaste aree di povertà nelle zone rurali e in particolare negli Stati del Sud), da una violenta repressione dei diritti dei lavoratori e delle loro organizzazioni sindacali, da un diffuso razzismo nei confronti degli afroamericani e degli immigrati, da un crescita della criminalità legata al proibizionismo.9

    Hoppé iniziò a viaggiare in America pochi mesi dopo la fine della Prima guerra mondiale. Vi trascorse un lungo periodo scattando migliaia di fotografie che ritraevano i paesaggi naturali, le grandi città, le principali industrie e i suoi abitanti.
    Hoppè fotografò l’America degli anni Venti attraverso la doppia lente del modernismo e del romanticismo, realizzando un corpus di immagini seriali che può essere paragonato a quello prodotto dai fotografi della Farm Security Administration (FSA) durante il New Deal (tra questi, Dorothea Lange e Walker Evans).10

    Nel 1927 Hoppè pubblicò una selezione delle sue fotografie in un libro intitolato Romantic America.11 Un reportage che era sia un “atlante visivo”, pensato per aiutare i lettori a familiarizzare con i luoghi e la gente degli Stati Uniti, che il “diario di viaggio” di un fotografo che aveva scoperto la realtà americana, con le sue meraviglie e le sue contraddizioni.12

     

    HOPPE EMIL OTTO ARTICOLO HL IMMAGINE 1Fig.1: New York City - Il Quartiere "East Sixties", Emil Otto Hoppé (1927), "Romantic America", B. Westermann Co., New YorkLa città di New York: stupore e ansia

    Le innovazioni architettoniche come pure l’intensa e multiforme vita sociale e culturale di New York negli anni Venti esercitarono una grande influenza su Hoppé. New York era allora una città con oltre cinque milioni di abitanti, in continua crescita economica, demografica e urbanistica. Wall Street e i grattacieli di Manhattan erano il simbolo della ricchezza e dello status di potenza mondiale degli Stati Uniti.13

    Le fotografie di Hoppé con vedute di New York esprimevano sentimenti contrastanti di stupore e ansia: meraviglia per la capacità tecnologica dell'uomo di realizzare opere straordinarie; preoccupazione per la condizione sempre più marginale e subordinata degli individui che vivevano in una metropoli moderna.14

     

     

     

     

     

     

     HOPPE EMIL OTTO ARTICOLO HL IMMAGINE 2Fig.2: La fabbrica Ford a Detroit (Michigan), Emil Otto Hoppé (1927), "Romantic America", B. Westermann Co., New YorkLa fabbrica Ford a Detroit: una “cattedrale dell’industria”

    Nei suoi viaggi attraverso l’America (USA) Hoppé fotografò diversi siti industriali soffermandosi in particolare a visitare la grande fabbrica della Ford a Detroit dove veniva prodotto in serie, su una catena di montaggio mobile, il famoso “Modello T”.15 Un’automobile che, grazie ad una drastica riduzione dei tempi e dei costi di assemblaggio (e conseguentemente dei prezzi di vendita) aveva reso possibile la motorizzazione di massa delle famiglie americane all’inizio del ‘900. 

    La fabbrica Ford di Detroit colpì Hoppé per il gigantismo del complesso produttivo che comprendeva altiforni, una fonderia, una centrale elettrica ed una vetreria; un complesso straordinario (il nuovo standard per l’industria automobilista mondiale, e non solo) in cui, nella sua visione, la moderna tecnologia e l’arte si incontravano. Allo stesso tempo egli era però anche consapevole che nella catena di montaggio era insito un “potenziale di alienazione” per i lavoratori.16

     

    HOPPE EMIL OTTO ARTICOLO HL IMMAGINE 3Fig.3: Tennessee - "Uncle Remus", Emil Otto Hoppé (1927), Romantic America, B. Westermann Co., New YorkGli americani: tipi diversi in una società multietnica e multiculturale

    Hoppé produsse numerose fotografie che ritraevano diversi "Tipi Americani" (American Types), tra cui abitanti di New York, immigrati, operai, afro-americani e indiani delle riserve. Una collezione che offriva lo spaccato di una società complessa, multietnica e multiculturale, alla difficile ricerca di una propria identità nazionale.17

    L'uso del termine "tipo" rifletteva la pratica antropologica allora diffusa di categorizzare le persone in base alla razza, ai tratti fisici (forma della testa, colore della pelle, statura, ecc.). Nonostante l'utilizzo di questo termine, l'obiettivo di Hoppé era invece quello di catturare nei ritratti l'individualità delle persone piuttosto che assegnarle a un tipo predeterminato.18

     

     

     

     

     

      

     

    HOPPE EMIL OTTO ARTICOLO HL IMMAGINE 4Fig.4: La fabbrica dei dirigibili Zeppelin, 1928 Friedrichshafen sul Lago di Costanza (Germania - Repubblica di Weimar), Emil Otto Hoppé (1930), "Deutsche Arbeit - Bilder vom Wiederaufstieg Deutschlands", Ullstein, Berlin3. La Germania dalla Repubblica di Weimar al Reich hitleriano

    Dal 1925 al 1938 Hoppé visitò ripetutamente la Germania fotografando industrie, persone e luoghi in uno dei periodi più tumultuosi della storia del Paese, segnato dal collasso della Repubblica di Weimar, dall'avvento al potere di Hitler e dalla instaurazione del regime dittatoriale nazista.19

    Nella seconda metà degli anni Venti l'economia tedesca, dopo la profonda crisi seguita alla Prima guerra mondiale, aveva conosciuto una fase di ripresa caratterizzata da un consistente sviluppo industriale, sia pure in un quadro politico fortemente instabile. Hoppé documentò questa fase in un intenso reportage fotografico dal titolo Deutsche Arbeit - Bilder vom Wiederaufstieg Deutschlands, (Il lavoro tedesco - Immagini della rinascita della Germania), pubblicato nel 1930 dalla casa editrice Ullstein di Berlino. Il reportage si concentrava sul rapporto tra industria e innovazione tecnologia, con immagini delle acciaierie del distretto della Ruhr e delle centrali idroelettriche della Germania meridionale, e sulla costruzione di importanti infrastrutture come ferrovie, porti e autostrade. Le fotografie di Hoppé mostravano una economia tedesca organizzata in un sistema produttivo altamente integrato ed efficiente con notevoli capacità espansive. Un sistema che verrà poi utilizzato e potenziato a fini militari dal regime nazista.

     

    HOPPE EMIL OTTO ARTICOLO HL IMMAGINE 5Fig.5: La costruzione di aerei nella fabbrica Junkers Airkraft - Dessau, 1928 (Germania - Repubblica di Weimar), Emil Otto Hoppé (1930), "Deutsche Arbeit - Bilder vom Wiederaufstieg Deutschlands", Ullstein, BerlinPubblicato come celebrazione della "Rinascita della Germania", il reportage di Hoppé venne apprezzato in particolare negli ambienti del nazionalismo tedesco dove l'entusiasmo per la tecnologia moderna si coniugava con il rifiuto dell'illuminismo e delle istituzioni della democrazia liberale.20 Ma Hoppé non era un nazionalista e meno che mai un simpatizzante del nazismo. Si sentiva un "cittadino del mondo" che voleva documentare la realtà nella sua "oggettività".21 E lo dimostrò sia nel reportage Deutsche Arbeit, pubblicato negli anni della Repubblica di Weimar, che nelle fotografie da lui scattate dal 1933 al 1938, dove il Reich hitleriano veniva rappresentato in modo antiretorico, con un approccio che potremmo definire "sociologico", da chi intravedeva il tragico destino della Germania che si stava incamminando inesorabilmente verso la Seconda guerra mondiale. Fotografie radicalmente diverse da quelle puramente propagandistiche del suo allievo tedesco Heinrich Hoffmann.22

     

    HOPPE EMIL OTTO ARTICOLO HL IMMAGINE 6Fig.6: bambino con bandiera nazista che saluta Hitler a Monaco, 1933, Fonte4. L’archivio ritrovato: il sito eohoppe.com

    All'inizio degli anni Novanta, per merito dello storico della fotografia Graham Howe, è stato recuperato l'archivio di Emil Otto Hoppé di cui si erano perse da decenni le tracce. Nel 1954 Hoppé aveva venduto alla Mansell Collection di Londra le stampe e i negativi della sua vasta produzione fotografica (produzione che era stata poi catalogata non per autore ma per argomento, rendendone così difficile la consultazione e il recupero).

    L'archivio, oggi gestito dalla Curatorial Assistance Inc (società di servizi museali con sede a Los Angeles), è presente in rete con un proprio sito eohoppe.com. Il sito permette di visualizzare una parte delle fotografie di Hoppé, raggruppate per Aree tematiche e Paesi/Continenti. Tra le Aree tematiche segnaliamo: The Land (paesaggi naturali), Age of Industry (fabbriche e lavoratori), People (Celebrities, Literary Figures, The English, The Irish). Tra i Paesi/Continenti (Places): Africa, Australia, Germany, Great Britain, Italy, United States of America.

    Il sito offre pertanto l'opportunità di accedere a una risorsa importante (utile anche ai fini didattici) per la storia del Novecento, con uno sguardo non limitato all'Europa ma aperto al mondo. Le fotografie di Hoppé e i suoi reportage tra le due guerre mondiali, in particolare, possiedono un indubbio valore documentario perché forniscono una testimonianza visiva unica dei grandi cambiamenti economici, sociali e politici che hanno caratterizzato il XX Secolo.

     


    Note

    1 Per informazioni dettagliate sulla vita e sulla produzione fotografica di Emil Otto Hoppé: il sito web eohoppe.com; la voce E. O. Hoppé dell’edizione inglese di Wikipedia; la sua autobiografia Hundred Thousand Exposures, The Success of a Photographer, The Focal Press, London, 1945.

    2 Sul sito eohoppe.com è possibile accedere ad una ampia selezione delle fotografie di Emil Otto Hoppé distinta per data, persone, luoghi e temi.

    3 Hoppè prestava particolare attenzione ai testi (descrittivi-narrativi, di cui era spesso l’autore) che accompagnavano le sue foto per una loro corretta contestualizzazione-interpretazione. Alcuni reportage di Hoppé furono pubblicati nella prestigiosa collana plurilingue «Orbis Terrarum» dell’editore berlinese Ernst Wasmuth (una delle collane di maggior successo negli Anni ‘20). Pubblicazioni che consentono di esplorare quanto fosse importante per Hoppé (e non solo per lui) l'interazione tra discorsi visivi e testuali.

    4 La nostalgia di Hoppé per il passato rurale della Gran Bretagna e le sue radici nel pittorialismo di fine Ottocento emergono con chiarezza nei paesaggi della raccolta fotografica Picturesque Great Britain. Architecture and the Landscape, pubblicata con un'introduzione di Charles FG Masterman nel 1926, contemporaneamente a Berlino e a New York, nella collana “Orbis Terrarum” (Cfr. Baggott Sally-ann, Stokoe Brian, The Success of a Photographer: Culture, Commerce, and Ideology in the Work of E. O. Hoppe, in « Oxford Art Journal», 26. 2, 2003, pp. 23-46).

    5 Stokoe Brian (2014), The Exemplary Career of EO Hoppé: Photography, Modernism and Modernity, in «History of Photography», 38 (1). pp. 73-93.

    6 Jeffrey Ian (1978), E. O. Hoppé: A Victorian in Modern Times, in Cities and Industry: Camera Pictures by E. O. Hoppé, Impressions Gallery, York.

    7 Cfr. Stahel Urs (2015), Emil Otto Hoppé: Unveiling a Secret. Photographs of industries 1912-1937, MAST Foundation, Bologna. La fondazione MAST nel 2015 ha presentato una rassegna inedita di 192 fotografie dedicate all’industria e al lavoro di Emil Otto Hoppé (Masterworks of industrial photography / Capolavori della fotografia industriale. Exhibitions 2015, Electa, Milano, 2016).

    8 Articolo citato da Brian Stokoe in The Exemplary Career of EO Hoppé, cit..

    9 Parrish Michael E. (1995), L’età dell'ansia: gli Stati Uniti dal 1920 al 1941, il Mulino, Bologna.

    10 Prodger Phillip (2007), E.O. Hoppé’s Amerika. Modernist Photographs from the 1920s, W. W. Norton & Co., New York. La collezione di fotografie della Farm Security Administration (FSA) offre una significativa testimonianza storica della vita economica, sociale e culturale negli Stati Uniti dal 1935 al 1944. Può essere consultata e scaricata dal sito web della Biblioteca del Congresso.

    11 Il libro-reportage Romantic America di E.O. Hoppé è stato digitalizzato da Google ed è liberamente accessibile sul Web dove può essere scaricato in formato pdf (con le relative immagini in formato jpg) ed essere facilmente tradotto in italiano con Google Translate.

    12 «Il titolo Romantic America è in parte ironico. Il romanticismo implica passione, e Hoppé trovò questa qualità in abbondanza durante i suoi viaggi. Sapeva anche, tuttavia, che il romanticismo può essere fuorviante e che la corsa alle grandi cose, al nuovo e alla modernità non lascia tempo alla circospezione. L'America di Hoppé è romantica nello stesso senso in cui un'opera di Čechov è comica. Si commettono errori, ma il paese avanza inesorabilmente, a volte affrontando i problemi con lo stesso dinamismo che li ha creati, e altrettanto spesso lasciandoli inasprire. È un paese radicato nell'ottimismo ma lacerato dal paradosso» (Prodger Phillip, E.O. Hoppé’s Amerika, cit., p. 14).

    13 Cfr. 1920-1925 NYC: The Roaring Twenties, Jazz Age, and Rise of Skyscrapers.

    14 Harskamp Jaap (2022), Emil Otto Hoppé: Vanguard Photography in London and New York, New York Almanack. In Romantic America di Emil Otto Hoppé. le fotografie di New York sono elencate nella pagina XXVII della List of Illustrations e visualizzabili nel testo digitalizzato.

    15 Sul Modello T della Ford: la voce dell'edizione inglese di Wikipedia Ford Model T.

    16 Prodger Phillip (2007), E.O. Hoppé’s Amerika, op. cit. In Romantic America le fotografie della fabbrica Ford di Detroit sono elencate nella pagina XXXVIII della List of Illustrations e visualizzabili nel testo digitalizzato.

    17 In Romantic America, per decisione dell'editore, furono pubblicate solo alcune delle numerose fotografie di Hoppé sui "Tipi Americani". Tra queste segnaliamo: A Coloured Fruit Vendor (Virginia, Richmond), Uncle Remus (Tennessee), Big Chief White Horse Eagle of the Osagi Tribe (Oklahoma), A Son of Utah (Utah).

    18 Come ha osservato Jaap Harskamp: «Nel manuale del tipologo, ogni individuo appartiene ad una categoria duratura. La variazione è quindi casuale e irrilevante. Nel corso dell'era moderna, la fotografia "oggettiva" è stata arruolata per classificare il mondo e le sue persone, trasformando il tipo in stereotipo. Nel fotografare le persone, l’obiettivo di Hoppé era invece quello produrre ritratti in cui prevalesse il carattere, non la stereotipia. Cercando l'unicità, voleva aggirare l'apparenza immergendosi nel mondo del soggetto» (Harskamp Jaap, Emil Otto Hoppé..., cit.).

    19 Prodger Phillip (2015), E.O Hoppé. The German Work 1925-1938, Steidel, Göttingen. Prodger ha integrato le fotografie del reportage di Hoppé, Deutsche Arbeit - Bilder vom Wiederaufstieg Deutschlands, pubblicato nel 1930, con quelle scattate successivamente in Germania sempre da Hoppé fino al 1938. Una selezione delle fotografie di Hoppé è visualizzabile sul sito web eohoppe.com nelle sezioni Germany e The Age of Industry.

    20 Sul "modernismo reazionario" nella cultura tedesca (termine coniato negli anni '80 dallo storico statunitense Jeffrey Herf): Herf Jeffrey (1984), Reactionary Modernism, Cambridge University Press; la voce Reactionary modernism nell'edizione inglese di Wikipedia.

    21 L'influenza del movimento artistico e culturale della "Neue Sachlichkeit" (Nuova Oggettività) è visibile nelle opere di Hoppé degli anni '20 e '30. Sulla "Nuova Obiettività": le voci Neue Sachlichkeit e New Objectivitynelle edizioni tedesca e inglese di Wikipedia.

    22 Heinrich Hoffmann aveva lavorato come apprendista presso lo studio fotografico londinese di Hoppé negli anni 1907 e 1908. Questo apprendistato offrì a Hoffmann l'opportunità di fotografare celebrità dell'epoca tra cui i membri della famiglia reale britannica. Negli anni Venti divenne il fotografo personale di Hitler che seguì fino al 1945. Pubblicò diversi reportage fotografici per diffondere la figura del Führer in Germania e nel mondo. Su Henrich Hoffmann: Prampolini Antonio (2024), L’importanza delle immagini: Gerhard Paul e la storia visiva della Germania nazista, in «Historia Ludens», e la lezione Costruire e falsificare la realtà. Fotografia e propaganda sotto il regime nazista per il corso di formazione Analizzare e comprendere le fotografie del nazismo e della Shoah (Milano, 19 febbraio 2025); Peters Sebastian, Heinrich Hoffmann. Verlag nationalsozialistischer Bilder; la voce di Wikipedia in lingua inglese Heinrich Hoffmann (photographer).

     

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