di Antonio Prampolini

Indice

1. Struttura e risorse del sito

2. Esempi didattici

3. Ricerche

Il LeMo è un museo senza muri e sale di esposizione, senza orari di accesso e percorsi obbligati per i visitatori; è un museo virtuale dove la storia può essere “vissuta” (di qui il nome Lebendiges Museum) attraverso gli oggetti digitalizzati che costituiscono il patrimonio museale e i numerosi testi di contestualizzazione/interpretazione, i documenti originali, le testimonianze delle persone.

Il progetto, che risale al 1997, è il risultato della collaborazione fra tre importanti istituzioni culturali tedesche: il Deutsches Historisches Museum, la Stiftung Haus der Geschichte der Bundesrepublik Deutschland e il Bundesarchiv. É presente in rete dal 1998 con un proprio sito, che nel 2014 è stato ammodernato nel design e nelle funzionalità. Si è affermato nel corso degli anni duemila come il principale portale (per numero di accessi) in lingua tedesca sulla storia contemporanea della Germania.

Può essere usato anche dal docente italiano, dal momento che il progetto contiene delle pagine che presentano una versione in lingua italiana; in ogni caso, con l’aiuto di un traduttore automatico (Google Translate funziona abbastanza bene) si possono sempre leggere i testi allegati ai documenti iconografici.

 

1. Struttura e risorse del sito

Il sito http://www.dhm.de/lemo si articola in sei sezioni: Linea del tempo (Zeitstrahl), Tematiche (Themen), Testimonianze (Zeitzeugen), Patrimonio museale (Bestand), Didattica (Lernen), Progetto LeMo (Projekt).

La Linea del tempo (Zeitstrahl), che inizia dall’anno 1815 per arrivare ai giorni nostri, è suddivisa in undici periodi, accompagnati ciascuno da una scheda introduttiva (Kapitelüberblick):

 

1. Dal Congresso di Vienna alla Rivoluzione del 1848: Vormärz und Revolution 1815-1849

2. Dalla reazione alla formazione dello stato nazionale: Reaktionszeit und Nationalstaatsbildung 1850-1870

3. L’Impero: Kaiserreich 1871-1914

4. La Prima guerra mondiale: Der Erste Weltkrieg 1914-1918

5. La Repubblica di Weimar: Die Weimarer Republik 1918-1932

6. Il regime nazista: Das NS-Regime 1933-1945

7. La Seconda guerra mondiale: Der Zweite Weltkrieg 1939-1945

8. Il Dopoguerra: Nachkriegsjahre 1945-1949

9. La Germania divisa: Geteiltes Deutschland 1949-1989/90

10. La riunificazione tedesca: Deutsche Einheit 1990

11. La globalizzazione: Globalisierung 2001-

 

La sezione Tematiche (Themen) affronta l’argomento Democrazia e dittatura (Demokratie und Diktatur) confrontando i due regimi politici e i diversi stili di vita nella Germania divisa in due stati. A tal fine vengono presi in esame alcuni documenti ed oggetti di vita quotidiana.

Nella sezione Zeitzeugen le testimonianze sono raggruppate per periodi storici di riferimento (gli stessi della Linea del tempo) e consistono in pagine di diari, lettere, memorie, racconti. La sezione è aperta al contributo di tutti coloro che hanno vissuto esperienze significative o che detengono documenti di interesse storico (la pubblicazione delle testimonianze non è automatica ma è sottoposta all’approvazione da parte della redazione del sito).

Il “cuore” del sito è la sezione Patrimonio museale (Bestand) che contiene un inventario suddiviso per categorie: Oggetti (Objekte), Biografie (Biografien), Cronologie (Chroniken), Video (Video), Testimonianze (Zeitzeugen), Documenti (Dokumente), Fotografie (Fotografien), Sguardi retrospettivi (Rückblicke), Statistiche (Statistiken), Didattica (Lernen).

La sezione Didattica (Lernen) si rivolge al mondo della scuola offrendo materiali per l’insegnamento/apprendimento della storia contemporanea della Germania messi a disposizione dal Deutsches Historisches Museum e dalla fondazione Haus der Geschichte der Bundesrepublik Deutschland.

Il museo propone, in particolare:

- una mappa interattiva (luoghi, persone, conflitti) sulla storia franco-tedesca lungo il fiume Reno (Der Rhein von Basel bis Koblenz. Deutsch-französische Geschichte am Rhein);

- un corso di orientamento su Nazionalsocialismo e Storia del dopoguerra (Nationalsozialismus und Nachkriegszeit);

- guide online sul tema Democrazia e dittatura riguardanti:

- Design, tecnologia, dominio (Design – Technik – Herrschaft),

- Arte e censura (Kunst und Zensur),

- Le donne e la lotta per l'uguaglianza (Frauen und der Kampf um Gleichberechtigung),

- Democrazia e potere (Demokratie und Gewalt).

 

2. Esempi didattici

La fondazione Haus der Geschichte der Bundesrepublik Deutschland permette di accedere alla totalità dei propri materiali didattici (suggerimenti per lezioni in classe e visite a mostre permanenti); tra questi segnaliamo:

 

01Fig.1: La caricatura del Piano Marshall Karikatur Marshall-Plan  Il 5 giugno 1947, il Segretario di Stato americano George C. Marshall aveva proposto ai paesi europei usciti distrutti dalla guerra un piano di aiuti economici. Anche i paesi dell’Europa dell’Est ne avrebbero potuto beneficiare, ma l’URSS si oppose. La caricatura del Piano Marshall fornisce una buona introduzione alla "Guerra fredda" e offre l'opportunità di affrontare i temi della ricostruzione economica e l'inizio del confronto politico-economico-militare tra Oriente e Occidente (per maggiori informazioni: Piano Marshall/riforma valutaria).
Gli studenti potranno esaminare la caricatura realizzata nella Germania Occidentale nel 1947. Analizzando le persone (le loro posizioni, espressioni facciali, gesti) e gli oggetti raffigurati saranno in grado di individuare gli obiettivi del caricaturista.

Lo “zio Sam”, personificazione degli Stati Uniti, distribuisce generosamente monete a un gruppo di bambini che rappresentano i paesi dell'Europa occidentale (nella caricatura è possibile riconoscere la Gran Bretagna: John Bull, la Francia: la Marianne, l’Italia: il gondoliere con la t-shirt a strisce). Il dittatore sovietico Josef Stalin, invece, si rivolge, con un atteggiamento minaccioso, ad un altro gruppo di bambini che rappresentano i paesi dell'Europa orientale (l'Ungheria, la Polonia, la Cecoslovacchia e la Bulgaria) mettendoli in guardia dall’accettare il piano di aiuti americano. Da notare che nella caricatura le nazioni sia dell’Europa Occidentale che Orientale sono raffigurate come bambini e non come persone adulte, a sottolineare la loro comune condizione di inferiorità, sia pure in differenti contesti, verso le due grandi potenze uscite vincitrici dalla Seconda guerra mondiale.

02Fig.2: Macchina fotografica segreta. La rivolta popolare del 17 giugno 1953 nella DDR Geheimkamera  Solo quattro anni dopo la fondazione della DDR (Deutsche Demokratische Republik), centinaia di migliaia di persone manifestarono contro la dittatura comunista il 17 giugno 1953. La giornata è passata alla storia come una rivolta popolare. Quel giorno, il fotografo Richard Perlia aveva scattato di nascosto delle foto che poi era riuscito ad inviare in Occidente.

Le cause della rivolta popolare nella DDR risalgono al progetto per la "costruzione pianificata del socialismo" approvato nel luglio 1952 dal Secondo Congresso della SED (Sozialistische Einheitspartei Deutschlands), il partito comunista con a capo Walter Ulbricht. La sua attuazione portò a una grave crisi alimentare, ad un peggioramento del tenore di vita della popolazione e a una diminuzione della produzione industriale. Molte persone fuggirono a Ovest. La morte di Stalin nel marzo 1953 suscitò speranze di miglioramenti, ma la leadership della SED proseguì nella sua politica aumentando i ritmi di lavoro nelle fabbriche senza adeguare i salari.
Il 15 e 16 giugno 1953 scoppiarono proteste a Berlino Est e nell'intera DDR che si intensificarono il giorno successivo. Le persone scesero nelle piazze chiedendo non solo una diversa politica economica ma anche libere elezioni, la sostituzione di Ulbricht e la liberazione di tutti i prigionieri politici. Per reprimere la rivolta popolare, l'Unione Sovietica intervenne direttamente con una massiccia azione militare che causò decine di morti e portò a molte migliaia di arresti.

Il tema della "rivolta popolare del 17 giugno 1953" può essere elaborato dagli studenti prendendo spunto dalla Macchina fotografica segreta (componenti, dimensione, funzionalità, uso), per poi progettare e scrivere una relazione sulla soppressione delle libertà di stampa e di espressione nella DDR, utilizzando i testi collegati all’evento; in particolare: 17 Giugno 1953 – Insurrezione popolare (17 Juni 1953 – Volksaufstand).

03Fig.3: Veicolo per il trasporto di prigionieri della polizia segreta nella DDR MfS-Gefangenentransportwagen

Nella DDR, il Ministero per la Sicurezza di Stato (MfS), la polizia segreta, gestiva i propri centri di detenzione preventiva dove venivano incarcerati i sospetti prima del processo. Se un prigioniero doveva essere spostato in un altro luogo, veniva trasportato con un veicolo apposito. La funzione di questi mezzi di trasporto richiedeva di essere mascherata. Erano camuffati da furgoni civili per non suscitare scalpore.

Il Ministero per la Sicurezza dello Stato (MfS), popolarmente noto come "Stasi", era il più importante strumento politico di repressione del Partito Socialista Unitario Tedesco (SED). Era organizzato e operava sul modello della polizia segreta dell'URSS (il KGB). I compiti e le responsabilità del MfS non furono mai chiaramente definiti, non era soggetto ad alcuna restrizione legale. Il numero dei dipendenti del MfS aumentò costantemente nel corso degli anni: se nel 1950 erano 1.100 le persone impiegate, il numero salì a 10.000 nel 1953 e a 20.000 nel 1961. Oltre che sul lavoro dei dipendenti a tempo pieno, l’attività del Ministero per la Sicurezza dello Stato si basava sulle informazioni dei cosiddetti “dipendenti segreti”.

Per scongiurare “azioni ostili” contro il regime, negli anni '70 e '80 fece sempre più affidamento sulla “disintegrazione” dei gruppi interni di opposizione (ad esempio, dei gruppi per la pace, l'ambiente e i diritti umani). Gli agenti del MfS diffondevano in modo sistematico voci e informazioni false sui membri di tali gruppi, si servivano di prostitute per ricattare gli uomini, distruggevano le relazioni familiari e causavano fallimenti professionali. Il Ministero per la Sicurezza dello Stato pianificava consapevolmente i danni fisici e mentali delle vittime. La forza bruta veniva usata, in particolare, contro coloro che tentavano di fuggire dalla DDR.

Il veicolo per il trasporto dei prigionieri esemplifica il modo di operare del MfS e può essere utilizzato in classe per introdurre l'argomento “lavoro e metodi della Polizia segreta nella DDR”. Per approfondimenti la scheda rinvia agli articoli: Struttura del MfS e Sorveglianza

04Fig.4: La costruzione del muro Objektgruppe zum Mauerbau  Domenica 13 agosto 1961, agenti di polizia e soldati della DDR “sigillano” il confine con Berlino Ovest e l'anello esterno della città. Vengono demolite case, erette barriere anticarro e di filo spinato. Nei giorni seguenti, squadre di operai sotto sorveglianza militare iniziano a sostituire il filo spinato con un muro alto circa due metri, che taglierà in due Berlino. La popolazione in entrambe le parti della Germania è indignata e scioccata.
Con il permesso dell’URSS, il Comitato centrale del Partito Socialista Unitario Tedesco (SED) aveva deliberato in totale segretezza la costruzione del muro. Le truppe sovietiche di stanza nella Repubblica Democratica Tedesca (DDR) contribuirono a “mettere in sicurezza” l'erezione del "muro di protezione antifascista". La leadership della Germania orientale voleva in questo modo porre fine all'esodo di massa dei propri cittadini attraverso Berlino Ovest.
Nei giorni della costruzione del muro si susseguirono scene strazianti lungo il confine tra le due Germanie. Il muro interruppe l’attività (e il sostentamento economico) a oltre 50.000 berlinesi dell'Est che lavoravano all'Ovest. Il regime ridusse a sette il numero dei valichi di frontiera tra le due parti della città. La rete dei trasporti di Berlino venne interrotta sulla linea di confine. Le finestre e le porte delle case in prossimità del muro vennero murate. Le guardie di frontiera avevano l'ordine di sparare su chi cercava di fuggire a Berlino Ovest. Almeno 140 persone furono uccise dopo il 1961.

Gli studenti, partendo dai materiali impiegati nella costruzione del muro, possono iniziare un percorso di approfondimento delle ragioni della sua edificazione e della divisione della Germania in due stati contrapposti utilizzando i testi di contestualizzazione e di approfondimento che il museo offre ai visitatori.

05Fig.5: Cabine di controllo alla frontiera del Palazzo delle Lacrime Grenz-Kontrollkabine Tränenpalast   Dopo la costruzione del muro solo poche persone possono lasciare la DDR e sono previste anche regole rigide per l'ingresso nel paese. Il regime controlla attentamente alle frontiere le persone, sia in uscita che in entrata, come in queste cabine del Palazzo delle lacrime (Tränenpalast) al valico di Friedrichstrasse.

Il Palazzo delle lacrime, inaugurato nell'estate del 1962, era l’edificio in cui i tedeschi dell'Est di solito dovevano dire addio ai loro parenti e amici occidentali e dove l'amministrazione doganale, che lavorava a stretto contatto con gli organi di sicurezza della DDR, vigilava sul rispetto dei severi divieti di esportazione riguardanti in particolare generi alimentari, dispositivi tecnici, opere d’arte. Nelle cabine di controllo passaporti, scomodamente strette, gli agenti doganali della Germania dell’Est verificavano minuziosamente l'identità delle persone prima di timbrare il visto di uscita, sottoponendole ad una procedura che creava un’atmosfera di forte tensione e stress psicologico.

La Cabina alla frontiera del Palazzo delle Lacrime è un esempio dei meccanismi di controllo poliziesco introdotti dal regime comunista sul transito delle persone tra le due Berlino dopo la costruzione del muro.

Sulla base dell'osservazione dell'oggetto (materiali, dimensioni, luogo di utilizzo e funzione), gli studenti potranno ricostruire e rivivere le procedure di controllo doganale della DDR e il loro impatto sulla vita dei berlinesi.

06Fig.6: Il Discorso di Kennedy a Berlino Kennedy-Rede in Berlin  Il 26 giugno 1963, quasi due anni dopo la costruzione del Muro, il presidente americano John F. Kennedy visita la Repubblica Federale di Germania e Berlino Ovest. Parla ai berlinesi davanti al municipio di Schöneberg. Il discorso di Kennedy nella registrazione originale offre l'opportunità di approfondire la storia della “Guerra fredda” e della divisione della Germania in due stati.

Per oltre quarant'anni, tra il 1949 e il 1989/90, la Germania, a causa della sconfitta nella Seconda guerra mondiale, è stata divisa in due stati: la Repubblica Federale di Germania (BRD ) a Ovest, e la Repubblica Democratica Tedesca (DDR) a Est. I due stati hanno appartenuto a blocchi contrapposti, capeggiati rispettivamente dagli Stati Uniti d’America e dall’Unione Sovietica, che si sono fronteggiati nella così detta “Guerra fredda”: un conflitto globale permanente che non si è mai tradotto in uno scontro militare diretto grazie alla forza dissuasiva dell’arma atomica.
I tedeschi dell'Ovest e quelli dell'Est hanno perciò vissuto per quasi mezzo secolo in due sistemi politicamente, socialmente ed economicamente diversi. Il rapporto tra i due stati è stato caratterizzato da una dura competizione e, solo dopo l’avvento alla cancelleria di Willy Brandt (1969), da tentativi di riavvicinamento (l’Ostpolitik).

Gli studenti, dopo avere ascoltato il discorso di Kennedy, potranno creare una mappa mentale sui rapporti tra Est e Ovest utilizzando le numerose schede di approfondimento sulla storia della Germania nella seconda metà del Novecento pubblicate sul sito del museo.

3. Ricerche

La sezione Patrimonio museale (Bestand) permette di effettuare ricerche nelle diverse categorie in cui si articolano le collezioni: Oggetti, Biografie, Cronologie, Video, Testimonianze, Documenti, Fotografie, Statistiche, Didattica.
Per ogni categoria il sito visualizza un elenco dei contenuti con le relative immagini. Cliccando sulle immagini si accede ad una scheda sintetica con i link alle risorse del sito. La ricerca può essere circoscritta ai diversi periodi storici in cui è suddivisa la linea del tempo (Zeitstrahl).

Ad esempio, volendo effettuare una ricerca sulle fotografie della Prima guerra mondiale, dopo avere scelto la relativa categoria (Fotografien), si seleziona, nella colonna di sinistra della videata, il periodo storico Erster Weltkrieg. Sullo schermo appariranno tutte le immagini fotografiche della collezione LeMO inerenti a quell’evento. Interessati ad una particolare immagine, si clicca sulla medesima per accedere alla scheda descrittiva. Ad esempio, la fotografia che ritrae nell’aprile del 1917 i piloti degli aerei da caccia sotto il comando di Manfred von Richthofen, noto come il "Barone Rosso" (Die Jagdstaffel von Richthofen) è associata ad una scheda che rinvia ad una pagina di approfondimento sulla guerra aerea (Der Luftkrieg) con i link alle biografie di alcuni piloti.

È possibile accedere alle risorse del museo virtuale anche attraverso i “capitoli” in cui è suddivisa la linea del tempo (Kapitelüberblick), che la homepage del sito https://www.dhm.de/lemo visualizza con grandi immagini iconiche, ricorrendo ad un approccio non più focalizzato sugli “oggetti” del patrimonio museale ma sui “testi” (un approccio che potremmo definire “enciclopedico”).

Se interessati alla Prima guerra mondiale, il relativo capitolo Der Erste Weltkrieg offre un quadro riassuntivo dell’evento e rinvia ad altri testi di approfondimento (ad esempio: guerra di posizione, Stellungskrieg; guerra dei materiali, Materialschlachten; gas tossici Giftgas). Il capitolo contiene, inoltre, registrazioni audio e audiovisive, fotografie, mappe e una cronologia degli anni di guerra (1914, 1915, 1916, 1917, 1918) con i link a numerose biografie di personaggi illustri. 

Il LeMo, museo virtuale online di storia, per l’importanza delle collezioni, per i materiali didattici che offre, per le funzionalità del sito, e, non ultima, per la centralità della Germania nella storia dell’Europa, rappresenta senza alcun dubbio una risorsa che è opportuno utilizzare nell’insegnamento e nella divulgazione della storia contemporanea non solo nei paesi di lingua e cultura tedesca, ma pure in altre realtà nazionali, e tra questa rientra anche l’Italia.

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