preistoria

  • Autore: Joan Santacana Mestre

    (Traduzione di Susy Cavone)*

     Accampamento di cacciatori secondo John Xien

     

    I primi cuochi preistorici

    Il passato preistorico è difficile da immaginare. Ci risulta quasi impossibile pensare a ippopotami ed elefanti che circolano a piedi attraverso quella terra dove oggi  si trova Sabadell, nella penisola iberica, e pensare che mai potrebbe avvenire una fioritura di orchidee nelle Alpi.
    E, invece, c'è stato un tempo in cui era così. I cambiamenti climatici che si sono verificati sulla Terra sono stati di tale portata che sarebbe incredibile se la geologia non avesse dimostrato ciò che accadde per molti anni.

    Pertanto, troviamo anche molto difficile immaginare delle creature preistoriche dedite alla cucina.
    Tuttavia, questi uomini lo hanno fatto. Sono stati i primi ad inventare la cucina.

    È difficile stabilire di preciso quando l'uomo cominciò a cucinare, cioè a trasformare le materie prime in prodotti alimentari. Forse l'arte della cucina è iniziata con il fuoco ed è poi progredita: si dovrà convenire che, certamente, i primi ominidi già cuocevano i cibi.
    Oggi possiamo affermare che, quando il genere Homo ha dovuto adattarsi ai cambiamenti del suo ambiente e aggiungere carne al suo menu vegetariano, è diventato un cacciatore  guadagnandone  pertanto in  mobilità. La sua  condizione di onnivoro gli ha donato vantaggi evidenti:  il suo cervello si è  sviluppato maggiormente ed homo è diventato più astuto [1].

    Preparazione degli strumenti  necessari  a cucinare, secondo John Xien

    Né carnivori  né vegetariani

    Da allora, essendo onnivori come noi – i nostri denti ce lo dicono -  la varietà di cibo che abbiamo consumato è stata enorme. Spaziava dalla carne cruda a insetti o larve, da secrezioni di ghiandole mammarie stantie o semi tostati, senza dimenticare tutte le erbe atossiche. La verità è che, una volta ottenuto l'alimento, e i vari derivati, le azioni conseguenti erano finalizzate alla successiva trasformazione. Questa è una cultura umana universale; vale a dire che è qualcosa che accade ed è accaduto in tutte le culture conosciute presenti e passate.
     

    Affilare i coltelli secondo John Xien

    L’Archeologia documenta, senza ragionevole dubbio, che fin dalla metà del Pleistocene inferiore, gli esseri umani già disponevano di  una serie variegata di strumenti scolpiti nella pietra, sia del tipo comunemente chiamati "assi" o bifacciali o come quelli noti come raschiatoi su scheggia. Nonostante ciò, se gli strumenti che servivano per tagliare erano realizzati con una pietra dura arcaica durante il Paleolitico, nel periodo Acheuleano notiamo che questi stessi strumenti erano destinati anche ad affettare, strappare, forare ed eseguire una miriade di compiti,  la maggior parte dei quali ci portano direttamente alla raccolta e alla preparazione del cibo. E quello rappresentato nella figura è il più vecchio degli utensili riferiti al periodo acheuleano, almeno nella penisola iberica. Risale a più di 700.000 anni

    Accampamento di  cacciatori, secondo John Xie

    Quante persone potevano mangiare la carne di un elefante?

    Non è questa la sede per analizzare le tappe di questo lungo periodo di popoli cacciatori e raccoglitori, cari lettori,  però lo è per  sottolineare che,  nei millenni, le prove della trasformazione degli alimenti furono formidabili.  Stiamo per soffermarci su una di queste tappe, particolarmente illuminante: ci riferiamo a quella relativa alla caccia, macellazione e al consumo di grandi elefanti antichi (Elephas antiquus Palaeoloxodon,) rinoceronti (Dicerorhinus hemitorchus) e uri (Bos primigenius) trovati in siti archeologici  in tutto il paese, e alcuni di loro,insieme anche a resti di altro bestiame, associati ad  aree di lavoro in cui sono stati  squartati e macellati. Questi siti archeologici in Catalogna e altrove, conosciuti e studiati per diversi anni, sono stati spesso descritti come "punti caccia", anche se non scartiamo la pratica di mangiare carogne, cioè, di sfruttare la carne degli erbivori catturati e divorati a metà dai grandi carnivori. Però si devono  immaginare  anche bande di cacciatori che, una volta catturati gli animali, li macellano sul posto  e ne mangiano un po'. Tuttavia, anche solo un elefante del tipo sopra menzionato poteva fornire dieci tonnellate di carne; vale a dire, in termini attuali, 10.000 porzioni!

    E stiamo parlando di bande di cacciatori nomadi, che erano composte da non più di una o due centinaia di persone. Si tratta di gruppi specializzati di cacciatori che catturavano, scuoiavano, macellavano e trasportavano la carne nei loro accampamenti. La maggior parte dei loro habitat erano a cielo aperto o, in alcuni casi, erano ripari sotto roccia. Questi campi erano spesso situati lungo le rive dei fiumi, su alcuni terrazzi fluviali o in piccole valli dominanti o in bacini chiusi, di moderata altitudine. In ogni caso, si trattava di aree dove erano presenti fonti d’acqua. Spesso  erano coperte da una fitta vegetazione erbacea che attirava mandrie di animali, come uri, cavalli, elefanti e altri. Questi luoghi spesso non erano lontani dai siti di caccia, vale a dire quelle aree in cui le varie specie animali venivano catturate, a seconda delle stagioni.

     

    I  cacciatori, secondo  John Xien

    E la cucina è pur sempre un fuoco

    Ed è in questi luoghi che si sono trovate tracce di grandi falò, di capanne, risalenti almeno al Pleistocene medio, dalla fine della glaciazione Mindel. Le capanne, a volta, erano ben realizzate, erette su cerchi di ciottoli di pietra o di quarzite. Ma questo potrebbe non essere così importante per la nostra riflessione: a noi, ciò che conta è sapere che in questa prima età gli esseri umani  cucinavano, con certezza.

    Preparazione del pesce di fiume, secondo John Xien

    Mentre si avanza nella preistoria, soprattutto nella fase successiva della Paleolitico Medio, largamente identificata con la cultura Musteriana, fra i 125.000 anni e più di 40.000 anni, la documentazione archeologica rivela un aumento di tipologie di strumenti rappresentati da schegge di selce, come i cosiddetti denticolati, schegge ritoccate, ecc. Gli esempi di ritrovamenti sono numerosi in Catalogna, dal riparo del Barranc de la Boella (La Canonja, Tarragonès) alla Grotta dell’Arbreda Serinyà. Si tratta di strumenti  realizzati per il consumo di vegetali, sia per raccoglierli che per tagliarli.

    Come accade per la realizzazione di alcuni tipi di coltelli, i ciottoli venivano levigati forse per estrarre la polpa della carne o per sminuzzarla e per altre funzioni. Pertanto possiamo certamente parlare di "cucina". In questa fase del passato preistorico è possibile trovare resti di capanne o rifugi artificiali o frangivento. Ovunque, la casa è una struttura che, in questo periodo, non perse la sua importanza. All'interno delle capanne e dei rifugi sono state trovate tracce di lavorazione di strumenti, di concia delle pelli e delle attività di cucina. Lo vediamo in posti come il rifugio de la Consagració  e il rifugio  Romaní a Capellades (Anoia), la Bòbila Sugranyes di Reus, il Caudel Duc a Torroella de Montgrí, la Grotta del Gigante a Sitges o la conca di Toll Moià. Le abitazioni, qualche volta, sono circondate da alcuni buchi nel terreno, segnale inequivocabile che disponevano di pali verticali. Cosa reggevano questi pali? E’ evidente che questi pali servivano a sostenere elementi per creare calore, arrostire  o cuocere. Essi rappresentano i primi tentativi di cucina casalinga.

     
    Scene tratte da Paleolitico, secondo John Xien

    Una dieta più varia di quanto molti pensano

    Questi gruppi di cacciatori del Paleolitico Medio oltre a seguire  la pratica di mangiare carogne, che probabilmente ha condizionato la vita dei grandi erbivori, praticavano la caccia in  gruppo, continuando a spiare branchi di erbivori nella loro migrazione,mentre bevevano o  pascolavano.

    Procedevano catturando l’attenzione di alcuni esemplari del branco che, dopo, era abbattuto da un altro gruppo. Gli esemplari catturati singolarmente in questo modo erano molto vari: dai cavalli alle renne, cervi, camosci, cinghiali, lepri e conigli. Seguiva poi la normale procedura della macellazione dell'animale catturato, direttamente in loco, da un componente del gruppo che separava la testa dalle zampe. In base ai ritrovamenti, si avverte una preferenza per gli animali giovani. I resti ossei trovati negli habitat ci informano circa il tipo di carne consumata, le forme del taglio, il grado di cottura e l'età degli animali cotti.

    Al contrario, non è facile avere dati abbondanti sulla raccolta dei vegetali. Possiamo solo conoscerla indirettamente, studiando le tracce lasciate dai vegetali sulla punte degli strumenti di selce. Anche lo studio della dentatura umana è un buon indicatore del regime alimentare. Grazie a ciò si sono elaborate ipotesi che mostrano un elevato consumo di vegetali, contro la credenza comune che i gruppi di cacciatori divoravano solo carne. Inoltre, vi sono tracce di consumo di pesce, anche se, per ovvie ragioni, è molto più difficile individuare i loro resti in scavi archeologici.

    Ma i gruppi di musteriani che si stabilirono sulla costa, sicuramente catturavano  pesci e  raccoglievano crostacei - ci sono zone con frequenti ritrovamenti  di conchiglie marine- così come  c'è anche un importante sfruttamento della fauna ittica in fiumi e laghi, come carpe, trote e anguille. Può essere, infine, che la dieta di molti gruppi vissuti nel Paleolitico medio  fosse  formata più da vegetali che da animali.

    In cucina secondo John Xien

    Le specializzazioni. Ovvero l’adattamento  ai cambiamenti climatici

    Il Paleolitico superiore è stato forse lo scenario più brillante delle società di raccoglitori e cacciatori in Europa occidentale. E’una fase dominata da Homo sapiens in quanto specie che si sta diffondendo in tutto il mondo e rappresenta il culmine delle pratiche di caccia e di raccolta specializzate [2]. L'occupazione delle caverne è sempre più frequente, ed è l’habitat più caratteristico di  questo periodo. Sebbene la durata vari a seconda delle zone, questo periodo può essere  collocato fra i 25.000 e 30.000 anni circa, a partire dalla fase intermedia alla glaciazione Würm II/III e la fine dell'ultima glaciazione Würm e IV. Fu allora che i gruppi umani si sono progressivamente adattati  ai cambiamenti climatici importanti, che hanno modificato le abitudini degli animali, le loro migrazioni e persino il manto erboso.

    In generale, la risposta della cultura umana fu una maggiore specializzazione e diversificazione delle fonti alimentari e dei sistemi operativi, attraverso  lo stoccaggio delle materie prime, l'aumento della pesca e della raccolta di conchiglie marine, la sperimentazione di  nuove tecniche caccia, ecc… I nuovi strumenti, apparsi in questo periodo, rivelano nuove pratiche. Ci riferiamo al ritrovamento di arpioni, zagaglie e ad altri strumenti impiegati per attività di  pesca o caccia più efficaci e specializzati. Sono state ritrovate anche tracce di numerosi elementi di paglia e corda.

    Naturalmente, la caccia era l’attività principale e rimase una tradizione importante. Occorre tenere presente che il bisonte o uro erano in grado di fornire una media di 400 chili  di carne; un cavallo non meno di  180; un cinghiale circa 120; il cervo forniva circa un centinaio di chili, una renna o la capra circa 50 chili, mentre la carne di caprioli e camosci variava tra i 12 ei 20 chili. I vertebrati inferiori come conigli e lepri, marmotte, castori o ghiri venivano catturati abitualmente e anche i loro resti si trovano in molti siti.

    A questi si aggiungono gli uccelli, insieme a gufi, aquile, colombe, pernici, corvi,  e uccelli acquatici comuni tipo l’anatra, la gallinella d'acqua, l’oca e altri.

    La pesca, come abbiamo supposto, si è sviluppata molto in questo momento finale della cultura dei cacciatori in Catalogna. Oltre ai già noti salmone, trote e reus, vicino a corsi d'acqua, venivano pescati crostacei, molluschi, echinodermi e bivalvi come le  vongole, cozze, capesante o rasoi.

    Piatti molto succulenti,  e una  fauna che non può esaurirsi

    E’ evidente che con tutte queste materie prime, la cucina delle comunità di cacciatori poteva essere molto succulenta e varia e poteva contenere una grande varietà di menu: da granchi con asparagi mescolati con uova di pernice fino al  tonno con rucola e ginepro. [3]

    Ciò esige una riflessione: alcuni studiosi hanno azzardato a fare calcoli circa la densità della popolazione. Per esempio, un calcolo ottimistico è stato avanzato per la penisola iberica, durante il Paleolitico superiore, nel quale è stata stimata una popolazione di  circa 30.000 persone. Ciò ha portato a calcolare una densità abitativa di 0.0513 abitanti per chilometro quadrato.

    Vale a dire che si trattava di un autentico deserto umano.

    Tenendo presente che la ricchezza della flora e della fauna era molto più elevata che in qualsiasi  tappa  successiva, siamo d'accordo che la cattura degli animali non era un compito difficile. Quindi raramente, come in questo periodo, i  gruppi di caccia potevano essere sopraffatti  dagli animali che cacciavano o che avrebbero mangiato nei  giorni successivi. Inoltre abbiamo già menzionato l’apporto di carne dei grandi animali catturati: da 10.000 porzioni di carne di un elefante  fino alle 50 porzioni di carne che forniva una capra macellata.

    Ciò rimanda all’ipotesi, così spesso sostenuta da antropologi, di "società ricche della preistoria". In effetti, gli strumenti o utensili ritrovati sono in pietra, vimini, legno o osso; tutte queste materie prime risultano abbondanti nei luoghi nei quali si viveva. Inoltre, la caccia non poteva essere carente in un luogo ricco, vario ma poco abitato; le basse densità delle popolazioni hanno facilitato senza dubbio la vita delle comunità di cacciatori e raccoglitori peninsulari. Mai nelle fasi successive ci sarà così tanta possibilità di mangiare e di vivere come in questo periodo.

    E, malgrado ciò, morivano giovani.

    Malgrado tutto, vivevano molto meno di noi.

    Morivano certamente giovani  in confronto ai membri delle società  tecnologicamente  più avanzate del presente. Si è calcolato che il 24,5%  è morto prima dell'età di 14 anni; il 63,7% è morto tra i 15 ei 40 anni, e solo l’11,8% ha raggiunto  l’età fra i 41 e 60 anni. Certamente la longevità è una caratteristica che era legata  a molti fattori, tra questi  l’alimentazione, però risulta  difficile attribuire l'elevata mortalità del cacciatore a problemi di scarsità di cibo. Piuttosto lo si può attribuire  a fattori di mortalità infantile,  problemi di igiene, pratiche mediche o  altri fattori di tipo culturale.

    In realtà, ci sono studi che mostrano l'esistenza di malnutrizione in alcuni periodi della preistoria, specialmente nel Paleolitico medio. Per ragioni sconosciute, a volte molti popoli cacciatori non approfittavano dell'abbondanza di alcuni alimenti, come il salmone, rettili e infine anche di alcuni uccelli. Le ragioni dovevano ovviamente essere culturali, e il risultato era a volte la malnutrizione. Alcuni studi realizzati sulle arcate dentarie dei Neandertal indicano l'esistenza di numerosi casi di malnutrizione, basandosi quasi sempre sulla presenza di ipoplasia. Ovviamente, risulta difficile generalizzare in merito queste problematiche; i fattori relativi alla malnutrizione  potevano essere vari e non attribuibili solo all'abbondanza o alla scarsità di carne.


    Evoluzione di coltelli da cucina, secondo John Xien

    Il processo più importante: La grande rivoluzione cognitiva della preistoria

    In ogni caso, in questa prima fase di formazione della cultura, il processo più importante per l’uomo fu  quello che noi chiamiamo "rivoluzione cognitiva", vale a dire, il cervello è diventato una macchina potente per disegnare simboli,  descrivere o definire l’impercettibile; il cibo è passato dall'essere il risultato di mero istinto di sopravvivenza, come in tutti gli animali, a un rito autentico dove il cibo cotto voleva significare idee molto diverse circa il cucinare del cibo crudo e dove divorare un essere umano nella pratica del cannibalismo poteva  essere un supremo atto di pietà, così come lo era il seppellimento dei morti.

    Il “cucinare” è diventato, quindi, per le società di cacciatori, un rito sociale, reso necessario dove i commensali potevano rendere omaggio o chiedere perdono agli animali ingeriti. In ogni caso, in questo periodo della preistoria erano in atto una serie di cambiamenti legati al cibo, all'anatomia, al linguaggio all’uso del fuoco e all’organizzazione sociale e tutto ciò è quello che noi chiamiamo "umanizzazione"; gli esseri umani hanno creato la cucina e la cucina ha prodotto noi. Queste, però, sono cose del passato che forse non sapremo mai, ma sappiamo come questi adattamenti e acquisizioni culinarie abbiano condizionato la nostra evoluzione.

    * Tradotto per gentile concessione dell’autore http://didcticadelpatrimonicultural.blogspot.it/2016/08/al-principi-va-ser-la-cuinamenjar-la.html?m=1URL consultato il 12 agosto 2016

    Bibliografia

    [1] COPPENS, Y. “Doshipótesis, East Side Story y el evento (H)Omo, dos destinos”, a DOMINGUEZ-RODRIGO, M. i BAQUEDANO, E. La cuna de la Humanidad. The cradle of humankind, Col. I, Universidad de Alcalá de Henares, Madrid,  2014, pp. 69-79.
    [2] Soler, N i Soler J. “Els primers Homo sapiens de Catalunya, caçadors I recol•lectors del Paleolític superior antic”, a CATALAN HISTORICAL REVIEW, 9: 117-127. Institut d’EstudisCatalans, Barcelona, 2016.
    [3 Conferència d’ Eudald Carbonell sobre alimentació al paleolìtic. http://iphes-noticies.blogspot.com.es/2016/05/conferencia-deudald-carbonell-sobre.html

    [4] Rovira Port, J. i Santacana Mestre, J. “Economia y demografía paleolíticas. Aplicación de un modelo antropológico” a Primeras jornadas de metodología de investigación prehistórica. Soria 1981. Ministerio de Cultura, Madrid, 1984, pp. 377-385.

  • Autore: Isabella D'Amico*

    I docenti di Scuola dell’Infanzia e Primaria del I e II circolo di Mola di Bari sono stati letteralmente catturati, e messi a giocare la preistoria. E’ accaduto nell’ambito del progetto “Biblioteca in un click”, promosso dal I Circolo “M. Montessori” di Mola. La scena della cattura si è svolta nell’Aula magna dell’Istituto. Il cacciatore, stavolta è stato Antonio Brusa (che i lettori di HL conoscono fin troppo bene), durante la presentazione diPiccole Storie 1. Giochi e racconti di preistoria per la primaria e la scuola dell’infanzia (Ed. La Meridiana).

    I docenti hanno giocato (erano oltre un centinaio), hanno provato su di sé l’efficacia di quei giochi e il divertimento che provocano (il che non guasta), e ora sono in grado di trasferire questo divertimento ai loro alunni. E’ una didattica coinvolgente, che trova il suo punto di forza proprio nel gioco, un vincente alleato dei bambini, in grado di smontare stereotipi ancora presenti tanto nei nostri metodi d’insegnamento quanto nei contenuti dei manuali, attraverso una partecipazione attiva alla costruzione dei saperi.

    L’incontro è stato un’occasione per verificare come, con poco, sia possibile fissare concetti fondamentali nelle menti dei nostri piccoli discenti in modo (spesso) più proficuo e produttivo della canonica lezione, dando loro la possibilità di porsi delle domande, e avviandoli così, sin dalla più tenera età, al metodo storico. L’auspicio è che i docenti ora sperimentino i laboratori proposti in questo libro, seppur facendo i conti con i problemi quotidiani dovuti alla contrazione oraria, alla luce delle Nuove Indicazioni. Anche giocando alla preistoria si può educare al tempo presente!

    * docente I Circolo didattico “M. Montessori”- Mola di Bari

  • Tra fiction, internet, giochi e manuali scolastici
                                                                                                             
    Autore: Susy Cavone      

                                                                                                         
    La preistoria è una grande fornitrice dell’immaginario diffuso. Ne abbiamo già parlato in altri interventi su HL (Vedi articoli Un milione d'anni fa, in libreria. La preistoria a fumetti: un percorso tra le immagini, per bambini e no). Ora concentreremo il nostro interesse sui dolmen. Ne vedremo la presenza nei film, in Internet, nei giochi e infine nella produzione libraria.

    Dolmen thriller

    Dalla cinematografia francese ricavo il primo esempio. Risale al 1948 ed è un film poliziesco, Le dolmen tragique, realizzato in  bianco e nero, diretto da Leon Mathot,  che vede come protagonista un detective chiamato a  risolvere un omicidio, nel corso di una seduta spiritica. Nel 2005 viene realizzata una miniserie tv Dolmen. Diventa la serie tv più seguita in Francia; viene poi esportata in Belgio, Svizzera, Portogallo, Polonia e arriva anche in Italia.

                              

    Locandina originale del film Le Dolmen Tragique (1948)              Miniserietelevisiva Dolmen (2005)


     Il dato più interessante di questo film è che la trama si sviluppa non intorno a un dolmen, ma  intorno ad un menhir, che inizia a sanguinare e che scatena una serie di eventi surreali che sconvolgono la tranquilla vita degli isolani (in realtà si tratta della Bretagna) i  quali sono tutti presi da un rituale che rimanderebbe a vecchie leggende celtiche. Le sceneggiatrici di questa produzione,   sono anche le autrici del libro Dolmen del 2003, dal quale è tratto il film.

    Copertina del libro Dolmen di  Marianne Le Pezennec e Nicole Jamet (2003)

     

    Dolmen geomagnetici

    Il libro di Jiro Olcott del 2008 Dolmen  presenta una trama ancora più accattivante: durante una gita a siti rupestri preistorici, sempre in Bretagna, una giovane studentessa incinta sparisce. I detectives della situazione scoprono che il rapimento è legato ad un culto bizzarro, durante il quale si sprigiona energia geomagnetica che si diffonde ai luoghi sacri in Europa, nel tentativo di influenzare i cambiamenti catastrofici in tutto il mondo e che darà loro il potere assoluto mondiale. Anche le carte-gioco di Yu-Gi-Oh, famosissime fra i bambini, sembrano subire il fascino geomagnetico dei dolmen e quindi la Dolmen Gate diventa la carta energetica vitale per contrastare anche gli attacchi più agguerriti.

                              

    Copertina del libro Dolmen (2008)                                   Lacarta Dolmen Gate della serie gioco Yu-Gi-Oh

     

    E' interessante notare come in produzioni così diversificate, il dolmen venga esclusivamente collocato in ambientazioni sceniche alquanto surreali e misteriose, caratterizzate soprattutto da nebbie che si vorrebbero druidiche, e che sia il  luogo ideale per omicidi e  rapimenti.

     

    Dolmen da ridere

    Il dolmen preferito dai media è formato solo da un lastrone orizzontale e due verticali, sulla cui collocazione storica, per giunta, non si va tanto per il sottile. Così può accadere, cercando in Google Immagini, di inciampare in una vignetta divertente (non credo per gli archeologi) dove il dolmen, collocato nella preistoria più remota popolata da uomini-scimmia, diventa la porta di un campo di calcio.
    Nel cartoon dei Flintstones si trovano dolmen sparsi qua e là, che talvolta vengono “sapientemente” utilizzati come garage per le monovolume familiari.

    Dolmen paralleli e multiuso

    In alcuni siti-web il dolmen riveste ancora la funzione di porta, ma questa volta d’accesso a dimensioni parallele. Ma non si disdegnano nemmeno le funzioni d’area sacrificale o di guarigione o di sede di culti divini. E’, ancora, ideale anche per festeggiamenti militari. E, per quanto riguarda la sua funzione reale, quella di monumento funebre, si tende a definire l’interpretazione storica “alquanto semplice”. Insomma, la storia non fa spettacolo.

    Tavole o circuiti?

    Wikipedìa, alla voce Dolmen,  vuole chiarire ogni dubbio. Definisce il dolmen «un tipo di tomba megalitica a camera singola», ma poi aggiunge che «insieme al sito di Stonehenge in Gran Bretagna, costituisce il più noto tra i monumenti megalitici. Nell’attuale stato di degradazione, i dolmen si presentano spesso sotto l'apparenza di semplici tavoli». Inoltre considera necessario aggiungere che «è una credenza bretone quella secondo cui i dolmen si aprano nella notte di Natale, rivelando i tesori di cui essi sono i custodi». La voce poi procede nell’analisi dei dolmen sardi offrendone una lista altamente particolareggiata. Specificando la tipologia planimetrica,  il numero di gallerie, le dimensioni delle celle, la larghezza e lunghezza dei lastroni mentre quelli pugliesi e siciliani vengono elencati in modo sbrigativo, senza particolari.
    Alcuni  manuali scolastici se la cavano peggio. Infatti  descrivono i dolmen come «circuiti di pietre ricoperti da rozzi macigni 1». Oppure dicono che vengono «ricavati da un solo blocco di pietra ».  Anche in una ricostruzione in 3D, presente sul sito di  You Tube,  i dolmen vengono rappresentati come circuiti di pietra.

    Note

    1. Nell’ Età neolitica la lavorazione di questi utensili si fa più raffinata; inoltre si hanno avanzi di abitazioni lacustri e di monumenti funerari. Fra questi ultimi, noti i menhir, pietre isolate, e i dolmen, circuiti di pietre ricoperte da rozzi macigniin D. VANNI , La storia, 1941, p 9.

  •  Autori: Antonio Brusa, Teresa Cavone, Maria Pia De Bellis, Mario Iannone, Chiara Palmieri, Valentina Ventura

     

    Introduzione

    Negli ultimi due decenni si sono diffuse nelle scuole alcune proposte didattiche che nei decenni precedenti erano state esclusive dei gruppi più innovativi italiani. Fra queste, il laboratorio e la didattica operativa. A questo aspetto positivo, fa riscontro un aspetto negativo. Questa diffusione non è stata accompagnata da una riflessione e da un aggiornamento culturale adeguati. Di conseguenza, imperversano nelle scuole i “simil-laboratori” e la pseudo-operatività. Imitazioni dell’operatività vera, si riducono a esercizi e questionari, a giochini a volte privi di senso. Un fenomeno analogo è accaduto per una pratica innovativa fra le più promettenti: l’archeologia sperimentale. Una pratica che, di per sé, interessa maggiormente i musei, dove ha trovato una notevole diffusione (soprattutto all’estero, per quanto non manchino eccellenti esperienze anche in Italia), ma che – nei decenni passati - cercammo di introdurre nelle scuole. Con gli allievi e i docenti di Historia Ludens, infatti, realizzammo un buon numero di prove in classe, che dettero origine a pubblicazioni e relazioni anche a livello internazionale. Riteniamo che la loro riproposizione (con gli aggiornamenti e le piccole modifiche necessarie) possa essere utile ai docenti sia per aiutarli a ricostruire una indispensabile memoria storica della scuola, sia per fornire loro una strumentazione critica per muoversi nel mercato delle paccottiglie didattiche, al quale – mi pare – sta dando un potente contributo il recente ingresso del digitale e un educational che vende come miracolosamente efficace “il fare comunque qualcosa”. L’articolo che segue è una sorta di premessa teorica ai vari modelli di esperienze che si trovano già su HL, a cura di Marco Cecalupo (sulle escursioni e sulle Terramare), e a quelli che seguiranno a breve, sui laboratori della selce, dell’argilla e della pittura preistoriche.

    Al tempo stesso, questi modelli didattici e questi racconti di esperienze vorrebbero essere un incoraggiamento ai lettori, perché tentino di riprovarli nelle loro classi, nonostante i tanti ostacoli, che nel corso del tempo si sono accumulati: il tempo violentemente ridotto dal duo Gelmini-Moratti, la contrazione dello spazio riservato alla preistoria nelle superiori e (forse anche) nelle elementari, i nuovi modelli orario, che impediscono compresenze e lavori più approfonditi e distesi.

     

    Historia Ludens al XIII Congresso Internazionale delle Scienze Preistoriche e Protostoriche, Forlì 8-14 settembre 1996

     

    Sommario

    Didattica e epistemologia
    Rielaborare didatticamente un argomento scientifico
    Un modello teorico di esperienza pratica
    Un orizzonte di lavoro ancora aperto


    Didattica e epistemologia1

    La celebre affermazione di Jean Piaget, che il capire procede attraverso il fare, costituisce il grande vantaggio didattico dell'archeologia sperimentale e della preistoria e, al tempo stesso, ne provoca l'equivoco di fondo.

    Infatti il rapporto “mano-cervello” (Leroi-Gourhan) è uno dei motivi centrali sia della riflessione scientifica che della pratica didattica. E' presente e a volte ben raccontato in molti manuali scolastici in circolazione. Sicuramente fa parte del bagaglio professionale di un buon professore di media inferiore o del principio delle superiori. Inoltre, dal punto di vista dell'archeologia sperimentale, il "fare" è la struttura epistemologica portante dell'intero progetto scientifico della disciplina. Ai più, sembra dunque naturale concludere che la somma fra i due approcci porti ad una didattica semplice, spontanea, immediatamente fruibile dagli allievi.

    A questa ipotesi pare dare forza anche il complesso delle esperienze didattiche fin qui effettuate, caratterizzate, in Italia e all'estero, dall'entusiasmo dei partecipanti. Bambini e adolescenti frequentano con evidente piacere i gruppi di archeologia sperimentale e imparano molto sulla preistoria. E' dunque comprensibile cedere alla convinzione di aver scoperto una strada finalmente in discesa per insegnare storia. Tale facilità risalta con grande evidenza se la confrontiamo con la letteratura storico-didattica, la quale tende piuttosto a descrivere difficoltà, problemi di motivazione allo studio e si sforza di elaborare strategie, inevitabilmente complesse, per il loro superamento. In conclusione: l'archeologia sperimentale sembra aprire una metodologia di studio agevole per la storia, in contrasto con tutte le altre “vie alla storie”, per le quali, invece, la didattica prospetta problemi che, con il passare del tempo, si fanno sempre più ardui.

     

    Si tratta di una contraddizione solo apparente. Per rendersene conto, occorre applicare alle esperienze (quali vengono conosciute dalla letteratura circolante in Italia) i criteri di valutazione didattica che ormai devono essere considerati standard: criteri che mirano a descrivere con finezza il processo formativo vissuto dall'allievo (situazione di partenza, abilità acquisite, conoscenze possedute, obiettivi e prestazioni raggiunti); criteri d'impiego didattico: tempo richiesto, costo del materiale, numero di persone impiegate, replicabilità dell'esperienza. Una rapida analisi è sufficiente a farci ritenere come tali esperienze siano straordinariamente efficaci da un punto di vista comunicativo della passione e della conoscenza della preistoria, ma da un punto di vista didattico, cioè quando ci interroghiamo sulla qualità dell’apprendimento - risultano spesso generiche e poco economiche. Potrebbero utilmente essere catalogate nel grande alveo delle ricerche storiche in classe, che nel passato – fra gli anni ’60 e gli anni ’80 - hanno contrassegnato una fase eroica della didattica storica italiana. Esse hanno dimostrato da una parte che è possibile avviare degli allievi anche in età molto verde a lavori di archivio o su documenti di prima mano; ma hanno anche mostrato come ciò sia possibile a patto di un grande dispendio di energie da parte degli insegnanti e, spesso, delle istituzioni e a patto di stravolgere o rivedere interamente il programma di studi.

     

    Rielaborare didatticamente un argomento scientifico

     

    Un lavoro sulla preistoria che voglia aspirare a diventare uno strumento effettivamente utilizzabile nelle scuole italiane deve accettare preliminarmente il vincolo di una limitazione straordinaria del tempo e del costo dell'esperienza.

    Sono due vincoli difficili da accettare, soprattutto da parte degli studiosi. Questi (ma anche molti insegnanti) sono portati a raccontare tutto, a comprimere le loro conoscenze piuttosto che a selezionarle. Questi vincoli, solo apparentemente pratici, pongono in realtà, come vedremo, dei problemi epistemologici alquanto complessi, tanto da costringere a riesaminare i rapporti tra ricerca e didattica, così come sono generalmente concepiti.

    Dal punto di vista della ricerca infatti, il processo conoscitivo trova un suo limite solo nel completamento, sia pure epistemologicamente provvisorio, dell'intero panorama dei fatti e delle questioni connesse con un determinato problema. Questo vale sia se l'argomento è di carattere teorico (il processo di ominazione, la neolitizzazione, ecc.), sia se l'argomento è più propriamente sperimentale, come il taglio della selce, la tessitura, la lavorazione dell'argilla, ecc.

    Il modo tradizionale e più ovvio di trasporre in didattica un itinerario conoscitivo scientifico è quello di ridurlo. Di miniaturizzarlo. E' ciò che avviene di norma nei manuali scolastici e nella letteratura divulgativa. Ciò avviene ancora in molte delle iniziative che nella tradizione museale italiana vengono catalogate come "didattiche". Questo modo di affrontare la didattica mostra tutti i suoi difetti proprio nel campo dell'archeologia sperimentale. Infatti di un qualsiasi discorso si può sempre produrre una rielaborazione ridotta, una affabulazione che sia al tempo stesso comprensibile da un non competente (per quanto l'uso di tali testi sintetici oggi sia sottoposto a una critica serrata nella letteratura didattica specifica). Ma di una sequenza di azioni (un autentico algoritmo) è alquanto improbabile produrre una versione ridotta. I gesti che il ricercatore compie per scheggiare la selce, riproducendo ad esempio la tecnica Levallois, dovrebbero essere identici anche per l'allievo; il tempo che il ricercatore impiega per la sequenza di operazioni dovrebbe essere identico, se non realisticamente maggiore, per l'allievo. Di qui, paradossalmente, proviene l'impossibilità di riprodurre per l'archeologia sperimentale le modalità tradizionali che hanno costituito il legame tra ricerca e didattica nelle altre branche storiche: la riduzione e l'affabulazione.

     

    Ora l'equivoco dal quale siamo partiti si svela, e ci mostra come oltre l'apparenza di grande facilità, è proprio l'archeologia sperimentale a mettere drammaticamente in evidenza la difficoltà dei rapporti tra ricerca e didattica. Infatti se dobbiamo essere coerenti con le argomentazioni su esposte, la direzione che la ricerca didattica deve intraprendere per operare nel campo dell'archeologia sperimentale, è quella della selezione dei gesti, all'interno della sequenza dell’algoritmo scientifico, più che la loro miniaturizzazione. E, perciò, nella creazione di un nuovo algoritmo, questa volta didattico.

    Tale nuova sequenza di operazioni non potrà mai portare alla produzione di un manufatto scientificamente accettabile. Sa sarà una sorta di "aborto scientifico", mi rendo conto, destinato a riscuotere le perplessità degli esperti, più che il loro interesse. La validità di questo nuovo stratagemma dovrà essere misurata con un criterio nuovo, scientifico (che non dovrà mai mancare) e didattico insieme.

    Si dovrebbe accettare il fatto che il terreno della didattica storica è, all’interno del vasto campo delle discipline storiche, un terreno autonomo, nel quale le regole della formazione devono accompagnare di pari passo quelle scientifiche. La validità di tale processo si misura dunque, oltre che dalla affidabilità scientifica delle conoscenze, dalla bontà del percorso compiuto dall'allievo. Perciò, una sequenza didattica,  incomprensibile spesso dallo studioso, proprio a causa della selezione, ritrova comprensibilità nel campo didattico, dove si giustifica se riesce a descrivere e a provocare un percorso formativo, che giunga a obiettivi apprezzabili da entrambi: lo scienziato e l'insegnante.

     

    Un modello teorico di esperienza pratica

     

    Partendo da queste premesse, il gruppo di ricerca didattica ha selezionato alcune brevi sequenze gestuali all'interno di quelle più complesse e complete elaborate dagli archeologi sperimentali. Ad esempio la percussione diretta applicata per la produzione di schegge funzionali, è stata scorporata dal complesso delle tecniche preistoriche effettivamente ricostruite per la lavorazione della selce.  Dell'intera sequenza di operazioni necessarie per riprodurre la ceramica neolitica, sono state scelte solo poche operazioni relative alla lavorazione della materia prima e alla realizzazione di forme e decorazioni semplici; l'applicazione del colore con le dita è il solo tratto tecnico ricavato dall'universo gestuale ben più complesso dell'artista preistorico. Così decontestualizzati questi segmenti gestuali perdono il loro senso scientifico.  Essi perciò vanno letti nella nuova contestualizzazione didattica.

    Ecco, dunque, in sintesi il laboratorio della selce: al principio gli allievi sono spinti a manipolare oggetti, a descriverli, a classificare le loro sensazioni. Esprimono liberamente le inferenze spontanee.

     

     
    A poco a poco vengono portati ad apprezzare le qualità fisiche della selce. A questo punto si insegna loro la percussione diretta e vengono invitati a scheggiare. Si racconta loro dell'esistenza di strumenti complessi e sono guidati alla costruzione di un coltello.

     

     

    Ora sono in grado di costruire inferenze corrette o accettabili.  Un brano storiografico piuttosto complesso chiude questo modello di laboratorio. Tutto nello spazio di sei-otto ore, in una classe normale di venticinque ragazzi, con un insegnante e uno sperimentatore.

     

    Se si valuta questo percorso dal punto di vista scientifico lo si troverà superficiale nella descrizione e nell'analisi dei materiali, approssimativo nella ricostruzione della scheggiatura, anacronistico nell'accostare tecniche ed oggetti appartenuti ad epoche diverse e nel comprimerle cronologicamente.  Ma ora se ne prendano in considerazione gli aspetti didattici: si parte con allievi che spesso posseggono una grande quantità di informazioni sulla preistoria di diversa provenienza (cartoni animati, film, fumetti, giocattoli ecc.). Queste convivono e si intrecciano in modo inestricabile con conoscenze di provenienza scolastica. Spesso, infatti, gli allievi di prima media esibiscono una buona familiarità con il materiale iconico manualistico: bifacciali (soprattutto), pitture, oggetti e strumenti vari, archeologi al lavoro, ecc. Tuttavia, da bravi animali cittadini, non hanno mai manipolato pietre, ossa, resina secca, conchiglie. Sanno passare da una notizia rappresentata o scritta a conclusioni accettabili (inferiscono, dunque, correttamente). Ma, per contro, stanno già maturando, fin da piccoli, quelle cattive disposizioni alla lettura che ben presto, come sappiamo dalle indagini correnti, porteranno un gran numero di loro alla disaffezione al libro. Hanno, nei confronti della storia, i problemi di motivazione che molti segnalano e che, col passare dei tempo scolastico, tendono ad accrescersi.

     

    Abbiamo notato che il nostro breve Laboratorio della selce li ha portati rapidamente da una manipolazione incerta di alcuni materiali all'apprezzamento e alla valutazione dell'approccio epistemologico della stessa archeologia sperimentale ("in che modo, ridando vita agli oggetti, lo studioso riesce a capire il passato": questo il succo di un difficile brano di Binford che è stato proposto alla loro lettura silenziosa, al termine del lavoro).

     

    Confrontiamo ancora una volta i due procedimenti didattici. In quello "ricco", l'archeologia sperimentale cerca di coinvolgere i giovani allievi nel proprio discorso scientifico. Solo apparentemente si decentra al servizio degli altri. In realtà è autoreferente. Nel nostro laboratorio "povero", l'archeologia sperimentale si fa strumento per la formazione. Non vuole coinvolgere gli altri ma si fa coinvolgere nel processo di crescita degli allievi. Si nega, potremmo dire, per formare.  Ma proprio qui ribalta l'equivoco e riscopre la verità della sintesi originaria tra mano e cervello.  Infatti proprio accettando come vincolo di partenza le capacità manipolative degli allievi, permette a questi di vivere (più che apprezzare soltanto intellettualmente) il progresso che si innesca quando si connettono le abilità manuali e quelle intellettive. Come abbiamo notato, infatti, gli allievi, che pure erano in grado di compiere inferenze interessanti a partire dalle immagini e dalle notizie raccontate nel testo scolastico, erano del tutto afasici nei confronti dell'oggetto materiale: non riuscivano a elaborare nessuna inferenza, nessuna classificazione utile, nessuna descrizione apprezzabile a partire dalle sensazioni fisiche, quali durezza, peso, rugosità, ecc. Apprendere la preistoria in questa situazione era (è) come apprenderla negando il rapporto mano-cervello.  La bontà e l'efficacia della sequenza didattica si valutano nella realizzazione di quel rapporto: al suo termine gli allievi connettevano correttamente la manipolazione della pietra con la riflessione epistemologica dello storico. Avevano cioè conquistato un aspetto essenziale sia del loro oggetto di studio, sia del metodo archeologico (manipolare per capire).


    Un orizzonte di lavoro ancora aperto

     

    Il gruppo di lavoro (originariamente lo chiamammo Prehistoria Ludens),  composto da studenti e laureati in discipline preistoriche e didattiche, da docenti elementari e medi, progettò (nel corso del 1995) nell'Università di Bari tre laboratori - selce, argilla e colori -, e ne condusse una prima sperimentazione in alcune scuole medie, elementari e superiori.  

    Il lavoro si svolse seguendo delle fasi precise.  Dapprima si è proceduto a selezionare accuratamente i segmenti gestuali da sperimentare (questa attività è stata sicuramente la più lunga e difficoltosa, dal momento che richiedeva ai partecipanti - soprattutto a quelli esperti di preistoria - grandi "sacrifici" e rinunce).  Attorno a questi segmenti, si sono costruiti dei frame narrativi e di simulazione (il vecchio racconta..., un giorno una tribù..., dopo la grande caccia...). Si è rigorosamente limitato il materiale (una sacca con pochi oggetti, oppure tre scodelle di colore e alcuni grandi fogli di carta, oppure un paio di panetti di argilla) e si sono previsti tempi di realizzazione.

    Durante la fase della sperimentazione si è curato in particolare il problema della gestione della classe, dell'attenzione e della partecipazione degli allievi. Si sono registrati accuratamente le risposte e gli interventi. Si è così scoperto il problema fondamentale dell'incapacità degli allievi di operare inferenze accettabili a partire dalle sensazioni tattili: e questa scoperta ha obbligato il gruppo a rielaborare il progetto in funzione "terapeutica" di tale bisogno.  La fase successiva del lavoro ha mirato a verificare la riproducibilità dei moduli didattici attraverso la  ripetizione dell'esperienza in numerose classi (abbiamo raggiunto oltre 500 ragazzi).  La conclusione dell'esperimento, sulla effettiva replicabilità nelle classi è (da allora) del tutto aperta: sappiamo che molti docenti hanno letto e tentato di riprovare in classe queste esperienze; ma abbiamo visto che molti operatori museali ne hanno tratto un buon utile. Confidiamo che il numero relativamente alto (molto di più che nel passato) di docenti e di nuovi docenti che hanno frequentato scuole di archeologia o hanno partecipato a sessioni di scavo, possa riaprire una stagione di sperimentazioni, efficace e quanto mai divertente.

     


    Bibliografia
    (si citano soltanto i testi ai quali si è fatto stretto riferimento: mancano perciò i testi successivi agli anni ‘90)

     

    "Bollettino del Centro di Archeologia Sperimentale di Torino", nn. 1 -3, 1987-89.

    AA. VV, Vivere la preistoria. Moduli facili di archeologia sperimentale per le scuole elementari, medie e superiori,  Quaderno n. 10  de "I Viaggi di Erodoto", Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, Milano 1995.

    AA VV., Musée bus, musée valise et enseignement de l'histoire, in "Cahiers de Clio", 63, 1980. 

    AA. VV., Una storia archeologica: il contributo dell'archeologia all'insegnamento della storia, a c. di A. Mutti, Centro di Documentazione Educativa, Modena 1992.

    Aliffi S., Fare scuola al museo archeologico, in "Insegnare", 11-12, 1992, pp. 30-33.

    Beltràn A., Arte rupestre preistorica, Jaca Book, Milano 1993.

    Binford L. R., Preistoria dell'uomo.  La nuova archeologia,  Rusconi, Milano 1990.

    Calvani A., La preistoria è storia, in "Riforma della scuola", 6, 1992, pp. 51-54.

    Cassano S. M., Muntoni I., Conati Barbaro G., Dall'argilla al vaso. Fabbricazione della ceramica in una comunità neolitica di 7000 anni fa,  Museo delle Origini, Roma 1995.  

    Chelidonio G., Apprendimento, ambiente, origini.  Esplorare le radici del futuro, La Nuova Italia, Firenze 1992.

    Coles J., Archeologia sperimentale, Longanesi, Milano 1981.

    Collin F., Outils, gestes et techniques, il y a 13 000 ans.  Les expériences pédagogiques du Musée de la préhistoire en Wallonie à Ramioul, in "Cahiers de Clio", 111-112, 1992, pp. 5- 40.

    Gioca con l'archeologia. Esercitazioni didattiche, a c. di G. Ciurletti, 9 fascicoli, Museo provinciale d'arte,  Trento 1989-93.

    Graziosi P., L'arte dell'antica età della pietra, Sansoni, Firenze 1956.

    Graziosi P., L'arte preistorica in Italia, Sansoni, Firenze 1973.

    Isetti E., Rossi G., Laboratorio didattico, Museo di Paleontologia e mineralogia, Campomorone 1994.

    Leroi- Gourhan A., Il gesto e la parola.  Einaudi, Torino 1975.

    Marini E., Borgognini T., L'antropologia nella scuola dell'obbligo, in "Insegnare" 6-7, 1988, pp.  37-40.

    Rye O. S., Pottery Technology. Principles and Reconstruction, Taraxacum, Washington 1988.

    Tixier J., Inizan M.L., Roche H., Préhistoire de la pierre taillée, 1, Terminologie et technologie, C.R.E.P., Antibes 1980.

     

    Note:

    1. tratto da: A. BRUSA, T. CAVONE, M.P. DE BELLIS, M. IANNONE, V. VENTURA, Fare e capire. Osservazioni didattiche sull’Archeologia Sperimentale, in Atti del XIII Congresso Internazionale delle Scienze Preistoriche e Protostoriche, Forlì 8-14 Settembre 1996
  • Historia Ludens è una associazione che si occupa di didattica della storia.

    Fondata a Bari nell'estate del 1995 da docenti e laureati in Didattica della Storia e in discipline storiche.

    Oggi è questo sito che si propone di raccogliere professori, studenti e ricercatori per discutere di didattica, scambiarsi materiali, comunicare soluzioni didattiche e analisi sull'insegnamento della storia.

     

    HISTORIA LUDENS

    Direttore: Antonio Brusa

    Redazione: Antonio Brusa, Beniamino Caputo, Valentina Ventura

    Comitato Scientifico: Luigi Cajani, Alessandra Ferraresi, Romana Scandolari, Rafael Valls,Andrea Zannini

  • Autore: Sergio Chiaffarata

    Nel 1953, la sovraintendente di Palermo, Jole Bovio Marconi pubblicò gli studi dello scavo archeologico e delle incisioni rupestri, scoperte durante gli anni ’40, all’interno della grotta dell’Addaura sul fianco del Monte Pellegrino a Palermo. Lo scavo attestava la presenza umana nel Paleolitico superiore e all’inizio del Mesolitico.
    Nell’arco di sessant’anni, gli studiosi non hanno cessato di interessarsi a questo sito, e Alda Vigliardi ha raccolto il loro lavoro nel suo L’arte paleolitica del Monte Pellegrino. Con il supporto di questo studio, nel 2008, una rete di scuole palermitane dava inizio al percorso di formazione, ricerca e sperimentazione del laboratorio didattico I graffiti delle grotte dell’Addaura.

    Il loro obiettivo era quello di far conoscere ai bambini le culture preistoriche e la loro organizzazione sociale attraverso l’uso di quel documento unico, le incisioni rupestri dell’Addaura.

    Il momento conclusivo di questo percorso è stato la pubblicazione dei due quaderni, uno strumento utilissimo per chi voglia ripetere questa esperienza in classi anche non palermitane.

    La tecnica adoperata è quella della “grammatica della storia”, di Antonio Brusa (scegliere, interrogare, interpretare, scrivere), attraverso la quale i bambini riusciranno a ricavare un gran numero di conoscenze dalle immagini dei graffiti.

    * I graffiti della Grotta dell’Addaura, a cura di Annamaria Ciancitto e Stefania La Via, Qanat, Palermo, 2009.

  • Autore: Antonio Brusa

     

    Il mare e il “tempo profondo”

    Che i tempi potessero essere profondi, gli storici lo hanno appreso dalla lezione di Braudel. Quei tempi così particolari, infatti, nacquero dal suo linguaggio metaforico, dove anche la storia, che nello storicismo tradizionale era sempre stata immaginata come un fiume, si trasformava in mare. In questa larga distesa d’acqua, gli eventi, i personaggi, le cause e gli effetti, che tumultuosamente si inseguivano in quel fiume storicista, trovavano un loro comodo posto, razionale e cartesiano. In superficie quelli di durata brevissima, gli eventi; qualche decina di metri più sotto, le grandi correnti (i processi economici, le durate istituzionali). Più giù, nel profondo, i tempi immobili delle mentalità e del rapporto con l’ambiente. Era una metafora efficace e facilissima, di quelle che i grammatici chiamano catacresi, perché sembrano così naturali, che non si avverte nemmeno la loro essenza retorica: come il mare epistemologico che si mutava, nelle abili mani di Braudel, in un Mediterraneo vero, storico, fatto di durate millenarie e di imperatori che perdevano tutto in un solo giorno del 1588.

    Tutto questo appartiene ormai ad una epistemologia consegnata, talmente diffusa ed accettata, da apparire essa stessa come una catacresi, ovvia e quasi naturale. Perciò, è con un certo stupore che leggiamo come Henry Gee, paleoantropologo inglese, abbia ripreso e rinnovato la metafora braudeliana, cambiandole radicalmente il significato, e abbia trasfigurato il tempo profondo, da trasparente e conoscibile qual era diventato, a luogo impenetrabile e ignoto1. Il tempo profondo, per lui, è quello dei milioni di anni, e si estende talmente a lungo da essere fuori dalla nostra portata. Incommensurabile, perché eccedente la scala della nostra vita, dei nostri sensi e delle nostre stesse possibilità di pensiero.

    Troppa confidenza col “tempo profondo”

    Questo tempo indicibile, tuttavia, è anche il tempo di racconti assai familiari: quelli dei dinosauri, delle estinzioni di innumerevoli specie, delle famiglie di ominidi. Ne abbiamo tale confidenza che siamo indotti, riflette Gee, ad applicare al tempo profondo le abitudini argomentative e narrative della vita quotidiana. Perciò, così come cerchiamo le cause di uno scricchiolio nella stanza accanto o della macchina che non parte, ci sembra scontato che qualcuno cerchi le cause di quegli eventi lontanissimi. E così come mettiamo in fila gli episodi che compongono una storia d’amore, o hanno causato la disavventura capitataci l’altro giorno, raccontiamo tranquillamente di come si è evoluto l’uomo, o di come sono scomparsi i dinosauri. È una magnifica dimostrazione della nostra intelligenza, ci sembra.

    Convinti di ciò, gente comune e scienziati, si sono dati da fare con caparbietà, nell’ultimo cinquantennio del secolo scorso, per rispondere alla domanda: «Perché si sono estinti i dinosauri?», o «dove si trova il sospirato anello mancante?». Henry Gee, accumula ironicamente decine di spiegazioni, spesso palesemente contraddittorie tra di loro, ma tutte accolte con serietà dalla comunità scientifica, e con interesse, sempre più ansioso, da un pubblico vastissimo 2.

    Il tempo profondo non è un tempo quotidiano

    In realtà, un conto è cercare una causa in un universo di fatti che riusciamo a dominare con la nostra intelligenza, un altro cercarla in un tempo profondo, nel quale non si scorgono che pochi rari fossili, separati tra di loro da decine o da centinaia di migliaia di anni.

    Con quale spavalderia epistemologica li connettiamo in un sistema vincolante, al punto da decidere che uno derivi dall’altro? Se nello spazio di tre o quattro milioni di anni – quello del processo di ominazione – troviamo una manciata di ossa fossilizzate, non è perlomeno imprudente legarle in un rapporto addirittura di filiazione solo per il fatto che ci sembrano simili?

    Faremmo lo stesso, potremmo dire applicando il medesimo dubbio critico, se avessimo a disposizione, di tutta la storia a noi più conosciuta, soltanto lo scheletro di Ramses II e quello di Napoleone? Sarebbe un errore marchiano, che nessuno azzarderebbe, neppure il divulgatore più temerario, per quanto l’intervallo temporale sia di appena poche migliaia di anni. Perché, allora, l’identico atteggiamento mentale ci sembra scontato per i milioni di anni della preistoria? E ci sembra così elementare, da costruirci su i primi racconti per i bambini?

    Quando affrontiamo questi tempi interminabili, dovremmo, al contrario, partire dalla considerazione della nostra inadeguatezza, e soprattutto, mettere nel conto l’impossibilità di narrare. Invece, la ‘voglia di raccontare’ prende il sopravvento sulla realtà del tempo profondo, e ci spinge a comprimere i suoi spazi immensi in tempi più controllabili, che ci aiutano a concatenare le cose in un rapporto razionale. La storia infinita viene disciplinata entro i confini di una trama familiare, e viene resa raccontabile mediante i connettivi linguistici e logici di tutti i giorni (prima, dopo, perciò, a causa di, ecc.). Ne nascono, inevitabilmente, racconti e immagini stereotipate. L’icona fondamentale dell’evoluzione, quella che campeggia ovunque, dalla pubblicità ai libri di testo, e che vede gli uomini evolversi ordinatamente in fila indiana, è giusto lo stereotipo più famoso, figlio di questa pretesa arrogante di raccontare tutto.3

     

    Allo stereotipo della linea evolutiva umana sono affezionati in moltissimi, dai manuali di storia ai media. E' una sorta di icona onnipresente e, per quanto ciò appaia paradossale, è uno strumento indispensabile per gli antievoluzionisti, dal momento che questa rappresentazione, così semplificata e lontana dalla realtà storica, si presta benissimo ad ogni sorta di obiezione (vedi didascalia successiva).

     

    Dei prerequisiti alquanto dannosi

    Abbandoniamo il nostro paleontologo alla sua epistemologia malinconica, e rivolgiamo il nostro interesse alla didattica, perché è proprio nelle aule che troviamo alcune conseguenze vistose di questa volontà dominatrice del racconto. Qui docenti, sussidiari e guide didattiche, impegnano buona parte delle loro risorse (metafore più o meno azzeccate, quali l’orologio, il libro ecc., e defatiganti linee del tempo, tracciate sui muri dell’aula, e quando non basta dei corridoi della scuola) nell’impossibile tentativo di ‘far immaginare’ queste durate immense.

    Sforzi immani, generati dal tragico errore di attribuire all’incapacità dei bambini una oscurità che dipende, invece, dalla natura oggettiva del tempo profondo. Al posto di rassegnarci, o di chiederci se anche noi, gli adulti, riusciamo veramente a renderci conto delle conseguenze epistemologiche di queste infinite durate, ci ingegniamo a costruire espedienti che, nella stragrande maggioranza, si basano sul principio del rapporto fra l’esperienza quotidiana e l’oggetto esotico da spiegare. La storia di tutti i giorni si trasforma nello ‘strumento facilitatore’, che sembra rendere razionale e raccontabile il tempo profondo. Non ci rendiamo conto che, attraverso questa azione didattica, transitano dal vissuto alla storia modalità discorsive, di comprensione e di problematizzazione, che funzionano nella vita quotidiana, ma producono disastri nella ricostruzione scientifica. Così animati dalle intenzioni più lodevoli, maestre e maestri, quando avviano alla storia i loro allievi, impiantano le fondamenta del percorso formativo proprio là dove, al dire di Henry Gee e di Stephen J. Gould, indimenticato paleontologo e divulgatore, alligna la pianta della malaco- noscenza del passato.

    La cladogenesi

    Nulla di nuovo, si dirà. È il ritorno a Jean Piaget, studioso forse troppo rapidamente messo da parte, che sosteneva come al bambino mancassero le strutture temporali necessarie  per comprendere i tempi passati. Ma si tratta di una citazione affrettata e indebita. Il problema del tempo profondo non ci porta affatto, come si attribuisce all’epistemologo ginevrino, a escludere l’insegnamento della storia o della preistoria in questa fase di scolarità. Ce lo spiega lo stesso Henry Gee, illustrando il modello che, da tempo, ha sostituito la sequenza evolutiva: la «cladogenesi». Questo modello permette di trarre conclusioni scientifiche dalle somiglianze fra i fossili, senza vincolarli a discendenze, filiazioni e progeniture (termini e modalità di connessione che si ricavano dall’analogia fra la vicenda storica e la genealogia familiare: ancora una volta, una struttura cognitiva del quotidiano che si trasforma in un abusivo strumento scientifico).

     

    L'immagine del "cespuglio", attualmente adottata dagli studiosi per rappresentare il fenomeno complesso dell'evoluzione umana, è considerata dagliantievoluzionistiuna sorta di trucco per confondere la realtà semplificata dell'evoluzione lineare.

     

    Non ci sono sequenze lineari, nel cespuglio cladogenetico, ma rami e divaricazioni, tra fossili prossimi o lontani. Inoltre, non tutto in questo cespuglio è chiaro, perché molti accostamenti sono affatto ipotetici. Il modello comunica un’immagine complessiva della vicenda degli ominidi, tale da escludere che la si possa organizzare in un racconto lineare, dominato dai connettivi ‘prima e dopo’ (e dal terrore di comprendere le durate possiamo aggiungere). I connettivi che funzionano meglio sono, piuttosto, quelli della somiglianza e della differenza, e, dipendenti da questi, i connettivi e le espressioni che indicano vicinanza e lontananza. Lo scienziato osserva, compara, registra analogie, valuta ipotesi di prossimità, e, in base a queste, costruisce il suo cladogramma: uno schema che si può spiegare e discutere in ogni suo punto, ma molto restio a ‘essere raccontato’.

    Sicuramente il prodotto finale e sintetico di questo lavorìo (un cladogramma che dia posto a tutti i ritrovamenti fossili) è di una intricatezza difficilmente comunicabile: e aumenta notevolmente di complessità, se si considera l’indispensabilità di apprezzarne la natura probabilistica. Ma, per altro verso, il ragionamento di base che lo genera (trovare analogie e differenze) può appartenere di diritto alle fasi elementari della formazione. Richiede, da una parte, capacità storiche dominabili anche da bambini piccoli (comparare e descrivere); dall’altra, il possesso di strutture linguistiche primarie, per raccontare (descrivere) quello che si è osservato.

    Il paradosso didattico del tempo profondo

    Questo mi sembra il paradosso didattico del tempo profondo. Esso mostra come, in didattica, ciò che appare scontato e facile,  a volte, è proprio ciò che crea problemi. La ‘didattica normale’, quella del buon tempo andato e delle ‘certezze di una scuola che funzionava’, infatti, è presentata – spesso in polemica con le ‘novità disastrose’ della scuola attuale – come un lavoro  che  promuove  la  ‘sicura’  conoscenza  delle  periodizzazioni della preistoria (paleolitico, mesolitico, neolitico), garantisce la conoscenza ‘almeno’ della sequenza degli ominidi, e, in definitiva, la capacità di capire lo «spessore del tempo» (ma, evidentemente, non del «tempo profondo»).

    E, considerando ancora le cose dal punto di vista della didattica tradizionale, laboratori e lavori più accurati, su questo scavo o su quel particolare ominide, vengono considerati una sorta di ornamento didattico, superfluo e magari velleitario. Un di più, da provare solo se c’è tempo (bene prezioso, che in genere manca all’insegnante di storia), se non da evitare, in quanto pericolosa intrusione della pedagogia nel sacrario degli storici. I ragionamenti sul tempo profondo ci dicono esattamente il contrario. Ci incoraggiano a considerare come affidabili i laboratori di preistoria, nei quali gli allievi scoprono il taglio della selce; oppure si interrogano sui modi di sopravvivenza di un gruppo umano di cultura determinata; oppure ancora confrontano due gruppi umani diversi (e altre ‘buone pratiche’ di questo genere). E, sul versante contrario, ci instillano il dubbio che proprio quelle certezze tradizionali e diffuse, basate su di un racconto della preistoria che si vuole sintetico ed esauriente, nel quale gli umani si succedono nei loro tipi (habilis, erectus, sapiens) e nei periodi considerati di prammatica, siano da considerarsi scientificamente alquanto deboli.

     

    Note

    1  H. Gee,Tempo profondo. Antenati, fossili, pietre, Torino, Einaudi, 2006, pp. 4-12. Secondo lui, la metafora fu coniata da John Mcphee, un geologo: ma la data che propone, 1982, parla inequivocabilmente a favore della primazia di Braudel, che sostenne la sua tesi sul Mediterraneo nel 1947, e la pubblicò nel 1949:La méditerrenée et le monde méditerranéen à l’époque de Philippe II, Armand Colin, Paris.

    2 Ivi, pp. 110 ss.

    3 A Stephen J. Gould, naturalmente, il merito di aver lucidamente spiegato l’errore di questo modello: Bravo Brontosauro, Milano, Feltrinelli, 1992, pp. 84 ss. L’elenco impressionante degli stereotipi sulla preistoria, collegabili a questo modello temporale, in W. Stockowski,La préhistoire dans nos manuels scolaires, ou notre mythe d’origines, «L’Homme», 116, 1990, pp. 111-135; e, più recente, A. Brusa, David e il Neandertal. Gli stereotipi colti sulla preistoria, in L. Sarti - M. Tarantini, Evoluzione, preistoria dell’uomo e società contemporanea, Roma, Carocci, 2007, pp. 45-73.

  • Autore: Susy Cavone

    Il difficile  collegamento fra  la scienza preistorica, la ricerca archeologica e i destinatari del sapere storico ha generato nel tempo la divulgazione di una falsa preistoria, infarcita di innumerevoli stereotipi. Come tutti gli insegnanti sanno, gli effetti di questa cattiva circolazione del sapere si riscontrano negli allievi, sia quelli delle elementari; sia negli studenti del primo anno delle superiori.

    Vi invitiamo, in questo contributo, ad avventurarvi in questo universo mediatico, e a correrere insieme il rischio di incontrare uomini  seminudi, villosi,
    impavidi cacciatori, divoratori dicarne cruda, ovviamente armati  di clava, oppure  donne  prosperose, dalle forme inevitabilmente perfette, eternamente rapite da qualche maschio nerboruto
    (ancora nei videogiochi più recenti), con indosso abiti preistorici prêt-a porter. Per non trascurare gli immancabili dinosauri.

    In questa caccia agli stereotipi avremo il piacere e la nostalgia di riscoprire fumetti amati nella nostra infanzia. E, di fronte al fascino di una copertina d’epoca di un fumetto o alla satira pungente che traspare ancora dalle pagine di fumetti come Ghirighiz o B.C., sarà facile perdonare qualche errore storico.

    Nel web si trova l’interessante articolo di Andrea Cantucci, Odissea nella preistoria.Un viaggio tra cavernicoli e dinosauri a fumetti. Ha reso possibile  la  realizzazione di  questa breve antologia.

    Se poi dalla lettura si vorrà passare alla progettazione didattica, infine, una buona traccia è costituita dal laboratorio di Elena Musci, Mammut per cena, nel manuale di A. Brusa, L’atlante delle Storie, I, pp. 102-105. Per quanto indirizzato alla prima superiore, può essere facilmente adattato anche per la primaria.

     

    1933 -  ALLEY OOP1

    Alley Oop può essere considerato  il primo eroe preistorico nella storia dei fumetti. E’ il protagonista di una serie di strisce a puntate, creata da Vincent T. Hamlin, che fa convivere arbitrariamente, in modo per niente pacifico, dinosauri, homo sapiens e uomini di Neandertal.

    1951-THUN’DA2

    E’ la serie, scritta da Gardner Fox e illustrata splendidamente da Frank Frazetta. Ambientata nel presente, il protagonista è un pilota che precipita nel solito lembo di terra preistorica sopravvissuto nel cuore dell’Africa e diventa col tempo una specie di emulo di Tarzan, accompagnato da una tigre dai denti a sciabola da lui allevata.

    1953 -TOR, A 1000000 YEARS AGO3

    Scritto interamente da Joe Kubert, è il primo albo a fumetti ambientato interamente nella preistoria, anche se all’epoca citata nel sottotitolo di Un milione di anni fa, i dinosauri che vi appaiono regolarmente dovrebbero
    essere  estinti e gli esseri umani dovrebbero avere un aspetto un po’ meno evoluto. 

    1954 - TUROK, SON OF STONE4

    E’ una serie a fumetti realizzata da vari autori tra i quali  spiccano i disegni dell’italiano Alberto Giolitti. Ambientato nel  XIX° secolo, i due protagonisti sono due  pellerossa, Turok e Andar, che rimangono imprigionati in una valle abitata da creature preistoriche. 

    1956 -  PIPPO PREISTORICO5

    Nato dalla penna di Jacovitti il fumetto inizia con tre “umani” proiettati indietro in un milione di anni che, dopo vari incontri con ogni tipo di animale preistorico, finiscono per trovare i cavernicoli diventandone subito amici, salvando il capo da una tigre molto “zannuta”,  insegnando loro un paio di cosette, come la costruzione della ruota e offrendo anche lezioni di parlato. Dopo l’incontro con un cavallo archeologo che dispensa pillole di saggezza (Per trovare le tracce del passato bisogna scavare sottoterra, per trovare quelle del futuro basta scavare sopraterra) e al quale Pippo non parla né della frusta né dell’uso che gli uomini avrebbero fatto degli animali in macelleria, la storia termina con i nostri eroi che scavando verso l’alto e sollevandosi così nell’aria, memori delle parole del cavallo archeologo, riescono a ritornare nella loro epoca. 

    1958 -  B.C.6

    Lo stile rapido e nervoso di Johnny Hart  offre nelle strisce di  B.C.   (acronimo  di “Before Christ” cioè Avanti Cristo in inglese) la visione di una buffa preistoria,  in cui il mondo essenziale del passato più remoto fa da specchio alle nevrosi ed idiosincrasie del presente raccontate in un contesto satirico e surreale attraverso stravaganze ed anacronismi di ogni tipo. B.C. e compagni si muovono in un paesaggio brullo composto quasi esclusivamente da pietre e caverne ed il loro progresso si è fermato sostanzialmente all’invenzione della ruota (usata come veicolo ancestrale) ed a quella del denaro (conchiglie dal valore incomprensibile).

    1965 - TOUNGA7

    Nato nel contesto più accurato del fumetto belga dalla penna di Edouard Aidens, esordisce in quegli anni sul settimanale Tintin e  prosegue ininterrottamente per oltre trent’anni. Descrive una preistoria piùverosimile e realistica delle precedenti che per lo meno non mescola in modo incongruo uomini e dinosauri, ma narra, con  intenti moraleggianti, le avventure del figlio di un capotribù del Pleistocene.

    1965 - GHIRIGHIZ8

    Nelle strisce comiche di Enzo Lunari, Girighiz e compagni sono posti al centro di un paesaggio volutamente spoglio, sono cavernicoli dell’era Mesozoica. Vivono in una tribù e sono perennemente intenti a discutere sui problemi del loro tempo che, per certi aspetti, assomiglia moltissimo al nostro. Raffinata e sofisticata, graffiante e ironica, questa serie, senza mai  dimenticare il divertimento, punta infatti soprattutto ad una critica sociale e politica che è più calzante con i problemi di oggi che non quelli dell’età della pietra, attraverso le disavventure fraudolente dei capi e stregoni preistorici, che si approfittano dei loro primitivi sudditi in modo non dissimile dai governanti e capi religiosi attuali.

    1965 -  KA-ZAR9

    In uno dei primi episodi degli X-Men, Stan Lee e  Jack Kirby  fanno esordire il loro Ka-Zar,  riprendendo il nome e l’aspetto di uno dei tanti cloni  di Tarzan. Apparso in romanzi pulp e fumetti di quasi trent’anni prima, a differenza dei suoi predecessori Ka-Zar vive in una terra preistorica dal clima tropicale, sopravvissuta fino ai nostri giorni in mezzo ai ghiacci dell’Antartide. In Ka-Zar si mescolano e si integrano disinvoltamente elementi ripresi da vari fumetti: un’origine nobiliare anglosassone alla Tarzan, una fedele tigre dai denti a sciabola, una continua lotta contro i dinosauri, una terra preistorica chiusa tra monti inaccessibili, facendone una sintesi generica del tipico eroe selvaggio.

    1968-  ANTHRO10

    E’ una serie scritta da Joe Orlando e disegnata da Howard Post, della quale     è protagonista un ragazzo dell’età della pietra dalla fluente capigliatura, che oltre a lottare per la sopravvivenza, in un ambiente duro e implacabile, vive anche conflitti generazionali analoghi a quelli espressi dalla protesta giovanile di quegli anni. Anthro è, nella serie, il primo uomo di Cro-Magnon, progenitore della razza umana ma interagisce con molti altri periodi di tempo, attraverso diversi mezzi. Nelle storie di Anthro non appaiono dinosauri, ma per fortuna solo mammiferi preistorici come mammuth o simili. 

    1966 ­- IL CAVERNICOLO UUP11

    Dalla penna di V.T Hamlin, il quale continua a scrivere e disegnare le avventure di Alley Oop per oltre trent’anni, nasce la serie italiana dell’omonimo fumetto che vede come protagonista un simpatico uomo preistorico dal volto vagamente scimmiesco, il  corpo tozzo e le gambe elefantine. Coraggioso e testardo, sempre pronto a menar le mani, vive nel regno preistorico di Moo. Accanto a lui troviamo certo numero di azzeccati comprimari: il bonario re Guz, l’autoritaria (e avvenente) fidanzata Oola, il Grande saggio abilissimo soprattutto nell’arte di arrangiarsi, il suo dinosauro personale Dyno. Il  regno di Moo è un efficace specchio satirico della società statunitense. 

    1969 - RAHAN, IL FIGLIO DEI TEMPI SELVAGGI12

    Scritta da Roger Lecureux e disegnata in modo dinamico e dettagliato da André Cheret, è una serie a fumetti  accurata e plausibile. Rahan è il figlio di un saggio capo ed è rimasto solo dopo che la sua intera tribù è perita in un’eruzione vulcanica. Vaga senza meta incontrando popoli sempre diversi ed usa la sua acuta intelligenza per apprendere cose sempre nuove dall’osservazione del mondo che lo circonda,  per contrastare ogni tipo di superstizione ingenua ed aiutare tutti “coloro che camminano ritti”, ovvero gli esseri umani.

    1977-  UN MILIONE D’ANNI FA13

    Ideato dagli inglesi Steve Moore e John Bolton, è l’adattamento a fumetti del film omonimo, che mescolava cavernicoli e dinosauri degli anni '70 in ambientazioni fantasy o post-atomiche ( quelle preistoriche erano ormai superate), rappresentate in questo  fumetto invece  in modo pseudo realistici.

    1980 - XENOZOIC TALES14

    Realizzata da MarkSchultz rappresenta un possibile  futuro che riproduce quasi perfettamente la preistoria. 

    1982 - MARTIN MYSTERE15

    Ideato e scritto dalla fantasiosa penna di Alfredo Castelli nel 1982 e disegnato da Giancarlo Alessandrini, Martin Mystère  in qualità di detective-archeologo, si trova spesso ad occuparsi dei grandi enigmi del passato e di misteri ai quali la scienza non è ancora riuscita a dare una spiegazione. In tutte le sue avventure il protagonista viene accompagnato dal suo inseparabile amico Java, un personaggio del tutto particolare in quanto si tratta di un uomo di Neandertal, un vero uomo preistorico ritrovato da Martin Mystère in Mongolia, che nel presente si è adattato (non senza qualche difficoltà) alla vita civilizzata. I due si trovano spesso e volentieri catapultati in mondi fantastici per risolvere casi impossibili.

    1983 - LA TRILOGIA DEL TEMPO16

    Sono tre racconti a fumetti scritti da  Richard Corben, in cui una viaggiatrice temporale resta intrappolata nel passato in balìa dei grandi sauri e un altro agente è inviato a salvarla, con conseguenze paradossali sempre più sgradevoli e inquietanti ad ogni episodio. 

    1990 - GON17

    Disegnato in modo dettagliato e dinamico dal giapponese Masashi Tanaka, è un dinosauro che in ogni breve storia, muta, affronta e riduce ai minimi termini un diverso animale molto più grosso di lui, comportandosi in modo altrettanto violento fino alle esagerazioni più assurde. 

    1993 -  UN RUMORE DI TUONO18

    Tratto dal celebre racconto omonimo  di Bradbury, il fumetto racconta di viaggi nel tempo che permettono di organizzare safari nella preistoria a caccia di dinosauri. Un altro albo della stessa collana dedicato ai dinosauri esce nello stesso anno come terzo numero della serie, mentre nello stesso periodo esce anche la miniserie in quattro numeri che adatta a fumetti vari romanzi dello stesso genere. 

    1994 - TYRANT19

    Lo statunitense Steve Bissette descrive con grande accuratezza, espressività e realismo grafico, quasi al livello di un documentario scientifico, la vita di un Tirannosaurus Rex dal momento della sua nascita. Purtroppo, mentre il più disimpegnato e ingenuo Gon ebbe un gran successo internazionale, il suo fratello più adulto e raffinato Tyrant vide la propria saga interrompersi bruscamente al quarto numero.

    1996  - TOR: ODISSEA NELLA PREISTORIA20

    E’ una serie a fumetti che ruota intorno alla figura di Tor. Anche lui è un eroe selvaggio, allontanato dalla tribù per la sua intelligenza e indipendenza che lo rendono diverso e sospetto agli occhi degli altri.
    Incontra un gruppo di esseri umani deformi e mutati, allontanati dalle rispettive tribù, con i quali tenta di superare le tante insidie del mondo selvaggio nei quali si trovano costretti a vivere da perseguitati.
    Feroci belve, ottuse creature scimmiesche, esseri albini del sottosuolo o delle nevi, gli ultimi superstiti dei grandi sauri fanno da contorno alle sue vicende. L’autore elimina del tutto le nuvolette dei dialoghi, affidando la narrazione, oltre che agli efficacissimi disegni, alle sole didascalie che sottolineano l’azione. Anche quando qualcuno pensa o “parla”, ciò che dice o che intende dire viene riportato nelle didascalie, rimandando a fumetti d’altri tempi. 

    2010- IL VILLAGGIO PREISTORICO DI NOLA

    La storia della comunità dell’età del Bronzo antico diventa un fumetto e racconta il passato di un sito archeologico senza precedenti attraverso capanne sepolte da cenere e fango, popolazioni in fuga durante la spietata eruzione delle “Pomici di Avellino”, avvenuta quattromila anni fa (1860-1680 a. C.).

    2011 - I PALEOPAPERI E ALTRE STORIE21

    E’ una serie  dedicata principalmente ai paperi (o meglio ai loro antenati) della banda Disney, ovvero Paperino, Zio Paperone e Archimede, Pippo e Topolino. Troviamo quindi i personaggi di Paperut e Paperonut, alter ego preistorici di Paperino e Zio Paperone, ideati da Carlo Gentina. Il volume ospita, tra le altre, la prima (Paperut e i dragoni delle terre calde) e l’ultima storia (Paperut e i pappagallosauri) di Paperut. Sono poi pubblicate nel  volume  quattro avventure monotavola di Archimede preistorico, scritte e disegnate da Giuseppe Sansone. Infine è presente il primo episodio della serie I Bis-Bis di Pippo, incentrata sui bizzarri antenati dello stralunato Pippo.

     

     

    NOTE

    1. Le strisce di Alley Oop  furono  pubblicate in Italia tra gli anni ‘60 e ‘70 sulla rivista Eureka. Alcune storie di questo fumetto relative a diversi periodi  furono pubblicate in volumetti e album di vario formato dalle Edizioni Comic Art tra il 1965 e il 1998, oltre che in un tascabile della collana Dardo Pocket della Casa Editrice Dardo del 1974. Dopo il pensionamento dell’autore, nel 1971,  la serie fu continuata  da Dave Graue e dalla coppia Jack  e Carole Bender.
    2. Di Thun'Da  apparvero in Italia, tra il 1987 e il 1988 quattro episodi in due album amatoriali della collezione Comics Books U.S.A., riservata ai soci del club Al Fumetto di Firenze.
    3. Del ToR  degli anni ‘50  apparve in Italia un solo episodio in 3-D sul n°3 della rivista Eureka del 1984.
    4. La serie Turok Son of Stone della Dell/Western Publishing  fu pubblicata in Italia negli anni ‘70 dalle Edizioni Fratelli Spada, nelle collane Turok e Albi Spada, anche se i primi episodi sono tuttora inediti in Italia. Una seconda versione del personaggio fu pubblicata negli U.S.A. dalla Valiant e in Italia dalla Playpress negli anni ‘90 e ne dovrebbe essere imminente anche una trasposizione in un film d’animazione.
    5. Venne  ripubblicato nella collana de Il Mago  nel n. 9 e 10 del  1972/73 e  successivamente ne1 1979 da Gaetano Strazzulla  ne  L’Enciclopedia dei Fumetti della Sansoni Edizioni.
    6. Le strisce di B.C. furono pubblicate in Italia sui periodici Urania, Linus e il Mago, tra gli anni ’60 e ‘90 e in una serie di volumi della Mondadori; le prime raccolte  furono curate da  Fruttero & Lucentini.
    7. Fu pubblicato in Italia sul Corriere dei Piccoli col nome semplificato in Tunga nella seconda metà degli anni ‘60.
    8. Le strisce di Girighiz  apparvero  sulle pagine di Linus a partire dall’agosto del 1965 e negli anni ‘80 in un unico volume della Milano Libri.
    9. La prima apparizione di Ka-Zar, su X-Men n°10 del 1965 negli U.S.A., fu pubblicata in Italia su Capitan America n°12 del 1973 dell’Editoriale Corno e poi ristampata da Comic Art prima e da Marvel Italia/Panini Comics poi, rispettivamente nelle collane Grandi Eroi Marvel, X-Men Anni d’Oro e Capolavori Marvel. Le prime storie di Ka-Zar  uscirono in Italia sempre negli anni ‘70 sulla collana Gli Albi dei Supereroi e sono proseguite poi sull’albo Conan & Ka-Zar, sempre dell’Editoriale Corno. Altre sue apparizioni dell’epoca si trovavano in storie di supereroi come Devil, Uomo Ragno e X-Men.
    10. Il fumetto  fu  pubblicato dalla  casa editrice concorrente della Marvel, la DC Comics.
    11. Alley Oop apparve in Italia, talvolta col titolo Alley  (il cavernicolo Up)   su riviste in maniera discontinua; tra queste L’Olimpo dei Fumetti, edita dalla Sugar (1973).
    12. Pubblicate dalla rivista di sinistra Pif-Gadget (forse come risposta al Tounga della rivista Tintin, che era di area cattolica), le storie di Rahan   apparvero in Italia negli anni ‘70 sulle riviste Il Monello e Albi dell'Intrepido e  sono poi state trasposte anche in cartoni animati.
    13. Il fumetto  fu pubblicato in Italia nel volume Il Cabaret dell'Orrore di John Bolton, Collana Sogni n°11, Phoenix nel 1997.
    14. La serie fu  pubblicata in Italia tra gli anni ‘80 e ’90 sulla rivista L'Eternauta.
    15. Martin Mystère è uno dei principali personaggi della Sergio Bonelli Editore. La serie animata televisiva Martin Mystery, prodotta dalla compagnia francese Marathon Group e coprodotta dalla compagnia canadese  Canal J, M6, Rai Fiction e YTV del 2003 è stata liberamente ispirata al fumetto. Della numerosa bibliografia di Martin Mystère  ricordiamo Delitto nella preistoria, Martin Mystère  n° 6; Java contro Java, Martin Mystère  n° 113; Java, addio!, Martin Mystère  n° 296,  tutti della  Sergio Bonelli Editore.
    16. La Trilogia del Tempo in Italia  fu  poi  raccolta nell’album n°8 della Collana Nera  Nuova Frontiera.
    17. Le storie di Gon  furono pubblicate in Italia dalla Star Comics negli anni ‘90, in una serie di volumetti monografici.
    18. Rappresenta  il 1° numero  della collana Ray Bradbury Comics, contenente due diverse versioni a fumetti, entrambe splendidamente illustrate rispettivamente da Al Williamson e da Richard Corben.
    19. Della stessa casa produttrice del fumetto  Gon, la Star Comics.
    20. E’ un riadattamento del  fumetto TOR del 1956.
    21. Primo volume della collana La Storia Universale Disney, venduta in abbinamento a Corriere dellaSera e Gazzetta dello Sport, è stato distribuito nelle edicole dal  22 febbraio 2011. Di ogni storia sono indicati autori, data e rivista di prima pubblicazione ed in alcuni casi ulteriori interessanti informazioni, come gli approfondimenti sulle serie di PaperutI Bis-Bis di Pippo e Archimede preistorico.

     

    SITOGRAFIA

    ANTHRO - URL consultato il 09-02-2013.

    B.C.  - URL consultato il 09-02-2013.

    CANTUCCI A., Odissea nella preistoria.Un viaggio tra cavernicoli e dinosauri a fumetti - URL  consultato il 09-02-2013.

    Folini u.,  Preistoria e storia antica a fumetti - URL consultato il 09-02-2013.

    Galattico Jacovitti -URL consultato il 09-02-2013.

    Catalogo fumetti, Alley Oop - URLS consultatI il 09-02-2013.

    IL CAVERNICOLO UUP - URL consultato il 09-02-2013.

    IL VILLAGGIO PREISTORICO DI NOLA - URL consultato il 09-02-2013.

    PALEOPAPERI E ALTRE STORIE - URL consultato il 09-02-2013.

    Ratti e.,  La preistoria e la sua divulgazione -URL consultato il  09-02-2013.

    UN SECOLO DI  FUMETTO ITALIANO - URL consultato il 09-02-2013.

  • Autore: Susy Cavone

    Spolverando la libreria m'imbatto in un libro  per bambini, Cropetite, di M. Gay1. La bambina, al centro della copertina, immersa in un campo di grano, m'incuriosisce. Apro il libro e inizio a leggere.

    Ora ricordo. Era il  libro che la classe di mio figlio, al terzo anno della scuola primaria di secondo grado, aveva adottato come supporto d'approfondimento al manuale di storia, nella trattazione della preistoria. Una scelta obbligata, direi, se sfogliando un  manuale di storia ci si accorge che quei 3 milioni di anni di storia, definita convenzionalmente "preistoria", ricoprono il 4-7% delle pagine complessive del libro quasi al pari di  manuali di storia di  trent’anni fa, come il vecchio Manaresi, che trattavano la preistoria  in poche pagine.

    L’adozione di questi testi narrativi da parte delle scuole  ha portato sul mercato diverse collane di libri dedicati alla preistoria. Sono adoperati, come nel caso di mio figlio, come integrazioni del manuale. Quindi è importante chiedersi che tipo di conoscenze trasmettono, se queste siano attendibili e ben comunicate.

    Soprattutto nella scuola primaria, la “storia delle origini” viene quasi sempre supportata dal “racconto-fiaba” della vita di un bambino, come in UG: il piccolo genio dell’età della pietra vuole i calzoncini nuovi di R.Briggs2, o di una bambina della preistoria, dalla trama abbastanza semplice e talvolta ripetitiva, vedi La piccola Huladi L. Landi3, Yona figlia della preistoriadi F. Reynaud4, Channa la ribelle del Neoliticodi C. Féret Fleury 5, Ayla figlia della terra  di J.M.Auel 6, oltre al libro di Gay letto a suo tempo da mio figlio.

    Questi bambini preistorici, la cui età varia fra i quattro e i nove anni, sono quasi sempre  biondi con gli occhi azzurri, più alti degli altri e soprattutto magri; vivono  durante le glaciazioni del  Paleolitico e appartengono a una delle numerose bande di cacciatori che sembrano avere una sola occupazione quotidiana: cercare il cibo necessario alla sopravvivenza dei clan, superando ostacoli insormontabili per un essere normale, e varie tribolazioni, muniti unicamente di arco e frecce e quasi sempre seminudi.
    In pochissimi casi, questi piccoli protagonisti vivono durante il Neolitico e si tratta quasi sempre di bambine, come Cropetite che vive nella tribù  degli   allevatori-raccoglitori Cro-Magnon.

    La storia di questa bambina, come le altre del resto, è carina quanto storicamente deviante: un  giorno Cropetite, essendo molto  annoiata,   gioca  con la terra e casualmente forma un impasto con il quale crea un bambino d’argilla. Sempre casualmente lo mette  sulla  cucina per fargli sentire il profumo delle torte neolitiche e stranamente  la statuetta   si indurisce  diventando  compatta,  lucida ed omogenea. Cropetite ha così  inventato l’arte ceramica neolitica.

                                           

    Non si tratta solo di un’inverosimiglianza, quanto piuttosto di un riferimento preciso ad uno stereotipo diffuso, quello delle “invenzioni della preistoria”, al quale si aggiungono diverse informazioni palesemente errate: i Cro-Magnon non erano tribù  neolitiche (come si lascia intendere nel racconto, visto che si parla d’agricoltura), ma vissero durante il Paleolitico superiore; nel Neolitico non si preparavano torte (preparazioni tipicamente medievali), bensì delle focacce create con impasti di acqua e farina e cotte direttamente su pietre spianate; l’impiego dell’argilla non fu una rivelazione (la famosa “invenzione”), ma la conseguenza dello sfruttamento delle risorse naturali ambientali; la cottura della ceramica per quanto fosse probabilmente un evento al principio casuale,  fu poi utilizzata proprio per ottenere recipienti resistenti e impermeabili.

    La storia di Cropetite è, qui, un esempio, che mi serve per segnalare l’insidia di tale letture per i piccoli lettori i quali finiscono per assumere, come vere e certe,  informazioni storiche distorte che diventeranno i mattoncini cognitivi della loro enciclopedia storica. Generalizzando, però, trovo che questa letteratura si articola in due ambienti stereotipati:
     
    -    il Paleolitico è un universo sostanzialmente maschile, molto popolato,  nonostante le condizioni climatiche avverse, che dovrebbero essere invece causa di alti indici di mortalità ed è proposto come un mondo violento dato che l’unica attività economico-sociale è la caccia (cosa faranno mai le donne nel Paleolitico?);

    -    il Neolitico invece è proposto come un universo integralmente femminile,  molto meno popolato, nonostante le condizioni climatiche più favorevoli, dove le donne svolgono tante attività: cucinano, raccolgono e macinano cereali, lavorano l’argilla, creano vasi, rassettano casa, coltivano i campi (cosa faranno mai gli uomini nel Neolitico?) .

    L'unico libro di narrativa relativo al Mesolitico compare nel 2010, Mezolith, di B. Haggarty 7 il quale racconta la vita di  un ragazzo vissuto 10.000 anni fa in quello che è oggi il North Yorkshire, attraverso un intreccio di antichi miti dell'umanità, fiabe, leggende e riferimenti archeologici.

    L’assenza invece di letture relative all’Età dei metalli probabilmente è giustificata dal messaggio antipacifista che i piccoli protagonisti veicolerebbero, diventando dei piccoli guerrrieri o precoci  gladiatori muniti di armi metalliche.
    Ma è possibile che l’Età dei metalli fu caratterizzata solo dalla produzione di  ferro e rame, come s'evince dai manuali di storia? Gli archeologi risponderebbero opponendo un secco no, ma intanto il dubbio nei piccoli lettori permane, visto che non ci sono testi che trattano tale periodo storico.

    Per i ragazzi di scuola  secondaria  le cose vanno un po' meglio: il tratto narrativo del racconto-fiaba non sembra essere congeniale agli obiettivi didattico-cognitivi e allora il racconto stesso viene arricchito di elementi scientifici che lo rendono più realistico, magari trasformandolo in una saga familiare. E’ il caso dei libri  di lettura di Björn  Kurtén (Vedi  La danza della tigre8  e Zannasola9) nei quali si racconta dell’incontro di due clan nella preistoria: i  Neri Cro- Magnon  che si autodefiniscono uomini, e un gruppo di Bianchi Neandertaliani. Dai loro matrimoni nascono i Bruni,  uomini alti, agili, intelligenti, i cui figli sopravvivono alle malattie infantili che invece stanno decimando i bambini delle altre due tribù. Gli uomini di Neandertal qui sono finalmente proposti come esseri  “perfettamente umani”, di carnagione chiara, con ossa grosse e ben vascolarizzate, fisico potente, forti arcate sopraciliari, volto largo, movimenti lenti e misurati, linguaggio sgraziato. Vengono dipinti come  uomini gentili e ospitali, con una capacità di controllo invidiabile, sia del loro territorio che della loro organizzazione sociale di tipo matriarcale,  come effetto di  un dimorfismo sessuale trascurabile. I Cro-Magnon, invece sono descritti come uomini neri, alti, agili, dai tratti del volto aggraziati, con un linguaggio vario e flessibile. Vivono in società patriarcali a causa di un dimorfismo sessuale invece marcato. Nel racconto l’autore utilizza l’incrocio fra le due popolazioni per parlare della sterilità degli ibridi, avanzata qui come ipotesi talmente intrigante circa l’estinzione dei neandertaliani sulla terra al punto da poter essere percepita dai giovani lettori come informazione storica (invece non suffragata da dati scientifici).

    Non si tratta di fare la guerra a questo tipo di letteratura, quanto piuttosto di cercare di capire in che modo l’attrazione che indubbiamente suscita negli allievi, possa coniugarsi con una comunicazione storica affidabile.

    Penso, perciò, che questi libri (se adottati all’interno del curricolo di storia) dovrebbero essere corredati di supporti multimediali e schede di lavoro che permettano d’apprendere in modo operativo i vari aspetti di una società: ambiente, organizzazione sociale ed economica, tecnologia, arte. Non ci si può limitare, in questo caso, al confronto con il manuale, proprio perché (come ho accennato sopra) le pagine che questo riserva alla preistoria diventano sempre più risicate.

    Inoltre, le schede didattiche, che solitamente corredano il testo, non devono risolversi in una concatenazione asettica di  domande volte quasi esclusivamente alla verifica della lettura e della comprensione del libro di narrativa. Al contrario, devono consentire un’attività di discussione, di confronto fra la ricostruzione fantastica e quella scientifica.

     

     


     Note

    1. GAY M., Cropetite ,Ecole des Loisirs Edition, Paris, 2006

    2. BRIGGS R., UG: il piccolo genio dell’età della pietra vuole i calzoncini nuovi , Elle, Trieste, 2001

    3. LANDI L., La storia di Hula. Un’avventura nella preistoria, Edizione junior, bergamo, 2009

    4. REYNAUD F., Yona fille de la préhistoire,Pocket Jeunesse, Paris, 2010

    5. FÉRET-FLEURY C., Chaân: 35.000 avant notre ere.Vol.1: La rebelle,Castor Poche -Flammation, Paris, 2007

    6. AUEL J. M.,Ayla figlia della terra(trad. ital. di The Clan of the cave bear),Longanesi,Milano, 1980

    7. HAGGARTY B., Mezolith, David Fickling Books, London, 2010

    8. KURTEN B., La danza della tigre,Muzzio, Padova, 1990

    9. KURTEN B.,Zannasola,Editori Riuniti, Roma, 1990

     

     

  • Bari-Roma, 15 ottobre

     

    Una ricostruzione di Ötzi nel museo a lui dedicato a Bolzano www.iceman.it


    La stampa di oggi riporta la notizia che nel sangue di 19 abitanti svizzeri, austriaci e altoatesini è stato trovato l’aplogruppo G nel cromosoma Y. E’ lo stesso presente nel sangue di Ötzi, “l’uomo di ghiaccio” conservato a Bolzano. Una variante genetica molto rara. Titola “La Stampa”:Ritrovati i parenti di Ötzi. Illustra il ritrovamento con una cartina (che in realtà mostra solo una parte dell’Alto Adige e dell’Austria, forse gli Svizzeri sembrano discendenti con meno diretti) intitolataLa zona degli eredi.

    Probabilmente qualcuno ricorderà la battaglia per questa eredità. Scoppiò subito dopo il ritrovamento dei resti. Giacciono dalla parte austriaca o da quella italiana? Questione di metri (e degli accordi De Gasperi-Gruber, ovviamente del tutto ignari che avrebbero suscitato un tale impiccio testamentario), si stabilì che erano sul versante italiano. Nel frattempo, per mettersi al sicuro, gli austriaci li portarono a casa loro, per studiarli, affermarono. Dopo qualche battaglia diplomatica, si rassegnarono a consegnarli all’Italia. Italia? A Bolzano, come si usa distinguere da quelle parti. Fu una buona scelta, diciamolo subito, perché il museo costruito intorno a questa straordinaria testimonianza dell’età del rame è ammirevole, dal momento che unisce cura scientifica, attenzione e sapienza didattica al rispetto per il corpo di un uomo, morto tragicamente.

    Ma, come tutti ricorderanno, dietro il giusto orgoglio di essere i custodi di questo reperto, si celava, neppure tanto discretamente, una bella battaglia identitaria. Ötzi era un antenato. O meglio: testimoniava l’antichità di un lignaggio. Giusto. Ma di chi? Gli uomini, si sa, si spostano, e la storia antica è piuttosto indifferente ai confini politici moderni. Perciò, fatti fuori legalmente, gli austriaci tornano alla carica e se la vedono con gli abitanti del versante meridionale delle Alpi (appunto, gli Altoatesini, per quanto la parola “meridionale” non vada loro molto a genio). Ma entrano in gioco anche i trentini e gli attuali bresciani. Cosa altro dedurre, infatti, dalla scoperta che l’ascia di rame che il malcapitato portava con sé ha forme testimoniate nella provincia di Brescia; oppure che le erbe che aveva ingerito sono delle valli alpine meridionali? E chissà se lo stambecco (il suo ultimo pasto) non proveniva da quel di Innsbruck. A far fuori tutte queste velleità ereditarie, una ricerca di alcuni anni fa stabilì che nessuno dei gruppi umani attualmente residenti nella regione è portatore di geni appartenenti a Ötzi. Si concluse allora: chissà dove saranno finiti i suoi discendenti, o chissà se si saranno estinti e chissà da quanto tempo.

    Adesso questi risultati hanno ridato fiato alle trombe identitarie. Ben 19 discendenti. “Almeno 19”, riportano i media con i limiti dovuti, perché dubitare fa molto scientificamente corretto. Poi, messe da parte rapidamente le precauzioni, ecco che si aggiunge la foto di un “manager svizzero”, suo lontano erede, il quale si confessa molto contento delle sue nobili origini, corroborate (dice lui) con l’ evidente somiglianza e con il fatto che anche a lui piace la carne di stambecco.

    Non sono un esperto di genetica e nemmeno di statistica. Sono un lettore, e invito gli amici a leggere con attenzione. L’aplogruppo in questione sembra essere originario dei monti dell’Himalaya, è testimoniato nel Pakistan e nel vicino Oriente e oggi, dice Walter Parson, il ricercatore autore della scoperta, è piuttosto raro. Se è vero, dunque, che “almeno” 19 svizzeri, sud-tirolesi e austriaci ne sono portatori, non se ne dovrebbe dedurre che questi signori sono in relazione genetica sia con Ötzi, sia con gente che viene da quelle lontane regioni? E visto che quel poveretto è morto da tanto tempo, perché non sottolineare questa ulteriore parentela, dal momento che pakistani, irakeni e siriani sono vivi e oltretutto cercano disperatamente di attraversare il Mediterraneo per venire da noi, anzi: vogliono proprio andare in Austria e in Svizzera? Non sarebbe anche questo uno scoop giornalistico, una spettacolare “carrambata neolitica”?

    Il professor Parson ha utilizzato un campione di 3700 donatori di sangue della regione dal quale è stato escluso chi “veniva da troppo lontano o aveva famiglie con incroci genetici complessi”. E’ evidente che al professore piace - come dice una nota pubblicità – “vincere facile”.

     

  • Quando insegniamo una storia “liscia”, senza problemi, di fatti che scorrono, di descrizioni che si leggono e poi si dicono in classe, non facciamo formazione, perché lasciamo il nostro allievo lì dov’era prima. Non lo smuoviamo dal suo stato “a-problematico”. Il sapere storico nasce quando l’allievo comincia a porsi delle domande.

    Questo libro è, in primo luogo, un libro di storia, e delle domande corrette che a essa – in questo caso la preistoria – è utile e corretto rivolgere. Si apre con la sollecitazione a fare pulizia mentale. A liberarsi dagli stereotipi, e per quanto riguarda la preistoria sono piuttosto abbondanti. Questi sono un ostacolo insormontabile, se si vuole accedere a un racconto problematico del passato, che insegni anche a interrogare il presente.

    Piccole storie 1 contiene, inoltre, otto giochi. Non che un insegnante li debba svolgere tutti e tutti siano necessari. Eccedono le necessità di un curricolo solo per permettere al docente di fare la sua scelta. Alcuni possono essere svolti nella scuola dell’infanzia e nei primi anni delle elementari (non necessariamente la preistoria va fatta in terza!). Ogni gioco è dedicato a una questione storica.

    A questi otto giochi fa seguito un capitolo di didattica collaborativa. Inventare i giochi è lo strumento migliore per imparare ad usarli in classe. E scambiarseli è lo strumento con il quale nascono le banche di strumenti per insegnare. Qui, dunque, troverete una decina di proposte.

    Infine, nel capitolo di Preistoria Triviale troverete la risposta al dubbio che state già meditando: e i contenuti quelli tradizionali, la partizione fra paleolitico e neolitico, dove abitava Habilis e dove abitava Neandertal e così via? Eccoli.

    Per Sfogliare...

  • Autore: Alberto Salza


    Questa l’ho presa come un bel regalo di Alberto Salza. Per ricambiare, segnalo la sua splendida performance alla Biennale della democrazia. Non sapevo che il mio Piccole Storie potesse interessare anche le signore che stazionano sulle rive del lago Turkana, ma Alberto è capace di tutto (A. Brusa).

     

    “Mi trovavo sul lago Turkana in Kenya. È l’area di massima cronodiversità al mondo: vi si concentra l’evoluzione umana, dagli ominidi di 4 milioni di anni fa sino a Homo sapiens cellulariensis. Da antropologo stavo illustrandone gli scenari: sconvolgimenti tettonici, mutamenti climatici, la deambulazione dei primi bipedi barcollanti. Una signora mi chiese: «Come fa a saperlo? Mica c’era!».

    Aveva ragione. Dato che l’esperimento dell’evoluzione umana non è ripetibile, la paleoantropologia  non è una scienza esatta. Si basa su: a) freccia lineare del tempo (modello antropico); b) pochi dati solidi (fossili e manufatti); c) modelli di evoluzione e comportamento (ipotesi e teorie); d) narrazioni (la preistoria come favola). 

    Per insegnare la preistoria occorre pertanto avere strumenti dedicati per: 1) eliminare i paradigmi (vedere con altri occhi); 2) analizzare le prove concrete senza pregiudizi; c) pensare in modo multivariato e complesso; d) raccontarla il meglio possibile.

    Tutto ciò si trova espresso in maniera impeccabile nel libro di Antonio Brusa Piccole storie 1. Giochi e racconti di preistoria per la primaria e la scuola dell’infanzia (edizioni La Meridiana, Molfetta 2012, 175 pagine, 18 €). La proposta è quella di otto giochi sugli aspetti della preistoria che ne rappresentino il «metabolismo basale» della trasformazione e sopravvivenza degli ominidi fino a Homo sapiens. I giochi operano per cablaggio: stringhe di evoluzionismo, ecologia, etologia, psicologia e storia vengono attorte tramite gioco, inferenza ed immedesimazione, le chiavi per la didattica della preistoria.

    Brusa, con giochi semplici nella forma e complessi nei risultati, propone lo strumento per arrivare ai meccanismi della preistoria: la simulazione. Il gioco è un’attività che non ha un immediato ritorno funzionale: apparentemente costa più di quanto non renda. Però simula, a ripetizione e con aggiustamenti successivi, scenari di vita che inventano comportamenti non stereotipi.

    Da qui la potenza del gioco, sottolineata da Brusa nell’introduzione metodologica (p. 22): «Il gioco crea un ambiente formativo [dove] convivono intuizione, fantasia, capacità di elaborare strategie, sentimenti, gioia e delusione, senso dell’avventura, calcolo, affettività, socializzazione e pensiero individuale, concretezza e astrazione». Ecco il perfetto studioso di preistoria, in cui convivono tre intelligenze: accumulo, performance e trasformazione.

    La trasformazione è la magia del gioco. Tramite l’attività si pratica la simulazione; con la simulazione si sperimentano forme di vita aliena; questa va narrata con parametri comprensibili. La sequenza ricorda l’origine sciamanica dell’arte rupestre: con la danza si raggiunge lo stato alterato di coscienza; da qui si vola nel mondo dello spirito, trasformandosi; quando se ne esce, la roccia (interfaccia tra i due mondi) è il piano narrativo delle pitture e dei graffiti.

    Come scrive Brusa (p. 23): «Ogni gioco [in questo libro] è intrecciato con racconti e, non di rado, termina con un racconto da leggere ai bambini o da far leggere loro». I giochi proposti rifiutano il «divertentismo». Sono complesse operazioni di apprendimento e performance del bambino che diventa iena, leone o cacciatore eschimese; parte della catena alimentare o elemento in via di fossilizzazione; Homo oeconomicus impegnato nel baratto oppure capobanda.

    Questo libro ci insegna che le informazioni non sono i contenuti e che «l’importante è la storia» (p. 145). La preistoria non sarà una scienza esatta, ma se un racconto è bello, perché privarne i bambini?”

     

    Alberto Salza
    Analista del terreno umano

    La recensione di Alberto è apparsa qui, su “l’indice dei libri del mese”.

     

  • Autore: Susy Cavone

     

    Ho cominciato a raccogliere i siti per la mia tesi di laurea, sulla Didattica della Preistoria. Poi ho continuato, li ho riorganizzati ed eccoli qua, a disposizione di tutti: professori, studenti e amanti di questa splendida branca della storia.
    Sono debitrice a molti, per questo lavoro. Fra gli altri, a una precedente sitografia, redatta da Mario Iannone, Valentina Sepe e Maria Corallo (ora inI beni culturali: un patrimonio mediato dalla didatticahttp://www.mondimedievali.net/Storiainsegnata/beniculturali.htm).  Spero che i lettori si comportino allo stesso modo: aggiungendo altri siti, che sembrano loro interessanti, o copiando questa stessa sitografia. Basta inviarci l’indirizzo, con il vostro commento.

     

    ARCHEOLOGIA E DISABILITA’                            

    Museo Egizio da toccare. 1984- 2004, storia di un progetto per i portatori di handicap visivo - Elvira D'Amicone: è la descrizione di un progetto per i portatori di handicap visivo nel Museo Egizio di Torino, realizzato da Elvira D’Amicone; presenta una ricca bibliografia di approfondimento.

    http://www.comune.torino.it/museiscuola/esperienze/index.shtml: sito del C.E.S.M.A.P.(Centro Studi e Museo d’Arte Preistorica) di Pinerolo (Torino) che realizza per le scuole primarie di primo e secondo grado laboratori di preistoria, anche per diversamente abili. E’ possibile scaricare schede e pdf  dei diversi progetti didattici e delle esperienze realizzate dai discenti, nei quali viene approfondita la funzione del museo nella società dell’apprendimento continuo.

    http://tuttiabordo-dislessia.blogspot.com: portale che raccoglie risorse online sul web, software didattici free, news sulla scuola e sulla dislessia.  Ha inoltre realizzato una presentazione a  fumetti animati della preistoria per dislessici.

     

    ARCHEOLOGIA PREISTORICA

    http://www.iipp.it: l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria offre un sito strettamente scientifico ed estremamente ricco, necessario riferimento per chi si occupa di archeologia preistorica e protostorica. Si consiglia di consultare la bibliografia e la fototeca del sito. Non possiede però un settore rivolto alle scuole; tutti i progetti sono per gli “addetti al lavoro”.

    http://www.tautavel.culture.gouv.fr/: corredato di un’ottima bibliografia, il sito offre un’ottima spiegazione circa la vita dell’uomo di Tautavel in ogni suo aspetto, con particolare riferimento all’ambiente che lo circondava. Contiene un gioco interattivo sull’evoluzione umana con annessa tecnologia di riferimento e schede esplicative.

    http://www.truelles-pixels.mom.fr/:  attraverso la storia di un reperto archeologico, il giocattolo di un bambino del passato (Le bèlier d’Antaka), il sito racconta ai giovani e al grande pubblico il metodo e la tecnica dello scavo archeologico, partendo dal  lavoro della missione archeologica francese realizzata a Mahastan (Bangladesh), per scoprire la civiltà locale di alcuni secoli prima di Cristo e vivere in prima persona uno scavo archeologico.  La cornice è attraente e l’impostazione è fortemente interattiva (suoni, animazioni, giochi, test...).

    http://xoomer.virgilio.it/egnazia: sito ufficiale del Museo e del Parco Archeologico di Egnazia. Contiene informazioni circa la sezione dedicata alle teche del museo ed un percorso fra le emergenze archeologiche presenti nel parco. Alcune pagine sono dedicate alla campagna di scavo iniziata nel 2001 relativa al sito. Non prevede pagine didattiche ma solo un’attività didattica  laboratoriale Una giornata di Gaio ad Egnatia, curata dall’ Associazione Culturale Historia Ludens.


    ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE

    http://www.archeologiasperimentale.it
    http://www.archeologiasperimentale.it/link_archeologia.htm:  sono solo alcuni dei siti  di archeologia sperimentale presenti su web, che permettono ai naviganti di seguire passo per passo, attraverso dei video, la realizzazione sperimentale di molti oggetti e utensili  preistorici come bulini e fischietti ricavati da una  falange di cervo, tecniche di scheggiatura e accensione del fuoco, ecc…

    htpp//www.archeolink.com/: il sito si occupa di divulgare informazioni pratiche e teoriche sull’archeologia sperimentale. Organizza attività interattive per adulti e bambini. Sul sito sono  presenti la documentazione relativa alle attività svolte nei laboratori scolastici nazionali, una raccolta di documenti da scaricare e una galleria fotografica.

    http://www.indire.it/content/index: in questo sito si possono consultare numerosissimi progetti didattici relativi all’archeologia sperimentale e alla didattica museale. è possibile scaricare alcuni allegati o proporre on line all’IRRE della propria regione un’attività realizzata dalla propria scuola che sarà poi valutata da INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione per l’Innovazione e la Ricerca Educativa).

    http://webtiscali.it/visabù/: in questo sito è possibile visionare il restauro di reperti archeologici e le  riproduzioni sperimentali di ceramiche di epoca nuragica, fenicia, punica e romana trovati durante gli scavi nei siti di tutta la Sardegna. Oltre ai vari askos, vasi, piatti e alle diverse ciotole decorate, vengono riprodotti  anche monili e collane che un tempo erano il corredo di  donne e di guerrieri nuragici.

     

    ARTE PREISTORICA

    http://www.arachnis.asso.fr/dordogne/viecult/musees/eyzies/msnpreh0.htm: ottimo sito dal punto di vista scientifico per la comprensione dell’arte preistorica; prevede un apparato tecnico circa le esecuzioni dei dipinti rupestri. Le indicazioni bibliografiche sono ampie e ben strutturate per la realizzazione di  ricerche e  progetti  didattici .

    http://www.france-voyage.com/francia-guida/grotta-pech-merle-853.htm: ottimo sito per la comprensione dell’arte preistorica francese di Pech Merl, perché prevede una visita virtuale tra le immagini dei dipinti delle grotte, dei quali sono scaricabili ottime foto. Nel museo è presente un settore molto ampio dedicato alla didattica che propone filmati, esposizioni ed un atelier pedagogico molto interessante sull’arte e sul pensiero dell’uomo, dal Paleolitico al Neolitico.(vedi anchehttp://scano.altervista.org/principale/preistarte/paleolitico/paleolitico.htm)

    htpp://www.archart.it/:  archivio on line con migliaia di foto e immagini circa l’arte preistorica, antica e l’archeologia,  ad accesso gratuito.

    http://www.ask.com/Arte+Preistorica/: è il nuovo portale dal respiro internazionale interamente dedicato all’arte rupestre. Contiene infatti numerosi articoli (in diverse lingue), e-book, forum, e lavori didattico-artistici ispirati a tale tipologia d’arte preistorica.

    http://www.lascaux.culture.fr/#/fr/02_00.xml: il sito permette di visitare virtualmente la grotta di Lascaux e di osservare da vicino i dipinti rupestri. Interessante è la parte relativa all’arte parietale nella quale vengono illustrate e spiegate le materie prime, le tematiche, le tecniche e le prospettive dei dipinti esaminati. Contiene una lunga bibliografia e una dettagliata  cronologia dell’arte parietale, indispensabile per ricerche didattiche.

    http://www.rupestre.net/orme/: sitio della Coop. Arch. “Le orme dell’uomo” operante nel settore dell’archeologia rupestre preistorica in Valcamonica. E’ possibile visionare i vari progetti didattici realizzati direttamente a scuola (i laboratori Arte rupestre e didattica, Tracce degli antichi Camuni. arte rupestre). Organizza inoltre campi scuola settimanali per ragazzi di età minima di  16 anni, visite guidate che variano da mezza giornata a due per i più piccoli, lezioni, percorsi didattici, galleria d’arte preistorica virtuale, dirette a scuole di ogni ordine e grado. È possibile scaricare i pdf dell’esperienze citate. (vedi anche http://www.rupestre.net/tracce/12/artdid.html ).


    DIDATTICA MUSEALE

    http://www.archecoop.it: in questo sito la Cooperativa “Archè” di Macerata  espone nella sezione Musei, alla voce “Didattica”, descrizioni sintetiche dei laboratori d’archeologia realizzati per diversi musei delle Marche.

    http://www.archeobo.arti.beniculturali.it/mostre/monterenzio_didanew.htm: sito del Museo Archeologico “Luigi Frantini” di Monterenzio (Bologna) che  realizza percorsi didattici in correlazione al programma scolastico. All’interno di tali percorsi sono realizzati laboratori  sperimentali relativi alla scheggiatura della selce, alla realizzazione di oggetti ceramici e di una fibula celtica, alla lavorazione a sbalzo su lastre di rame,  alla realizzazione e fabbricazione dei tessuti con l’ausilio di piccoli telai a cornice e alla simulazione di uno scavo archeologico relativo a sepolture esemplificative dei riti funerari in uso a Monte Bibele. E’ possibile scaricare il depliant del museo.

    http://www.archeopg.arti.beniculturali.it/index.php?it/142/archeodidattica: è il sito di Archeodidattica, promosso dalla Sopraintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria,  gestito da personale specializzato in archeologia con esperienza nella didattica museale. Propone attività scientifiche e ludiche della durata di due ore (Piccoli archeologi alla scoperta dell’ antenato preistorico, Indovina come si viveva nell’antico Egitto) e una visita al “museo virtuale” (Viaggio nel tempo: l’antico Egitto), corredata di gioco didattico e legate al mondo dell’archeologia e della storia antica. Tali attività  si possono svolgere sia nelle sedi scolastiche sia presso il Museo Archeologico Nazionale di Perugia.

    www.assodidatticamuseale.it:  sito dell’A.D.M. (Associazione Didattica Museale), responsabile del Dipartimento dei Servizi Educativi del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, che offre al pubblico servizi didattici  come i Laboratori mobili, laboratori didattici che vengono portati direttamente in aula sulla scìa dell’esperienza francese del Museo-bus1, il Paleolab: laboratorio di Paleontologia, il Laboratorio didattico di Scienze della Terra, il Biolab: laboratorio didattico di Scienze della Vita e il Parco della Preistoria.

    http://www.comune.empoli.fi.it/citta/turismo/EmpoliPercorsi08.pdf: sito del Museo Civico di Paleontologia d’Empoli il quale  ha realizzato il progetto permanente Museo per la scuola che prevede vari itinerari storico-scientifici. Interessanti per quanto riguarda la preistoria l’itinerario relativo ai fossili, attraverso il quale  vengono delineate le principali  tappe dell’evoluzione della vita sulla terra,  e l’itinerario relativo alla comparsa e l’evoluzione del genere umano e alla sua colonizzazione del nostro territorio. Ogni itinerario prevede l’associazione di due percorsi.

    http://www.comune.torino.it/museiscuola/esperienze/index.shtml: sito del C.E.S.M.A.P. ( Centro Studi e Museo d’Arte Preistorica ) di Pinerolo (Torino) che realizza per le scuole primarie di primo e secondo grado laboratori di preistoria. E’ possibile scaricare schede e pdf  dei diversi progetti didattici e delle esperienze realizzate dai discenti, nei quali viene approfondita la funzione del museo nella società dell’apprendimento continuo.

    http://www.icom-italia.org: il sito dell’International Council of Museums (Comitato Nazionale Italiano) permette di aggiornarsi sulle iniziative proposte da molti musei e di accedere ad un’ampia sitografia e alla rivista dei musei.

    http://www.indire.it/content/index: in questo sito si possono consultare numerosissimi progetti didattici relativi all’archeologia sperimentale e alla didattica museale.. è possibile scaricare alcuni allegati o proporre on line all’IRRE della propria regione un’attività realizzata dalla propria scuola che sarà poi valutata da INDIRE (Istituto Nazionale di Documentazione per l’Innovazione e la Ricerca Educativa).

    htpp//liast.it/: sito ufficiale del Laboratorio di Archeologia Sperimentale di Torino che svolge attività laboratoriale e corsi di aggiornamento per docenti interessati alle attività di archeologia didattica.

    http://www.mtsn.tn.it/perlascuola/libretti/il_Museo_per_la_Scuola_2010-11_Primaria_e_Secondaria_I_grado.pdf: sito del Museo Tridentino di Storia e Scienze naturali di  Trento che realizza progetti e percorsi didattici sperimentali permanenti rivolti ad  analizzare tutti gli aspetti delle culture preistoriche partendo dalle riproduzioni degli  oggetti  quotidiani del Mesolitico e Neolitico. La Sezione didattica del museo offre inoltre ai docenti innumerevoli servizi: una consulenza didattica diretta sul posto o attraverso la posta elettronica; corsi d’aggiornamento per docenti; possibilità di adesione a progetti di ricerca della didattica basati sull’apprendimento attivo, sulla ricerca-azione e sulla sperimentazione; possibilità di creare una pagina a disposizione della scuola sul sito del Museo dove pubblicare la documentazione relativa a progetti didattici speciali e/o co-progettati. Da qualche anno il museo ospita un  Museo itinerante che sviluppa  due percorsi2 di preistoria, differenti per la scuola primaria e secondaria.

    http://www.museodelterritorio.biella.it/: sito del Museo del territorio biellese. Ospita una sezione dedicata alla Paleontologia e due  sezioni archeologiche: la sezione egizia, incentrata sulla figura e sugli scavi  di Schiaparelli  e la sezione d’archeologia del territorio contenente reperti dalla preistoria all’età medievale. Tali sezioni realizzano diverse attività didattiche fondate su un’ eguale metodologia: analisi dei  reperti esposti e  sperimentazione laboratoriale. I laboratori didattici permanenti  sono rivolti ai discenti della scuola dell’infanzia  (L’incredibile storia di Cropetite) scuole  primaria e secondaria di primo e secondo grado (L’intreccio e la tessitura, La nascita della metallurgia,  La pittura degli Egizi, La moneta e il commercio dei Romani, La cosmesi dei Romani, La casa e l’edilizia romana). Il  Museo realizza inoltre il progetto speciale Il Museo a  scuola, la scuola in Museo, per le scuole di ogni ordine e grado.

    http://www.museionline.it: portale dedicato ai musei italiani e alle loro sezioni didattiche.

    http://www.pigorini.arti.beniculturali.it: sito del Museo Preistorico ed Etnografico Pigorini. Oltre ad esporre l’attività museale, il sito offre una sezione educativa dedicata alle attività svolte dalle scuole all’interno del museo.

    www.prehistoiregrandpressigny.fr/: è il sito del Museo della Preistoria di Grand Pressigny, corredato di una pagina dedicata all’archeologia di laboratorio e di una pagina di archeo-giochi per i più piccini, dal Paleolitico all’Età del bronzo.

    http://www.sistemamusei.ra.it/main/index: attraverso questo indirizzo si accede al Sistema Museale della Provincia di Ravenna che offre pagine web interessanti come quelle relative ai laboratori didattici. Nel sito è possibile consultare un’accurata bibliografia, divisa per sezioni, sulle pubblicazioni di didattica curate dai musei della provincia, o cliccare su giochi didattici e accedere alle descrizioni di 13 interessanti giochi realizzati all’interno dei musei emiliani. Tra le attività caratterizzanti del Sistema Museale c’è l’ideazione e pubblicazione di molteplici prodotti editoriali (la guida alle attività didattiche realizzate nei musei italiani A spasso per i musei, il notiziario quadrimestrale Museo in-forma,  la collana di Monografie sui singoli musei, la collana Quaderni di didattica museale,  la collana I quaderni del Laboratorio, la collana di guide a fumetti I misteri dei musei,  la collana Quaderni del Progetto Beni Culturali e il Laboratorio Provinciale per la Didattica Museale) finalizzati a promuovere in maniera continuativa ed aggiornata i musei del Sistema. Offre al cittadino servizi on line come le visite virtuali in 3D ai musei , la consultazione di cataloghi, la prenotazione e il pagamento delle visite guidate e dei laboratori didattici.

     

    LABORATORI D’ARCHEOLOGIA SPERIMENTALE

    http://www.archea.info/: sito della Coop. “Archea”di Bene Viagenna (Cuneo), che realizza percorsi didattici attraverso i quali gli studenti, di ogni ordine e grado scolastico, possono rivivere in prima persona le attività quotidiane, i cambiamenti dello stile di vita e gli adattamenti all’ambiente, messi in pratica dagli uomini preistorici dell’uomo preistorico. Infatti ha ricreato  un villaggio in cui gli ospiti visitano le ricostruzioni fedeli di capanne del Paleolitico, Neolitico ed Età dei Metalli,  realizzate con le stesse tecniche e gli stessi materiali di quelle originali. Inoltre realizza laboratori di simulazione, di scavo in una sepoltura Neolitica, di pittura parietale con ocra e pece, di macinazione dei cereali, di accensione del fuoco e tessitura con tecniche preistoriche.

    http://www.archeologiadidattica.it/aries/: sito curato dalla Coop. “Aries” di  Pavone Canavese (Torino) nel quale è possibile visionare tutti i laboratori  didattici di archeologia, realizzati nelle scuole di ogni ordine e grado, regionali e nazionali. Della Regione Puglia sono presenti solo i laboratori realizzati nella provincia di Lecce. 

    http://www.archeonauti.it/: sito dell’Ass. Cult. “Archeonauti” di Udine, che si occupa di ideare, gestire e realizzare Laboratori Didattici di Archeologia Sperimentale attraverso l’utilizzo di materiali e strumenti il più simile possibili a quelli originali. I laboratori sono tenuti al Centro Visite Storico - Archeologico di Sammardenchia (UD) e nelle scuole, oltre che presso gruppi, associazioni e privati. Attraverso visite didattiche guidate agli spazi espositivi del Centro e i  laboratori didattici di archeologia sperimentale è possibile scoprire la preistoria e la protostoria locale.

    http://www.cesq.it/progetti_didattici_CeSQ_2010_2011.pdf: sito del C.E.S.Q. (Centro studi sul Quaternario Onlus) di Sansepolcro (Arezzo) che  organizza diversi  laboratori  sperimentali di Preistoria, Archeologia, Scienze Naturali, Educazione Artistica e Musicale per le scuole dell’infanzia primaria e secondaria e campi -scuola. I percorsi  didattici proposti permettono di scegliere numerosi laboratori teorico-pratici strutturati in modo da catturare l’attenzione dei partecipanti attraverso la manipolazione diretta dei materiali.

    http://www.rupestre.net/orme/: sito della Coop. Arch. “Le orme dell’uomo” operante nel settore dell’archeologia rupestre preistorica in Valcamonica. E’ possibile visionare i vari progetti didattici realizzati direttamente a scuola (i laboratori Arte rupestre e didattica, Tracce degli antichi Camuni. Sui sentieri dell’arte rupestre). Organizza inoltre campi scuola settimanali per ragazzi di età minima di  16 anni, visite guidate che variano da mezza giornata a due per i più piccoli, lezioni, percorsi didattici, galleria d’arte preistorica virtuale, dirette a scuole di ogni ordine e grado. È possibile scaricare i pdf dell’esperienze citate.


    PARCHI ARCHEOLOGICI

    www.archeopark.net/: lo scopo del sito è quello di far rivivere al navigante la preistoria attraverso la scoperta della civiltà degli antichi Camuni e delle genti padane ed alpine nel corso di 15.000 anni.

    http://www.ctnet.it/museo/cetona/parco

    http://www.mtsn.tn.it/rete/default.asp

    http://www.parcomontale.it

    http://www.rupestre.net.valcamonica.html

    http://www.suedtirol-it.com/valsenales/archeoparc.htm

    http://www.marcadoc.com/parco-archeologico-livelet/

    sono solo alcuni dei numerosi siti relativi ai parchi archeologici (in ordine sitografico: Parco Archeologico-Naturalistico del Monte Cetona (Siena); Museo delle Palafitte del Lago di Ledro (Trento); Parco Archeologico e Museo all’aperto della Terramara di Montale (Modena); Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane, Valcamonica (Brescia); Archeoparco di Val Senales (Bolzano); Parco Archeologico Didattico del Livelet - Revine (Treviso)), dotati d’aree didattiche e spazi dedicati a una vera e propria ricostruzione dei diversi ambienti di vita sociale tipici del Neolitico, delll’Eta’ del Rame e dell’Eta’ del Bronzo. Nei laboratori all’aperto si sviluppano attività didattiche d’archeologia sperimentale relative ai diversi periodi della preistoria, oltre alla simulazione di uno scavo archeologico.

    http://xoomer.virgilio.it/egnazia: sito ufficiale del Museo e del Parco Archeologico di Egnazia.

     

    PREISTORIA IN 3D

    http://www.archeopg.arti.beniculturali.it/index.php?it/142/archeodidattica: in questo sito d’archeodidattica, promosso dalla Sopraintendenza per i Beni Archeologici dell’Umbria, è possibile realizzare una  visita (corredata di gioco didattico) al “museo virtuale” relativa alla popolazione dell’antico Egitto.

    http://www.france-voyage.com/francia-guida/grotta-pech-merle-853.htm: ottimo sito per la comprensione dell’arte preistorica francese di Pech - Merl, perché prevede una visita virtuale tra le immagini dei dipinti delle grotte, dei quali sono scaricabili ottime foto.

    http://www.lascaux.culture.fr/#/fr/02_00.xml: il sito permette facilmente di visitare virtualmente la grotta di Lascaux e di osservare da vicino i dipinti rupestri.

    http://www.rupestre.net/orme/: nel sito è possibile visionare sito una galleria d’arte preistorica virtuale, realizzata all’interno di un percorso laboratoriale dalla Coop. Arch. “Le orme dell’uomo” operante nel settore dell’archeologia rupestre preistorica in Valcamonica.

    http://www.sistemamusei.ra.it/main/index: è il sito del Sistema Museale della Provincia di Ravenna  che offre al cittadino  vari servizi on line come le visite virtuali in 3D ai musei nazionali.

    http://virtualmuseumiraq.cnr.it/: su iniziativa del CNR e del Ministero degli Affari Esteri, il sito  propone una visita virtuale storico-interattiva al Museo Nazionale di Baghdad, partendo dalla preistoria fino ad arrivare all’età islamica, attraverso le principali risorse e meraviglie dell’antica Mesopotamia. Avvalendosi di ricostruzioni, filmati, musiche, il museo virtuale presenta oggetti/simbolo delle numerose culture ed epoche storiche in maniera così accattivante da interessare nel contempo appassionati archeologi e semplici curiosi.

     

    PREISTORIA MULTIMEDIALE

    http://www.gaudio.org/lezioni/storia/preistoria/preistoria.htm: sito relativo ad audio-lezioni  disponibili in formato mp3 e wma sulla preistoria, realizzate dal prof. Gaudio,  destinate ai discenti ma  non solo. Tali audio lezioni ( Dai primati agli ominidi, Il Paleolitico, Sepolture eArte nel paleolitico, Il Mesolitico, Il Neolitico,  La preistoria dell'Italia comprese origini, Lingua, politica e società degli Etruschi,  La metallurgia: dal Neolitico all'età del rame,  La nascita delle città) realizzate dal docente, possono rappresentare  solo un approfondimento di studio per chiunque ne  avesse bisogno di integrazioni scolastiche o  per risvegliare l’attenzione di coloro che ritengono noiose le lezioni scolastiche e le pagine dei manuali.

    http://www.glossari.it/glossariopreistoria.html: glossario informatico di preistoria, fondamentale nelle attività di ricerca archeologica e didattica della preistoria, utilizzabile per la spiegazione dei termini tecnici relativi all’archeologia preistorica.

    www.lavagnataquotidiana.org/p/didattica-dellarcheologia.html: blog ideato da Anna Rita Vizzari   ( docente  di scuola Secondaria di 1° Grado “A. Gramsci” di Sestu - CA) in cui vengono forniti ai colleghi informazioni e materiali utili sulle cosiddette “nuove tecnologie” in generale e circa i materiali di altra natura adattabili a una didattica con la LIM, segnalando solo strumenti e risorse, senza effettuare riflessioni didattiche. E’ possibile scaricare un ebook gratuito circa le esperienze legate alla Didattica Laboratoriale dell’Archeologia (Laboratorio di Archeologia, creazione e cura del blog: laboratorioarcheologia.blogspot.com, contenente suggerimenti, materiali e link utili) e di Didattica virtuale dell’Archeologia, che ha previsto l’allestimento di uno scenario virtuale archeologico su Second Learning World e  la creazione di un canale video intitolato Archeologia e Storia nei mondi virtuali.

    http://www.skuola.net.it: sito di Scuola.net, il portale della scuola che si occupa di fornire kit didattici, lezioni, articoli, appunti, mappe concettuali e percorsi didattici su molti argomenti fra cui la preistoria (http://www.skuola.net/storia/appunti-preistoria/preistoria.html).

    http://www.soundcenter.it/preistoria.htm: sito di musica preistorica sperimentale  gestito da il  “Centro del Suono”, che presenta un centinaio d’oggetti quotidiani della preistoria come pietre, conchiglie, ossi e corni e dimostra sperimentalmente come possano diventare percussioni, fischietti trombe, ance, archi e rombi. Offre anche  informazioni sui brani musicali a tema preistorico, realizzati dallo stesso centro musicale,  come il brano Altamira, del quale è possibile un ascolto direttamente dal sito.

     

    TESTATE GIORNALISTICHE ON LINE

    http://www.archaeogate.org/ sito di Archaeogate, il portale italiano di  Archeologia Subacquea, Archeologia Classica, I.I.C.E., Egittologia, Antichità classiche e papirologia. Offre informazioni aggiornate su università, libri, progetti di ricerca e  scavi.

    www.archeologiaviva.it/: sito di ArcheologiaViva, rivista italiana di divulgazione archeologica. Offre informazioni su mostre, convegni ed eventi  presenti sul territorio nazionale e internazionale.Contiene inoltre segnalazioni relative a scavi archeologici e a corsi d’archeologia.

    http://www.archeomedia.net: rivista di aggiornamento sulle novità archeologiche ad abbonamento gratuito. Offre numerosi servizi: lezioni di argomento storico-archeologico per istituzioni e scuole; informazioni tecniche circa l’accompagnamento presso musei e aree archeologiche; ideazione e realizzazione di sussidi audiovisivi; prestazione di attività didattiche finalizzate alla divulgazione e alla pubblica fruizione del patrimonio archeologico e culturale.

    www.archeorivista.it: sito di Antika, rivista online e gratuita su archeologia, storia e arte antica.Offre informazioni e notizie su scoperte, scavi, libri, convegni, restauri e tutto quello che riguarda il degrado archeologico. Contiene una guida online gratuita su archeologia, storia e arte antica e  centinaia di schede e articoli su eventi, luoghi, personaggi e miti,  scritte da archeologi,  antropologi e scienziati.

    http://www.ask.com/Arte+Preistorica/: è il nuovo portale dal respiro internazionale interamente dedicato all’arte rupestre. Contiene infatti numerosi articoli (in diverse lingue), e-book, forum, e lavori didattico-artistici ispirati a tale tipologia d’arte preistorica.

    http://www.positanonews.it/categorie/9/news_costiera_amalfitana.html: sito di Positanonews, testata giornalistica online. Pubblica notizie, informazioni, eventi su Positano, Costiera Amalfitana e Penisola Sorrentina; sono inclusi temi e iniziative archeologiche. Ha pubblicato nel 2010 la ricerca di Michele Pappacoda:  La preistoria e gli uomini primitivi, dimostrando un vivo interesse per l’archeologia preistorica.

    www.romarcheomagazine.com/: sito di RomaArcheoMagazine,  Rivista di archeologia online sulla città di  Roma e sulla storia dell’Impero Romano.

    http://www.rupestre.net/tracce/12/artdid.html: sito di Tracce, rivista ufficiale di arte rupestre in Italia. Recentemente ha pubblicato i risultati ottenuti dalle  esperienze didattiche  condotte  nel  Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane.

    www.sardegnattiva.it/associazioniculturali.htm

    www.bcxt.it/index.php/grand-tour/itinerari-culturali/sardegna/115-archeosardegna-con-la-scuola: siti di “ArcheoSardegna.com, il portale italiano che propone informazioni sull’archeologia e sulla preistoria  della Sardegna: un viaggio tra nuraghi, tombe dei giganti, dolmen, menhir, domus de janas, templi, attraversando le civiltà nuragica, punica, fenicia e romana che ne hanno segnato la storia.

    http://mysterium.blogosfere.it/tag/preistoria/4: sito di MysteriumBlogosfere, portale italiano che si interessa dei misteri irrisolti fra cui quelli relativi alle scoperte dell’archeologia preistorica.

     

     

    Note:

    1. Il Museo-bus, assieme al Museo in valigia,  sono  progetti interscolastici inaugurati il 5 maggio 1980 dai Ministri dell’Educazione Nazionale e della Comunità Francese e Belga. Tuttora realizzati nelle scuole francesi e belga, in questi progetti le classi  vengono raggiunte direttamente a scuola dall’équipe museale, munita di valigia didattica o bus, nei quali  sono contenuti calchi di ominidi, manufatti delle varie tipologie ceramiche e litiche, faune fossili, tutti destinati alla manipolazione da parte dei bambini e utili all’illustrazione didattica sia delle fasi della preistoria che delle discipline che concorrono all’interpretazione dei dati di scavo. Sia il museo-valigia che il museo-bus presentano uguale itinerario didattico: a) una guida introduttiva presenta la metodologia che verrà utilizzata per realizzare il laboratorio;  b) la classe viene  divisa in gruppi di tre bambini ciascuno; c) ogni gruppo ha  vari strumenti didattici con cui lavorare (un fascicolo relativo ad un periodo preistorico, contenente esercizi per sviluppare un lavoro autonomo, scoprire gli oggetti, manipolarli, analizzarli, fare una relazione da mostrare  agli altri gruppi; schede guida su come riconoscere gli oggetti e classificarli con targhette; descrizione degli oggetti in base alle caratteristiche; glossario; utilizzo di una linea del tempo e di una carta  geografica della  nazione; esercizi d’analisi e riflessione sui reperti, dopo la manipolazione, per stabilire la fruizione in base alla materia prima e in base alla  scoperta attraverso la sperimentazione e  fabbricazione di vasi o utensili litici; questionari a scelta multipla (vero/falso); dizionario su cui realizzare ricerche di termini tecnici; disegni da scoprire e sintesi parziali come punti di riferimento per la sintesi generale. Questi progetti  hanno il compito d’attirare l’attenzione dei ragazzi  verso i reperti e di  suscitare l’invito alla scoperta come strumento di decentramento. Lo scopo didattico di tali progetti è quello di iniziare i bambini al rispetto dei reperti e ad un’analisi profonda degli oggetti attraverso la loro manipolazione. Il loro successo a livello nazionale scaturisce dalla possibilità di essere utilizzati  rispettando i programmi degli insegnanti, perché s'integrano perfettamente con l’orario scolastico e possono essere svolti in qualsiasi momento dell’anno scolastico; inoltre  possono rimanere anche quindici giorni in una scuola. Cfr  AA.VV. Sciences de l’homme et de son environnement, in “Cahiers de Clio”, Centre de la Pédagogie de l’Histoire et des Sciences de l’homme,  N° 63,1980; TOGNI R., Ringiovanire il museo: qualche motivata provocazione. Incontri con Munari: museo ‘inventato’ Museo del bambino. Museo“famigliare”. Museo tenda, bus, valigia, Centro Di, 2000, pp. 26-37, in Atti del convegno “Munari arte come didattica”, Faenza, 1999.
    2. Il primo, per i più piccoli, prevede uno spettacolo teatrale e giochi d’animazione corporea per ripercorrere la vita di Ljiuba, bambina del Paleolitico. Il secondo,  per i più grandi, prevede un approfondimento della preistoria, che si sviluppa attraverso una serie d’esperienze interattive e creative, con contenuti di storia e archeologia preistorica (limitato però alle scoperte del Riparo Dalmieri), attraverso cui i ragazzi analizzano e formulano ipotesi sul mondo preistorico.
  • Autore: Susy Cavone

     

    Proposte per una bibliografia ragionata di preistoria (e anche di altri periodi)


    Se avete voglia di cercare in una libreria un libro di preistoria per bambini o ragazzi, che sia affascinante e al tempo stesso istruttivo, probabilmente vi imbatterete in un nugolo di letture, tutte con trame fra loro molto simili. Pagina dopo pagina, incontrerete giovani cacciatori chiamati a superare prove durissime per rinforzarsi nello spirito e nel corpo, ragazzi dell’era moderna improvvisamente catapultati in una preistoria animata da mamme  neandertaliane, dinosauri imbranati o da adottare e tigri con  denti a sciabola da evitare. Talvolta, insieme ai protagonisti, dovrete persino risolvere gialli preistorici, assassinii paleolitici o frequentare la scuola dei mammuth1.
    Ho fatto una selezione di questi testi, cercando quelli che uniscono la piacevolezza all’affidabilità e ne propongo un elenco, ordinato secondo l’età dell’utenza alla quale sono destinati.

     

     

    Titolo: La preistoria (a piccoli passi)

    Autore: Colette Swinnen

    Editore: Motta Junior

    Collana: A piccoli passi

    Data di Pubblicazione: 2009

    Età di lettura: da 7 anni.

    Dalla comparsa del primo uomo sulla Terra sono trascorsi milioni di anni, eppure i nostri antenati preistorici hanno sempre appassionato gli scienziati. A partire dal secolo scorso, grazie allo sviluppo di nuove tecnologie e di metodi di ricerca e classificazioni sempre più sofisticati, sono state realizzate scoperte molto importanti. Il lavoro degli studiosi della preistoria è quello di ricostruire le tappe di questa lunga evoluzione. Il testo non propone risposte ma spunti di riflessione su vari argomenti relativi alla preistoria.

     

     

    Titolo: Raccontare la preistoria

    Autore: Lando Landi

    Editore: Carocci

    Collana: Scuolafacendo. Tascabili

    Data di Pubblicazione: 2005

    Età di lettura: da 8 anni

    La preistoria dell’uomo con rigore scientifico, rimuovendo i più grossolani luoghi comuni spesso presenti in molti libri divulgativi sull’argomento. Il testo contiene schede-lavoro attraverso le quali il piccolo lettore, ma anche il genitore, può costruire un propulsore, un arco e un’accetta preistorica; può riprodurre le pitture rupestri preparando i colori con terre ed altri elementi naturali.
    È possibile allestire a scuola un laboratorio di ceramica neolitica? L’autore offre spunti di riflessione sull’insegnamento della storia nella scuola primaria partendo dalla riforma attuale.

     

     

    Titolo: La storia di Hula. Un’ avventura nella preistoria

    Autore: Lando Landi

    Editore: Junior

    Collana: Quaderni di cooperazione educativa

    Data di Pubblicazione: 2009

    Età di lettura: 8 anni

    Hula aveva circa nove anni. Era biondo con gli occhi chiari, piuttosto alto per la sua età  ma, forse, un po’ troppo magro. Come gli altri indossava una casacca senza maniche e pantaloni di morbida pelle di renna che gli arrivavano al polpaccio. Ai piedi aveva mocassini di cuoio di bisonte. A tracolla portava una borsa di pelle di cervo….
    Il racconto procede secondo i canoni della narrativa d’avventura. L’originalità del lavoro di Landi sta nella costruzione programmaticamente ed esplicitamente didattica dell’intero libro, e nella proposta di costruire, per esempio, un’accetta come quella di Hula o una borsa di pelle o una tenda dei cacciatori nomadi. Contiene CD-ROM.

     

     

    Titolo: Vedere, toccare, ascoltare. L’insegnamento della storia attraverso le fonti

    Autore: Hilda Girardet

    Editore: Carocci

    Collana: Scuolafacendo. Tascabili

    Data di Pubblicazione: 2004

    Età di lettura: da 9 anni

    Il lavoro sulle fonti costituisce una risorsa essenziale per l’apprendimento storico dei ragazzi. Interpretare un documento, osservare una fotografia, sperimentare attività di ricerca diretta, intervistando un testimone o analizzando un paesaggio, Le fonti sono oggi sempre più spesso visive o sonore, materiali o multimediali; possono diventare contesti significativi per la costruzione delle conoscenze storiche. Quali sono allora le procedure da adottare per analizzarle? Il libro illustra, attraverso esempi e casi concreti, le principali strategie messe in atto da ragazzi che lavorano con diversi tipi di fonti (Documenti, testi, racconti per ricostruire la storia -Le fonti visive: pitture rupestri,dipinti, fotografie - Paesaggi e reperti: le fonti materiali) e suggerisce agli insegnanti attività motivanti ed efficaci.

     

    Titolo: Il più grande uomo scimmia del Pleistocene

    Autore: Roy Lewis

    Traduttore: C. Brera

    Editore: Adelphi

    Collana: Gli Adelphi

    Data di Pubblicazione: 2001

    Età di lettura: 10 anni

    Edward è il protagonista ed il capobranco di un gruppo di ominidi che vive in una zona dell’Africa centrale, presumibilmente nell’odierna Uganda.  E’ un brillante inventore. Per la sua brillante intelligenza può essere considerato il Leonardo da Vinci della sua epoca. Tra le sue varie scoperte si annoverano il fuoco e  la dieta onnivora. Dopo l’insediamento nei nuovi territori, inventa l’arco. Edward mostra al figlio Ernest la sua ultima invenzione. Ernest e gli altri figli, però, decidono di ucciderlo per evitare che anche questa invenzione venga divulgata, perdendo così la supremazia sulle altre orde. Lo fanno usando la sua arma, simulando un incidente. Lo stile umoristico assicura il divertimento del lettore.

     

     

    Titolo: Io e gli antichi. La storia vista da un ragazzo

    Autore: Sauro Marianelli

    Editore: Fabbri Bompiani

    Collana: Nuvole

    Data di Pubblicazione:1993

    Età di lettura: da 10 anni

    Con questo libro insolito, dove le illustrazioni intercalano la narrazione diventandone parte integrale, il lettore ripercorre con lo spirito di un ragazzo la storia dai primordi fino all’Impero Romano. Ha così modo di appassionarsi ai costumi degli antichi di un passato lontano, reso vicino dal continuo gioco della messa a confronto tra ieri e oggi.

     

    Titolo:  Storie della preistoria

    Autore: Alberto Moravia

    Editore: Bompiani

    Collana: Tascabili

    Data di Pubblicazione: 1982

    Età di lettura: 11 anni

    Moravia narra le avventure e disavventure di una grande folla di animali umanizzati, o meglio di uomini che si nascondono dietro una maschera animalesca. Ma le sue storie, libere da schematismi e da certezze usurate dal tempo, si propongono efficaci, più spesso esilaranti, per una lettura accattivante e per un’interpretazione autonoma e personalissima.

     

    Titolo:  Alla ricerca del primo uomo : storia e storie di Mary Leakey

    Autore: Cristiana Pulcinelli

    Editore: Editoriale Scienza

    Collana: Donne nella scienza

    Data di Pubblicazione: 2008

    Età di lettura:  da 11 anni

    Scavare, setacciare, raccogliere, ricomporre. La vita della scienziata Mary Leakey che operò scoperte fondamentali per individuare l’Africa quale culla dell’homo sapiens, attraverso la sua passione per l’archeologia e la paleontologia.

     

    Titolo:  Nella preistoria

    Autore: Andrea Dué

    Editore: Jaca Book

    Collana: Atlanti storici dell’uomo e dell’ambiente

    Data di Pubblicazione: 1997

    Età di lettura:  11-14 anni

    Il testo parte dall’origine della materia e la sua evoluzione, per continuare trattando la preistoria attraverso macrotemi (L’evoluzione e le grandi estinzioni -  L'evoluzione verso l'uomo-  La scoperta del fuoco-  L’adattamento a clima e glaciazioni -  L’arte preistorica- Le fonti alimentari - La sedentarizzazione e i mutamenti del Neolitico-  I megaliti-  Il controllo delle acque-  La nascita delle città urbane). Privilegia il punto di vista del rapporto fra gli umani e l’ambiente.

     

    Titolo:  Verso l’antichità

    Autore: Andrea Dué

    Editore: Jaca Book

    Collana: Atlanti storici dell’uomo e dell’ambiente

    Data di Pubblicazione: 1999

    Età di lettura:  11-14 anni

    Parte dal preistorico e termina con il Medioevo. La preistoria viene ricostruita attraverso le fonti materiali (L’ossidiana, il rame e l’ambra). In una prospettiva decisamente mondiale, racconta la conquista del Pacifico, lo sviluppo del Neolitico in Cina, la rivoluzione del paesaggio, gli ambienti e  l’adattamento degli uomini alla natura nelle Americhe, gli scambi culturali e  le civiltà dei popoli alpini.

     

     

    Titolo: La vita meravigliosa. I fossili di Burgess e la natura della storia

    Autore: Stephen J. Gould

    Traduttore: L. Sosio

    Editore: Feltrinelli

    Collana: Universale economica

    Data di Pubblicazione: 2007

    Età di lettura: 12 anni/ adulti

    Nel 1909 il paleontologo americano Charles Doolittle Walcott scopre uno dei più preziosi giacimenti fossiliferi del mondo. Gli argilloscisti di Burgess diventano per ottant’anni i protagonisti di una vicenda scientifica destinata a scardinare i capisaldi classici dell’evoluzionismo. Attraverso i fossili di Burgess infatti emerge l’ipotesi dell’evoluzione umana come una serie improbabile di eventi, dai quali affiorano un mondo e una storia segreti che hanno del meraviglioso. Alla meraviglia di fronte agli episodi apparentemente trascurabili dell’esistenza e della vita in senso lato,  Stephen Jay Gould consacra questo straordinario testo di divulgazione scientifica.

     

    Titolo: Il bambino e la storia

    Autore: Lando Landi

    Editore: Carocci

    Collana: Biblioteca di testi e studi

    Data di Pubblicazione: 1999

    Età di lettura:  adulti

    Viene incontro alle esigenze degli insegnanti che sono chiamati a insegnare storia nella scuola primaria di primo grado. Nel testo l’autore esamina le richieste dei programmi scolastici allora vigenti e le correnti storiografiche cui fanno riferimento; analizza alcuni problemi metodologici e didattici. In particolare questo libro aiuta l’insegnante a capire come avviare i bambini del primo ciclo allo studio della storia; vengono date indicazioni relative a quali contenuti dare a livello elementare ed illustra i processi operativi per preparare il necessario materiale didattico.

     

     

    Titolo: Esercitarsi in storia: giochi e attività di ricerca e di problem-solving per consolidare gli apprendimenti disciplinari

    Autore: Carlo Scataglini

    Editore: Centro studi Erickson

    Collana: I materiali

    Data di Pubblicazione: 2004

    Età di lettura:  adulti

    Lo studio della storia per gli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado rappresenta un momento formativo molto importante. Purtroppo questa disciplina viene spesso vista come una materia pesante e noiosa, con solo molte informazioni da ricordare. Il testo stimola uno studio attivo e significativo. Le oltre 100 schede del volume, divise in sei sezioni corrispondenti ad altrettante epoche storiche (Il tempo della storia, la Preistoria, l‘Età antica, il Medioevo, l’Età moderna e l’Età contemporanea), propongono quindi un’attività di consolidamento degli apprendimenti attraverso la riflessione e la partecipazione attiva dell’alunno, le comparazioni spazio-temporali degli avvenimenti passati, le ricerche storiche, utilizzando le fonti più diverse e varie attività di problem - solving e di ragionamento.

     

     

    Titolo: Insegnare la storia ai bambini

    Autore: Lando Landi

    Editore: Caroccio

    Collana: Le bussole

    Data di Pubblicazione: 2006

    Età di lettura: adulti

    Affronta la problematica dell’insegnamento della storia nella scuola primaria di primo grado con suggerimenti e spunti anche per la scuola dell’infanzia e la secondaria inferiore. Proprio sul piano metodologico, nell’ottica del costruttivismo, il libro prende in esame l’organizzazione, gli obiettivi e le finalità del laboratorio di storia per il quale propone nuove prospettive e attività diverse, fornendo materiale didattico fruibile anche on line.

     

     

    Titolo: Didattica della storia. Manuale per la formazione degli insegnanti

    Autori: Walter Panciera, Andrea Zannini

    Editore: Mondadori Education

    Collana: Sintesi

    Data di Pubblicazione: 2006

    Età di lettura: adulti

    Questo manuale è uno strumento di studio agile e completo, appositamente concepito per l’insegnamento della didattica della storia nei corsi di laurea per i docenti di scuola primaria e nelle scuole di specializzazione per gli insegnanti della scuola secondaria. Parte dalla riflessione sulle finalità, i fondamenti e i problemi della disciplina della didattica della storia e i relativi contenuti da trasformare in efficaci azioni didattiche.

     

    Titolo: È tutta un’altra storia

    Autore: Lando Landi

    Editore: Carocci

    Collana: Scuolafacendo Tascabili

    Data di Pubblicazione: 2008

    Età di lettura: adulti

    L’obiettivo dell’insegnamento della storia non è solo trasmettere conoscenze sul passato. Per conseguire obiettivi educativi più ambiziosi sono necessarie scelte metodologiche capaci di suscitare l’interesse dei ragazzi coinvolgendoli in attività che stimolino la loro fantasia e la loro creatività, li abituino alla discussione costruttiva e alla collaborazione democratica.
    Il libro affronta un tema molto dibattuto ormai da qualche anno: il Laboratorio Didattico. Dove realizzarlo e come attrezzarlo? Quali attività svolgervi ? Quali utili sviluppi interdisciplinari può avere? A queste e ad altre domande il testo cerca di dare appropriate risposte, in larga misura operative.

     

    Titolo:  Giochi…amo con la storia: Scuola primaria: giochi e attività per imparare con un approccio logico-divertente

    Autore: Claudio Ripamonti

    Editore: Centro studi Erickson

    Collana: Software didattico

    Data di Pubblicazione: 2010

    Età di lettura:  adulti

    Il libro è  il primo di una serie di volumi, ciascuno dedicato a una diversa materia di studio nella scuola primaria di primo grado . Ogni libro contiene decine di giochi a tema, organizzati cronologicamente sulla base dei programmi ministeriali. L’obiettivo delle attività proposte è quello di invogliare i bambini al ripasso semplice, veloce e accattivante dei contenuti studiati a scuola, attraverso proposte di gioco-approfondimento e un approccio logico-divertente che favorisce la partecipazione attiva di chi impara. Questo volume presenta giochi di familiarizzazione con i concetti di tempo e cronologia, giochi relativi al tempo e alle varie epoche e civiltà antiche. Il software Dalla Preistoria alla caduta dell'Impero Romano propone più di 100 attività e  giochi interattivi. Il CD-ROM contiene inoltre una cartella di materiali (tratti dal software) pensati per essere utilizzati sulla lavagna interattiva multimediale (LIM).

     

    Titolo:  Piccole storie 1 - Giochi e racconti di preistoria per la primaria e la scuola dell’infanzia

    Autore: Antonio Brusa

    Editore: La Meridiana

    Collana: Didattico-ludica “P come gioco”

    Data di Pubblicazione: 2012

    Età di lettura:  adulti

    Interamente dedicato alla preistoria, è il primo libro di una serie che ripercorrerà, nei prossimi volumi in uscita, le diverse epoche storiche, offrendo ai docenti gli strumenti ludico-didattici per addentrarsi nella storia andando oltre gli stereotipi tradizionali  e muovendo gli studenti dal proprio stato a-problematico verso la disciplina ad un “racconto problematico” del passato, che insegni anche a interrogarsi sul presente. Questo libro suggerisce come insegnare la storia del passato, non solo coinvolgendo i bambini, ma soprattutto fornendo loro gli strumenti del metodo scientifico  attraverso situazioni e esperienze di gioco storico (il libro ne propone 8 e altri ancora). Ogni gioco è dedicato ad una questione storica, di quelle che la programmazione scolastica prevede.

     

    Note:

    1. Cfr Guarnieri R., Koor dei mammuth, San Paolo,Milano; 2005; Scieszka J., Mamma Neanderthal, Mondadori, Milano; 2003;  Martin O., Disastrosi dinosauri, Salani, Firenze; 2001;  Grant J., Le avventure di Pokonaso, Piccoli, Torino; 2003;  Osborne M.P., Tramonto con la tigre dai denti a sciabola, Piemme, Milano; 2000;  Recami F., Assassinio nel Paleolitico, Salani-Le Monnier, Milano; 2000;  NERI M., Il destino di Bacmor. Giallo preistorico alle palafitte di Ledro, Mondadori, Milano; 1997; Layton N., La scuola dei mammuth. Pericolo umani!, Einaudi Ragazzi, Trieste, 2008.
  • Autore: Antonio Brusa

    Mandrie di bufale digitali

     

     
    Fig.1Butac.it(Bufale Un Tanto Al Chilo) offre una ricca sezione sulle bufale alimentari


    Può bastare un articolo spiritoso, informato, affidabile e comprensibilissimo, a mettere fuori causa delle pseudo conoscenze circolanti in rete? No. Nemmeno se si tratta del testo sull’alimentazione preistorica, che Joan Santacana Mestre ha dato a noi, di Historia Ludens, e che Susy Cavone ha tradotto. Le bufale, come sappiamo ormai da una buona messe di indagini, di “articoli-che-spiegano-tutto-sulle-bufale”, e perfino da un’edizione speciale (per quanto apocrifa: ma siamo in tema) del Manuale delle Giovani Marmotte, sono prede sfuggenti. Se ne vanno per strade digitali che le smentite non battono, e galoppano per praterie che l’informazione scientifica non riuscirà mai a controllare. Quindi, non ho alcun dubbio che la grande maggioranza degli internauti continuerà a leggere e a rimettere in circolazione le sciocchezze sulla carne cruda che i nostri antenati strappavano a morsi, o sulla vita spartana che conducevano. E allora, perché pubblicare in rete queste smentite? E per quanto riguarda i miei studi (e di tanti miei colleghi): perché dannarsi l’anima per smontare gli stereotipi sul medioevo e, più in genere, nell’insegnamento della storia? (per gli stereotipi sulla preistoria, si può vedere comunque il mio Davide e il Neandertal).

    Un motivo c’è. Non riguarda tanto i problemi dell’affidabilità della rete, ma è certamente interessante per chi insegna: quello di creare o segnalare circuiti di sicurezza, nei quali trovare notizie affidabili. E, dentro questi, aprire degli spiragli per la loro corretta utilizzazione a scuola (nella speranza di un mitico web 3.0, paradiso della buona conoscenza online). Da questo punto di vista, l’articolo di Joan è funzionale. Chiaro e ben illustrato. Può essere letto direttamente dagli allievi. Va inserito, credo, in una efficace cornice di significato, per essere pienamente valorizzato. E questa cornice può essere quella della comunicazione storica diffusa, o della storia pubblica, come dobbiamo imparare a dire. Quindi, non lo vedrei soltanto come uno strumento per far bene un argomento specifico, riguardante oltretutto un periodo storico che sempre di meno si studia a scuola, ma come un momento laboratoriale, nel quale si mettono a confronto conoscenze scientifiche e conoscenze pubbliche sul passato.

    Insomma, se non possiamo educare la rete, possiamo insegnare a qualche ragazzo a muoversi criticamente dentro di essa.

     

    Qualche certezza sull’alimentazione preistorica
    Ho l’impressione che l’articolo di Santacana aumenterebbe, per così dire, la sua forza dimostrativa se lo facessimo seguire da un rapido sondaggio in rete. Un conto è discutere le sciocchezze, un altro allenarsi a scovarle. Insomma, cacciare le bufale può essere divertente e utile, una volta muniti delle armi adeguate. E, come spero di dimostrare alla fine, può diventare l’occasione per discutere di aspetti profondi della nostra società.

     

     
    Fig. 2. La cucina preistorica secondo John Xien (da Santacana Mestre)

     

    Prima di partire per la nostra caccia, fissiamo tre concetti dal lavoro di Santacana:


    -    I preistorici cucinavano. Quindi, non solo NON mangiavano la carne cruda, ma nemmeno si limitavano a “cuocerla” o a arrostirla allo spiedo. Ergaster usava il fuoco da almeno 500 mila anni. Avevano una conoscenza di vegetali commestibili che oggi nemmeno un erborista professionale. Recuperava carni di ogni tipo, frutti, semi e insetti. Non vuoi che qualcuno non abbia cominciato a mescolare mettere insieme questo e quello: e, quindi, a “cucinare”?

    -    I preistorici erano onnivori. Come noi, d’altra parte. Questo lo sappiamo, è scritto nei libri di scuola ormai da molto tempo. Però poi prende il sopravvento l’immagine del bruto che azzanna, e ci attestiamo sul concetto che divoravano carne, e carne cruda.

    -    La preistoria non è sempre uguale. E’ lunga, lunghissima, e non è una, ma tante a seconda delle regioni. E’ legittimo presumere che in alcuni momenti e in alcuni luoghi le cose andassero bene e in altri malissimo. Santacana si sofferma su un periodo del paleolitico finale della penisola iberica, nel quale una popolazione umana piuttosto rada ha potuto usufruire di selvaggina abbondante, catturata con tecniche di caccia evolute. Un periodo di alcune migliaia di anni. Più duraturo, ricordiamolo, dell’intera storia manualistica messa insieme. Ma le cose non andarono sempre in questo modo. La preistoria, dobbiamo immaginarla come un enorme contenitore di periodi lunghissimi, nei quali le diete si alternarono, con prevalenza ora di questo ora di quel complesso di alimenti, a seconda delle variazioni climatiche e degli ambienti diversi nei quali gli umani si insediarono.

     

    Alimentazione preistorica in rete
    Una piacevole scoperta è che la voce “alimentazione preistorica” seleziona siti in genere interessanti. Il nostro cacciatore di bufale ne resterebbe alquanto deluso. Alcuni siti sono apprezzabili, come Incisioni rupestri, dove Maurilio Grassi, del centro Camuno di Studi Preistorici, descrive metodi e risultati della ricerca preistorica, non solo limitati all’ambiente alpino. Altri articoli sono accettabili: perfino quello firmato dal “Gran cazzaro”, pubblicato su The corner, è abbastanza corretto, per quanto si lasci scappare (forse a giustificazione del nickname) che l’incarico di sezionare la carne delle carogne, presso gli Australopitechi, era attribuito alle femmine.

    Un invito a guardarsi dalle diete vegane e, soprattutto, il sito di Michel Montignac, inventore del metodo alimentare omonimo, ci introducono nella vasta schiera di quelli che mettono in rete notizie per uno scopo commerciale. Nel nostro caso, per propagandare una dieta. Montignac propone una sintesi storica, che dichiara di far riferimento all’opera collettiva curata da Jean Louis Flandrin e Massimo Montanari (Histoire de l’alimentation, Fayard, Parigi 1996). E’ abbastanza precisa, con alcune notazioni amene, come il fatto che il legionario romano, essendo male alimentato, tendeva alla pinguedine, ma la sua “pesantezza” era una qualità che gli serviva per “resistere ai colpi dei nemici”, mentre, se l’impero voleva guerrieri agili, si rivolgeva ai germani.ù

     

     
    Fig. 3 Quintilius Goldenslumbus, il centurione di Goscinny e Uderzo, esemplificherebbe bene le conseguenze della dieta romana secondo Montignac.

     

    Apre la galleria dei video quello molto divertente, realizzato per un’istallazione al palazzo reale di Monza, in occasione di Expo 2015, nel quale,disposti su un grande tavolo rettangolare, fanno bella mostra di sé i cibi connotativi delle varie epoche storiche, impiattati come da chef stellati; ma subito dopo,  Anna Martellato, tracciando la storia dell’alimentazione in un video peraltro gradevolissimo, inizia col piede sbagliato, dichiarando che i più antichi uomini della preistoria si cibavano di bacche, frutta, uova e piccoli animali, i quali ultimi,però – sfortunatamente per l’autrice - sono un’acquisizione più recente della dieta umana, come ci ha spiegato Guido Chelazzi, nella sua Impronta originale (Einaudi 2013).Quindi, la galleria dei video si trasforma in una degli orrori, a partire da quelli che si affannano a propagandare in rete il miracoloso metodo nutrizionale “Kousmine”, in curiosa contraddizione con la ripetuta raccomandazione di “tenerlo nascosto alle case farmaceutiche”.

     

    La dieta preistorica è tutta un’altra cosa
    In buona sostanza, tuttavia,la voce “alimentazione preistorica” seleziona siti più o meno dignitosi, almeno dal punto di vista della correttezza scientifica. Il quadro cambia totalmente se digitiamo un’altra voce. “Dieta preistorica” squaderna un panorama totalmente diverso. Tra le prime venti ricorrenze, appena un paio sono di tipo informativo, e anche la relativa voce di Wikipedia, caso insolito nelle mie ricerche in rete, occupa a stento il ventesimo posto. Tutte le altre ricorrenze sono un inno alla “dieta preistorica”.

    In che cosa consiste questa dieta? Lo ricavo da un’intervista di qualche anno fa (2011) di Adelaide Pierucci, pubblicata da “Lettera43.it”, che si propone come imparziale, dal momento che le dichiarazioni di una dottoressa bolognese, grande sostenitrice di questa dieta, sono bilanciate dall’intervento di un suo collega fermamente contrario. La dottoressa centra il cuore del problema. Spiega, infatti, che questa disciplina alimentare – che lei ha ribattezzato con poca perspicuità storica “la dieta dei cavernicoli” - è basata sulla storia. Afferma: “Il dettame, infatti, è tutto là: basta pensare ai nostri avi, anzi risalire agli inizi della specie. Per circa due milioni di anni (fino alla scoperta dell'agricoltura), l'uomo non ha tritato grano e munto vacche. Ma si è cibato solo di cacciagione, bacche, bulbi e radici: era quella la sua alimentazione”. In una “dieta del cavernicolo tipo”, dunque, “la carne è meglio mangiarla cruda, perché dà energia” – è sempre la nostra dottoressa che parla - e quindi, al massimo si può concedere “una bistecca al sangue insaporita con un fungo cotto, pollo e radicchio, carne ai ferri con una noce”.

    La dottoressa ci sta spiegando che la storia è la base scientifica della sua dieta. Praticamente, demanda agli storici il compito di validare le sue teorie alimentari. Ed è quello che facciamo volentieri.

    Per la verità, a dare il primo colpo alla sua ricostruzione del passato, interviene, già in quell’articolo, il suo collega, quando fa notare come la carne che troviamo oggi in macelleria non sia la medesima che centomila anni fa i nostri antenati rosolavano allo spiedo: “Gli acidi grassi essenziali degli animali preistorici non esistono più. E il pesce ora viene per lo più coltivato e imbottito di antibiotici. Senza contare che il cacciatore non mangiava tutti i giorni. Non è vero, poi, che l'alimentazione di un tempo non prevedeva carboidrati: si faceva vasta incetta di semi germogliati”.

    Da storici, non possiamo che confermare. L’animale domesticato è diverso da quello selvaggio. Le pecore, le mucche, le capre e i maiali che allietano il nostro desco sono stati “creati” dall’uomo. Ottomila anni fa non esistevano. E, per quanto riguarda i volatili da cortile (dalle galline al tacchino), che sono spesso consigliati come carni esemplari per le diete, la loro domesticazione è ancora più recente (probabilmente a partire da 3/4 mila anni fa). Se i sostenitori della paleodieta affermano che i cereali fanno male, perché il nostro organismo non si è ancora abituato al loro consumo, a maggior ragione dovrebbero metterci in guardia dalla carne degli animali domestici, dal momento che “esistono” da molto meno tempo.

    D’altra parte, è vero che i cereali e i legumi sono diversi dai loro confratelli selvatici. Ma questo vale per tutti i vegetali domesticati: siano essi frutti (il fico fu probabilmente il primo ad essere domesticato 15 mila anni fa, e a seguire vennero gli altri, domesticati a volte ben dopo i cereali) o i bulbi, come le cipolle e l’aglio, e le verdure.

    «Giusta, perché dettata dalla natura», afferma la dietologa. A rigore, allora, non dovremmo mangiare quasi niente, perché quasi tutto ciò che vediamo sulla nostra tavola è frutto di un lavoro di domesticazione, iniziato migliaia di anni fa (e che continua, con i metodi e le conoscenze che abbiamo nel frattempo elaborato).

    La paleodieta storicamente accertata contemplava, in una scelta piuttosto ricca e varia, anche i semi. E fra questi, vi erano i cereali selvatici. I semi sono nutrienti magnifici e, per giunta, possono essere più facilmente conservati della carne e della frutta. Perché non pensare che sapiens li raccogliesse, magari per servirsene nei periodi di magra? E perché non pensare che li tostasse, per vedere se, cotti, diventavano buoni esattamente come la carne? O li consumasse macerati o in qualche combinazione con altri alimenti? Proprio per questo, i gruppi umani preferivano insediarsi presso i campi spontanei di queste piante preziosissime. E questo già da millenni prima che a qualcuno venisse in testa di seminarli, di macinarli, di impastarne la farina e trasformarla in pane.

     

    Darwin o Mitridate?
    Alla stramba idea della“dieta dei cavernicoli” è associata un’altrettanto strana concezione dell’adattamento. Un’autentica misconoscenza. Perché, infatti, la dottoressa sostiene che l’uomo non “ha fatto in tempo” a adattarsi ai cereali, e invece “ha fatto in tempo” a adattarsi alla carne? E’ evidente che confonde adattamento con assuefazione: poco per volta, anno dopo anno, un cibo che prima ti faceva male, poi lo riesci a digerire in modo efficace. Ci sta raccontando, la dottoressa, che, qualche migliaio di anni prima di Mitridate - quel re diffidentissimo, che tentò di abituarsi al veleno assumendolo a piccole dosi - i preistorici si adattarono ai cibi dannosi, piluccandoli con precauzione. Un adattamento per mitridatizzazione, dovremmo concludere sorridendo, per non chiamare in causa i residui di un lamarckismo ingenuo. E lasciando aperta la domanda delle cento pistole, alla quale, immagino, solo i paleodietologi più arditi oseranno rispondere: “quanto tempo ci vuole perché l’organismo umano si adatti a un certo alimento?”

    Ma in rete abbondano i coraggiosi. Eccone un esponente che dottoreggia: “Secondo questi principi di medicina evolutiva, il corredo genetico dell'uomo moderno sarebbe oggi perfettamente adattato alla dieta del Paleolitico, utilizzata durante oltre 2 milioni di anni, mentre si troverebbe ancora agli albori, dopo soli 10.000 anni, del mutamento genetico necessario per il consumo dei prodotti agricoli. In conseguenza, pur senza ripudiare aprioristicamente il consumo dei prodotti agricoli, la dieta ideale per il mantenimento della salute sarebbe quella che più si avvicina a quella ancestrale”.

    Due milioni è sufficiente, 10 mila è poco? La public history alimentare ci sorprende col suo nuovo “evoluzionismo a spanne”. Tuttavia, non è solo questione di misure date alla buona. Il fatto è che le mutazioni non avvengono “poco per volta” e perciò non esiste un "tempo giusto" per l'adattamento. Per esempio, la nostra colonna vertebrale, così come molte articolazioni, non si sono ben adattate all'andamento bipede. Ricordano ancora, per così dire, il tempo della quadrupedia, di oltre due milioni di anni fa, Per contro, Il caso del latte e della lattasi ci mostra che mutazioni decisive avvennero appena 10 mila anni or sono. Ce lo racconta  Dario Bressanini, un collaboratore di “Le Scienze”. Circa diecimila anni fa, scrive lo studioso, gli uomini cominciarono a nutrirsi di derivati del latte, come lo yoghurt (questo sembra certo, prima di berlo direttamente). Questa nuova possibilità alimentare venne data da una mutazione casuale, un enzima presente in alcuni individui. Non siamo sicuri dei motivi per i quali questa avvenne. Però,accadde allora, e da quel momento alcuni gruppi umani poterono nutrirsi di latte e latticini, e altri no.

    Oggi la mappa della diffusione dell’enzima mostra regioni abitate da popolazioni geneticamente diverse. Ne dobbiamo dedurre che in Europa esistono uomini “artificiali”, o che nella Cina meridionale esiste un’umanità più “naturale”?


     
    Fig. 3. Mappa della diffusione dell’enzima che consente la digestione di latte e latticini

     

    E’ l’evoluzione, dunque, o meglio la coevoluzione fra umani, animali e vegetali, questa grande sconosciuta ai paleodietologi, che andrebbe studiata bene a scuola, per mettere gli allievi in grado di far fronte a questa, come ad altre misconoscenze alimentari che inondano la rete. E le cui scoperte recenti, come  conclude Bressanini, avrebbero addirittura “deliziato” Darwin, che “chissà, forse avrebbe brindato con un bicchiere di latte”.

     

     
    Fig.4.  Un video delProject Invictusaiuta a passare dalle conoscenze approssimative di fruttariani, vegani e paleodietisti alla conoscenza dell’evoluzione, con il consiglio finale di leggere qualche buon libro sull’argomento.

     

    A caccia di bufale!
    Partiamo da un mesto esperimento televisivo, diffuso da Melanzane al cioccolato, durante il quale a tre povere donne, colpevoli di eccesso di colesterolo, hanno fatto ingurgitare chili e chili di frutta e verdura cruda “(carote, meloni, zucche, broccoli, mango, ecc.), cioè quello che mangiavano i nostri antenati”, con l’unica concessione di assaggiare “un’oliva in salamoia”, che, insieme col mango, è una nota delizia del paleolitico. Felici come siamo per aver appreso, dallo stesso sito, della riuscita dell’esperimento, tuttavia non possiamo non far rilevare come la dietologia preistorica sia in realtà lacerata da due scuole di pensiero.

     

    Una carnivora e una di ispirazione sicuramente vegana.


    Alessandra Mallarino sembra incaricarsi del tentativo di conciliarle, dalle pagine di Amando.it, un sito online autorevole, dal momento che dichiara oltre 10 milioni di lettori unici l’anno. Nel suo Dieta preistorica e evoluzione spiega che gli ominidi dapprima furono prevalentemente vegetariani, poi, con la scoperta del fuoco, privilegiarono l’alimentazione proteinica, e dunque le carni. L’autrice scende nel dettaglio. “Nei “piatti” degli ominidi la carne derivava anche da animali molto grossi e spesso molto aggressivi, tra i più temibili i coccodrilli, ma anche ippopotami, che tanto mansueti in realtà non sono, fino alle rumorose scimmie, e ancora a diversi tipi di rettili che oggi non esistono più ma di cui sono rimasti fossili o ossa” (non oso pensare a quali rettili si possa riferire).

    Poi, si lancia anche lei in una teorizzazione evoluzionista ad uso degli ignari. Scrive, infatti, che questa alimentazione “contribuì fortemente all’aumento volumetrico e del numero totale delle cellule del cervello”. Una frase che, pur nel suo incerto italiano, ci vorrebbe far intendere che il cervello, irrobustito dall’alimentazione carnea, costrinse la scatola cranica ad allargarsi. Nel corso dei millenni, naturalmente, millimetro dopo millimetro.

     

     
    Fig. 5. Le vere ragazze mangiano carne di dinosauro, secondo la Gender paleodietology

     

    Dai principi alle ricette. Un vantaggio indubbio della paleodieta consiste nell’eliminazione delle fastidiosissime tabelle caloriche. Basta seguire i saggi consigli che ci vengono dalla preistoria. E, dunque, ecco un paleomenu, dove avete libertà di caccia alle bufale: “A colazione mangia un frutto – magari un’arancia – del salmone affumicato e qualche noce. A pranzo consuma della fesa di tacchino condita con mandorle e lamponi. Sempre a pranzo, non far mai mancare un’insalatona mista con olio d’oliva e succo di limone. A cena opta per scaloppine di vitello con verdura a scelta – anche cotta – melone bianco e semi di girasole. Non sono previsti spuntini, ma se hai fame puoi mangiare delle piccole porzioni di proteine a metà pomeriggio – per esempio due fettine di prosciutto crudo. Sono tutte ricette semplici da realizzare, ispirate alla dieta dei nostri antenati che non avevano grandi mezzi per cucinare!”

     

    Sani, forse belli, ma soprattutto primitivi
    “Marie Claire”lo proclama a gran voce alle sue lettrici. L’uomo preistorico era “atletico, forte e muscoloso”. Tutti? Forse no, se ricordiamo certe raffigurazioni del tempo, come le cosiddette “veneri paleolitiche”. Il dubbio deve essere venuto a qualche adepto e se ne deve essere discusso in rete, se su questo argomento è sceso in campo persino il guru della paleodieta, Loren Cordain. Nel suo blog (dove risponde personalmente alle domande dei seguaci) ammette che queste veneri non “sono affatto un buon esempio di correttezza degli indici di massa grassa”.  E’ uno studioso, però, e ha buon gioco nel richiamare la funzione cultuale e simbolica di quelle statuette.

    E’ vero. Ma questo non toglie che quegli uomini ebbero degli esempi reali ai quali riferirsi, per scolpire seni, natiche e ventri prominenti. Insomma: se non è lecito dedurre dalla Venere di Willendorf che le donne preistoriche fossero tutte in sovrappeso, allo stesso modo non è consentito sostenere che erano tutte slanciate e magre, come la meravigliosa Raquel Welch di Un milione di anni fa.


    Diversa nei tempi e negli spazi, la preistoria fu diversa anche negli individui.

     

     
    Fig. 6 Atletico e muscoloso, l’uomo preistorico non doveva eccedere in bellezza, secondo“Marie Claire”

     

    A compensare una bellezza dubbia, intervengono le qualità morali, che, sempre secondo la rivista online, distanziano l’uomo preistorico da quello odierno. “La differenza rispetto ad oggi è che quegli uomini dovevano faticare per avere ciò di cui sfamarsi e non prendevano mai più di quello di cui avevano necessità”. E’ dopo, quindi, con la vita facile del mondo civile, quello nato “dopo l’agricoltura”, che l’uomo è diventato avido, grasso, pigro e soggetto, per di più, agli attacchi cardiaci. In quel “dopo” c’è tutto. C’è il disagio della nostra società e la ricerca della fuga salvifica in un passato mitico. Non è solo ipocalorica, la dieta preistorica, leggiamo nell’esergo dell’articolo, ma è anche “ecosostenibile”. Qual è la rispondenza con la realtà di queste affermazioni? Le società post-neolitiche furono società facili e dell’abbondanza? Una dieta interamente carnea è anche ecosostenibile?

    Le più che ovvie risposte negative ci fanno sicuri di un fatto: il successo di questa dieta non dipende dalla sua aderenza, più o meno fantasiosa, alla realtà storica, ma da un bisogno di semplicità sempre più diffuso e insopprimibile, in una società troppo complessa, come la nostra. Non è solo questione di rete. Questi sono miti, per quanto fabbricati con materiali scientifici. Con loro, temo che la filologia abbia le armi spuntate. Ben prima del web, fin dai tempi di Socrate.

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