di Mario Prignano

Gli antipapi sono veramente i cattivi della Chiesa?

«Perturbatore della Santa Chiesa, eversore della dottrina apostolica, radice del peccato, araldo del diavolo, apostolo dell’Anticristo e figlio della perdizione, drago spaventosissimo, una freccia certamente estratta dalla faretra di Satana…». Questi soavi epiteti sono solo un piccolo campionario di quello che san Pier Damiani ebbe a dire del vescovo di Parma Càdalo, eletto papa nel 1061 con il nome di Onorio II in opposizione al papa legittimo Alessandro II. Naturalmente il linguaggio è quello del suo tempo: oggi, se qualcuno dicesse di noi che siamo come una freccia estratta dalla faretra di Satana, prima lo guarderemmo interdetti, poi scoppieremmo a ridere. Ma siamo onesti: mutatis mutandis, non pensiamo forse anche noi che gli antipapi siano il prodotto di secoli bui, avversari dichiarati della Chiesa e dell’unità dei cristiani, gente che trama nell’ombra, quasi dei massoni ante litteram, se non proprio una controfigura dell’Anticristo?

Immagine1Fig.1: Almeno nel Medioevo “…gli antipapi erano migliori di come sono stati dipinti”, Antonio Musarra. FonteSanti antipapi

Eppure, proprio come la stragrande maggioranza dei cosiddetti “antipapi”, Onorio II non avrebbe affatto sfigurato come pontefice legittimo. Perché nonostante la fama negativa che da sempre li circonda, nessuno di questi strani personaggi fu mai peggiore (o migliore) dei papi cosiddetti legittimi. Semplicemente, avendo perso la battaglia per il trono di Pietro, vennero ostracizzati da parte di chi li aveva battuti e relegati di fatto nel ruolo dei cattivi della Storia. Basta scavare un poco per scoprire che tra di essi si trovano grandi predicatori, teologi, ecclesiastici con solide esperienze diplomatiche e giuridiche. Ippolito di Roma, vissuto all’inizio del terzo secolo, è venerato come santo e martire. Un altro, Clemente III, eletto come Onorio II al tempo dell’imperatore Enrico IV, morì in concetto di santità (tanto che il rivale Pasquale II, per non sbagliare, fece riesumare il cadavere e lo fece buttare nel Tevere). Anacleto II, vissuto nella prima metà del XII secolo, fu un grande politico e diplomatico: sua la decisione di creare dal nulla il regno di Sicilia e affidarlo ad un avventuriero normanno, il duca Ruggero II. Grandissimo papa, Anacleto II perse la sua battaglia contro Innocenzo II per quello che Glauco Maria Cantarella ha definito «un errore imperdonabile»: quello di morire prima di lui.

Immagine2Fig.2: “Giovanni XXIII, un tempo Papa, morì a Firenze nell'Anno del Signore 1419, 11 giorni prima delle calende di gennaio”, monumento funebre di Giovanni XXIII, opera di Donatello, nel Battistero di Firenze.L’imbroglio di Costanza

Il fatto è che se qualcuno pensa, sbrigativamente, che l’antipapa sia tale perché eletto contro le regole canoniche, oppure perché usurpatore della sede apostolica quando questa è già occupata, ebbene: non è quasi mai così. Nel 1378 avvenne che, dopo avere eletto Urbano VI, tutti i cardinali, cioè l’intero corpo elettorale, lo dichiararono illegittimo e ne elessero un altro, Clemente VII. Un po’ come se lo Spirito santo avesse dichiarato il proprio errore. Come se ne poteva venir fuori? Infatti non se ne venne fuori. Dopo trentanove anni di guerre e scomuniche reciproche, ma anche inchieste per capirci qualcosa e grandi discussioni teologiche (si arrivò perfino ad eleggere un terzo papa, ingarbugliando ancor di più la matassa), un concilio convocato a Costanza nel 1414 rinunciò a stabilire chi dei tre fosse quello legittimo e, riunito il conclave, elesse un papa che stava bene a tutti, Martino V. Interessante la fine che fecero i tre pontefici rivali: uno, Giovanni XXIII, venne dichiarato «indegno», deposto a forza e spedito in prigione; un altro, Gregorio XII, forse preoccupato per la fine che aveva fatto il “collega”, si dimise subito dopo; Benedetto XIII, uomo integerrimo e canonista di grande valore, quando vide arrivare nella sua Aragona una delegazione del concilio che gli chiedeva di imitare gli altri due e farsi da parte, li gelò: «Io sono il vicario di Cristo, perciò, se mi dimettessi, lui dovrebbe incarnarsi di nuovo e sceglierne un altro». Come dargli torto? È evidente che, come qualunque altro papa della storia, si sentiva investito di una responsabilità e di una missione nel mondo che non gli consentivano di disporre di sé stesso. Per la cronaca, Benedetto XIII morì quasi centenario, abbandonato da tutti, qualche anno più tardi. Ma non è che la Chiesa abbia impiegato poco a chiarirsi le idee su quel periodo così travagliato della sua storia. Solo nel 1947, infatti, l’Annuario pontificio definì illegittimi (per motivi legati alla canonicità della elezione) Alessandro V e Giovanni XXIII. Liberando una “casella” che qualche anno dopo sarebbe stata occupata da Angelo Roncalli.

E se Prevost/Leone dovesse cambiare numero?

Non che ora la situazione sia chiara e cristallina. Sempre l’Annuario pontificio, nelle pagine in cui riporta la cronotassi dei papi e (tra parentesi) quella degli antipapi, segnala che alcuni potrebbero passare da una categoria all’altra. Tra i papi dalla dubbia legittimità c’è anche un Leone VIII, vissuto nella seconda metà del X secolo. Vuoi vedere che il povero Prevost dovrà cambiare l’ordinale in XIII? Naturalmente non potrebbe mai accadere: troppe volte si è fatta confusione sul numero dei papi che hanno avuto questo o quel nome, e troppe volte ci sono stati papi che sono stati riconosciuti antipapi quando già un altro aveva ripreso quel nome rispettandone l’ordinale.

Senza titoloFig.3: Una storia completa degli antipapi antichi e medievali e il podcast curato da Amedeo Feniello e Mario Prignano FonteBonifacio VIII e Alessandro VI

Due esempi su tutti. Benedetto Caetani scelse di chiamarsi BonifacioVIII non immaginando che, molti anni più tardi, il VII sarebbe stato riconosciuto illegittimo. Idem Alessandro VI, papa Borgia, sinceramente convinto della legittimità del V, che invece, quattrocentocinquanta anni dopo, sarebbe finito tra i papi “sbagliati”.

Alla luce della più recente storiografia, numerosi studiosi (soprattutto in Germania: gli italiani vanno un po’ “a rimorchio”) stanno cercando un’alternativa alla parola antipapa che renda giustizia a questi personaggi e soprattutto eviti di anticipare un giudizio che possiamo dare solo noi che siamo venuti dopo, non certo i poveri cristiani che si trovavano nella bufera e che probabilmente, per dirla in parole povere, non sapevano che pesci prendere. Missione pressoché impossibile.

Quello che impossibile non è è rendersi conto che la storia degli antipapi non può essere considerata una storia a latere di quella della Chiesa o del papato. I trentasette antipapi che si sono succeduti tra il terzo e il quindicesimo secolo non sono il prodotto di errori o di aborti. Non c’è alcunché di patologico nel loro insorgere. Scrivere di loro non è scrivere una contro-storia della Chiesa e men che meno una storia di potere e di complotti all’ombra di san Pietro (quanti danni ha fatto Dan Brown!). Ma solo una storia della Chiesa, dalla parte dei perdenti se volete, ma solo una storia della Chiesa: che resta pur sempre una grande, appassionante, inesauribile vicenda umana.

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