di Antonio Brusa
Immagine ottenuta con ChatOnDiario di Bordo, 18 gennaio 2026
Gli storici competenziali si trovano, con la loro descrizione, in un post di Luca Malgioglio. Sono storici che non amano le date, dicono che qualsiasi contenuto va bene, che al posto della lezione occorre fare laboratori e che le conoscenze devono essere sempre scoperte dai ragazzi, altrimenti non valgono nulla. Detrattori delle nozioni, perché nozionistiche, sostengono a spada tratta le competenze. Sono figli vuoi del pensiero pragmatico ed economicista americano, vuoi di quello fascistissimo di Bottai, vuoi dell’imperversante neoliberalesimo (a scelta, tanto sono cattivi tutti e tre).
In quello stesso post, ho scoperto che io sarei tale, insieme al mio amico Luigi Cajani. È più che evidente che si tratterebbe di un curioso quanto mirabile caso di omonimia, se non di una scarsa confidenza con i nostri scritti. Nella mia cassetta degli attrezzi, infatti, disposti con la medesima cura, ci sono la lezione, il manuale e il laboratorio, mentre, per quanto riguarda Luigi, autore di curricoli di storia adeguatamente provvisti di quadri contestualizzanti, date e di tutto ciò che serve agli allievi per orientarsi, è salutare tener conto del fatto che considera gravemente offensivo parlare di competenze in sua presenza.
La nostra opposizione alle Nuove Indicazioni non nasce dai motivi attribuiti da Malgioglio ai suoi fantasmatici storici competenziali, ma dagli argomenti elencati nel comunicato congiunto delle 15 società storiche del 31 marzo 2025, nel quale al documento ministeriale viene imputato un impianto storiografico obsoleto, sbagliato, eurocentrico, moralistico, vecchio didatticamente e pieno di errori, dei quali il caso dell’Alessandro Magno che conquista il Mediterraneo è solo un gustoso, quanto tragico, esempio. Non si dà un tertium rispetto a un testo che le società degli storici hanno così nettamente delegittimato: e di questo l’articolo di Ginzburg, citato da Malgioglio, non è altro che una conferma autorevole.
La “storia "per competenze", paradossalmente atemporale, frammentata e separata da un quadro storico coerente, da un suo "racconto" - come scrive ancora Malgioglio - è figlia di una polemica sterile e ormai noiosa che la ricerca didattica odierna si è lasciata alle spalle. Appartiene a quel vecchio modo di considerare l’insegnamento storico che troviamo nelle Indicazioni, e al quale Luca Malgioglio, con i suoi storici competenziali, è evidentemente affezionato.



