di Antonio Prampolini

Indice

1. Gli album come oggetti materiali

2. Gli album come luoghi della memoria

3. L’uso didattico degli album

4. Le risorse della rete: sitografia

 

Negli studi sulla fotografia di famiglia è fondamentale la distinzione tra gli album intesi come “oggetti materiali” e come “luoghi della memoria”1. Una distinzione che deve essere tenuta presente anche da chi, nel mondo della scuola, voglia servirsi degli album fotografici di famiglia nell’insegnamento/apprendimento della storia contemporanea. Per facilitarne l’uso didattico, di seguito ho elaborato dei quadri riassuntivi sulla loro natura/funzione e segnalato alcuni siti web open access.

Questo articolo è collegato a quello precedente (La storia della fotografia e la fotografia fonte della storia: cronologia e schede per un uso didattico delle immagini) pubblicato sempre su Historia Ludens.

 

1. Gli album come oggetti materiali

Gli album fotografici di famiglia si diffondono nella seconda metà del XIX secolo grazie all’invenzione, nel 1854, delle cosiddette "cartes de visite": piccoli ritratti fotografici su carta delle dimensioni di un biglietto da visita. Queste fotografie, relativamente economiche e prodotte in serie, incentivano, in particolare tra le classi borghesi in ascesa, le collezioni di ritratti di familiari2. Collezioni che, per essere conservate e organizzate in modo adeguato, necessitano di appositi raccoglitori a forma di libro che ne facilitino la visione a parenti e amici3.

Ha così inizio la storia degli album fotografici di famiglia, strettamente connessa all’evoluzione delle tecnologie fotografiche e alle mode della società, che attraverserà diverse fasi: da oggetti elitari (status symbol delle famiglie benestanti) a fenomeno di massa nel corso del Novecento, per poi perdere, oggi, la loro fisicità (salvo pratiche di nicchia) nel dominante mondo digitale.

Nella cronologia che segue, le principali tappe della storia degli album fotografici di famiglia collegate a quelle della storia della fotografia4.

 

Anni

Tipologia di album

Storia della fotografia

1850-1860

Album per le cartes de visite: nascita dei primi album con copertina rigida in pelle o velluto, progettati specificamente per ospitare i ritratti formato “biglietti da visita”.

Sviluppo della ritrattistica grazie al formato “carte de visite”. Un sistema per realizzare più ritratti sulla stessa lastra fotografica brevettato nel 1854 dal fotografo e inventore francese Eugène Disdéri.

1880-1900

Album illustrati e commentati: sulle pagine di cartoncino, generalmente di colore nero, le fotografie vengono corredate da disegni, ritagli, didascalie e racconti che trasformano gli album in diari di vita familiare.

La macchina fotografica Kodak (inventata e brevettata nel 1888 da George Eastman e nota come Kodak No.1, a cui seguirà nel 1900 il modello Kodak Brownie) permette di scattare facilmente fotografie, senza dover ricorrere a professionisti, per ritrarre i famigliari, la crescita dei figli, gli eventi importanti e anche scene di vita quotidiana.

1920 -1960

Album con angolini di carta da incollare sulle pagine per agevolare l’inserimento delle foto, sempre più numerose, di diverso formato.

L’uso della pellicola e la diffusione delle macchine fotografiche più piccole (come la Leica nel 1925) favoriscono la fotografia dilettantistica che include anche le vacanze e il tempo libero delle famiglie.

1970-1990

Album "adesivi" con rilegatura a spirale: disposizione delle foto su pagine di carta siliconata ricoperte da una pellicola di plastica trasparente.

La fotografia a colori e le macchine fotografiche usa e getta moltiplicano gli scatti fotografici. La fotografia diventa un fenomeno di massa accessibile alla maggior parte delle persone.

Anni 2000

Album digitali stampati (fotolibri): volumi rilegati in cui le immagini sono stampate direttamente (non più inserite o incollate) sulle pagine dell’album creato online utilizzando software dedicati.

Album digitali virtuali: le fotografie non vengono stampate ma archiviate/organizzate elettronicamente per essere visualizzate su schermi (PC, tablet, smartphone). Immediata condivisione online degli album tramite link o social network.

Rivoluzione digitale; progressivo abbandono della fotografia su pellicola e diffusione degli smartphone.

Archiviazione delle immagini su hard disk o su piattaforme cloud (server remoti gestiti da terze parti); catalogazione automatizzata e uso dell’intelligenza artificiale.

 

La fisicità dei tradizionali album fotografici ha offerto nel passato alle famiglie esperienze sensoriali e narrative molto diverse da quelle derivanti oggi dall’uso degli album digitali virtuali.

Guardare un album significava sfogliare le pagine di un volume rilegato seguendo un lento rituale di condivisione che coinvolgeva i famigliari seduti intono a un tavolo o su un divano. Toccare le fotografie creava una sorta di contatto fisico con le persone e gli eventi ritratti che rinverdiva la memoria di un comune passato, rafforzando il senso di appartenenza e l'identità del nucleo familiare.

 

«Gli album fotografici fisici fungevano da strumenti di organizzazione spaziale che facilitavano il ricordo grazie alla memoria legata alla posizione. Le famiglie potevano ricordare non solo il contenuto delle fotografie, ma anche dove queste fossero conservate all'interno dello spazio fisico della loro casa. Trovare una particolare fotografia richiedeva movimento fisico nello spazio e interazione tattile con gli oggetti, creando ricordi incarnati che arricchivano la visione. La ricerca fisica di immagini specifiche – estrarre gli album dagli scaffali, riconoscere le copertine al tatto – coinvolgeva sistemi di memoria spaziale che le funzioni di ricerca digitali non possono replicare. I limiti fisici dell'album creavano anche gerarchie organizzative naturali che aiutavano le famiglie a comprendere la propria storia come una sequenza di capitoli significativi, piuttosto che come un flusso indistinto di momenti. Gli album in occasione del matrimonio segnavano una delle principali transizioni della vita. Gli album dei bambini documentavano le fasi cruciali della loro crescita. Gli album delle vacanze immortalavano avventure in contesti geografici e temporali precisi. Questa segmentazione non era arbitraria, ma rifletteva il modo in cui la memoria umana organizza naturalmente l'esperienza in episodi significativi» (Alex Cooke)5.

 

2. Gli album come luoghi della memoria

I tradizionali album fotografici di famiglia, per la loro natura e la funzione che hanno svolto nel passato (secoli XIX e XX) possono essere considerati dei veri e propri "luoghi della memoria" (lieux de mémoire) secondo la concezione dello storico francese Pierre Nora6. Gli album non erano semplici raccolte casuali di immagini ma “costruzioni narrative” che, nelle società europee e americane, conservavano e tramandavano i ricordi delle famiglie (la cura degli album era generalmente affidata alle donne).

La loro importanza è stata sottolineata, in particolare, dalla sociologa e fotografa francese Christine Delory-Momberger in un recente saggio sull’argomento:

 

«Ereditato dalle generazioni precedenti, [l’album fotografico di famiglia] testimoniava per immagini una storia, i legami familiari; rivelava epoche passate, momenti di vita, personaggi, volti. Intrecciava generazioni e faceva riapparire coloro che non c’erano più. Attraverso fotografie scattate in momenti solenni o semplicemente ordinari, tesseva una memoria che aspirava a essere un luogo rassicurante di certezza, stabilità e confortante identità. Se iniziato in periodi cruciali della vita come l'adolescenza, [il fidanzamento, il matrimonio] o la nascita di un figlio, l'album trasformava la vividezza del presente in un passato di ricordi tangibili, forgiando una memoria collettiva. […]. La fotografia del XIX secolo non lasciava nulla al caso, immortalando uomini, donne e bambini in pose studiate che rivelavano il posto di ciascuno all'interno della struttura familiare. Raccolte in album, le fotografie accompagnavano lo svolgersi della vita; mostravano gli individui in diverse fasi dell'esistenza, contribuivano al senso di identità personale nel tempo e aiutavano a forgiare e a trasmettere la memoria familiare»7.

 

Nell’analizzare i codici di rappresentazione visiva degli album fotografici di famiglia lo storico dell’arte Jérôme Moreno ci ricorda come essi fossero il prodotto di una idealizzazione della vita familiare:

 

«[Gli album fotografici] erano il supporto della storia ufficiale di ogni famiglia. Le immagini dovevano presentare la famiglia nel modo desiderato, anche se ciò significava falsificare la realtà. Nell'inconscio collettivo, la memoria familiare era punteggiata da fotografie tradizionali di matrimoni, battesimi, vacanze, in breve istantanee in cui la felicità delle persone ritratte era pienamente visibile. [Gli album fotografici di famiglia] minimizzavano le disgrazie per mostrare al meglio la coesione e l'unità del gruppo. Qualsiasi immagine considerata imperfetta, perché rivelava una debolezza, veniva inevitabilmente esclusa, per non distorcere la costruzione di una famiglia ideale. […]. La realtà diventava parziale, troncata. La memoria familiare obbediva quindi a codici di rappresentazione che offrivano realtà mascherate»8.

 

Ho elencato in un quadro riassuntivo le caratteristiche principali che hanno conferito agli album fotografici di famiglia, nel corso del XIX e del XX secolo, lo status di “luoghi della memoria”.

 

Caratteristiche

Descrizione

Memoria

Materialità

Gli album erano oggetti fisici da sfogliare, toccare e conservare nel tempo.

Gli album creavano un legame sensoriale ed emotivo con il passato delle famiglie.

Ancoraggio temporale

Le fotografie venivano generalmente inserite negli album seguendo l’ordine cronologico degli eventi.

Permettevano di visualizzare il trascorrere del tempo e la sua influenza sulla vita delle famiglie.

Tracce scritte

Accanto alle foto sulle pagine degli album erano presenti didascalie, dediche, commenti e, talvolta, piccoli racconti.

Fornivano le informazioni indispensabili alla lettura/interpretazione delle immagini (luoghi, date, eventi, persone).

Selezione delle immagini

Le foto erano il frutto di una scelta intenzionale che includeva ma anche escludeva determinate persone ed eventi.

Costruivano una narrazione ideale e positiva delle famiglie.

Ritualità condivisa

L'atto di sfogliare gli album e il commento orale delle foto univano i componenti del nucleo familiare: adulti e bambini, uomini e donne.

Attivavano la memoria collettiva attraverso il racconto delle persone ritratte, come pure di coloro che avevano vissuto gli eventi fotografati.

 

3. L’uso didattico degli album

- La loro importanza come fonti della storia

Gli album fotografici di famiglia (qui intesi come genere iconografico e non come album delle famiglie degli studenti) rappresentano fonti importanti nell’insegnamento/apprendimento della storia contemporanea.
Se i libri di testo tendono a concentrarsi sui grandi eventi e sulle figure eminenti della politica, dell’economia, della cultura (sulle élite in generale), gli album fotografici privati aprono, invece, una finestra sulle famiglie (anche quelle appartenenti alle classi subalterne o alle minoranze etniche/religiose), sulla vita della gente comune, sulla condizione delle donne e dei bambini/adolescenti. Una finestra che permette di coglierne l’evoluzione, i cambiamenti nel corso del tempo, nella consapevolezza che le fotografie erano il risultato di una selezione che includeva, ma anche escludeva, le immagini al fine di costruire una narrazione idealizzata delle famiglie.

 

- Il loro valore aggiunto rispetto alle singole fotografie

L’utilizzo degli album fotografici di famiglia, se confrontato con quello di singole fotografie isolate (per quanto possano essere particolarmente significative e cariche di valori simbolici) offre un indubbio valore aggiunto.

Nella scheda che segue, le principali caratteristiche delle due fonti iconografiche dal punto di vista della didattica della storia.

 

 

Fotografie singole

Album fotografici

Valore aggiunto degli album

Natura della fonte

Raffigurano un momento specifico e isolato (non fanno parte di una serie/sequenza di immagini)

Offrono una sequenza di immagini, cronologica o tematica.

Gli studenti possono seguire direttamente lo sviluppo degli eventi familiari nella successione delle fotografie.

Contesto

Le loro inquadrature non sempre offrono gli elementi necessari per individuare il cotesto.

Mostrano i famigliari e le loro relazioni, interne ed esterne, in un determinato contesto sociale.

Consentono di indagare come veniva rappresentata la vita delle famiglie nel succedersi dei diversi eventi (nascite, lutti, festività, ricorrenze,…), i  modelli di comportamento dei famigliati (ad esempio, i ruoli di genere, le relazioni tra i genitori e i figli).

Memoria e Storia

Le singole fotografie isolate (messe in posa o istantanee) sono spesso prive delle informazioni necessarie per una loro corretta interpretazione.

Gli album sono collezioni di foto accuratamente selezionate, utilizzate dalle famiglie per costruire e tramandare la memoria del loro passato. Le foto sono generalmente accompagnate da didascalie dettagliate.

Gli album diventano fonti storiche. Gli studenti, guidati dagli insegnanti, imparano ad analizzare le immagini con l’aiuto delle informazioni testuali contenute nelle pagine degli album (didascalie e racconti) o in altri documenti (diari, corrispondenze). L’utilizzo degli album favorisce la trasformazione degli studenti da “fruitori passivi” in “investigatori attivi” delle fonti iconografiche.

Conoscenza ed empatia

L'approccio alle immagini è spesso superficiale e si limita alla descrizione formale.

Il riferimento biografico e la costruzione narrativa facilitano la lettura delle fotografie suscitando empatia in chi le guarda.

Grazie agli album la conoscenza storica diventa meno astratta e più tangibile. Gli album

mostrano l’impatto dei grandi eventi collettivi e nazionali, come ad esempio le guerre, le migrazioni, le crisi economiche (la macrostoria), sulle vicende private delle singole famiglie (la microstoria).

 

4. Le risorse della rete: sitografia

In rete, alcuni siti permettono di accedere ad album fotografici di famiglia che si prestano ad essere utilizzati a fini didattici.

- Il sito del Museo Didattico della Fotografia (MUDIF) nella sezione Archivio ha digitalizzato una raccolta di album di famiglia dell’Agro Nocerino-Sarnese e del Vallo di Diano (Campania), con fotografie che vanno dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri.

- Sul sito dell’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE) è possibile visualizzare l’album fotografico appartenuto alla famiglia del pedagogista Giuseppe Lombardo Radice (1916-1982).

- Il Gruppo Intesa San Paolo ha pubblicato, accompagnandolo con note biografiche, l’Album fotografico di Luigi Canzi. Ritratti tra famiglia e storia, 1855-1918. Luigi Canzi (1839-1922) è stato un patriota italiano, uomo politico e imprenditore.

- La Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti mette a disposizione degli utenti della rete numerosi album fotografici delle famiglie americane facenti parte delle collezioni del suo vasto patrimonio iconografico. Per visualizzarli, digitare family photo albums nel campo di ricerca del catalogo online della Library (gli album coprono un ampio arco temporale che inizia dalla metà del Secolo XIX per arrivare alla fine del XX).

- Wikimedia Commons ha indicizzato gli album fotografici di diverse famiglie in una specifica categoria: Category:Family albums. Dalla categoria (suddivisa in sottocategorie) è possibile accedere alle foto degli album di diverse famiglie europee e americane a partire dalle prime raccolte di “cartes de visite”.

 


Note

Sulla storia delle fotografia di famiglia e sugli studi che la riguardano: Irène Jonas, La photographie de famille au temps du numérique, 2007; Mette Sandbye, Looking at the family photo album: a resumed theoretical discussion of why and how, «Journal of Aesthetics & Culture», 6 (1), 2014.

2 Sulle "cartes de visite" e sugli album fotografici sia di famiglia che in generale: Manuel Charpy, La bourgeoisie en portrait. Albums familiaux de photographies des années 1860-1914, «Revue d'histoire du XIXe siècle», 34|2007; Marie-Ève Bouillon, Alice Morin et Carolin Görgen, Histoires d’albums photographiques: mémoire, matérialité, lectures, introduzione al numero monografico dedicato agli album fotografici della rivista «Photographica», 12/2026 (gli articoli del numero monografico sono consultabili online); Cord Pagenstecher, Private Fotoalben als historische Quelle, «Zeithistorische Forschungen/Studies in Contemporary History», Online-Ausgabe, 6 (2009), H. 3; Doriane Molay, L’album photographique: une famille affective ?, «Enfances Familles Générations», 40|2022.

3 «La fotografia, posta al servizio del bisogno di rappresentazione della società borghese, sviluppò un'arte dell'immagine di sé, che metteva in mostra sia il successo sociale che quello personale. La pratica del ritratto, un tempo riservata a certi strati dell'aristocrazia e dell'alta borghesia, si diffuse in tutta la classe borghese e assunse molteplici forme: i ritratti venivano dipinti su tele da appendere alle pareti di case, corridoi e sale di rappresentanza; venivano incisi su lapidi poste sulle tombe; venivano inseriti in pendenti e medaglioni; e, più in generale, nella seconda metà del XIX secolo assunsero una forma fotografica, una nuova pratica che coincise con la nascita degli album fotografici». (Christine Delory-Momberger, Photographie, traces, biographies familiales et territoires, Conférence 1er octobre 2022.

Per un quadro riassuntivo della storia della fotografia: Antonio Prampolini, La storia della fotografia e la fotografia fonte della storia: cronologia e schede per un uso didattico delle immagini, «Historia Ludens», 09/06/2026.

5 Alex Cooke, The Extinction of the Photo Album: When Pictures Had Physical Homes, 26/06/2025. Sempre nello stesso articolo, Cooke osservava: «Ogni album occupava un posto specifico nell'ambiente fisico della famiglia, creando quelli che i ricercatori della memoria chiamano "indizi di contesto ambientale" che innescavano non solo il ricordo visivo, ma anche memorie emotive e sensoriali associate a particolari periodi della vita. […] Estrarre un album di nozze dal suo alloggiamento speciale, aprirne con cura la copertina e sfogliarne lentamente le pagine creava un senso di solennità che elevava l'esperienza di visione al di là del semplice intrattenimento. Questa qualità cerimoniale contribuiva a rafforzare l'importanza della storia familiare e a creare un coinvolgimento emotivo nel processo di conservazione».

6 Per Pierre Nora si può definire lieu de mémoire “qualsiasi supporto materiale o immateriale che porti nel presente i valori simbolici della memoria collettiva del passato” (Cornelia Siebeck, Erinnerungsorte, Lieux de Mémoire, in «Docupedia-Zeitgeschichte», 02.03.2017.

7 Christine Delory-Momberger, Photographie, traces, biographies familiales et territoires, op. cit..

8 Jérôme Moreno, La mémoire familiale entre imaginaire et réalité, «M@gm@», vol.10 n.2 Maggio-Agosto 2012.

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