di Lucia Boschetti
Prologo: dove già si vede che il libro-game ha funzionato
Sono in treno con 17 delle 22 ragazze di quarta del Liceo delle scienze umane che hanno appena vinto il concorso “Libro-game in classe” 2026. Siamo venute per la premiazione, ma strada facendo in una giornata abbiamo visitato il Palazzo Ducale e la Rocca Albornoz ad Urbino, e la fontana “la Pupilla” a Pesaro, che fu rinnovata nel 1605 in occasione della nascita dell’ultimo erede della dinastia Montefeltro-Della Rovere.
La prima cosa che mi hanno detto è stata che non si aspettavano di vincere, la seconda che hanno camminato nella storia. Davanti alla rocca Albornoz una mi ha detto che i bastioni rotondi saranno stati aggiunti almeno un secolo più tardi della costruzione iniziale, perché erano più funzionali per l’artiglieria, altre avevano puntualizzazioni da fare sulla rottura tra Medioevo e Rinascimento orgogliosamente sottolineata dagli urbinati. Mi hanno fatto notare le targhe e le statue per Garibaldi, perché la storia “si legge nei luoghi”.
Già questo, dal mio punto di vista, sarebbe stato abbastanza.
Il motivo per il quale siamo venute, però, è che tra marzo e aprile, durante le ore nelle quali interrogavo, quarantaquattro mani hanno scritto collettivamente un racconto ambientato nella Parigi del 1848 e io ho fatto poco più che impostare, suggerire, mettere a fuoco gli inciampi narrativi. E loro, che difficilmente scrivono più di quattro righe se non sotto costrizione, hanno scritto un testo lungo il doppio del dovuto, così abbiamo dovuto prenderci il tempo per tagliarlo.
L’esperienza si può rifare, adattata a temi e periodi diversi: anzi, il concorso c’è tutti gli anni, e le sezioni sono aperte per tutti i gradi scolastici, perciò può essere utile raccontare come abbiamo sfruttato questa occasione per fare storia.
Fig.1: Uno dei magnifici scorci di Urbino che l’attività ci ha dato l’occasione di visitare: l’affaccio dal camminamento del torricino nord.Il concorso “Libro-game in classe” e le lezioni di storia
Il concorso “Libro-game in classe” è organizzato dal 2025 da Club IDDU e dalla Pro Loco di Urbino. L’edizione 2026 è stata presentata a Play History Modena nel novembre 2025. Il bando prevede la scrittura, per ciascuna classe partecipante, di un racconto a bivi di massimo 40.000 battute.
Il racconto non deve necessariamente essere storico ma può essere l’occasione per esercitare l’analisi delle fonti e la prospettiva storica, cioè la capacità di assumere il punto di vista di un agente del passato. Nel nostro caso, ho scelto che l’ambientazione sarebbe stata il 1848 perché volevo lavorare su un momento chiave della dimensione europea della storia: l’idea ha beneficato della lettura di Crossroads of European History (Council of Europe Publishing, 2006). Questo volume è stato utile per impostare le prime due lezioni sui moti del 1848 in Europa: le uniche, in realtà, che io abbia fatto, che hanno costituito la prima fase del lavoro. Sono servite per dare la cornice, per fornire le linee generali degli aspetti europei e nazionali (incluso il caso italiano) dell’ondata rivoluzionaria e per indicarne gli effetti di medio periodo.
Il successivo lavoro preliminare alla scrittura ha permesso di approfondire un caso specifico, quello parigino, lavorando al tempo stesso sulla cronologia europea dei moti e sulle specificità del Regno Unito che lo hanno tenuto al riparo dalla rivoluzione e ne hanno fatto contemporaneamente la patria del Manifesto del partito comunista.
Dal punto di vista contenutistico, dunque, l’attività ha permesso di andare un po’ più in profondità in uno studio di caso. Dal punto di vista delle competenze, di lavorare sulla comparazione sincronica, sulle fonti e sulla prospettiva storica.
Fig.2: Uno dei materiali forniti come stimolo per la scrittura, insieme alla video presentazione di Fanny Lewald. FonteResponsabilità, vincoli e ruoli
Per raggiungere questi obiettivi, nella fase 2, inframezzata tra le mie due lezioni, le studentesse hanno visto per casa un video che le ha introdotte alla figura di Fanny Lewald, scrittrice di Köninsberg alla quale si è liberamente ispirata la protagonista del racconto (proveniente, però, in base alla decisione delle ragazze, da Vienna).
All’inizio del lavoro in classe (fase 3), a ciascuna sono stati attribuiti due compiti: scrivere almeno un paragrafo della storia e svolgere un ruolo a scelta tra quelli che avevo preparato. Gli incarichi disponibili hanno presto il nome dal fatto che da subito le studentesse hanno concepito in modo transmediale la scrittura, pensando al racconto come alla stagione di una serie televisiva:
- sceneggiatrici, con il compito di costruire l’impalcatura del racconto a bivi;
- croniste, con il compito di individuare i giorni nei quali si sarebbe svolta la storia e fornire una linea del tempo alla quale tutte, per il proprio paragrafo, avrebbero dovuto far riferimento;
- scenografe, responsabili casting e costumiste, con il compito di cercare, descrivere e mettere a disposizione immagini di ambienti, abbigliamento e posture che potessero ispirare la scrittura, servendosi delle raccolte tematiche sui siti Histoire par l'Image, Europeana e Gallica. Risorse provenienti da altri siti sarebbero state accettate se corredate da valutazioni sulla loro attendibilità;
- responsabili dei dialoghi, incaricate di scegliere citazioni da riportare o da parafrasare, individuando i personaggi ai quali sarebbero state adatte;
- scrittrici disponibili a scrivere più di una scena;
- editor con la responsabilità della revisione della coerenza narrativa e della correttezza ortografica e grammaticale;
- disegnatrici che, sulla base dei paragrafi scritti, dovevano realizzare con l’IA le illustrazioni, puntando sulla precisione dei prompt.
Ciascuno di questi ruoli è stato svolto da almeno due studentesse e sono stati pensati prevedendo - con buona precisione - le loro preferenze. In questo modo, ognuna era sicura di avere un compito che le piacesse e che la motivasse.
Fig.3: Una delle immagini realizzate con l’intelligenza artificiale dalle studentesse con il ruolo di illustratrici. Il “peso” della rivoluzione è stato interpretato dalle studentesse in relazione alla vita individuale della protagonista e ai cambiamenti nella società europea.Risorse e svolgimento
Tutte le studentesse hanno dovuto lavorare su un dossier di partenza, costituito da alcune pagine del volume di A. Banti L’età contemporanea. Dalle rivoluzioni ottocentesche all’imperialismo, e da tre passi, tratti dal Manifesto e da Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 di K. Marx e da L’asservimento delle donne di J. S. Mill.
Per svolgere al meglio il proprio ruolo, dopo queste letture iniziali ciascuna aveva a disposizione un’ora per decidere cos’altro leggere, tra: altri paragrafi del libro di Banti (sui trasporti, sulle relazioni di genere, sulla storia politica), il libricino Ricordi di Henrich Heine di Fanny Lewald, il manuale in adozione e altri materiali che potevano cercare liberamente.
Lavorando su una presentazione condivisa, tutte avevano la consegna di inserire durante o al termine della lettura una slide di immagine più testo esplicativo o di solo testo, per creare un repertorio condiviso al quale attingere per la scrittura. Ciascuna, inoltre, conoscendo tutti i ruoli, aveva la possibilità di chiedere informazioni ad una compagna “esperta” in un certo ambito (per esempio, le stazioni ferroviarie esistenti a Parigi nel 1848) e l’obbligo di fornirle.
Per il resto, l’attività era libera, con il vincolo di scrivere almeno 1.500 battute nel proprio paragrafo.
La scrittura vera e propria è stata la fase 4 e si è svolta su un documento condiviso Google, con il supporto di un file realizzato sulla piattaforma Twine sulla base della “sceneggiatura”. Il file Twine permetteva di ripercorrere tutti i bivi del racconto collettivo, sintetizzati in un paio di righe che ne condensavano gli eventi: a partire dallo spunto e dai materiali raccolti, ogni studentessa ha scritto la sua parte. La classe conosceva già questa piattaforma, perché l’anno precedente l’aveva usata giocando un libro-game di storia moderna.
L’ultima fase è stata quella di test: a coppie, hanno letto e riletto per individuare incoerenze ed errori vari.
Come è andata?
L’intera attività ha richiesto 7 ore in classe: a prima vista non sono poche e non le avrei potute dedicare solo a questo. Tuttavia, anche in un’altra annualità due lezioni sul 1848 sarebbero ragionevolmente entrate nella mia programmazione di quarta. Le restanti 5 ore mi hanno permesso di svolgere le verifiche orali di tutta la classe, per le quali abbiamo il nostro standard di attività che supera la domanda-risposta-voto e che un paio di volte l’anno avrebbe comunque richiesto il suo tempo. Svolta in questo modo, perciò, l’attività non ha pesato sulla programmazione. Va considerato, inoltre, il fatto che si presta ad una forte connessione con l’insegnamento dell’italiano.
Tuttavia, per la stessa ragione non ha beneficiato del consueto supporto che c’è durante i laboratori sulle fonti, che durano non più di due ore per tema. Il fatto, inoltre, che le fonti fossero state fornite senza la struttura delle domande di analisi tipiche dei laboratori è stato una sfida, vinta solo in parte. In alcuni casi ha mostrato l’efficacia della costruzione di una routine di analisi e interpretazione nel corso dei passati due anni, perché le ragazze sono riuscite a ricavare dalle fonti informazioni pertinenti e corrette, dimostrando di aver maturato una certa autonomia. Spesso, però, il lavoro libero ha lasciato che l’immaginazione e il romanticismo prendessero il sopravvento, facendo dimenticare la richiesta di esercitare la prospettiva storica e spingendole a consultare risorse online poco affidabili.
La stessa dinamica della scrittura collettiva, lasciata più o meno a sé stessa ha funzionato, come prevedibile per sua natura, là dove c’erano rapporti di amicizia e la cooperazione è stata spontanea. Dove il paragrafo è stato concepito come una risposta individuale alla consegna, è risultato slegato e poco sensato, a volte scritto senza aver letto il precedente, frutto di un’altra mano.
I nodi, perciò, sono venuti al pettine tutti insieme quando abbiamo letto la prima bozza completa. All’approssimarsi della consegna, una provvidenziale ora di supplenza, svolta in compresenza e in collegamento a distanza, ci ha permesso di dare coerenza al racconto, tagliando intere sezioni per raggiungere la lunghezza massima consentita e per evitare doppioni e vicoli ciechi. Ulteriori riletture sono state necessarie, a casa e durante l’ora di italiano gentilmente messa a disposizione da una collega, per apportare altre modifiche al file condiviso.
Fig.4: La classe 4ASU al momento della premiazione del concorso.Un bilancio
Nel complesso, Le poids de la révolution, questo il titolo del racconto, è stato un successo: la rivoluzione parigina del 1848 si è legata, nell’esperienza di apprendimento delle studentesse, ad un’attività piacevole, ad una visita di istruzione che hanno apprezzato perché sono state in grado di leggere e capire il paesaggio storico e ad un timido tentativo di lavorare di più insieme. Il racconto a bivi, sviluppato secondo le loro inclinazioni in una romantica e spesso tragica storia d’amore, le ha spinte informarsi un po’ di più sull’Assemblea nazionale parigina, sui moti viennesi e sugli albori delle rivendicazioni femminili a metà Ottocento, sia pure aggiungendo questi ultimi alle questioni sociali più proprie del moto francese. L’apporto individuale è stato spesso difficile da riconoscere nel racconto finale e questo ha sicuramente reso complicato verificare e consolidare gli apprendimenti ma è pur vero che nessuna forma di verifica include tutte le conoscenze e competenze per ciascun tema dell’anno.
A conti fatti, dunque, torniamo da Urbino con un bagaglio culturale e umano più ricco e con la voglia di coinvolgere altri in questa avventura.
Se avete voglia di leggere il nostro racconto, lo trovate on-line oppure, a brevissimo, nella pubblicazione Libro-game in classe 2026.



